Carcass: “Surgical Remission” – Intervista a Bill Steer

Uno dei gruppi più seminali del death metal estremo, i Carcass: in occasione del Deathcrusher Tour, in quel di Bologna, siamo riusciti ad intervistare Bill Steer, chitarrista poco incline ai riflettori ma gradevolissimo interlocutore che è ben disposto a far due chiacchiere riguardanti questo tour in compagnia di Herod, Voivod, Napalm Death e Obituary e della extended version di “Surgical Steel

Ciao Bill e benvenuto ancora una volta in Italia! Come sta andando questo Deathcrusher Tour!

Ciao! Grazie mille, è un piacere tornare qui! Ci stiamo divertendo un sacco, nonostante viaggiare con altri quattro gruppi di solito sia un casino: sai, un sacco di persone, crew diverse e un sacco di gente intorno. Ma ci conosciamo praticamente tutti, qui, e dal punto di vista lavorativo e ricreativo stiamo molto bene.

Novità sul fronte Carcass? Recentemente si è letto in giro che non avete fretta ma che proverete a comporre nuovo materiale ad inizio 2016.

Vedremo, perché la questione è tutta attorno al fatto che se siamo in tour non riusciamo a comporre con calma: ti assicuro che questi tour sembrano infiniti, a volte.

Da poco è uscita la “Surgical Steel Complete Edition”: è stato fatto per dare in pasto ai fan nuova musica pian piano in attesa di un nuovo album?

E’ una mossa discografica, sinceramente, perché ora come ora far tornare in cassa l’investimento effettuato per un album (che ti assicuro essere non piccolo): penso sia normale. Le bonus tracks vengono da un EP delle session di “Surgical Steel” ma che erano state scartate in quanto, a nostro parere, non organiche col resto, tanto da essere concordi sul fatto di farle uscire separatamente.

Siete in tour con altre grandissime band: cosa puoi dirci di loro, visto che vi conoscete praticamente tutti da tanti anni?

Gli Herod, dalla Svizzera, sono il gruppo nuovo: conosco i ragazzi e sono molto bravi e simpatici, veri lavoratori perché non si tratta solo dei 20 minuti sul palco ma anche di tutto ciò che vi ruota attorno. Musicalmente sono moderni e sinceramente un po’ lontani dai miei soliti gusti perché non ascolto musica contemporanea, però devo dire che grazie a loro mi sto in parte ravvedendo ed entrando nella loro idea di musica, a volte molto in stile colonna sonora ma con un tiro e una forza fuori dal comune. I Voivod, beh, basta il nome! Ufficialmente dovrebbero essere loro gli headliner perché sono stati quelli più prolifici e con più storia alle spalle: ogni sera è un’emozione sentirli sul palco. Sono persone assolutamente normali e non con il tipico atteggiamento da rockstar: la mia speranza è che dopo questo tour, in prossime occasioni, si possa vedere il nome Voivod campeggiare come headliner in serate simili. Napalm Death: beh, un pochino ci conosciamo, dai (ride). Potenti, ti lasciano atterrito. Gli Obituary sono la storia, clamorosi e sempre perfetti!

Suonerete in qualche festival quest’estate? In Italia?

Di sicuro suoneremo in qualche festival ed è nostra precisa volontà tornare in Italia!

Tornando a Surgical Steel : come è stata la registrazione? Te lo chiedo perché di recente ho letto che Jeff Walker (voce, basso) ha dichiarato in un’intervista che è stato frustrante, a causa della nuova tecnologia digitale.

Guarda, se stai a contare il tempo effettivo che è stato impiegato per registrare le canzoni non è stato male, ma se vai a guardare come influisce la tecnologia digitale in queste cose ti rendi conto che invece che accelerare il processo rallenta tutto clamorosamente, cambiando il modo in cui gli ingegneri del suono e i produttori lavorano. Quando si lavorava in analogico era molto semplice, perché registravi e le possibilità erano solo due: tenere o non tenere il materiale appena registrato; ora, invece, tieni tutto e ti ritrovi ad ascoltare valanghe di materiale per niente… Devo dire che Colin (Richardson, produttore) è riuscito comunque a farci lavorare bene, ma alla fine della registrazione eravamo stanchi e non entusiasti, senza energie. Colin è stato bravo a far procedere il mixaggio, coinvolgendoci in maniera entusiastica e lavorando veramente sodo.

Qualcosa di nuovo per i vostri progetti personali extra-Carcass?

Suono nei Gentlemans Pistols, come molti sapranno, e facciamo un genere molto diverso da quello proposto coi Carcass: mi piace questo genere ‘70s anche se l’energia è odierna! E’ uscito il nuovo album… Ascoltatelo…

Cosa è cambiato da “Swansong” a “Surgical Steel” nel mondo della musica in generale? E’ una domanda complessa ma dicci pure quello che ti viene in mente di più importante dal tuo punto di vista.

“Swansong” è uscito un anno dopo il nostro scioglimento. Wow, che domanda… Tutto è cambiato. L’industria è diversa e di sicuro la diffusione di internet ha influenzato tutto. Non siamo mai stati intaccati dalla crisi di vendita dei dischi perché fortunatamente abbiamo un’ottima fan base; ma la gente ora è più abituata alla musica come a un mero prodotto “usa-e-getta”, nella maggior parte dei casi, e non è più considerata come negli anni ’80 e ’90… Prima la gente aspettava mesi per un disco, per un concerto: ora con le nuove tecnologie trovi tutto, subito, a volte prima che sia effettivamente disponibile sul mercato. Si è persa la magia. Prima non c’erano i festival di metal estremo ed era difficile per gruppi come noi trovarsi di fronte ad audience enormi: ci ho messo qualche concerto per abituarmi a un pubblico consistente. L’industria discografica e la stampa sono incredibili: probabilmente ho fatto più interviste in un giorno per l’uscita di “Surgical Steel” che in tutta la mia carriera precedente. Le etichette logicamente devono fare il loro lavoro e spingere gli album ma a me piace suonare, non sono un promoter! A volte ti trovi di fronte gente che ti dice “Bello il contributo di Michael (Amott, ora negli Arch Enemy) sull’ultimo album”, quando lui in realtà non ci ha nemmeno suonato… Ti puoi immaginare l’effetto su di me, ma cerco di fare un sorriso tirato e rispondere cortesemente che lui non è più con noi (ride)

Cosa hai ascoltato di recente?

Musica 70s, rock e blues, come al solito! Sweet, Tank, Budgie, tutto il blues. Compro un sacco di dischi ma il 99% di ciò che compro non è contemporaneo e quando mi capita di ascoltare qualcosa di effettivamente nuovo mi rendo conto che è preso quasi pari pari da roba più vecchia che ascoltavo già, allora a quel punto torno ad ascoltare i miei vecchi dischi!

Com’è la vita in tour?

Se suono la chitarra è solo qualche minuto prima di salire sul palco, sei continuamente interrotto per ogni cosa e quindi sprechi il giorno, a volte anche solo per metterti in fila per una doccia (se c’è) in un posto dove suonano 5 gruppi (vedi oggi). Così magari leggi, cerchi di superare la sbronza della sera prima (ride)

Grazie mille Bill.

Grazie a voi, perché ci seguite sempre. Vi adoriamo! Voi, il vostro Paese, il vostro cibo… Spero di rivedervi presto!

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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