Butcher Babies: “Take It Like A Man” – Intervista a Heidi Shepherd

In uscita proprio oggi 21 agosto, “Take It Like A Man” è la seconda prova in studio (EP esclusi) delle Butcher Babies, capitanate dalle ex-conigliette di Playboy Heidi ShepherdCarla Harvey. Si sta creando una sorta vero e proprio filone di band female fronted alle prese con un metal moderno, tanto pesante quanto melodico (e spesso un po’ banalotto), sempre unito a una componente visiva / scenica importante. Abbiamo così colto l’occasione per parlarne proprio con Heidi.

Prima di tutto, potresti presentare il vostro nuovo disco ai nostri lettori?

È un disco molto onesto, pieno di emozioni, oltre che un album molto heavy. Ci siamo veramente aperti, abbiamo mostrato i nostri sentimenti e le nostre emozioni, che erano state soppresse e messe da parte per molto tempo, e avevamo davvero bisogno di parlarne. Così abbiamo messo tutti i nostri sentimenti e le nostre emozioni nell’album, e siamo molto emozionati all’idea che tutto il mondo possa esserne partecipe.

Mi sembra che il nuovo disco abbia un sound aggressivo con elementi groove, ma che abbia anche un approccio hard rock. Quali sono le vostre influenze principali sia per quanto riguarda l’aspetto del groove metal che per l’aspetto dell’hard rock?

Non saprei distinguere bene, per noi è solo un album metal lineare, tutto d’un pezzo. Inoltre abbiamo tutti dei background differenti, e penso che questo sia uno degli aspetti che rende uniche le Butcher Babies. Ad esempio, Henry, il nostro chitarrista, è un fan del metal sperimentale, Jason, il nostro bassista ascolta death metal, Chrissy, il nostro batterista, è un fan del thrash old style, e così via, quindi mettiamo tutto insieme per realizzare un sound unico. Tutti i generi, dall’hard rock al groove metal, tutti questi generi, ci servono per realizzare un album heavy metal diretto. Ci sono molte band che ci hanno influenzato, tra cui gli Slipknot, i Pantera…ci sono molte influenze, non c’è niente che ci abbia limitato. Come si può capire bene ascoltandolo, nell’album ci sono le influenze di molti generi del metal, non ci muoviamo in un’unica direzione ma ne seguiamo molte. È la diversità quello che vogliamo veramente.

Alcune settimane fa ho letto in un articolo che a nessuno piaceva il titolo dell’album. Che cosa è cambiato da allora?

È vero, c’è stato un primissimo momento, quando abbiamo presentato il titolo, in cui la nostra etichetta e il nostro management non capivano perché ci piacesse questo titolo ma, nel momento in cui glielo abbiamo spiegato, ci hanno appoggiati al 100%. Per noi il titolo “Take It Like A Man” ha un significato positivo. Molti di noi hanno dovuto subire cose terribili, come l’essere stati vittime di abusi durante l’infanzia, ma abbiamo imparato ad andare oltre queste cose terribili. Nell’album c’è un brano intitolato “Dead Man Walking” che dice ad un certo punto: “Where were you when I learned to take it like a man? Where were you when I learned to stand?”, e per noi era giusto tenere questo verso come titolo dell’album, perché questo significa anche crescere all’interno dell’industria musicale, quando hai attorno a te delle persone che nemmeno ti conoscono e ti dicono cosa devi fare. Quindi “Take It Like A Man” significa lasciar perdere le brutte cose, riderci su e continuare a crescere, andare oltre, e abbiamo pensato che fosse il titolo ideale per l’album. Quando lo abbiamo spiegato, tutti sono stati d’accordo e l’hanno approvato. Anche adesso, tutti pensano che sia un titolo eccezionale. Anche questo è stato importante per noi; è importante il fatto che le persone che ci sono dietro ci capiscano e capiscono in pieno da dove arriva il titolo.

Quali sono le principali differenze fra “Goliath” e questo nuovo disco?

“Goliath” è un ottimo album che abbiamo impiegato molto tempo a scrivere, infatti molti brani sono vecchi di cinque o dieci anni rispetto a quando li abbiamo registrati, quindi siamo stati prima di tutto contenti per il fatto di averli potuti registrare, per avere potuto mostrare al mondo che cosa siamo in grado di fare. Ne avevamo bisogno, è stato l’album perfetto per quel periodo. Invece, quando abbiamo scritto “Take It Like A Man, avevamo un unico obiettivo, che era un bisogno di scrivere qualcosa di più heavy, qualcosa che rappresentasse tutti noi un po’ di più, e penso che sia poi quello che siamo riusciti a fare. È un album in cui abbiamo messo la parte più heavy delle Butcher Babies, ed è quello che lo caratterizza. È molto bello avere un album con così tante caratteristiche, penso che, se ci fosse una cosa che mancava in “Goliath”, era proprio la diversità in ogni brano. Credo che con questo album ci siamo sentiti più in grado di aprirci, di esporre noi stessi, di esprimere le nostre emozioni, quello che siamo, di mettere molto di personale nell’album. Per oltre quattro anni non mi sono aperta quasi con nessuno, ma ora mi sento tranquilla per il fatto di mettere i miei sentimenti, le mie emozioni, nella musica. È stato anche un modo per mettere molto di me, molto di quello che sono stata e che ho vissuto di negativo quando ero più giovane. È un album molto onesto, una cosa che forse mancava in “Goliath”.

Nel nuovo disco possiamo trovare anche una nuova versione di “Blondes All Look The Same”. Come mai avete scelto di includere una nuova versione di questo brano?

La cosa buffa riguardo a questo brano è che è stato il primo in assoluto che abbiamo scritto assieme. Prima di allora non avevamo mai scritto niente assieme, è la prima cosa che è nata da noi in quanto band, nel 2009. E’ un brano molto rabbioso, molto elementare per quanto riguarda il testo, ma anche molto divertente, che fa capire da dove proveniamo, le nostre origini super thrashy. Quello che abbiamo voluto fare è stato mostrare quanto si sia evoluta la band in questi sei anni; per questo abbiamo scelto il primo brano che abbiamo scritto e ne abbiamo inciso una nuova versione, per noi è un modo per guardarsi indietro.

Per questo nuovo album avete lavorato con il produttore Logan Mader. Che cosa mi puoi dire a proposito dei processi di songwriting e registrazione? Come avete diviso il lavoro tra di voi?

In realtà preferiamo fare tutto assieme, preferiamo non porci dei limiti in quello che tutti noi possiamo fare, preferiamo non dividerci i compiti in modo rigido. Ciascuno di noi ad esempio ha dato il proprio contributo per i testi dell’album, Per quanto riguarda la scrittura dei testi, non c’è uno di noi incaricato dei testi. A volte Jason, il nostro bassista, porta dei riff di chitarra, oppure Chrissy, il nostro batterista, porta delle parti di chitarra, oppure Henry, il nostro chitarrista, scrive le parti di batteria…insomma, non ci sono limiti e siamo assolutamente a nostro agio in questo, nel sederci assieme in una stanza e concederci di poterci dedicare a tutte le parti di un brano. Per quanto riguarda la produzione, quando ti scegli un produttore è come se stessi scegliendo un sesto membro della band, che sa come lavoriamo e sa lavorare allo stesso modo. È stato molto bello lavorare con Logan, è una persona molto intelligente e un produttore molto intelligente, e speriamo di poter lavorare ancora con lui in futuro.

In vista delle date live che farete in Italia il prossimo luglio (date che poi sono state annullate, ndr), che cosa ci possiamo aspettare da un vostro concerto, e qual è il vostro rapporto con il pubblico italiano?

Abbiamo suonato in Italia una volta, ci siamo divertiti molto e non vediamo l’ora di tornare. Da bambina sognavo sempre di fare un viaggio in Italia, anche perché la mia famiglia è di origini italiane. Quando poi ho avverato questo sogno e ho avuto modo di portare la mia musica in Italia, quando sono salita sul palco e ho visto tutta quella gente che cantava i nostri brani, è stato incredibile. La musica è un linguaggio universale, e anche se si proviene da background differenti, è bellissimo vedere quanto unisce. Per quanto riguarda noi, indipendentemente da dove suoniamo, i nostri show sono sempre molto diretti, energici e dinamici: ci muoviamo molto, saltiamo, gridiamo, ci divertiamo molto. Il pubblico italiano dovrà aspettarsi di essere coinvolto e di muoversi molto: sarà un grande divertimento.

Nei vostri show, naturalmente, l’aspetto visivo è una componente molto importante. State pensando di registrare uno dei vostri concerti per un DVD per mostrare la vostra performance a un pubblico più vasto?

Sì, è possibile che succeda. L’aspetto visivo sul palco fa solo parte del party, la cosa più importante, al di là dell’aspetto visivo, è l’energia che abbiamo sul palco. Mi piacerebbe molto, sarebbe molto figo e molto divertente registrare un DVD live, vedremo cosa succederà, per ora non lo so: è uno show metal, questo è quello che conta.

Nella scena metal stanno aumentando sempre di più le cantanti donna anche nel metal estremo; basti pensare a Maria Brink, Alyssa White – Gluz e molte altre. Vi sentite parte di un movimento metal femminile? Che cosa pensate di questo fenomeno?

È un fenomeno incredibile. Quando abbiamo cominciato, non eravamo così tante, c’era solo una manciata di cantanti donne famose nel metal, non ci sentivamo per niente come una parte di un fenomeno così ampio, anzi, era più come sentirsi parte di un piccolo club. Alyssa, Maria, Lzzy e tutte le altre, perfino la vostra Cristina Scabbia, ci siamo tutte rese conto che stava accadendo qualcosa e che stavamo creando qualcosa. Questo momento è stato molto bello, perché ci siamo rese conto che saremmo state accettate su ampia scala e che anche noi ragazze sappiamo fare del metal bene come i ragazzi. Tutto questo è molto bello, così come è molto bello vedere intorno a noi altre ragazze che ci supportano, e noi ci sentiamo parte di un movimento. Lo riesci a capire quando vai ai concerti, lo vedi nei volti delle persone; è incredibile come le ragazze siano aumentate agli show metal. Non so spiegarti quanto sia incredibile vedere così tante ragazze venire oltre le transenne, che magari fanno crowdsurfing a un concerto metal. Siamo tutte molto contente per questo movimento, per il fatto che le ragazze riescono a mostrare il loro talento per quanto riguarda il metal, perché hanno visto altre ragazze che ce l’hanno fatta e lo hanno accettato. Questo movimento è un’ottima cosa, vedo che molte ragazze si sentono più sicure nel mostrare il loro talento nel metal, perché vedono che anche altre ragazze ce l’hanno fatta e vengono accettate. Spero che in futuro possa aumentare e che in futuro la gente possa vedere le band in modo diverso dalle “band con una cantante donna alla voce”.

Come band, fate parte anche del progetto Devil’s Carnival. Puoi dirci qualcosa a riguardo di questo progetto? Il video di “Monsters Ball” è legato a questo progetto?

No, il video di “Monsters Ball” non c’entra niente con il progetto Devil’s Carnival. Anzi, tra l’altro, appena avrò finito l’intervista con te, dovrò andare in studio a registrare delle voci proprio per loro! È stato un progetto molto divertente, nato con la richiesta di cantare semplicemente un brano, fare un po’ di teatro parlando con accento tedesco…ci siamo divertiti davvero tanto. The Devil’s Carnival è stato un progetto a parte, e siamo stati molto fieri di farne parte, insieme ad artisti come David Hasselhoff, Danny Worsnop o Paul Sorvino. Già solo per il fatto di essere lì, ci siamo sentiti molto fortunati.

Chiudi l’intervista come vuoi.

Voglio solo ringraziare i fan per tutto il supporto che ci hanno dimostrato negli ultimi sei anni e speriamo che lo mantengano anche per i prossimi sei anni!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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