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Counterfeit: “The Thrill Of It” – Intervista alla band

I Counterfeit, novelli astri nascenti inglesi del punk hanno da poco pubblicato il loro album di debutto “Together We Are Stronger”e stavolta sono passati dalle nostre parti per ben quattro date, la prima si è tenuta all’Alcatraz di Milano. Abbiamo incontrato la disponibilissima band al completo per parlare di questo e molto altro.

Ciao ragazzi e bentornati su Metallus. E’ passato proprio un anno dall’ultima volta in cui abbiamo parlato prima del vostro concerto al Fabrique e molte cose sono cambiate da allora. Quella più importante è l’uscita del vostro album “Together We Are Stronger”. Come è stato finora il responso? Siete completamente soddisfatti del disco o vorreste cambiare qualche cosa?

Jamie: Il responso è stato davvero incredibile dappertutto, ma personalmente tendo a stare lontano dalle recensioni o da quello che si dice in giro, non è un qualche cosa che mi piace fare. So che per una bella e profonda recensione ne esiste una cattiva che ti fa stare male e quindi qual è il fottuto punto di tutto questo se poi devi stare così e io sono davvero terribile riguardo ad ogni cosa che faccio quindi non dovrei più preoccuparmi. Per quanto riguarda i fan e tutte le persone con cui abbiamo parlato ai concerti il responso è stato fantastico, davvero speciale.

Ha significato il mondo e io parlo per me, poi i ragazzi potranno dire la loro, non cambierei nulla dell’album anche se una parte di me vorrebbe farlo, sistemare forse alcune parti vocali e altre renderle più grandi. Sai abbiamo registrato l’album in soli venticinque giorni e sono incredibilmente orgoglioso di quello che siamo riusciti ad ottenere in così poco tempo, quindi quando si parla di qualsiasi cosa di creativo o artistico vuoi sempre apportare delle modifiche.

Da bravo perfezionista.

Esattamente dobbiamo esserlo, se non fossimo costantemente alla ricerca della perfezione in una forma o nell’altra saremmo pigri e la pigrizia non ti fa fare un buon album. Non che il nostro lo sia (risate generali).

Jimmy: Credo che l’album sia grande, onestamente cattura il momento e il sound perfetto di dove ci trovavamo in quel periodo, nell’attimo in cui abbiamo formato la band.

Jamie: Si concordo in pieno.

Da dove viene l’idea di intitolare l’album “Together We Are Stronger” una sorta di dichiarazione di unità e di amicizia della band o ha un significato più ampio e generale?

Jamie: Di unità sicuramente e ha anche un messaggio più ampio. Quando abbiamo fondato questo gruppo non ci siamo seduti a tavolino per parlare di come la band dovesse essere o di quale messaggio dovesse portare avanti, c’era una sensazione inespressa  e il bisogno di stare uniti e credo tutto questo sia uscito dal fatto che il nostro paese ora si trova in un completo stato che io definirei allo sbando, questa è la mia opinione di Jamie e sai tutto questo sembra stia accadendo un po’ in tutto il mondo, questa sensazione di frattura, di divisione e di isolamento e penso che quando abbiamo messo su il gruppo quello fosse il nostro motto, “Together We Are Stronger”.

Ed è stato diciotto mesi fa prima ancora che pensassimo alla realizzazione di un disco e da lì è cresciuto e cresciuto e l’ho fatto diventare ancora più personale per me. Ho attraversato molti cambiamenti e sono cresciuto dal punto di vista personale ed interiore negli ultimi tre anni della mia vita e so che se non avessi condiviso le mie esperienze con  le altre persone non sarei stato in grado di cambiare me stesso e di diventare più forte, ma allo stesso tempo anche l’idea di diventare un tutt’uno con gli altri in un contesto più generale e anche in un contesto politico.

Avete ricevuto molte critiche positive da parte della stampa nel Regno Unito, in particolar modo Kerrang vi ha dato molto spazio ed è una cosa fantastica per una giovane band come la vostra. Come vi siete sentiti al riguardo?

Tristan: E’ fantastico, Kerrang per noi è stato IL giornale che tutti noi abbiamo sempre letto per scoprire nuovi gruppi e cose di questo tipo. Hanno anche un loro canale tv personale, quindi essere coinvolti in questa cosa con i ragazzi è stato incredibile, se vogliamo dire in qualche modo anche nostalgico, ma davvero bello.

Jamie: E’ stato un vero e proprio onore. Abbiamo fatto una cosa che si chiama cover try (una copertina di prova, nda) una settimana prima. Hanno realizzato il servizio fotografico, ma loro non ti dicono mai se poi lo useranno o no, quindi dopo questo abbiamo anche fatto l’intervista e Roland continuava a dirci che saremmo finiti sulla copertina, invece io non volevo dire stronzate per scaramanzia, ma poi è successo. Mio padre mi ha mandato un messaggio dicendomi della cosa e io non avendola ancora vista credevo mi prendesse in giro. E’ stato davvero da pazzi ed uno di quei momenti davvero da fissare nella storia.

Ritornando a parlare del disco, i vostri fan conoscono molto bene i pezzi inclusi perché siete già andati in tour per ben due volte prima ancora dell’uscita dell’album. Una cosa che si nota è che la maggior parte delle composizioni cattura l’energia e l’impatto anche nelle versioni in studio. Come siete riusciti a mantenere quel vibe e questo aspetto mentre stavate registrando il disco?

Jamie: Grazie del complimento. Jimmy ha già accennato qualche cosa in precedenza ha toccato il punto dicendo che avevamo bisogno di essere catturati in quel momento specifico. Credo sia davvero corretta come osservazione, la sua tempistica è sempre davvero importante quando stai realizzando un disco, ci siamo prefissati un tempo breve in cui realizzarlo nello studio e questo ci ha anche aiutato a spingerci nella giusta direzione. Se adesso non fai questa fottuta cosa nel modo giusto non riesci a trasportarla nel disco (risate), quindi è stato anche questo elemento a dare una sensazione live. Una delle ragioni principali per cui ci siamo affidati al produttore Tom Mitchener è che sapevamo come fosse il suo sound di batteria, ovviamente il modo di suonare di Jimmy è fantastico, ma aveva bisogno di catturarlo nel modo migliore e Mitch è riuscito a renderlo al meglio come se fosse già stampato in testa ed è un qualche cosa che noi tutti volevamo.

Non abbiamo perso tempo aggiungendo cazzate extra e questo è sostanzialmente quanto. Così tante band al giorno d’oggi usano la batteria campionata o i sintetizzatori o autotune, noi invece usiamo un pedale nell’album, il pedale wah. Abbiamo provato ad aggiungere roba, ho cercato di aggiungere l’organo, ma tutti lo odiavano (risate generali).

Tristan: C’è stato un momento in cui a qualcuno è piaciuto, io invece lo odiavo.

Jamie: Tu lo hai sempre odiato e anche Sam, Roland non era sicuro al riguardo e non sono sicuro che Jimmy  fosse perfino presente.

In alcuni brani si percepisce un’atmosfera molto arrabbiata, da dove proviene tutta questa rabbia?

Jamie: La rabbia arriva dall’affrontare la dura realtà, di affrontare l’idea della mia morte, la mortalità, il destino, la fede, la mia costante lotta tra l’onestà e l’ego e penso anche all’inizio il venire a patti con la vita secondo i suoi termini  ti può far sentire molto frustrato. Per un lungo periodo della mia vita sono fuggito dall’onestà e dalla realtà attraverso l’oblio e gli eccessi, non fraintendermi gli eccessi sono meravigliosi se è quello che cerchi in quel momento, ma quando arrivi al punto in cui diventano davvero troppo non vuoi più farlo. Soffri quello che i tossici chiamano il come down e ritorni a terra molto velocemente e quando lo fai i tuoi occhi sono aperti, realizzi tutte le stronzate e le paure che hai dentro di te. Sai io sono un uomo pieno di paure, temo un sacco di cose.

Questo ti rende umano.

Jamie: Esatto, ma penso che questo sia il punto centrale del disco. Ok eccoci affoghiamo e va bene così ed attraverso questo processo arriva la speranza e la forza.

Un brano che colpisce particolarmente è “The Thrill Of It” con chitarre potenti e un vibe garage punk. Ci potete dire di che cosa parla il pezzo?

Jamie: Parla della mia ragazza. Intendo che il pezzo riguarda davvero l’idea di possesso, l’idea della proprietà, di quando ami qualcuno, anzi più precisamente di quando ne sei ossessionato e lo sei così tanto da vedere la persona con qualcun altro. E’ quella fottuta rabbia che ti assale dentro e Dio mi fa davvero arrabbiare. Di questo parla “The Thrill Of  It” e riguarda anche due persone che vivono due vite completamente separate e allo stesso tempo cercano di farlo in unità e io sono il narratore in questo scenario.

C’è una canzone che vi piace di più delle altre nell’album o una che rappresenti l’essenza della band?

Jamie: Si per me sono due pezzi, “Washed Out” che è la prima traccia ed è stata una tra le prime che abbiamo composto per il disco, se non proprio la prima in assoluto ed è estremamente onesta ed aperta. Per me è uno di quei pezzi che ogni volta che la canto mi porta così tanta forza e mi ricorda il periodo della mia vita a cui non voglio ritornare e l’altro pezzo è “As Yet Untitled” e parla dell’idea che questa band fallisca e della lotta nella mia testa dove sto scrivendo e sono seduto a terra e mi chiedo se ne vale la pena, anche se amo tutto questo se mi interessa abbastanza, se agli altri interessa qualche cosa?

Questo fa trapelare un po’ di insicurezza.

Jamie: Estrema insicurezza. Questo è quello che sono e soffro di un ego enorme e di un disgustoso e schiacciante senso di autostima. (Risate generali).

Cosa ci potete dire sulla copertina dell’album?

Jamie: In origine la copertina doveva essere un’illustrazione e abbiamo mantenuto tutto all’interno della band. E’ stata la nostra bambina e proviene da noi creativamente parlando, l’uscita del disco per noi era una cosa davvero importante e inizialmente abbiamo fatto entrare qualcuno per occuparsene. Ci abbiamo provato. Abbiamo spedito l’album, il tema su cui lavorare, tutto, la lista è infinita e quando questo particolare illustratore ci ha rispedito la sua proposta non sentivamo fosse rappresentativa dell’album o di un qualche cosa a cui facessimo parte, quindi ci siamo detti, fanculo sta merda non lasceremo che nessun altro se ne occupi e abbiamo mantenuto tutto come un business di famiglia. Questo materiale ci appartiene quindi subito dopo capodanno, il due o il tre di gennaio abbiamo affittato uno studio fotografico a Londra e tre di noi hanno invitato gli altri a portare qualsiasi macchina fotografica avessero a disposizione.

Tristan: Ne avevamo sette.

Jamie: Si sette diverse macchine fotografiche scadenti, alcune usa e getta e siccome il processo di scrittura per me è un processo davvero isolato volevo che la copertina si trovasse in mezzo tra il tema del disco e il titolo che è l’idea di unità e l’isolamento a cui si indirizza la maggior parte dell’album. E in modo equivalente anche l’onestà che è espressa nella nudità, nella pelle pallida, nella figura solitaria della ragazza che si nasconde e si abbraccia, così abbiamo scattato questa foto che è la nostra immagine, la nostra storia.

E che rappresenta indubbiamente più voi stessi.

Jamie: Si è tutta noi stessi e perfino dove va messo il fottuto codice a barre è fatto da noi. (Risate generali).

State già lavorando ad un nuovo album o per il momento siete concentrati sul tour?

Jamie: Si stiamo già lavorando a del nuovo materiale, Sam ha già detto la sua riguardo a qualche cosa che ho composto ieri sera.

Riguardo lo scappare dai piccioni? (Riferito ad una foto di Sam nel day off del giorno prima a Piazza Duomo a Milano con un piccione in mano). (Risate generali).

Sam: Ahahah si tutto il concept del prossimo album sarà riferito a questo.

Jamie: Abbiamo parlato del secondo album e di dove vogliamo andare a parare. Deve essere un processo organico. Una sera mi siedo e dico che il prossimo disco deve avere un sound simile a quello di Marilyn Manson, quindi più grande, sporco dal taglio più industriale e poi il giorno dopo invece  dico di tornare al periodo dei Green Day di “Dookie” e quindi dopo questa discussione su quale direzione intraprendere per il prossimo lavoro viene fuori che sarà tutto molto naturale rimanendo a nostro agio, senza forzature.

Avete un rito particolare prima di salire sul palco?

Jamie: Si urliamo la parola gatto. Jimmy ci chiama tutti vicino a se e dice qualche parola, quasi fosse una preghiera, poi mettiamo le nostre mani nel mezzo.

Questa volta suonerete per ben quattro date in Italia e questa è la quarta volta a Milano e le venue diventano di volta in volta sempre più grandi, indice che il successo della band sta aumentando. Come vi sentite al riguardo?

Jamie: Ci sentiamo davvero bene anche se non ci fermiamo a pensare ai progressi che abbiamo fatto, quando però abbiamo questi momenti di consapevolezza è fantastico. E’ davvero un onore e siamo stati fortunati a suonare in altre occasioni in Italia e stavolta lo faremo per ben quattro volte. Per noi la cosa fondamentale è suonare più concerti possibili e arrivare al maggior numero di persone e più lo facciamo meglio è e anche principalmente penso che noi siamo nati per essere una band on the road. Siamo una live band prima che un gruppo in studio, quindi ritengo che ultimamente le cose stiano andando benissimo per noi. E’ un’esperienza bellissima quando stai fuori e vedi i fottuti graffiti sul muro e le persone che hanno suonato quì. E’ una cosa enorme per noi e il sound all’Alcatraz è grandioso.

Jamie: Non credo. Non l’avevo mai fatto prima ed è stata un’esperienza totalmente nuova per me, un’opportunità che non mi era mai stata offerta prima. Quello è stato un periodo della mia vita in cui avevo bisogno di stabilità e anche di stare a Londra ed è stata un’esperienza fantastica, diversa dal cinema o dal far parte di una band. E’ diverso da qualsiasi cosa io abbia fatto prima. Non puoi tagliare la scena quando non va e poi ti trovi con queste persone, da venti a quaranta persone diverse ogni sera e tu diciamo esisti. Io mi sono davvero divertito un mondo, ma non è un qualche cosa a cui mi affretto a ritornare a fare.

Quindi sono stata fortunata a vederti a teatro.

Jamie: Sei stata fortunata o abbastanza sfortunata (risate generali), dipende da quali recensioni hai letto, ma è stato figo, sicuramente una cosa interessante da fare.

L’intervista è finita, grazie mille della vostra disponibilità, avete qualche messaggio per i vostri fan italiani?

Jamie: Grazie, venite a vederci suonare. Vogliamo venire a suonare di più nel vostro paese. Vi vogliamo bene e vi ringraziamo  per il continuo sostegno. Molte volte quando dobbiamo concludere le interviste e lasciare un messaggio può sembrare una cosa non genuina, ma non ci interessa vogliamo ringraziare dal profondo dei nostri cuori per il fatto di suonare in questo locale. Quando si suona dal vivo ha senso solo per le persone che vengono agli show e senza di loro non potremmo esibirci in nessun fottuto concerto e non potremmo andare in tour e questo significa tutto per noi, quindi grazie se avete detto dei live ad un amico, se ci ascoltate su Spotify e non mi interessa neanche se scaricate l’album illegalmente, grazie comunque di tutto.

 

 

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