Eyes Of Fire: Intervista a Dan Kaufman

Per quali motivi nasce il progetto Eyes Of Fire?

"Il progetto Eyes Of Fire nasce principalmente dal bisogno, vitale per noi, di suonare. Quando militavo nei Mindrot volevo che il suono della band si evolvesse un po’, ma la formula musicale del gruppo non incontrava esattamente quelli che erano i miei gusti e soprattutto le mie intenzioni. Decisi che ‘Soul’ doveva essere il mio ultimo disco, poi quando anche Evan lasciò la band, io e Matt iniziammo ad insegnare i brani dei Mindrot ad un nuovo batterista. In quel periodo, Adrian e John chiamarono Matt e gli dissero che anche loro non facevano più parte del gruppo. E’ incredibile, ma i Mindrot hanno sempre avuto un sacco di sfortune, come abbiamo fatto a pubblicare gli album ancora è un mistero, considerando la sfiga che ci ha accompagnati anche in studio! Una volta la strumentazione andò in fiamme, inoltre ricordo che quando uscì il nostro primo lavoro la Relapse aveva divorziato dalla Nuclear Blast Blast e così il disco non fu distribuito in Europa…Ma adesso, è arrivato il momento di fare sentire a tutti quei brani, e questi sono gli Eyes Of Fire!"

Preferisci pensare agli Eyes Of Fire come ad un’evoluzione dei Mindrot, oppure per te è qualcosa di completamente nuovo e fresco?

"Mind Of Riot e Eyes Of Fire sono due cose completamente differenti. Certo, le similarità ci sono perché io e Matt eravamo i principali compositori nei Mindrot, ma gli Eyes Of Fire sono più sperimentali, vanno anche oltre. Non vogliamo risultare a tutti i costi pesanti con le chitarre distorte e cose di questo genere. Per esempio, la versione originale di ‘Hopeless’ non prevedeva chitarre distorte e, pur essendo ora presenti, rimangono lievi. Se abbiamo voglia di fare un pezzo di sole tastiere lo facciamo, senza problemi. Inizialmente non volevo che si associasse il nome degli Eyes Of Fire a quello dei Mindrot: le persone si aspettano dagli Eyes Of Fire una sorta di ‘Mindrot parte II’ ma questo non succederà mai. Siamo un gruppo differente, composto da persone diverse e con ben altre caratteristiche."

‘Ashes to Embers’ sembra un disco che percorre un unico contenuto ma che cambia faccia di volta in volta: c’è spazio per la melodia ma anche per l’aggressività. I vostri testi, secondo te, rispecchiano questo contrasto?

"Se credi che il contenuto generale tratti di situazioni negative, allora sì, sono d’accordo. Tramite gli Eyes Of Fire gettiamo tutta la nostra rabbia e il nostro malessere, i testi parlano del nostro quotidiano e delle cose che viviamo in prima persona. Brani come ‘Fear’ parlano della situazione in cui ci si trova quando qualcuno ti rompe le scatole, la tua rabbia sale e l’unica cosa che vorresti fare è mandarlo a quel paese! Altre canzoni come ‘Anyone’, invece, trattano di quel pensiero che porta a chiederci se troveremo mai la persona giusta con la quale condividere la nostra vita…"

Una delle idee che ci si può fare di ‘Ashes To Embers’ è che in qualche modo sia un concept album, all’interno del disco è possibile percepire una certa continuità…

"’Ashes To Embers’ non è un concept album, ma comunque è assolutamente possibile interpretarlo come tale. Dietro il disco non c’è una storia ben precisa, ma segue la vita di un individuo, come se fosse una biografia, perché questa è l’unica cosa di cui noi siamo perfettamente a conoscenza. Non parleremo mai di stregoni o draghi o di vite extraterrestri, per il semplice fatto che non sappiamo nulla circa quei fenomeni. Non ci piace nemmeno trattare di politica, perché crediamo che le persone debbano vivere la vita nel modo che preferiscono…La cosa migliore è trattare delle nostre vite, perché le conosciamo."

Quello che colpisce di ‘Ashes To Embers’ è la vena psichedelica che pervade praticamente tutto il disco…Quali sono le vostre principali influenze a riguardo?

Adoriamo la pischedelia di gruppi storici come King Crimson e Pink Floyd. Io li ho sempre ascoltati, e negli Eyes Of Fire abbiamo voluto accostare la psichedelia alle emozioni: quando ti senti desolato, la psichedelia ti aiuta. C’è chi intende la psichedelia come una reazione alla depressione e chi, invece, preferisce mangiarsi gli acidi e farsi i viaggi…una delle cose più belle della musica è che puoi interpretarla come meglio preferisci!"

La copertina e tutto l’artwork in generale sono assolutamente adatti al contenuto dell’album…chi se ne è occupato?

"L’ideatore dell’artwork è Stephen Kasner (http://www.stephenkasner.com), è semplicemente un artista fantastico! E’ da tanto che avevo intenzione di lavorare con lui, ho sempre amato i suoi disegni, pieni di energia e significato."

Quali sono i dischi con i quali tu sei musicalmente cresciuto?

"’Kick Out the Jams’ degli MC5 è il disco della mia vita! Ho iniziato ad ascoltarlo quando avevo 12 anni, vidi quel vinile per la prima volta fra la collezione di dischi di mio padre e lo misi sul giradischi…Da quel momento tutto cambiò!"

Da cosa nasce la collaborazione con Century Media?

"Un giorno decidemmo di organizzare uno showcase per le etichette discografiche. Dai tempi dei Mindrot conoscevamo già un bel po’ di gente nell’ambiente musicale. Così, quella volta suonammo ad Hollywood, fu un bel concerto, e qualche mese dopo firmammo il contratto con Century Media la quale capì fin da subito la nostra attitudine e il nostro modo di lavorare. Ci lasciano liberi nel prendere decisioni."

Quando inizierete il tour promozionale?

"Adesso stiamo organizzando un tour negli States, attualmente siamo alla ricerca di qualche agenzia di booking europea per venire dalle vostre parti. Magari, in estate, saremo pronti per suonare ovunque!"

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