Cayne: Beyond The Scars – Intervista a Giordano Adornato

Come si è detto e scritto un po’ ovunque nell’underground heavy rock, i Cayne, uscendo da un periodo pieno di difficoltà personali, hanno con “Beyond The Scars” pubblicato uno dei lavori più a fuoco del 2018 e quindi quale occasione migliore per sentire cos’ha da dirci il frontman Giordano Adornato?

Ciao Giordano, son contento di avere l’opportunità di scambiare qualche parere di carattere musicale con te perché reputo “Beyond The Scars” davvero un lavoro compiuto sotto tanti punti di vista; siete soddisfatti del risultato finale?

Ciao, grazie per l’ospitalità innanzitutto. Sì, siamo completamente soddisfatti del risultato finale di “Beyond The Scars”… abbiamo potuto lavorare con la giusta calma e dedicando tutte le attenzioni di cui necessitava ogni brano man mano che prendeva forma o anche mentre registravamo. Alcune idee sono arrivate proprio all’ultimo momento quando stavamo già registrando, é stato davvero un lavoro di squadra per quanto riguarda la creazione dei brani mentre il solo Diego Minach, il nostro chitarrista, si é occupato di tutte le fasi di registrazione, arrangiamenti, mix… é grazie a lui se il disco suona così bene e anche a Jens Bogren dei Fascination Street Studio in Svezia, che ha curato il mastering (oltre ad aver lavorato con gente del calibro di Opeth, Moonspell, Kreator, Sepultura ecc…).

Queste “cicatrici” sembrano il leitmotiv del lavoro e presumo anche delle vostre vicissitudini degli ultimi anni; immagino che la perdita di Claudio sia stato il momento più basso dal punto di vista emotivo in questo senso ma si percepisce anche una sorta di reazione alle avversità?

Le cicatrici che abbiamo ci ricordano quanto siamo forti oggi ma ti assicuro che abbiamo passato, come band e come persone, dei momenti così bui, complicati e difficili che spesso abbiamo rischiato di mollare il colpo. Le nuove e le vecchie canzoni lasciate in sospeso (soprattutto alcune incompiute di Claudio) ci hanno dato la forza di reagire, non mollare, non ascoltare le voci che ci davano per morti e sepolti ed inutili… in questo senso “Torn Apart” ha dato la scossa definitiva… quando Diego ha presentato a tutti il riff abbiamo capito di avere ancora voglia di dire la nostra è di avere ancora tante bombe da sparare.

Musicalmente parlando “Beyond The Scars” non si discosta enormemente da “Cayne” ma ad un ascolto attento il lavoro fatto su arrangiamenti e altri particolari denota una crescita professionale notevole… quali sono secondo voi le principali differenze?

Personalmente credo che la più grande differenza col disco precedente sia il lavoro di squadra nella creazione e composizione dei brani. Ci ha permesso di inserire ingredienti di ognuno di noi, una più grande apertura alle idee di tutti ci ha permesso di inserire nuove soluzioni… credo che sia un disco diverso dal precedente perché abbiamo osato di più senza avere paura di confronti col passato o con altre band.

L’eterogeneità del lavoro porta a pensare che ognuno di voi ascolti musica differente; è solo una mia supposizione?

Hai perfettamente ragione… Ognuno di noi ha gusti diversi nonostante tutti abbiamo delle basi in comunque di ascolti legati ai classici dell’heavy metal e hard rock. Ci piace molto stimolarci a vicenda, ci scambiamo opinioni su nuove band e ascoltiamo ancora tonnellate di musica nuova. Solitamente io rompo le palle a tutti chiedendo se mi scrivono pezzi ispirati da questa o quella canzone… specificando cosa mi piace, il mood o il ritmo o i suoni. Da un lato mi odiano ma dall’altro, quando poi mi regalano dei brani come sognavo, sono in grado di tirare fuori il meglio di me come melodie e testi e alla fine siamo sempre tutti soddisfatti!

Come si evince dal libretto del CD sembra che tutti i membri abbiano contribuito attivamente alla composizione di questo lotto di canzoni con un coinvolgimento anche in fase di produzione in particolare di Diego; è stato un periodo produttivo concentratosi nell’ultimo periodo o diluito negli ultimi anni?

Come ho già accennato prima, il lavoro è durato anni tra songwriting, prove generali, registrazioni di demo, mix, mastering, ancora mix, artwork. In alcuni momenti abbiamo creduto che non sarebbe mai uscito ma poi con un rush finale, in 12 mesi siamo riusciti a chiudere tutto e dobbiamo sempre ringraziare Diego per il lavoro pazzesco che ha fatto..è riuscito a non perdere mai la voglia e a spronare sempre tutti noi a dare il meglio… sono sicuro che la sua carriera di produttore appena iniziata con la creazione della Minach Productions sarà un successo, il ragazzo ne sa a pacchi!

Verrebbe la tentazione di fare un track by track ma visto che ci andremmo a dilungare eccessivamente per una webpage vi vorrei chiedere cosa avete da dire delle tracce che mi hanno colpito maggiormente: “No Answers From The Sky”, “Torn Apart”, “Celebration Of The Wicked”, “Bad Blood” e “Free At Last”…

Wow… bello… Allora ” No Answers From The Sky” è una canzone molto vecchi scritta da Claudio ma incompleta..avevamo solo l’intro, il riff e forse una possibile strofa.. É il brano in cui abbiamo osato di più e in cui tutti hanno partecipato concretamente.. Abbiamo capito subito che era il pezzo giusto da mettere come open era e anche il nostro modo di dire “eccoci qua, siamo tornati e beccatevi subito questa bomba!

“Torn Apart” ha dato il via a tutto, con quel pezzo abbiamo capito che eravamo pronti e da lì abbiamo cominciato a lavorare su nuovi pezzi. Personalmente ci sono molto legato e credo che sia il brano che più di ogni altro indichi il nuovo corso dei Cayne… Dal vivo crea ha un impatto fantastico sul pubblico e credo che sia già parte dei nostri classici.

“Celebration Of The Wicked” è un magnifico regalo di Giovanni Lanfranchi il ns violinista/tastierista; ricordo ancora la demo che mi mandò e la mia registrazione col telefono, in macchina in tangenziale mentre andavo al lavoro! La melodia è rimasta esattamente quella, un brano con un potenziale immenso secondo me, impreziosito da quella figata totale di duello di assoli tra violino e chitarra che lo rende ancora più speciale. Abbiamo girato un video che abbiamo pubblicato durante l’estate e che comprende sia immagini tratte dal nostro concerto di presentazione del nuovo disco al Serraglio di Milano a fine maggio che riprese mie mentre gioco con una cornice di mia madre che avrà 200 anni!

“Bad Blood” invece fa parte di quelle canzoni che sono nate da una mia richiesta… in particolare, essendo un fan totale dei Killing Joke, ho fatto ascoltare a Giovanni la loro canzone “European Super State” e da lì è nato tutto; volevo un brano che richiamasse un rave party, qualcosa di trascinante e danzereccio, sexy, sporco e bastardo.. .direi che Giovanni mi ha fatto un regalo perfetto!

“Free At Last” invece è un brano che suonavamo già dal vivo ai tempi del disco precedente, ci è sempre piaciuto e poi ci stava benissimo in questo album e quindi lo abbiamo finalmente registrato e inserito in scaletta; a me ricorda i Velvet Revolver o i vecchi Stone Temple Pilots del mio idolo Scott Weiland, mi sono ispirato molto a lui per questo brano.

Avete già iniziato a promuovere “Beyond The Scars” dal vivo; ci dobbiamo aspettare un tour (magari anche oltre i patri confini dove sappiamo siete stati ottimamente giudicati)?

Sì stiamo lavorando col ns manager per pianificare un piccolo tour in Europa ma anche qui in Italia, posso anticipare che suoneremo il 30 Settembre al Legend Club di Milano per un evento speciale insieme ad altre band… Non posso dire molto altro ad oggi purtroppo ma credo che sarà un evento davvero fantastico.

Nel rinnovarvi i complimenti, qualcosa da aggiungere per i lettori di Metallus?

Grazie ancora della disponibilità e del supporto. Invitiamo tutti i lettori di Metallus ad ascoltare il nostro nuovo album “Beyond The Scars” su Spotify, iTunes, Amazon, YouTube e ovunque trovino le nostre canzoni e a condividerle e consigliarle ai loro amici.

 

 

 

 

 

 

 

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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