Carnifex: “Drown Me In Blood”- Intervista a Scott Lewis

Da pochi giorni è uscito “Slow Death” nuovo album degli americani Carnifex. Incuriositi dal nuovo lavoro della band abbiamo fatto quattro chiacchiere con il disponibile leader Scott Lewis.

Carnifex - Slow DeathCiao Scott prima di tutto grazie  per averci concesso del tempo e benvenuto su Metallus. Ovviamente iniziamo subito a parlare del nuovo disco dei Carnifex “Slow Death”. Puoi introdurlo brevemente ai nostri lettori?

Slow Death” è il sesto album che abbiamo realizzato ed è la giusta combinazione di tutte le nostre influenze che abbiamo accumulato nel corso degli anni, ma in realtà quello che è diverso in questo disco è che abbiamo impiegato più tempo tra un album e l’altro e questo non era mai successo prima. Così siamo finiti a lavorarci per più di due anni e credo davvero che si senta la differenza rispetto al passato.

Quando lo ascolti dall’inizio alla fine e ti poni la domanda su chi altro propone un sound come questo e non riesci a darti una risposta questo è quello che conta maggiormente per noi. Per noi era davvero importante avere un album che spiccasse e fare qualche cosa che al momento nessun altro stava facendo e ci siamo riusciti. Credo che quando l’album uscirà (l’intervista è stata realizzata prima della release date del disco, nda) ci saranno molti che cercheranno di riscriverlo e di seguire i suoi passi, ma sono convinto che se lo ascolterete per intero non riuscirete a trovare il sound di nessun altra band al suo interno.

Credo che dal punto di vista sonoro avete fatto un enorme passo avanti con questo nuovo album. L’aggressività ora è più concentrata e oscura, a cosa è dovuta l’evoluzione del vostro sound?

Abbiamo fatto progressi, nessuno di noi è andato a scuola di musica, non siamo musicisti formati, ci siamo fatti da soli, siamo dei fan. Praticamente ragazzi nella media che suonano musica e che con l’arrivo del sesto disco sono migliorati, abbiamo imparato a scrivere migliori composizioni e a strutturarle al meglio e ognuno come individuo all’interno del gruppo è cresciuto con il proprio strumento quindi è solo una naturale evoluzione di noi stessi.

Penso che uno dei punti di forza di questo nuovo album sia il maggior uso di elementi elettronici e questo è diverso rispetto agli altri lavori, quindi volevamo sapere come avete raggiunto quel punto e perché vi siete spinti in quella direzione?

Abbiamo iniziato a sperimentare di più con la programmazione e l’orchestrazione su “Die Without Hope”. Queste cose le avevamo utilizzate anche sugli album precedenti ma non così tanto e quando abbiamo iniziato a farlo su “Die Without Hope” abbiamo visto che il responso da parte dei fan era positivo e una volta riascoltato questo disco abbiamo aggiunto un ulteriore livello di atmosfera che pensavo fosse davvero grande. Volevamo riportare tutto questo sul nuovo disco e anche trattarlo come un sesto strumento e aggiungere quel mood all’album.

Avete registrato con Mick Kenney e credo che sul nuovo disco ci sia un piccolo tocco alla Anaal Nathrakh con questo psycho sound. Come è stato lavorare con lui?

Si Mick è grandioso. E’ stato bello trovarsi nel suo studio e lavorare con lui è stato facile. Abbiamo lavorato assieme per oltre un anno prima di andare a registrare. E’ stato un lungo processo di scrittura e di riscrittura e poi ci siamo seduti con lui quando avevamo pronto un arrangiamento che ci piaceva e successivamente abbiamo aggiunto un tocco extra di programmazione che è stato d’aiuto.

In questo nuovo album si avverte molto l’influenza del black metal per esempio in un brano come “Black Candles Burning”, ma è presente anche in altre composizioni. Volevamo sapere quanto questo genere ti ha influenzato e quanto è importante nel sound dei Carnifex?

Beh penso che nulla sia stato pianificato a tavolino, come descriverlo? E’ solo un’influenza è sempre stata lì. L’abbiamo solo articolata ed espressa meglio in questo disco in un modo più visibile rispetto ai lavori precedenti Era presente in “Die Without Hope” e anche “Dark Days” aveva un sound black metal, abbiamo semplicemente lasciato emergere di più l’influenza stavolta, forse perché è stato divertente e ci è piaciuto come è uscita “Dark Days” e anche ai fan è piaciuta molto ed era un qualche cosa che volevamo fare di più anche se non siamo stati lì a pensarci troppo.

E’ uscito anche un nuovo video di “Drown Me In Blood” cosa ci potete dire riguardo alla sua lavorazione?

E’ stato un lungo processo, ho scritto la trama per quel video probabilmente sei o sette mesi fa, ma poi restava da trovare il regista così ne ho contattati un paio, per alcuni di loro il progetto era troppo ambizioso e gli altri non se ne sono voluti occupare. Finalmente ho trovato due team con due ragazzi che hanno iniziato a lavorare assieme a me e sono stati due mesi di pianificazioni per trasformare le idee in buone riprese. Ci sono state un paio di revisioni per quanto riguarda gli aspetti pratici del set e quel tipo di cose lì e alla fine della giornata abbiamo realizzato  un vero e proprio grande video che è l’obiettivo primario ed è bello vedere che le persone lo apprezzano.

Slow Death” tratta della depressione e nel comunicato stampa dici che questo disco è un qualche cosa a cui le persone e i fan possono relazionarsi. Potresti dirci di più riguardo questo argomento e come mai lo hai scelto?

Io davvero non l’ho scelto. E’ stato lui a scegliere me. Per me si tratta di scrivere con il cuore e di scrivere di argomenti personali. Se dovessi inventare delle cose o scrivere di chissà quali banalità e andare in tour, salire sul palco ed esibirmi ogni sera  diventerebbero brani vecchi e non autentici, senza alcun attaccamento emotivo, starei solo recitando, inventando parole. Non funziona così per me, si tratta di scrivere qualche cosa che ha una connessione personale con la mia vita che sia di adesso o del passato e soprattutto scrivere qualche cosa a cui i fan possono fare riferimento.

Ci sono un sacco di gruppi che scrivono di alieni o di persone con le motoseghe e credo sia divertente ascoltarli una volta, ma di sicuro non hai voglia di farlo una seconda. E’ come una gag che funziona una volta sola e poi te la dimentichi. Quando scrivi testi personali che parlano di emozioni che fanno parte della condizione umana credo che le persone si relazionano ad essi e quando tu gli fai provare qualche cosa è la cosa più importante per uno scrittore, il creare una risposta emotiva ed è per questo che lo faccio per loro e per me stesso. E’ la catarsi.

Tornerete in Italia con molti gruppi per il Never Say Die Tour cosa ci potete dire di questo prossimo appuntamento?

Ritorneremo in novembre assieme ai White Chapel e Thy Art Is Murder, sarà davvero un ottimo tour, sono sicuro che voi ragazzi siete stati al Never Say Die Tour in passato ed è stato sempre fantastico. Sicuramente sarà uno show da non perdere anche perchè non passiamo in Italia così spesso quindi è una ragione in più per non mancare.

Riguardo uno dei gruppi che saranno in tour con voi, gli Thy Art Is Murder, c’è stato un gran parlare dell’uscita del loro cantante perché non riusciva a sostenersi con gli incassi della band. Secondo la tua opinione e la tua attività è possibile per un gruppo come i Carnifex vivere di musica al giorno d’oggi?

Si io vivo con i proventi realizzati dalla band (risate) e vivo a San Diego che è estremamente costosa, l’affitto costa sui 2500 dollari al mese. Per farlo funzionare devi essere un business man e devi sapere quando e dove spendi i tuoi soldi, come reinvestirli correttamente nella band e prendere decisioni intelligenti. Al momento credo che ci siano tantissime band grandiose là fuori che hanno grandi musicisti, ma se tu sei un bravo musicista questo non vuol dire che necessariamente sai come gestire un gruppo di successo.

Penso che quando si riesce nel processo di trasformare una abilità in una fonte di denaro, come nella figura del turnista e diventa lavoro bisogna anche essere in grado di gestire l’aspetto del business perché ci sono entrate e si spendono anche un sacco di soldi e bisogna essere furbi, devi sapere quanto il gruppo ha guadagnato e quanto si deve mettere da parte e questo non viene naturale a tutti. E’ sicuramente un’abilità quella del sapere gestire da solo gli affari all’interno di una band e quindi non posso parlare nello specifico della loro contabilità ma lo so per quanto riguarda noi e si i Carnifex fanno un sacco di soldi e abbiamo anche un sacco di bollette da pagare ma tutti noi riusciamo a vivere della nostra musica e il motivo è perché siamo furbi al riguardo.

So che avete instaurato una collaborazione con un birrificio di San Diego, per una birra personalizzata Carnifex.

Dovevamo fare qualche cosa nella nostra città a San Diego e con il Summer Slaughter Tour non siamo passati di lì, volevamo realizzare qualche cosa di speciale per i fan e che ci permettesse di vederli, così abbiamo organizzato un listening party al Brick By Brick e poi c’è una fabbrica di birra locale la Mother Earth Brew Co! Abbiamo parlato con loro per una collaborazione, avevo un’idea di questo tipo già da un po’ di tempo così lo faremo a quell’evento, una cosa extra davvero speciale.

Ok Scott questa era la mia ultima domanda, grazie della tua disponibilità e se vuoi puoi concludere questa intervista con un messaggio per i tuoi fan italiani.

Il 5 agosto uscirà “Slow Death”, fatelo vostro tramite iTunes o attraverso il sito se non riuscite a trovarlo nei negozi e venite al nostro live a novembre al Never Say Die Tour.

Carnifex2016b

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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