Circus Maximus: “Flames” – Intervista a Lasse Finbråten

I norvegesi Circus Maximus tornano alla ribalta con il loro nuovo album “Havoc”, un disco che convince con un sound più diretto e meno artificioso rispetto ai lavori precedenti della band. Siamo di fronte ad un deciso passo in avanti per la combo scandinava, capace di evolversi verso una scelta compositiva vincente, che mette la melodia al centro della sperimentazione e si libera dagli orpelli eccessivamente prog del passato. Ne abbiamo parlato con il tastierista Lasse Finbråten, che ci ha confermato la svolta dei Circus Maximus verso la strada di una maggiore immediatezza, visibile fin dalla fiamma stilizzata che domina l’artwork di copertina.

Ciao Lasse, innanzitutto grazie per il tuo tempo.
Il vostro nuovo album “Havoc” uscirà il prossimo 18 Marzo per Frontiers Records. Qual è il significato del titolo e dell’artwork, che ho trovato molto “minimalista”?

Amiamo molto le copertine semplici, come anche quella di “Nine”, che era molto semplice e senza troppi elementi, a differenza invece degli artwork dei primi due dischi. Nell’artwork di “Havoc” ci sono diversi simboli che compongono una sorta di fiamma alchemica.
Il titolo invece è quello di una canzone dell’album, ma è il titolo stesso della traccia più che la traccia stessa a definire il disco. “Havoc” è la “distruzione”, non solo nel senso di distruzione di cose materiali, ma anche di aspetti personali.

Cosa puoi dirci di questo nuovo disco? Come lo descriveresti?

Questo lavoro racchiude un ampio spettro di stili ed idee musicali. Le due tracce “Havoc” e “The Weight” sono molto diverse tra loro, ma nel mezzo ci sono diversi step: si trovano elementi prog, metal, e quello che mi piace di più del disco è proprio la parte di esplorazione che lo caratterizza.

Le melodie in “Havoc” sono più definite, sembra che abbiate fatto un passo indietro rispetto agli elementi più prog dei dischi precedenti. Avete compiuto una ricerca più approfondita dal punto di vista melodico per questo album?

Le melodie sono sempre state importanti per noi, ma di certo in questo disco si sono sviluppate di più e hanno preso più vita. Amiamo molto le melodie, che per noi sono il cuore di ogni canzone. Non abbiamo cercato di fare qualcosa, è arrivato naturalmente, abbiamo fatto quello che ci piace. E’ difficile creare delle belle melodie, ma allo stesso tempo è un lavoro molto interessante da fare.
Le melodie arrivano al cuore, mentre le parti più prog ti colpiscono a livello di testa.

Le due tracce “Havoc” e “Pages” sono in un certo senso diverse rispetto alle vostre solite canzoni. Cosa puoi dirmi di questi brani in particolare?

Le canzoni mi piacciono molto entrambe. “Pages” non si discosta tanto dai nostri soliti lavori, anche se è più lenta. Però mi piace per il contrasto che c’è all’interno del brano, con una parte lenta e poi le chitarre che ti colpiscono dritto in faccia.
Invece “Havoc” è energia pura, è un continuo spingere sull’acceleratore dall’inizio alla fine.

Qual è la tua canzone preferita del disco?

In realtà cambia in continuazione. In questo momento è “Remember”.

Qual è stata l’evoluzione del vostro sound a partire dal primo disco fino a questo quarto album di studio?

Credo che ci siamo evoluti come band, ma non saprei dire come. Quando cominciamo a scrivere, l’idea è sempre la stessa, vogliamo fare quello che crediamo sia figo in un certo momento e questo dipende molto da ciò che abbiamo ascoltato negli ultimi due anni circa prima della registrazione di un album. Con il tempo le cose cambiano e diventando più vecchi sono cambiate anche le nostre idee e sentimenti verso i vari tipi di musica.
Questa volta non abbiamo veramente discusso di come sarebbe stato il disco, l’idea è partita da Mats. Prima di “Nine” abbiamo parlato dell’album e della direzione che avrebbe preso, ma di solito non sappiamo bene dove andremo a finire, perché durante le registrazioni ci piace esplorare. In genere seguiamo una fase di pre-produzione, ma poi durante le registrazioni il disco viene alla luce e non sai mai come sarà finché non lo hai tu stesso tra le mani.

Cosa puoi dirmi dei testi di “Havoc”? Di cosa trattano e chi scrive le lyrics nella band?

Le canzoni sono scritte da diversi membri della band: Mike, Truls, Mats e Glen.
Se vogliamo trovare un filo conduttore nell’album, è quello delle fiamme. Ci sono vari tipi di fiamma e di fuoco: nella distruzione ci sono delle fiamme, e così anche nella vita e in amore si può rimanere bruciati dal fuoco.

In Aprile dell’anno scorso avremmo dovuto vedervi al Frontiers Rock Festival qui in Italia, ma poi il vostro concerto è stato annullato. Quali sono stati i motivi di quella cancellazione?

Onestamente non me lo ricordo. Sicuramente niente di serio! Non ci capita spesso di cancellare degli show, se qualcuno si è fatto male in quell’occasione, sicuramente deve essere stato Truls. Proprio in questi giorni si è sottoposto ad un’operazione al ginocchio, per via del suo continuo pestare sulla batteria. A causa di questo infortunio abbiamo dovuto cancellare il nostro show di Trondheim.

A breve avrà inizio il vostro tour. Quali sono le vostre aspettative?

Spero che si presenti qualcuno, anche se il nuovo album non sarà ancora uscito!
Abbiamo lavorato davvero duro per completare il disco prima del tour e la Frontiers Records sta facendo davvero un’ottimo lavoro nella promozione dell’album. Ma a causa degli impegni di promozione il disco non è potuto uscire prima del tour e questo ci rattrista un po’, perchè potrebbe influenzare l’afflusso ai concerti. Ma speriamo che i nostri fan vengano comunque a vederci!

Vi vedremo presto in Italia per delle date a Roma, Genova e Brescia…

Sì, adoriamo venire in Italia, ci siamo stati molte volte ed è sempre fantastico. Una delle ultime volte abbiamo suonato a Milano, in una piccola venue, ma onestamente preferiamo queste situazioni, perché ci permettono di essere più a contatto con il pubblico.

Vuoi lasciare un messaggio ai fan italiani?

Certo. Spero che verrete a vederci, abbiamo bisogno di voi! Abbiamo già fatto un paio di show in Norvegia con un migliaio di persone, e so che gli italiani possono fare meglio dei norvegesi!

 

Circus Maximus - band

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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