Bal-Sagoth: Intervista a Byron Roberts

I Bal sagoth sono una delle più belle realtà del metal epico. Il loro stile unico ed inimitabile li ha ormai consolidati tra i grandi talenti della musica estrema, ma anche l’attenzione maniacale verso il risvolto testuale ha sicuramente contribuito ad aumentare la legione dei loro fans. Abbiamo avuto una piacevole chiacchierata telefonica con Byron Roberts, leader del gruppo che si è dimostrato persona squisitamente disponibile e interlocutore affascinante. Ecco il resoconto.

Innanzitutto mi sembra doveroso porre la domanda di rito. Siete completamente soddisfatti di quello che avuto ottenuto con il nuovo album?

Certo che lo siamo, non potrebbe essere altrimenti, abbiamo lavorato veramente molto duro per ottenere questo risultato. Tutto mi sembra sia riuscito alla perfezione: dalla registrazione, alla confezione del packaging, senza dimenticare ovviamente i brani che credo siano tra i migliori che abbiamo mai composto.

Come descriveresti questo nuovo lavoro rispetto al precedente?

Credo che sia una evoluzione rispetto a ‘Cosmic Conspirancy’, ogni nostro disco lo è rispetto al precedente, ma non ho dubbi che tutti riconosceranno questo lavoro come il nuovo dei Bal Sagoth. Noi non cambieremo mai radicalmente il nostro sound. La gente ci dice ‘Voi non cambiate mai, tutti i vostri dischi sembrano uguali’. Ma noi non vogliamo cambiar! Abbiamo il nostro stile, l’abbiamo creato noi, non vedo perché dovremmo metterci a fare dell’altro. Allo stesso tempo non mi sembra però che i nostri dischi possano essere definiti ‘Tutti uguali’;, secondo me le differenze ci sono, solo che restiamo riconoscibili al primo ascolto. Non credo che questo possa essere visto come un difetto.

Una sorta di evoluzione senza cambiamento, un concetto sfuggente sinceramente?

Non direi così. La nostra è un’evoluzione senza cambiamenti radicali, che è una cosa ben diversa. Noi manteniamo lo stesso stile, siamo la stessa band, ma cambiamo qualcosa ogni volta. Abbiamo sicuramente avuto una notevole crescita strumentale in questi anni che ci permette di padroneggiare meglio le nostre idee. Secondo me la realtà è che se vuoi restare riconoscibile non ti puoi allontanare troppo dalle tue radici. Guarda tutte quelle band che cambiano di continuo, dopo un po’ non riesci più a capirci nulla, perdono identità per diventare insignificanti. Per noi è importante essere unici e distinguibili fra mille, abbiamo sudato per ottenere questo e non abbiamo intenzione di trasformarci in qualcosa che non siamo per il gusto del cambiamento a tutti i costi.

E’ indubbio che la band, come tu dici ha saputo coniarsi uno stile unico al mondo. Quali sono però le tue influenze, chi consideri come una fonte d’ispirazione?

Le band che io ho sempre adorato sono i Bathory. i Celtic Frost e anche gli inglesi Sabbat (grandi!). Potrei andare avanti per ore: Manowar. Iron Maiden, Deicide, Morbid Angel, sono solo alcuni dei miei gruppi preferiti. Certamente amo il black metal, il thrash, il death ed anche il power, in generale sono sempre stato un grande fan del metal in ogni sua forma e non ho mai privilegiato un genere rispetto all’altro. Nella band poi c’è anche chi ascolta gruppi come gli Ah-Ah o i Vangelis oppure i Tangerine Dream, ma per me anche questo è ok, non fa altro che aumentare le spettro delle influenze della band. Non ci devono essere limitazioni, quando sei un musicista puoi trovare ispirazione da ogni cosa, anche la più distante da te, l’importante è che sia comunque la tua sensibilità a filtrarla.

Tornando a parlare di quest’ultimo lavoro. Per voi le liriche hanno sempre avuto un’importanza notevole. Cosa avete esplorato in questo ‘ Atlantis Ascendant’, è un concept album?

Direi che non è proprio un concept ma è qualcosa che ci va molto vicino. Nel senso che le liriche non raccontano un’unica storia, ma sono comunque collegate da un unico argomento. Tutto comincia nel futuro, periodo in cui un esploratore si decide a mettere mano a tutte le conoscenze tecnologiche dell’epoca per andare alla ricerca di civiltà perdute, ma che lui ritiene realmente esistite. Seguendolo in questi suoi viaggi abbiamo come una sorta di flashbacks che ci aprono visioni su mondi diversi e apparentemente distanti tra loro. Ci sono diversi ‘Campioni’ che vivono diverse storie in diverse ambientazioni, ma quello che li tiene uniti è di appartenere tutti ad un unico ‘Universo’ che è quello che noi creiamo con le nostre liriche. Quindi tutto fa riferimento a qualcosa che abbiamo già raccontato e quindi in un certo senso il concept c’ è ed è la comune provenienza di queste storie. Sono altresì; sicuro che chi ci segue da sempre troverà molti spunti d’ interesse, come la terza parte di ‘The Splendour Of A Thousand Swords Gleaming Beneath The Blazon Of The Hyperborean Empire’ che so essere molto attesa.

Restando nel campo delle liriche, cosa mi dici se ti chiedo di citare un autore che nessuno potrebbe immaginare essere un’influenza per i Bal Sagoth e che invece voi considerate molto importante. Voglio dire Howard, Lovecraft e Tolkien sono i nomi che tutti collegano a voi, ma c’è qualcos’ altro nel vostro background?

Accidenti questa è una domanda difficile. Non saprei come risponderti. Ti posso dire che io sono un grande fan non solo della fantasy, ma anche della fantascienza e che Clarke è sempre stato uno dei miei autori preferiti nonché una delle mie prime letture e quindi lo considero a pieno diritto una delle mie fonti d’ispirazione. Ovviamente anche il cinema ed il mondo dei fumetti hanno la loro importanza. Mi piace pensare ai Bal Sagoth come un gruppo che scrive colonne sonore per racconti fantastici, dall’ispirazione moderna e variegata.

Cambiando argomento, pensi di avere fatto degli errori in questi anni di carriera musicale, qualcosa che abbia in certo senso fermato la crescita della band?

A dire la verità non mi viene in mente nulla. E’ ovvio che nel music business non tutto funziona alla perfezione e bisogna imparare a muoversi nel modo giusto, ma non credo di avere mai fatto scelte tanto sbagliate da compromettere la carriera del gruppo. Se devo trovare qualcosa che non ha funzionato ti direi che non sempre siamo riusciti a trovare la gente giusta per suonare nella band. Alcuni di loro non avevano l’attitudine giusta e forse sarebbe stato meglio scegliere qualcun altro. Ecco, questo penso sia l’unica cosa di cui non sono contento per quanto riguarda le scelte fatte in questi anni.

Siete quindi soddisfatti dell’accordo con la Nuclear Blast. Immagino che con loro il lavoro proceda molto bene.

Certo. Siamo molto soddisfatti di quello che fa la Nuclear Blast, di come lavora per la promozione. Ed anche se loro sono una grande etichetta che per ovvi motivi non può stare dietro a tutte le band che ha nel catalogo, devo dire che se hai bisogno qualsiasi cosa basta alzare il telefono e chiamare per ottenere l’attenzione necessaria. E’ importante anche la distribuzione. I loro dischi godono di una ottima diffusione, la gente li può trovare con facilità. Quello che non andava con la Cacophonous era che troppa gente mi contattava per dirmi che non riusciva a trovare i nostri dischi nei negozi. Si, direi che siamo assolutamente soddisfatti di questo contratto.

Per ciò che concerne il vostro stile musicale, penso che una delle particolarità di maggior peso sia il modo in cui usate le tastiere. Come giudichi tu questa cosa, pensi che questo strumento sia veramente così importante per voi?

Beh, direi di sì. Assolutamente. L’uso delle tastiere è una delle cose che più ci contraddistingue dalle altre band. Penso che il nostro modo di usare le tastiere sia unico e che possa essere definito come uno dei nostri maggiori punti di originalità. E’ molto complesso in più, noi registriamo le keys come se fossero una vera orchestra sinfonica con molte parti sovrapposte e molti arrangiamenti. Ed in effetti molte delle nostre canzoni nascono dalle tastiere anche per la composizione, mentre la maggior parte delle altre bands costruiscono prima le linee di chitarra ed aggiungono le tastiere solo in secondo momento. Non credo ci siano dubbi, questo strumento ricopre un ruolo fondamentale nei Bal Sagoth.

In questa ottica, molti dicono che voi siete una band che trova la sua collocazione e i suoi estimatori più in campo power-epic che in campo estremo. Come vedi tu questa tesi?

Io credo che questo non sia vero. Certo io non definirei i Bal Sagoth una black-metal band, ma a me questo stile di musica piace e credo che questo si senta in quello che propongo con la mia band. Semplicemente noi non siamo un gruppo standardizzato ed abbiamo indubbiamente tra le nostre influenze anche il power-epic metal, ma per lo stesso discorso non mi sentirei di avvicinarci così tanto a questa corrente specifica. Per quanto riguarda i nostri fans, loro provengono sia dal power, sia dalla musica estrema. La mia opinione è che i Bal Sagoth possano piacere a tutti coloro che cercano spontaneità, originalità e idee, indipendentemente dal genere proposto.

E su questo siamo tutti d’accordo.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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