Crying Steel: Intervista alla band

La settimana in essere segna un paio di tappe fondamentali per i Crying Steel. La pubblicazione su vinile, ad opera della Bologna Rock City Records (che intende appunto specializzarsi in pubblicazioni su vinile) di quel ‘The Steel Is Back!’ che ne segnò il ritorno sulle scene nel 2007 dopo diversi anni di silenzio, e il concomitante concerto con i rinnovati Danger Zone, freschi anche loro della pubblicazione di ‘Line Of Fire’, introducono un duplice concerto che avrà luogo venerdi 25 e che infiammerà i fan bolognesi e (si spera) non solo. Ascoltiamo quindi dalle parole della band quasi al completo (manca solo il batterista Luca Ferri) quali emozioni accompagnano questo importante momento.

Come è nata l’idea di pubblicare su vinile ‘The Steel Is Back!’?

(Franco Nipoti) Avevamo da tempo l’idea di pubblicare ‘The Steel Is Back!’ su vinile, si trattava poi di riuscire a metterla in pratica. È stata poi un’idea della Bologna Rock City Records, e noi siamo stati lieti di coglierla al volo. Abbiamo iniziato a parlarne prima della scorsa estate, poi è iniziata la fase di trattativa fra Bologna Rock City Records e My Graveyard, che detiene i diritti del master, dopodiché è stato trovato l’accordo e siamo passati alla fase operativa.

La copertina del vinile però sarà diversa da quella del CD.

(Angelo Franchini) In realtà la copertina che apparirà vinile era un progetto precedente, era quella che in origine sarebbe dovuta essere sul CD, e che è stata tenuta come riserva. Poi le cose sono andate in modo diverso, e abbiamo scelto per il CD la strada della foto con i componenti. L’idea è venuta in generale, ne abbiamo parlato assieme, come tutte le decisioni che prendiamo.

(Franco Nipoti) In un primo tempo l’idea originale per la copertina di ‘The Steel Is Back!’ era che ci dovessero essere degli strumenti, oltre al giubbotto (che appare sulla copertina del vinile, ndr), appoggiati in un’ipotetica stanza, con lo sfondo bianco più gli altri strumenti. Poi ci è sembrata migliore l’idea del giubbotto, e abbiamo scelto quella. Il giubbotto con quella scritta è un simbolo per i Crying Steel, perché è quello che aveva fatto tutti i concerti.

(Max Magagni) Quel giubbotto è la storia dei Crying Steel. Poi adesso, non essendoci più Luca (Bonzagni, storico cantante della band, ndr), assume anche una simbologia, appoggiato sulla sedia così. Sembrava quasi una cosa preparata. Quando ho visto la copertina a suo tempo, pensavo fosse stata fatta dopo l’uscita dal gruppo di Luca, invece era stata fatta prima.

(Franco Nipoti) Sembra quasi un passaggio di testimone di un certo tipo. Poi ognuno la può leggere come crede.

E Luca cosa ha detto dell’uscita su vinile?

(Franco Nipoti) Non ha detto ancora niente perché vogliamo fargli una sorpresa! Anche se può darsi che lo sappia per via del web.

Sapete se ha intrapreso altri progetti musicali?

(Franco Nipoti) Che io sappia, no, ma quando l’ho sentito l’ultima volta abbiamo parlato molto di altre cose e pochissimo di musica. Gli ho solo ribadito che la sua uscita dal gruppo è stata tutta a causa un colossale equivoco, ci tenevo che, a livello umano, non musicale, fossero chiarite le cose fra di noi. Il discorso musicale è un altro, ma a livello umano mi piaceva chiarire le cose (Bonzagni lasciò i Crying Steel nella primavera 2009 in modo abbastanza turbolento, ndr).

Cosa vuol dire per voi suonare insieme ai Danger Zone, che negli anni ’80, almeno per alcuni frequentatori della scena bolognese, erano considerati i vostri principali rivali?

(Max Magagni) Visto che all’epoca ero amico dei membri di entrambi i gruppi, secondo me sono cose un po’ “provincialotte”, nostrane, italiane, ma essendo amico di entrambi i gruppi, credo che questa cosa non ci fosse. Credo anche che oggi, a distanza di più di vent’anni, questa cosa non abbia più senso, anzi.

(Franco Nipoti) Abbiamo anche suonato insieme diverse volte, alla Sala Centofiori (dove per anni si è svolto un importante festival musicale per band emergenti di tutti i generi, ndr), al Qubò, quando esisteva, a diversi festival, e non abbiamo mai avuto problemi. Erano più che altro ragazzate di persone che si divertivano a mettere un po’ di sale sulla cosa, ma da parte degli altri non c’è mai stato nessun problema.

Che impressione avete della serata che farete venerdì 25 al Sottotetto?

(Franco Nipoti) A me sembra la ripresa di un discorso interrotto. La scena metal negli anni ’90 è andata in crisi, da noi più ancora che in tutto il resto del mondo, e se è andata in crisi per i grossi nomi, figuriamoci per noi. Il grunge ha fatto tabula rasa delle cose negative, ma, purtroppo, anche delle cose positive. Sarebbe anche bello continuare a fare qualcos’altro insieme, perché riuscirebbe a far arrivare due target per certi aspetti diversi, per cui il fan dell’uno riuscirebbe forse ad apprezzare la musica dell’altro, che magari non ha mai sentito. Tieni anche conto che i Danger Zone all’epoca facevano un genere molto più vicino al nostro, più metal che AOR, come poi si sono orientati.

Venendo al passato più recente, cosa ha significato per noi l’esperienza del British Steel?

(Stefano Palmonari) Credo che abbia rappresentato una ripresa. Avevamo tutti molta voglia di salire sul palco. Per loro credo che abbia rappresentato la ripresa del discorso, di fronte anche a una platea di certo rilievo. Per me invece ha significato il battesimo del fuoco. Ero piuttosto agitato, ma credo che fosse normale, però ho solo ricordi positivi di quella serata.

(Angelo Franchini) Anche per noi è stata una serata speciale, perché eravamo arrivati a un bivio, volevamo riprendere un discorso che si era purtroppo interrotto bruscamente e cercare anche di capire se la scelta che avevamo fatto nella sostituzione del cantante dovesse essere messa a punto, e penso che quella serata ci abbia dato i riscontri che volevamo ottenere. Tutto sommato è andato abbastanza bene, siamo stati contentissimi della scelta di Stefano e speriamo di continuare a lavorare a questi nuovi progetti e avere molto spazio per poter suonare. Noi vogliamo divertirci suonando, e se prima eravamo molto frenati, per varie situazioni, adesso speriamo di poter riprendere con molta enfasi e molta convinzione.

(Franco Nipoti) Bella serata. È stato un onore essere l’unico gruppo italiano. A livello tecnico ha funzionato tutto bene, l’organizzazione di Bologna Rock City è stata molto efficiente. Sinceramente non ho capito, guardando su qualche forum in Internet i riscontri di certe persone, che dicevano: “bravi i Crying Steel, però cosa c’entravano nella NWOBHM?”. Probabilmente gli mancava quel background per cui negli anni ’80 noi eravamo accomunati con quel movimento. Avendola vissuta, noi diamo per scontato queste cose, senza pensare che magari quelli di due generazioni dopo di noi possono non sapere tutto. Per il resto, tutto bene, riscontri molto positivi, anche al successivo meet & greet abbiamo avuto tanti attestati di stima.

Stefano, per chi non ti conosce, vuoi parlare del tuo background musicale prima di entrare nei Crying Steel?

(Stefano Palmonari) Musicalmente sono cresciuto con l’hard rock anni ’70 e il metal anni ’80, però sono della generazione successiva a quella degli altri membri del gruppo. C’è stato uno spartiacque nella mia formazione musicale, perché io, esattamente come Johnatan Davis, il cantante dei Korn, ascoltavo moltissimo i Duran Duran. Poi ho scoperto gli Iron Maiden, e ho iniziato a cercare di imitare Bruce Dickinson cantando. In quello stesso periodo è arrivato Geoff Tate, e io prendo il mio stile, il mio modo di cantare, da loro, cercando di mantenere una mia autonomia, di non sembrare proprio un loro clone. Prima di entrare nei Crying Steel, ho avuto esperienza militando nelle cover band di provincia, suonando prevalentemente pezzi rock. Al termine di quell’esperienza, ho cantato in una tribute band dei Queen e in una soul band di 13 elementi. Era un periodo in cui volevo cimentarmi con qualcosa di diverso, avendo io sempre fatto grandi vibrati e acuti. Poi sono arrivati i Crying Steel, in un modo inaspettato. Una sera, quando io avevo praticamente smesso di cantare, avevo ospiti a cena, e fra questi ospiti c’era la sorella di Angelo, che io non conoscevo. Parlando del più e del meno, mi dice che suo fratello suona il basso in un gruppo metal, e che cercavano un cantante. La cosa mi interessa, anche se avevo quasi appeso il microfono al chiodo, vado a vedere il Myspace, e quella sera vi assicuro che ho ascoltato ‘Raptor’ per tutta la notte. Ho fatto anche i conti col fatto che ero inattivo da un bel po’, ho chiesto informazioni in giro, ma poi ho messo da parte l’idea per alcuni mesi. Dopo qualche tempo mi sono tornati in mente i Crying Steel, ho ricominciato ad ascoltare ‘Raptor’ e ho mandato una mail a Franco, convinto che in realtà loro avessero già trovato il cantante, dato che erano passati mesi e mesi. Invece mi è stato riposto che non l’avevamo ancora trovato, ho mandato qualche video che avevo pronto, e poi sono stato convocato per un’audizione.

(Max Magagni) L’altro lato della medaglia è questa. Avevamo audizionato un casino di gente, molta della quale brava, che però non ci convinceva, ed eravamo infatti in una fase un po’ stantia. Poi un giorno arriva Franco e dice: “Ragazzi, è arrivato il video di un matto che canta in macchina, dovete vederlo”. Ci troviamo e guardiamo il video. Io subito ho detto: “Lasciamo stare, questo è fuori di melone”.

(Franco Nipoti) Luca (Ferri, ndr), quando ha visto il video di Stefano che canta ‘Revolution Calling’, ha detto: “Questa è un’idea geniale, varrebbe la pena di sentirlo solo per l’idea che ha avuto”, ma Luca è uno che va molto ad emozione. A questo punto, noi cosa facciamo quando abbiamo un dubbio? Ci giriamo e guardiamo che faccia fa Angelo. La faccia era da “si può vedere”, allora ci siamo fatti mandare dell’altro materiale, l’abbiamo provato e da lì è nato tutto.

Però è diverso tempo che Stefano è stato scelto. Che cosa avete fatto nel frattempo?

(Franco Nipoti) Abbiamo preparato una serie di pezzi per il disco nuovo (attualmente ne sono pronti 7, ma pensiamo di farne 12). Per noi questo disco è molto importante, per molti motivi: è il primo senza Alberto (Simonini, ndr) e Luca, quindi è molto importante, e vorremmo fare un prodotto veramente buono. Giuliano della My Graveyard non ci ha messo nessuna fretta, ma noi gli abbiamo detto che faremo le cose con calma e in modo che ci soddisfino. Poi, se saranno tre mesi prima o tre mesi dopo, non è quello l’importante. Quindi stiamo andando abbastanza piano, rivedendo molto le melodie, su cui noi abbiamo sempre cercato di lavorare abbastanza, ma dove, per una serie di motivi, non siamo mai riusciti ad avere i risultati che volevamo al 100%. Adesso che pensiamo che si possano avere i frutti di un lavoro corale, ci stiamo lavorando molto.

Come si può definire lo stile dei pezzi nuovi?

(Max Magagni) E’ difficile da dire finché non li senti registrati. Così, a sensazione, mi sembrano un po’ più classici, nel senso di NWOBHM, un po’ più anni ’80.

(Franco Nipoti) Con qualche atmosfera un po’ più varia, perché ‘The Steel Is Back!’ era molto diretto. Qui ci sono molti pezzi che potevano essere su ‘The Steel Is Back!’, ma anche altri che secondo me suonano in modo diverso.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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  1. Fulvio

    Bella intervista in quanto si parla anche del pilastro storico cioe’ Luca Bonzagni.
    Non sarebbe male sentire anche la sua versione sull’abbandono del gruppo.E’ difficoltoso rintracciarlo?
    Per i CS i migliori auguri, anche se senza Simonini e soprattutto Luca,saranno una cosa diversa.

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