Pain Of Salvation: Intervista a Daniel Gildenlow

Da qualche anno, questa band ha saputo porsi senza grandi proclami come un punto di riferimento all’interno della scena metal. I giovani Pain Of Salvation sono una mina inesplosa, pronta a mostrare il proprio potere deflagrante non appena la loro proposta musicale raggiunge le orecchie dell’ignaro ascoltatore. Un caleidoscopio di suoni ed influenze che con il terzo disco, ‘The Perfect Element I’ ha già suscitato vastissimi consensi, e sicuramente sarà uno dei dischi che svetterà nelle classifiche di fine anno. Abbiamo approfondito i concetti di ‘Perfect Element I’ e dell’universo fatto ruotare dal gruppo parlandone con Daniel Gildenlow, leader indiscusso dei Pain Of Salvation, partendo dai significati nascosti (nemmeno troppo) all’interno delle liriche del disco: “Ci piace trattare argomenti vasti, forse per questo ci troviamo sempre di fronte a concept album, perché in questi casi puoi usare molti piccoli argomenti e connetterli in un unico contenitore più grande. In ?Perfect Element I’ parliamo di come si cresce e di come lo si fa nella società, trattando anche del ruolo importantissimo rivestito da quest’ultima sugli individui. Ci sono due protagonisti, uno maschile ed uno femminile nella storia. Il primo è una persona che sta affondando nella violenza e nelle drgohe, non ha spazi attraverso i quali egli riesca a comunicare con il mondo che lo circonda, mentre il secondo è stato vittima di abusi sessuali e si trova in una condizione di propensione all’autodistruzione. Questo perché la società, quando tu confessi di essere una persona che ha subito abusi sessuali, cerca sempre di confinarti o come mostro oppure come persona bisognosa di pietà, mentre molto più spesso queste persone vogliono solo essee accettate per quello che sono, come chiunque. Il problema più grave di questa faccenda è che chi si fa carico di abusi minorili è gente comune che facilmente si nasconde nella massa.

Ovviamente è stato difficile per me scrivere le parole per ‘In The Flesh’ in quanto non posso sapere come si senta una donna quando da bimba è stata stuprata, quando è stata vittima di un pedofilo, allora ho preferito parlare in genere di tutte le persone che hanno vissuto questo dramma, facendone confluire gli aspetti in un unico personaggio. So di parlare per qualcun altro, ma non credo che la gente possa venirmi a dire che ho parlato a vanvera di questo argomento scottante in quanto ho preso spunto dalle esperienze personali di alcune persone, una delle quali è mia amica da parecchio tempo, passate attraverso queste esperienze.

La violenza di ‘Perfect Element I’ rispetto ai precedenti dischi è più sorda, più interiore. Non è un disco scritto  in soggettiva, come per ‘Entropia’ e ‘One Hour By The Concrete Lake’, ma è oggettivo, io sono un osservatore di quello che accade e forse proprio per questo motivo entra in ciascuno di noi la storia, il carattere dei personaggi, la loro violenza, è la loro violenza quella che c’è nel disco, subita e mai sopita…

Gli elementi autobiografici sono tutti nella sezione centrale, dove si parla della scuola. Credo che tutti abbiano vissuto alcune grandi contraddizioni e violenze anche all’interno di una macchina gestita perfettamente come può essere una scuola, tutti hanno potuto sperimentare i paradossi che ne emergono. Sono argomenti molto crudi, duri, quelli trattati ed in ‘Ashes’ i due protagonisti hanno un incontro, una relazione che inizia come distruttiva, annientante, sono in un certo senso spinti per una strada sbagliata e su quella strada si incontrano i due drammi interiori, differenti ma comunque terribili, che i protagonisti stanno vivendo. Loro si incontrano e si rendono conto di non poter avere una relazione normale, in quanto loro stessi non si sentono affatto normali. Credono di innamorarsi, di lasciarsi andare alle proprie emozioni, ma non vi riescono. A questo punto la storia ha la prima svolta. Il ragazzo realizza quello che gli sta succedendo, realizza la sua impossibilità verso dei sentimenti comuni al di fuori dell’odio e della paura, torna indietro nel tempo e creca cosa c’è stato di sbagliato.

Una giustificazione a tutto quello che lo circonda, e scopre di aver percorso soltanto una strada costellata di violenza, di brutture, quello che resta del bilancio della sua vita. Torna ai tempi della scuola, intesa come luogo dove dovremmo poterci relazionare con gli altri, ma la struttura stessa ci impone il combattimento, la guerra, se non fisica almeno mentale, l’atteggiamento di chi deve primeggiare a scapito anche degli altri, senza  scrupoli; a scuola non puoi mostrare di essere veramente te stesso, devi essere quello che ti impongono gli insegnanti, una struttura che mette dei condizionamenti fortissimi sulle personalità degli studenti e non li lascia formare secondo natura, ma secondo uno stereotipo costruito. Non puoi dare sfogo alla tua intelligenza, perché se da una parte verrai lodato dagli insegnanti, dall’altra verrai denigrato dai compagni, ammesso che gli insegnanti capiscano quale sia la tua vera natura e la tua vera inclinazione. Ad esempio, il protagonista realizza che se colpisce per primo usando la violenza e la forza sui compagni avrà l’ultima parola: nessuno oserà discutere con lui, si coprirà della patina di timore da dispensare a chi lo circonda, fomentata dall’odio che da lui tende a fuoriuscire, perché per troppo tempo lui stesso ne è stato vittima . Il suo problema è quello di non risucire a fermare questa spirale, ma cerca anche una figura di riferimento.

Figura che viene rivestita dal nonno, che sostituisce i genitori, sempre fuori casa per lavoro, ed il nonno diventa il suo amico più sincero.

Fra l’altro ho parecchi amici che hanno dovuto sostituire la figura paterna con quella del nonno, in quanto i genitori sono venuti a mancare loro molto presto  e questo ha senza dubbio causato loro un’infanzia difficile. Le cause sono da imputare a sovrapposizioni temporali secondo le quali nel mezzo dell’adolescenza è probabile che i nonni muoiano, lasciando queste persone senza alcun appoggio in famiglia e tutto per loro diventa molto difficile da sostenere, non è facile poi mantenrre un equilibrio per un adolescente in situazioni come questa. Allora inizi a credere nella società, quella che ti spinge comunque a primeggiare, a rivalerti sugli altri, ad essere valutato sempre e comunque qualsiasi cosa tu faccia, essere un numero ben catalogato nel suo meccanismo perverso. Non importa chi sei ma che numero hai, in ogni cosa tu possa fare. E qui si chiude la parentesi relativa al passato. A questo punto il disco è fermo sul punto di svolta, allo stesso incrocio di ‘Ashes’. Ci sono dei temi musicali che aiutano a seguire la dimensione temporale del disco. Qui il personaggio si ferma a pensare a come tutto l’orrore di cui inconsapevolmente è stato portatore possa tornare indietro come un boomerang, portato dagli stessi messaggeri che una volta furono sue vittime, ora suoi carnefici, un po’ come il concetto del cadere in disgrazia oppure tornare in grazia, come a dover bilanciare un conto in qualche modo, con il passato e con se stessi. Non so come si svilupperà ancora questo discorso, ma credo ci sarà ancora molto da dire in proposito e questo potrebbe essere il tema del prossimo disco.”   Quindi è come se la violenza fosse il filo conduttore di tutto il lavoro dei Pain Of Salvation, sin dai tempi di ‘Entropia’ “Forse questa è la conclusione. Io preferisco pensare che i Pain Of Slavation possano parlare delle relazioni fra individui calati in una società che è la nostra attuale, e questo porta a parlare di violenza. Siamo individui fragili, quindi questo meccanismo regolato da chissà chi, denominato società è sempre pronto a stritolarci e noi in qualche modo, certe volte, riusciamo ad opporci, è comunque una lotta, tra individui. Adoro parlare di relazioni fra individui, contestualizzate logicamente all’interno di un presente che non lascia molto posto ai sentimenti veri. E’ doloroso, ma credo che sia questo il vero volto dell’essere umano, così mi piace seguirlo, da un suo punto A attraverso un percorso che lo condurrà ad un punto B… Questo credo che sia il vero concept del gruppo.”   Quali sono le tue influenze musicali? “Credo di essere influenzato da moltissima musica che non ascolto mai. Puoi trovare influenze dai Meshuggah, ma non è un gruppo del quale io vada a comprarmi dei dischi, lo stesso dicasi dai Rage Against The Machine o della musica folk di vari territori. Ancora adoro certe idee che sono state sviluppate nella musica pop, insomma, quando c’è della musica che mi colpisce, mi trovo spesso a pensare che “Ah, questo si che è bello!” e magari dopo diverso tempo lo utilizzo a livello inconscio mentre scitrvo le mie canzoni. Devo comunque dire che le mie band preferite di sempre sono i Faith No More ed i Mr Bungle insieme ai Beatles, un gruppo che ha composto gli album più progressivi dei tempi moderni. “   A questo punto la considerazione che ti pongo è che il significato di progressive per te è fondamentalmente diverso da quello applicato ad esempio ai Dream Theater. “Si, hai colto il discorso. Anche se non posso non ammettere di apprezzare i prime movers come i Genesis ad esempio o i Supertramp, hanno fatto canzoni indimenticabili, ma onestamente credo che il nuovo prog metal sia un po’ tirste. Tutti quei tappeti ritmici che non sono affatto strani, ma suonano solamente strani…

…E poi mi annoia tremendamente la sfrontatezza del tecnicismo applicato ad una musica che rimane in ultima analisi priva di anima. Il mio concetto di progressive lo si può associare al nuovo disco dei Mr Bungle, non al prog metal in genere. Negli ultimi tempi ho apprezzato moltissimo anche dischi quali ‘Califonication’ dei Red Hot Chili Peppers o ‘Post Orgasmic Chill’ di Skunk Anansie che trovo irresistibile e da una vita continuo ad ascoltare ‘Abbey Road’ che resta uno dei dischi fondamentali di semrpe, secondo me. Amo in particolare anche ‘Nighttime Brids’ dei Gathering che ho riascoltato proprio stamattina, questi forse sono i miei ispiratori.”   Ci sono progetti live per il gruppo? “Abbiamo terminato il tour di supporto con gli Arena e stiamo valutando le proposte di altri gruppi per girare un po’ con il nostro concerto, sebbene credo che i Pain Of Slavation debbano ancora attendere per potersi proporre come headliners. Crediamo di avere un pubblico che ci aspetta là fuori, ma non è ancora così numeroso per poterci permettere un tour come band principale, così siamo qui e cominciamo a farci le ossa, poi vedremo come andrà. Abbiamo il vero desiderio di incontrare i nostri fans e lo potremo fare al prog festival a Chicago per il momento come gruppo principale. Nel tour con gli Arena, fra l’altro, dovevamo venire anche in Italia, ma poi la data è stata cancellata e non ne so ancora il motivo. Fra l’altro sono stato in Italia da bambino diverse volte e vorrei proprio potermi permettere di tornare a visitare gli stessi luoghi a tanti anni di distanza.”   Vogliamo parlare un poco della parte multimediale di ‘Perfect Element’? Ci sono cose belle, canzoni in più ed altre meno belle, come ad esempio il video di ‘Pilgrim’… “(ride) Non ti piace? Beh, seriamente (ride) quel video è stato realizzato a costo quasi nullo, praticamente una cosa amatoriale ed è carino che ora sia esposto al pubblico ludibrio (ride). Comunque credo molto nella multimedialità, soprattutto in Internet che è stata molto importante per il gruppo, anche se nel web trovi molte schifezze, devi essere messo in grado di scegliere. La rete è come un gigantesco bidone, dove insieme a tanti rifiuti rischi di trovare dei fiori profumati. Fra l’altro Internet mi consente di poter comunicare con chi ascolta la nostra musica, in tempi brevi, anche se oggi come oggi avrò circa mille messaggi ai quali rispondere perché sono stato impegnato con il lavoro. Lo farò, comunque, al più presto.”

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