Cloven Hoof: “Resist Or Serve” – Intervista a Lee Payne

I Cloven Hoof fanno parte di quell’immenso movimento che è stato la NWOBHM e come tantissimi altri, nonostante un inizio carriera eccelso, non sono riusciti a sfondare. Lee Payne (bassista e compositore), unico membro originale, non si è mai arreso ed ora torna alla carica con un line-up nuova di zecca ed un album, “Resist Or Serve”, che vuol riportare la band ai fasti del passato.

“Resiste Or Serve” è il vostro nuovo album e arriva dopo 8 anni dal precedente “Eye Of The Sun” e 4 dall’EP “Throne Of Damnation”; siete soddisfatti dalle canzoni del nuovo disco? Sembrano un bel mix degli stili in cui vi siete sino ad ora cimentati (possiam trovare canzoni con il tipico gusto della NWOBHM o pezzi hard rock come “Valhalla” o ancora thrash come “Mutilator”) ma realizzati con un sound potente e diretto; sei d’accordo?

“Si, il nuovo album rappresenta un bel passo in avanti rispetto al nostro vecchio sound ma allo stesso tempo non perde quell’essenza “classica”. Ritengo che sia senza ombra di dubbio il mio album preferito dei Cloven Hoof. Patrick Engel è un genio e la sua produzione e masterizzazione sono incredibili. Ricordo di esser stato completamente rapito dall’ascolto dei vari mix che mi ha mandato e il risultato finale mi ha entusiasmato. Per la prima volta le chitarre ruggiscono; Peter è riuscito davvero a catturare e proporre l’aggressiva e rozza energia che la band propone dal vivo. Vorrei dire… se acquisti uno qualsiasi degli album dei Cloven Hoof… poi prendi “Resist Or Serve”… beh, qui ogni canzone ha la sua specifica identità, forza e profondità. Più l’ascolti e più ti piace e questa è la tipica caratteristica di un grande album.

Otto anni sono tanti e le aspettative dei fan erano molto alte. Abbiam sentito la pressione di dover scrivere pezzi di alto livello e per questo abbiamo impiegato tutto il tempo necessario. “Resist Or Serve” sarebbe potuto uscire anche come doppio album visto l’alto numero di brani pronti ma abbiamo deciso di optare per un album normale perché di solito i doppi non hanno successo. La buona notizia per i nostri fan è che abbiamo così tanto materiale che un altro CD è praticamente già quasi pronto e quindi questo lavoro potrebbe veder la luce già il prossimo anno. Questo è il momento migliore per la band, con la line-up più in gamba della nostra storia e più appassionata e decisa. Siam davvero contenti di raccogliere tanti commenti positivi per “Resist Or Serve”. Può darsi che la nuova line-up, molto giovane, abbia iniettato nei pezzi un po’ di fresca vitalità perché ci sentiamo davvero di poter dire la nostra ancora a lungo. Potrei quasi dirti che la nostra intenzione è di realizzare un nuovo album all’anno da adesso in poi.

Parlando del nostro precedente album voglio dirti che amo “Eye Of The Sun”; contiene alcuni ottimi pezzi come “Inquisitor” e “Whore Of Babylon’. Matt era un fantastico cantante e ci sono ottime prestazioni anche del chitarrista Andy e del batterista Lynch. La produzione dell’album è stata più elaborato ma il prodotto finale è un CD ben costruito. La nostra nuova opera è invece più diretta, aggressiva e con grandi e profondi messaggi nei testi. Per certi versi “Resist Or Serve” è l’ideale conseguenza di “Eye Of The Sun” perché conclude i testi di alcune tracce del precedente CD. Per esempio la canzone intitolata “Golgotha” parlava di Gesù Cristo che ha dei dubbi sulla sua persona divina in punto di morte. La song “Deliverance” descrive la crocefissione ed è quindi una sorta di conclusione del pezzo precedentemente citato. “Angels In Hell” è relativa all’Apocalisse e l’ultima epica battaglia fra il Bene ed il male; “Helldriver” espande questo tema parlando di angeli vendicatori che pattugliano i confini del limbo. Questi guardiani impediscono quindi alle forze dell’inferno di invadere la Terra ed il Paradiso. Il punto è che loro erano stati creati per mentenere l’ordine dopo l’Apocalisse.”

Cosa puoi dirci del titolo dell’album e dell’artwork? Puoi spiegarcene il messaggio? Chi è, inoltre, l’autore dell’artwork?

“Diedi l’idea della copertina ad Alexander von Wieding di un angelo malvagio che fa inginocchiare di fronte a lui i dannati prima di affrontare il giudizio finale. I dannati hanno quindi la possibilità di servirlo nel male o resistere e rischiare di essere gettati fra le fiamme nel tormento eterno. Vi sono illustrate catene che vengono spezzate e che evidenziano come alcuni che son riusciti a farlo hanno avuto successo. Il dipinto della spada dell’angelo malvagio è il simbolo del suo dominio sui dannati. Questa copertina ci riporta in pieno alle tematiche del nostro primo album e Alex ha fatto davvero un fottuto ottimo lavoro. Credo che la sua opera superi ogni schema di giudizio e da ora si è guadagnato di realizzare tutte le prossime copertine dei nostri CD!

Com’è noto le tematiche occulte sono quelle che personalmente apprezzo di più per i nostri testi. Del resto con un nome come Cloven Hoof, la blasfemia finale, che cosa ci si potrebbe aspettare? Fin dalle prime battute del nuovo album volevamo riprendere molte tematiche di “The Opening Ritual” e del nostro debutto. Quelle due release sono stati i nostri lavori di maggior successo e che hanno venduto più copie quindi volevamo cercare di catturare la magica essenza della NWOBHM per i nostri fan. “Resist Or Serve” a mio avviso riesce ad ottenere questo obiettivo ed in più ci catapulta in una nuova dimensione grazie alle nuove tecnologie e ad una nuova line-up molto affiatata.”

A questo punto ti va di parlarci in modo più approfondito dei testi dell’album? Ovviamente ci sono sia canzoni che parlano di tematiche occulte sia di fantascienza…

“Call of the Dark Ones” è un tribute agli scritti horror di Lovecraft. E’ un sottogenere dell’horror che enfatizza l’orrore cosmico dell’ignoto. “North Wind To Valhalla” è basato sui miti e le leggende dei vichinghi. “Deliverance” è un’osservazione su come la religione non sempre sia una buona cosa. Ci chiede di credere con una fede cieca con promesse di una vita dopo la morta quando nessuno sa davvero se ce ne sia una. E’ inoltre la maggior causa di guerre e sofferenza nel mondo, manipolando gli ignoranti e gli ingenui. “Brimstone And Fire” e “Cycle Of Hate” approfondiscono quest’argomento parlando delle atrocità commesse dai terroristi nel nome di una religione. “Hell Diver” è una delle nostre preferite perché è corta, pesante e implacabile. Ricorda un po’ “Nightstalker” dal nostro debutto. E’ certo che diventerà uno dei pezzi preferiti dagli ascoltatori quando l’eseguiremo dal vivo.

“Mutilator” e “Anti Matter Man” sono classici racconti di fantascienza e parlano di morte e di castigo. Così, come puoi notare, ho creato un ampio raggio di tematiche e scenari. Ogni canzone è come un mini-film che abbiamo ricostruito… quasi una scultura musicale realizzata per raccontarlo. L’album contiene anche una song autobiografica come “Austrian Assault”; parla del nostro recente concerto di debutto per l’ultimo album, una serata di grande successo ed infinite emozioni. Ogni volta che abbiam suonato in Austria ci siamo imbattuti in nottate fantastiche con ottimi fan, birre, cibo e un grandissimo promoter nella persona di Bruder Cle. In quest’ultima occasione in particolare abbiamo anche incontrato il produttore Patrick Engel e la sua compagna Gabriela. Questo brano è un omaggio a tutti loro. Il pezzo ha un’atmosfera da party che contrasta nettamente con il taglio del resto dell’album. Personalmente non sopporto quei dischi in cui le canzoni si assomigliano un po’ tutte. I lavori dei Cloven Hoof sono sempre vari e con tante differenze. Le ritmiche inoltre cambiano così come l’uso dei cori, a volte luminosi ed a volte cupi. Si tratta di musica molto pesante e potente ed inoltre possiede un senso prog rock teatrale e drammatico. Qualcuno ci definisce semplicemente metal… ed a me piace parecchio!”

Cosa ci puoi raccontare a proposito dei cambi di line-up? Avete un nuovo batterista ed anche un ottimo nuovo cantante, Joe Whelan, che per la prima volta abbiamo modo di apprezzare su un full length.

“Questa line-up suona insieme dal 2011 quando Joseph è arrivato come lead guitar dopo che ci era stato fortemente raccomandato da Mick Brookes di One Way Music, noto negozio di strumenti musicali di Wolverhampton situato nel cuore delle industriali West Midlands in Inghilterra. Mick registrò con noi il primo demo nel 1979 ed è stato un mio caro amico e della band fin da quei tempi. Joe ha visitato il negozio manifestando a mr Brookes la sua intenzione di cercare una band in cui suonare la chitarra da solista ed il nsotro amico ha fatto da tramite. Siam così arrivati all’audizione. In quell’occasione abbiam subito capito che Joe era la persona giusta per noi e che quindi Mick aveva assolutamente ragione!

Joe è prima di tutto una stella nata! Ha talento in abbondanza; canta e suona la chitarra come un virtuoso; non solo… scrive anche ottime canzoni e possiede l’immagine di un Adone. Le ragazze lo adorando con tutti suoi muscoli. Ci ha aperto la strada alla costruzione di una nuova fan base di ragazze per il gruppo. Questo fatto sicuramente non è affatto male no? Inoltre Joe è molto leale, diretto e un vero uomo di famiglia.

Chris Coss (chitarra ritmica) è un perfezionista con un atteggiamento ottimista che lo porta ad affrontare tutto con il giusto senso del “si può fare”. E’ la classica persona che non commette errori nemmeno alle prove perché si esercita con grande dedizione. Chris è inoltre calmo ed intelligente. Mr Coss è anche un fanatico del fitness e pratica il rock climbing, il wind surfing e il mountain biking. Mr Coss suona alle volte anche la chitarra solista; ha un forte senso dello stile e della calma.

A soli diciotto anni di età Jake è quel che si potrebbe definire un prodigio musicale. La sua incredibile tecnica è stata perfezionata suonando la batteria in orchestre jazz per 10 anni. Però la musica che lui ama è l’hard rock e il suo fenomenale stile ha devastanti effetti sul nostro recente materiale. La sua esperienza da jazzista lo aiuta a destreggiarsi senza problemi fra cambi di tempo complessi istantanei e la band ne beneficia molto. Maturo ben oltre la propria età Mr Oseland è totalmente dedicato al proprio strumento ed è il membro più quieto del gruppo. Jake diventerà sicuramente uno dei migliori drummer al mondo, non ho dubbi in proposito.

Abbiamo poi un’altra new entry, ossia Luke Hatton (chitarra solista); come Chris anche Luke ci è stato fortemente raccoandato a Simon Lees (ex Budgie). Luke è un virtuoso chitarrista che ha costruito la prima tecnica attraverso anni di pratica. In contrasto con le sue numerose conquiste in ambito musicale è una persona tranquilla e con i piedi per terra e con lui non manca mai qualche risata e non lo vedrete mai senza un tazza di te vicina (… i ragazzi dei Saxon sono a lui molto simili; Biff beve sul palco bicchieri di te. Sapevi che aveva iniziato come bassista? Me l’ha detto una volta quando abbiam suonato con loro in apertura ad uno show, non molte persone lo sanno).”

Come vi dividete il lavoro per quanto riguarda la composizione dei pezzi?

“Scrivo io tutte le canzoni visto che sono nella band dal primo giorno della sua esistenza e sono quindi quasi obbligato a farlo. E’ la stessa cosa di Steve Harris nei Maiden, ci sono sempre leader nelle band. In ogni caso Joe è un ottimo compositore e in futuro senz’altro contribuirà a scrivere dei brani. Chris d’altro canto aggiungerà sicuramente uno o due riff. Io credo comunque di avere una visione molto precisa dello stile compositivo che deve avere un pezzo dei Cloven Hoof. E’ stato molto difficile trovare altri musicisti che fossero disposti a scrivere pezzi seguendo questo stile. La band dei Cloven Hoof è mia figlia visto che gli ho dedicato la mia vita ma Joe, Chris, Jake e Luke recitano un ruolo importante nel continuare il successo del gruppo; inoltre il gruppo non è nulla senza i suoi fan e il contributo che ognuno dei suoi cinque membri può dare.”

Perché hai deciso di inserire in “Resist Or Serve” una nuova versione di “Mutilator”?

“Non ero soddisfatto della versione precedente perché le linee vocali non erano abbastanza aggressive da trasmettere la tematica di morte e distruzione della canzone. Ritenevo che la song fosse cantata troppo in acuto e non rappresentasse bene la giusta atmosfera. “Mutilator” ha ancora la sua dose di melodia nel nuovo album ma la voce trasmette il giusto livello di minaccia e di emozione diretta. Anche le chitarre ritmiche sono più accurate ed in genere l’esecuzione è meglio al 100% e restituisce giustizia a questo brano. Adesso “Mutilator” davvero “kick ass”, è veloce, furiosa ed epica allo stesso tempo!”

Anni fa ho avuto modo di ammirarvi dal vivo in Italia al Play It Loud festival; è stato un ottimo show; cosa ricordi di quell concerto?

“Ho veramente amato l’intero evento, l’audience era fantastica; il Play It Loud venne organizzato in modo perfetto e professionale e noi ci torneremmo sicuramente se gli organizzatori dell’evento ce lo chiedessero. L’Italia è un paese meraviglioso e i metal fan sono intelligenti e leali. I manilla Road e gli Helstar sono dei ragazzi fantastici e ci siamo trovati bene anche con tutte le altre band del bill. Ricordo inoltre che a causa della nebbia abbiamo ritardato parecchio la nostra partenza per l’Inghilterra. Avremmo dovuto rimanere a Milano! (le ragazze meritavano davvero!)”

In quello show il vostro cantante era Russ North (mi piacciono parecchio gli album in cui avete lui come singer); cos’è successo? Perché ha lasciato la band?

“Mi piace molto la sua performance in “Dominator” e “A Sultans Ransom” ma non era più la stessa persona dei primi anni di militanza nella band. Purtroppo le persone cambiano così come i loro obiettivi nella vita. I musicisti non son diversi dagli altri ed anche loro devono affrontare i loro personali demoni ed i problemi della vita privata. Semplicemente Russ portò nella band i suoi problemi con l’alcool e con la sua ragazza così le sue performance peggiorarono sempre di più. Gli ho dato numerose possibilità di rientrare nel gruppo, è tutto ben documentato. Russ ha avuto più comeback di Frank Sinatra ma purtroppo si è lasciato sempre di più affascinare dall’alcool piuttosto che dalla band. Bere dopo uno show va bene ed è perfettamente accettabile, si incontrano i fan e si può far festa! Ma bere prima dello show significa essere insensibili. I fan pagano per assistere ai nostri concerti e meritano di vederci al meglio. Noi dobbiamo dimostrare loro il nostro rispetto dando tutto sul palco; una band non è niente senza i suoi fan. Invece di abbracciare tutto questo Mr North ha cercato conforto un una bottiglia di Jack Daniels deludendo i nostri promoter e i suoi amici e membri della band. In questo business non siamo molti e ci conosciamo tutti e se non ti comporti correttamente il tuo nome ottiene velocemente una nomea negativa. Lui ovviamente sapeva di ciò ma nonostante tutto si è comportato in modo irresponsabile e privo di professionalità. Nel passato ha litigato con i membri della band negli aeroporti o ha preteso di viaggiare con enormi quantità di alcolici. Cipro è stata la sua ultima occasione e lui ha rovinato tutta la nostra performance al festival. Si tratta di qualcosa che non si può dimenticare. Nei suoi ultimi tre show era diventato l’ombra del cantante che era stato e non c’era nulla che io potessi fare per cambiare la situazione. In ogni caso chiedo ai fan di non giudicarlo per l’uomo che è adesso ma di ricordarlo per le ottime performance negli album della band in cui ha cantato; negli anni 80’ era totalmente appassionato e devoto al suo ruolo nei Cloven Hoof e sono molto orgoglioso del suo contributo in quelle release.”

Parlando un attimo ancora del passo possiam dire che il vostro debut album “CLoven Hoff” è un vero capolavoro di heavy metal; cosa ricordi di quel periodo e sei ancora soddisfatto di esser ancora sulle scene dopo tutti questi anni?

“Personalmente gioisco di ogni minuto in cui sono stato nella band dagli esordi fino ad ora e questo è momento in cui i Cloven Hoof hanno la migliore line-up di sempre. Spero proprio che si possa lavorare a lungo insieme perché la chimica del nostro lavoro è perfetta.

La prima line-up della band era formata da eccellenti ragazzi ed eravamo tutti ottimi amici. Eravamo giovani e non sapevamo cosa fosse la paura. Suonavamo quel che volevamo rompendo molte regole perché non sapevamo dove fossero i parametri di riferimento. Steve, Kevin, Dave ed io abbiamo costruito il nostro sound con genuinità senza saper di essere dei pionieri del power metal. Suonavamo veloce perché eravamo nervosi in studio e l’adrenalina ci portava a reagire così. Ai tempi scrissi canzoni con una forte impronta prog perché volevo creare pezzi che avessero diverse fasi e differenti passaggi e non mi incuriosiva ripetere all’infinito lo schema verso-ritornello-verso-ritornello-assolo-ritornello.

Oggi i Cloven Hoof hanno un loro stile ben definito e le persone sanno cosa possono aspettarsi da noi. La nostra band ha una buona base di dia hard fan in tutto il mondo. Io stesso scrivo prima di tutto ai fan e poi ai giornalisti.

Posso aggiungere che siam fortunate a lavorare con la High Roller, è l’unica etichetta che incoraggia una true metal band a fare ciò che ritiene giusto. Sono il massimo sia per il supporto che per la qualità dei loro prodotti, sia LP che CD.

Alla fine degli anni ’70 inizio anni ’80 i ragazzi metallari dominavano le strade, la NWOBHM era incredibilmente popolare e ben supportata. Armate di cuoio e jeans erano ovunque; era davvero eccitante essere in una band in quel periodo e tutti volevano suonare più forte e pesante. Oggi lo spirito di quei tempi è ancora forte e presente in tutto il mondo; la differenza per l’Inghilterra è che la stampa di settore oggi non supporta per nulla i gruppi inglesi del nostro genere e fa solo quello che viene imposto dalle grandi casa discografiche. La stampa musicale inglese fa schifo! Comunque nonostante tutti i loro sforzi il loro fottuto nu-metal sta crepando del tutto mentre il true metal è ancora vivo e vegeto!”

Dopo tutti gli anni passati sei ancora soddisfatto di un album come “Fighting Back”? Era davvero strano ascoltare un full length con nuove canzoni suonate totalmente dal vivo!

“L’album “Fighting Back” è stata una release molto coraggiosa da parte nostra… registrare un album dal vivo composto interamente da nuove canzoni! Nessuno l’aveva fatto prima ma noi eravamo davvero desiderosi di far ascoltare i nostri nuovi brani. C’erano davvero delle ottime song in quell’album ed alcune le abbiamo poi ri-registrate in studio per altre release. Mi piacciono gli arrangiamenti di quell’album e Rob Kendrick ha una gran voce. Ha cantato con il cuore ed anche Steve e Kevin suonarono dando il massimo. Mi vergogno solo di aver utilizzato un midi kit troppo presto per l’epoca ma volevamo sperimentare le nuove tecnologie. Spero che in futuro la High Roller vorrà rieditare l’album con la re-masterizzazione di Patrick Engel.”

Possiamo sperare di rivedere i Cloven Hoof dal vivo in Italia per un altro show?

“Assolutamente si. L’anno scorso abbiamo suonato in Italia (all’Heavy Metal Night 6) e i fan sono stati come sempre memorabili. Il promoter Arturo è un vero true metal warrior ed ha confezionato un bill di grande spessore. L’Italia è al top delle nostre priorità per i prossimi tour, ci sono molto die hard fan e spero proprio che ci rivedremo nel 2015-16 perché suonare dal vivo è ciò che amiamo di più. I Cloven Hoof da sempre danno il meglio sul palco e non c’è niente di meglio di incontrare i propri fan dal vivo e firmare autografi. E’ qualcosa che mantiene viva la tua passione e le tue motivazioni. Noi Cloven Hoof salutiamo tutti i nostri fan italiani! Keep playing that metal till your ears bleed… Cloven Hoof salutes you Italy and see you next year!”

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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