Counterfeit: “Come Get Some” – Intervista alla band

A distanza di pochissimi mesi dalle due date sold out al Tunnel di Milano, ritroviamo i Counterfeit per un doppio appuntamento nella nostra penisola, a Roma e al Fabrique di Milano. In occasione della data nel capoluogo lombardo abbiamo scambiato quattro chiacchiere con la band poco prima della loro esibizione. 

Ciao ragazzi e benvenuti su Metallus. Potete introdurre la band ai nostri lettori e a chi non ha familiarità con la vostra musica?

Jamie: Siamo stati forgiati nel pozzo infuocato del metal. Siamo stati tutti in galera, ci siamo conosciuti in prigione. Sarebbe stato fantastico. No a parte gli scherzi, io Tristan e Roland suonavamo in un altro gruppo, io dai tempi della scuola, mi piaceva suonare musica rock e andare in giro. Abbiamo sciolto la band l’anno scorso. Non eravamo contenti e non sapevamo in che direzione continuare, così abbiamo messo a dormire il gruppo e gli abbiamo augurato la buona notte e dalle ceneri di quel progetto sono nati i Counterfeit. In effetti i Counterfeit sono nati in studio da noi tre e ho capito anche che usiamo un sacco di chitarre, tre per la precisione più una chitarra baritona e mi sono detto cazzo e ora come facciamo dal vivo a riproporre tutto ciò? Conosco Jimmy da un po’ di tempo ed è anche il fratello di uno dei nostri manager. E’ un batterista fenomenale quindi è stato scelto immediatamente senza pensarci due volte. Lo abbiamo preso a bordo per vedere se fosse una persona acuta  e appassionata, abbiamo fatto un paio di prove con lui e ha spaccato di brutto. Non è stato neanche un test.

Riguardo le chitarre, Sam è mio fratello, mi sa prendere e mi capisce, siamo geneticamente simili. Anche il nostro stile di suonare la chitarra lo è. Lui ha un orecchio musicale più formato e lo è anche dal punto di vista teorico, mentre a me è stato dato questo metodo Suzuki quando ero un ragazzino  e appunto vado molto ad orecchio. Io li ascolto e faccio la mia parte, mentre Sam è grande anche in termini di notazione musicale classica e quando l’ho chiamato per chiedergli se volesse entrare nei Counterfeit, mi ha risposto di si ironizzando sul fatto che io non fossi neanche in grado di tenere in mano la chitarra correttamente. Per me è stata la risposta giusta e mi aveva capito al volo per l’ennesima volta. Jimmy è già stato on the road prima con altre formazioni e credo che per una nuova band in tour sia molto importante avere qualcuno che sa come funzioni e che ci aiuti nel lungo periodo, perchè anche se abbiamo già suonato qualche data nel Regno Unito avere Jimmy con noi è una vera benedizione, capisce tutto al volo ed è tranquillo. Quindi in sostanza questa è fondamentalmente la storia di come ci siamo formati anche se preferirei quella che ci siamo conosciuti in galera.

Il vostro gruppo precedente i Darling Buds era caratterizzato da sonorità più alternative rock, invece con i Counterfeit l’influenza punk è più forte. Quali sono i gruppi che vi hanno influenzato maggiormente?

Jamie: Si questa è una domanda difficile perchè ascoltiamo così tanti tipi diversi di musica, questa band è come un’amalgama di tutto. Molte persone ci hanno definito punk, altre con un pizzico di stile alla Motley Crue, Guns N’ Roses e anche un po’ di rock classico. Intendo dire che mi ricordo ancora la prima volta che ho visto suonare i Gallows e mi hanno fatto impazzire e comunque ascoltavo musica punk già da molto tempo, ma poi vedi un gruppo di quel tipo e ti cambia la vita, perchè quando stavo crescendo la scena indie era davvero grande a Londra e molte band che andavo a vedere o in cui suonavo quando avevo quindici, sedici, diciassette anni erano formazioni indie, quindi naturalmente vai a vederli e frequenti quel tipo di scena e poi all’improvviso vieni esposto ad un concerto punk di quel livello e cazzo, è fantastico, quei ragazzi sembrava volessero uccidere qualcuno.

Ed è incredibile, quindi per quanto riguarda l’aspetto live delle cose prendiamo molto dai Gallows, dai The Bronx, chiunque sia in grado di metter su un grande spettacolo. Oppure G G Allin, non canto quella merda sul palco, ma se mi dessero l’opportunità probabilmente lo farei (risate). Credo che convivono musicalmente i gusti di tutti noi nella band, io sono cresciuto con il pop punk per esempio.

Qualche volta coverizzate anche un brano come “Hurt”, siete influenzati anche da pezzi di questo tipo?

Jamie: La abbiamo suonata ad Amsterdam per caso, ma non è venuta bene, non l’avevamo neanche provata. Si siamo influenzati anche da questa roba. Ascolto Johnny Cash e ne prendiamo anche spunto. Tristan ama molto il metal e le formazioni metal. Jimmy ascolta praticamente di tutto, ma come me anche lui proviene dalla scena indie. Roland ascolta il Rumore Bianco e ho sentito che predilige il suono delle balene. (Risate).

Roland: Si puramente quello.

Avete riscosso un grande successo con il vostro ep “Come Get Some” che è disponibile solo digitalmente. C’è una possibilità che venga realizzato anche come cd o in altri formati?

Jamie: Si, voglio dire è quello che faremo. E’ un grande mercato ed è un qualche cosa che siamo molto interessati a fare. Eravamo davvero molto ansiosi di lanciare questa band, di lanciarla in un modo che ci avrebbe permesso di andare in tour. E’ più veloce e non voglio metterci dei soldi, anche se  lo farò. E’ più economico. Se avessimo fatto uscire il singolo in 1000 copie in vinile non avremmo potuto poi andare in tour a gennaio a causa dei costi e dal vivo è dove davvero brilliamo come band, ma credo che in futuro lo faremo, magari con il prossimo singolo con vinili e cd nel formato classico con un bel artwork. Credo che noi come band siamo consapevoli di come sia la nostra immagine, non intendo come siamo vestiti, ma dell’artwork e quello che usiamo, il messaggio che abbiamo e penso che andrà molto bene anche con edizioni limitate create da me o da qualche altro artista. Roba figa sostanzialmente.

E per quanto riguarda il nuovo materiale, state già lavorando a qualche cosa di nuovo anche in questo periodo che siete in tour?

Jamie: Si abbiamo due nuovi pezzi nella scaletta in questo tour che non avevamo a gennaio. Siamo già in trattativa riguardo il nuovo singolo, sappiamo quale sarà e anche dove vogliamo andare a parare con esso, con chi lo registreremo e sarà una grande bella composizione massiccia e poi il bello di comporre e lavorarci on the road ti da l’opportunità di scartare quello che non va e di vedere invece quello che funziona e di essere consapevoli dei nostri mezzi e del nostro lavoro. Al momento abbiamo quattordici brani per l’album e il materiale che abbiamo scritto adesso è nettamente superiore rispetto a quello composto otto mesi fa e non saremmo stati soddisfatti quattro mesi fa a pubblicare il disco e per questo abbiamo fatto bene ad aspettare. Anche se stiamo impiegando un po’ più di tempo per ultimarlo ora i pezzi sono migliori e poi la band è insieme da meno di un anno e questo è il punto. Stiamo lavorando davvero duramente tutto il tempo e il nuovo singolo uscirà molto presto mentre l’album verso la fine dell’anno.

Sono curiosa di sapere come nasce un brano dei Counterfeit. Lavorate tutti assieme o in sala prove o separatamente? Qual è il vostro processo di scrittura?

Jamie: Scrivo a casa, ho un piccolo studio personale, scrivo tutto su computer ed è molto semplice, non mi piace il lavoro di programmazione. Mi fermo con il ritmo di batteria (Jamie ironizza facendo il verso della batteria a voce, nda) e poi la chitarra e successivamente costruisco tutto intorno a questo e lo invio ai ragazzi o a chiunque stia lavorando con noi per sapere la loro opinione e per vedere cosa bisogna cambiare  e cosa tenere e portiamo il tutto in studio. Ad esempio questi due nuovi brani non li abbiamo ancora registrati. Portiamo il materiale in sala prove con Jimmy una volta che ho realizzato il demo e  ci aggiungo i bpm (battiti per minuto, nda), Jimmy mette il suo gusto nei brani e li rende grandiosi e anche gli altri contribuiscono con il loro stile, ma l’ossatura delle composizioni viene fatta da me a casa e poi tutti mettono le loro idee sul tavolo.

Nel brano “Lost Everything” ci sono alcune parti che ricordano un po’ le sonorità di un gruppo come i Bush. Sei d’accordo e siete stati influenzati da questa band?

Jamie: Di recente ho sentito parecchio parlare di questa cosa. Intendo i Bush sono stati accanto alla mia vita, ma non è un qualche cosa a cui ho pensato e non sei la prima persona che mi fa notar questa similitudine ed è interessante. E’ divertente. Deve essere così perchè siamo cresciuti circondati dalla musica, cresci e assorbi in qualche modo o forma quello che ti sta accanto, ma non è un qualche cosa che ho consapevolmente pensato.

Ho visto i vostri concerti a gennaio e ci sono alcuni pezzi che rendono molto dal vivo e sono energetici come “Hold Fire” e “Enough”. Di che cosa parlano questi brani e da cosa sono stati ispirati?

Jamie: Beh,  per quanto riguarda “Enough” eravamo in studio a registrare questo pezzo e parlava di tutt’altro rispetto alla versione finale, poi è accaduto l’attacco al Bataclan e ho visto l’opportunità come compositore di far sentire la mia voce, di prendere posizione e così anche con il testo che mi sono messo a ripetere e a mettere in loop, il brano è stato finito in un’ora e mezza, tutto piuttosto veloce. Ho composto la canzone, ci siamo seduti tutti insieme e cazzo quello che ne è uscito era fantastico come vibe generale. Credo che la cosa bella di questa band anche se è nata in studio sia che tutti noi abbiamo suonato dal vivo e sappiamo come dovrebbe essere un live show. Siamo stati in grado di concentrarci sul fatto che le composizioni dovessero fare presa dal vivo. Non dovevamo comporre musica per l’orchestra sinfonica e preoccuparci di come riprodurla in concerto. Noi chiediamo alle persone di muoversi, vogliamo far saltare la gente. Ogni brano è così diverso dall’altro e ha un messaggio differente. In tutta onestà questo gruppo ha cinque brani disponibili per il download e sappiamo che questi pezzi vanno alla grande perchè i ragazzi si scatenano quando li suoniamo e funzionano.

Qual è la parte migliore di far parte dei Counterfeit?

Jimmy: Probabilmente adesso in questo momento. L’essere pronti per andare, l’ora prima di salire sul palco, essere nel posto giusto. E’ davvero emozionante uscire e intrattenere il pubblico, spaccando con le canzoni.

Roland: Penso la stessa cosa anche io. Siamo quì e viaggiamo in Europa e suoniamo questi show fantastici. E’ davvero un sogno.

Sam: Penso che per me il momento migliore sia quello in cui cammino sul palco. Non avrei mai pensato che potesse accadere una cosa di questo tipo. Neanche prima che iniziassi a suonare pensavo che mai mi sarei trovato in una situazione del genere. Suonare dal vivo è davvero meraviglioso.

Jamie: Le noccioline gratis. Quello è’ il mio momento preferito.

Ragazzi descrivete con una parola sola Jamie e poi lui farà lo stesso con voi.

Tristan: Perfezionista

Jimmy: Fruttato

Sam: Energetico

Roland: Frenetico

Jamie: Descriverei Sam Bower come ridicolo. Roland lo descriverei come calmo, riesce a farci stare tutti calmi (risate). Jimmy mancante, il gatto mancante. Tristan è difficile avrei molto da dire su di lui perchè lo conosco da quando avevo otto anni, ma direi misterioso.

Questo è il secondo tour che fate in Italia e la prima volta che avete suonato a Roma. Come è andata, come è stato lo show per voi?

Jamie: Terribile, lo abbiamo detestato, non ritorneremo mai più. Sto scherzando. Roma è fantastica è stato uno dei concerti più grandi che abbiamo suonato.

Tristan: Uno dei migliori show che io abbia mai suonato.

Cosa dobbiamo aspettarci dallo show di stasera?

Tristan: Sarà il migliore in assoluto, lo sento.

Jamie: Credo che sarà un bel concerto, è divertente perchè eravamo soliti suonare in venue più piccole. Nei locali più piccoli ci sono maggiori opportunità di far casino e di impazzire. Quando suoni uno show di questa portata mi dico, cazzo, abbiamo così tanto spazio sul palco, ma cerchiamo di fare le stesse cose che facciamo di solito. E’ anche una questione del controllo della folla adesso dobbiamo anche pensare a quello, non abbiamo più quaranta persone come spettatori, ma migliaia lì fuori, quindi smetto di pensare di andare in mezzo al pubblico perchè non voglio far male a nessuno, ma poi alla fine ci vado lo stesso, non mi interessa (risate).

Dovrebbero imparare a sorreggerti come in un concerto metal . (A Roma la sera prima dopo il lancio di Jamie sulla folla, dopo pochi secondi la gente lo ha lasciato cadere per terra, nda).

Jamie: Si esattamente.

Tristan: Le persone si devono prendere cura le une delle altre.

Jamie: Come ho già detto siamo tutti cresciuti ascoltando diversi tipi di musica. siamo andati a vedere festival hardcore o festival pop rock. Siamo stati al Sonisphere e al Download e conosciamo molto bene questo tipo di pubblico quando ci siamo trovati noi stessi nei pit. Se qualcuno si lanciava c’erano le altre persone a prenderti e poi ti ri-spingevano dentro. E’ così che deve essere, si è follia, ma allo stesso tempo stai attento a quello che fanno gli altri e ne sei consapevole ed è quello che vorremmo accadesse anche per noi ai nostri concerti. E’ quello che amiamo.

Quali sono i vostri progetti futuri, il vostro prossimo obiettivo?

Jamie: Conquistare il mondo, no, ah ah, per me è una follia pensare che questo è solamente il nostro ventisettesimo concerto. ci piacerebbe riuscire a suonare in posti sempre più grandi, portare la musica rock al centro dell’ascoltatore moderno perchè penso che molta gente è abituata a sentire musica di merda e non dico che la nostra sia la musica migliore del mondo ma almeno ha le chitarre. (Risate).

L’intervista è finita, grazie mille ragazzi avete un messaggio speciale per i nostri lettori?

Roland: Grazie per aver dedicato il vostro tempo a leggere questa intervista e ai fan, grazie per l’amore folle e il sostegno. Questo sarà un grande concerto. Cazzo vi amiamo tantissimo. Grazie.

Jamie: E se non avete ancora sentito parlare di noi, dateci un ascolto.

Tristan: O venite a vederci dal vivo perchè ne vale la pena.

 

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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