Blues Pills: “Lady In Gold” – Intervista a Elin Larsson

I Blues Pills sono ormai una band affermatissima nel panorama rock/metal degli ultimi anni, nonostante il loro sound fatto di blues, soul e psychedelic rock li renda una specie di mosca bianca nel roster della Nuclear Blast.
Durante il promo day tenutosi a Milano lo scorso Maggio, abbiamo parlato con la biondissima frontwoman Elin Larsson, che ci ha incantati con la sua semplicità e assoluta disponibilità: ne è venuta fuori una piacevole chiacchierata che vi fornirà qualche informazione in più sul nuovo album della band, Lady In Gold, e su come non sia tutto rose e fiori per una giovane band chiamata a dimostrare il proprio valore. Ma per fortuna esiste la vita on the road…

Ciao Elin, innanzitutto grazie per il tuo tempo.
Il vostro secondo album, “Lady In Gold”, uscirà il 5 Agosto. Immagino sia un importante traguardo che vi chiama a dimostrare il vostro valore, dopo il successo del primo full length. Come introdurresti il disco ai fan dei Blues Pills e a coloro che potrebbero diventarlo?

Ciao e grazie a te. Credo che “Lady In Gold” sia un album fantastico: contiene degli elementi soul, ma anche parti blues e rock, con delle influenze jazz. Con questo lavoro abbiamo trovato il nostro sound, per cui se vi piacciono la buona musica, i cori, le parti di chitarra e basso ben suonate, dovreste senza dubbio ascoltarlo.

Mi piace molto l’artwork del disco. Rappresenta qualcosa in particolare e come lo avete scelto?

L’artwork è stato creato dall’artista Marijke Koger-Dunham, che ha lavorato con noi anche per l’artwork del primo album e per quello del live album. E’ un’artista leggendaria, che ha lavorato anche con i Beatles e ha dipinto la chitarra di Eric Clapton. All’inizio mandavamo le sue immagini ad altri artisti, chiedendo loro di trarne ispirazione, finchè il nostro bassista ha suggerito che potevamo contattarla direttamente. Beh, è successo. E adesso è il terzo album su cui collabora con noi.
C’è molto simbolismo nella cover, ci vedo molto amore. C’è la parte buona e il lato oscuro, il sole e la luna, è una sorta di equilibrio unito dalla figura del cerchio. L’artwork si integra benissimo con la nostra musica.

Passiamo al sound del disco, che continua sulla strada tracciata dal primo lavoro, ma integra anche una forte componente soul. Qual è stata l’evoluzione rispetto all’album di debutto e quali sono le differenze con “Lady In Gold”?

In “Lady In Gold” abbiamo raccolto varie influenze, blues, ma anche elementi moderni. Credo sia un album più maturo, siamo maturati molto andando in tour e suonando insieme. In quest’album abbiamo lavorato tutti insieme e, anche se io e Zack scriviamo i testi, tutti quanti collaboriamo alla musica. Inoltre, ci siamo presi il nostro tempo: abbiamo cominciato a registrare nel 2014, alternando momenti in studio ai tour. Questa volta abbiamo cercato di sperimentare un po’ di più, io personalmente anche a livello vocale.

Avete collaborato di nuovo con il produttore Don Alsterberg, per cui presumo che si sia creato un buon ambiente di lavoro con lui…

Don è un grande produttore, molto creativo. Non ci sono tanti produttori disposti a lavorare con una band che per due anni fa avanti e indietro dallo studio, è una situazione di lavoro difficile. Avevamo addosso anche una grande pressione perché è il secondo album e dovevamo dimostrare di essere una grande band. Ci sono momenti in cui scrivi e va tutto bene e altri in cui tutto ti sembra uno schifo. E’ stato un album duro da creare, non per via del produttore, ma per tutte le condizioni di registrazione.

Dietro all’apparente leggerezza della vostra musica si nascondono dei testi molto profondi, a partire dalla title track. Chi è questa Signora in oro e qual è stata la fonte di ispirazione per i testi?

Io e Zack, che scriviamo i testi, abbiamo avuto differenti fonti di ispirazione. Lady in Gold è un personaggio inventato: è una donna potente e bellissima, ma è anche terrificante e mortale. E’ la morte. Volevo che ci fosse una prospettiva femminile nella canzone, perchè in genere le divinità, come ad esempio Dio e Satana, sono uomini. Da qui la nascita della Signora in Oro. Il significato della canzone è che non devi avere paura di vivere, ma devi avere cura di ogni momento su questa terra.
Io e Zac abbiamo creato delle storie in quest’album: è affascinante poter scrivere qualcosa che nel giro di pochi minuti prende vita, è una cosa che ti dà molte possibilità. Quando ho avuto il blocco creativo, ho chiamato mia madre e lei mi ha detto che “a volte quello che cerchi è più vicino di ciò che pensi, così vicino che non lo vedi”. E ha ragione. “Little Boy Preacher” ad esempio è stata ispirata da un video che ho visto su youtube, mentre “I Felt A Change” parla del sentirsi colpevoli, del perdere qualcuno che ami, che non riguarda solo un uomo e una donna, un uomo e un uomo, una donna e una donna, ma anche perdere qualcosa in generale e sentirsi responsabili. Credo che metà delle tracce abbia avuto un’origina biografica e le altre siano storie inventate.

La vostra musica unisce il caro vecchio rock, influenze 70s, tocchi psichedelici e anche elementi moderni. Come spieghi il grande successo dei Blues Pills, anche tra i giovanissimi?

Credo, o meglio spero, che le persone siano stanche della musica commerciale. E’ come la differenza che c’è tra un mobile dell’ikea e un altro creato ad arte. Il pubblico è più consapevole e soprattutto i fan del metal o del rock sono persone che amano la musica e quando cominciano ad ascoltare la tua musica, diventano dei fan devoti.

I Blues Pills sono una band giovane e talentuosa, ma supportata da una grande etichetta come la Nuclear Blast. Quali sono, secondo te, i principali vantaggi che derivano dalla collaborazione con una grande casa discografica?

Nuclear Blast ci ha aiutati e supportati molto. Nella label noi siamo quelli strani rispetto ai nostri compagni di etichetta, ma siamo stati fortunati a trovare le persone giuste. Se sei un giovane artista, è fondamentale avere una connessione con le persone con cui collabori. Contemporaneamente a quella di Nuclear Blast, abbiamo avuto offerte anche da major, ma devi trovare chi crede in te e sia disposto a supportarti. E’ un privilegio lavorare con loro.

Siete una band che si esibisce spesso dal vivo e siete stati in tour per tutti i 2 anni appena trascorsi. E’ stata una vostra scelta? E, da ragazza a ragazza, cosa vuol dire passare così tanto tempo on the road con un gruppo di uomini?

Ottima domanda. Per quanto riguarda il primo punto, credo che una band oggi debba andare in tour. Io amo andare in tour, aiuta anche a crescere come team, come famiglia on the road. Questo genere di vita ti fa sentire più libero, perchè non hai obblighi rispetto a quando sei a casa: non pensi al fatto che devi pagare l’affitto e fare determinate cose. Suoni, incontri belli persone, altre band, i fan, che è una cosa che tento di fare tutte le volte che posso.
Mi piace interagire con i fan: durante gli show mi sembra di dare una parte della mia anima e ad un certo punto ti senti vuota, ma è il pubblico a ridarti qualcosa indietro. E’ una sensazione strana, spirituale.
E per il secodo punto, ci è capitato di andare in tour con altre band in cui gli uomini avevano un’attitude da super macho, parlavano delle donne in un modo a mio vedere irrispettoso. I miei ragazzi non sono così, sono molto sensibili, parliamo di tante cose anche filosofiche e ci rispettiamo molto. Andare in tour con loro è uno spasso. Abbiamo anche una tour manager donna: quando posso scegliere, cerco sempre di portare in tour con noi band con componenti donne. Non solo perchè si tratta di gruppi davvero bravi, ma anche perchè, come donne, siamo spesso giudicate: per come appariamo, per quello che diciamo e facciamo. A parità di bravura, capita più spesso che siano band composte da uomini ad andare avanti, mentre gruppi con frontwomen non riescono ad emergere, proprio perchè sono composti da ragazze. Credo che ciò debba cambiare, per questo cerco, quando posso, di dare ad altre ragazze la possibilità di provare ad emergere.

Vai in tour, scrivi musica, registri album, ti esibisci live, viaggi. Quali sono i pro e i contro della grande attenzione che si sta concentrando intorno ai Blues Pills?

Uno dei contro è stata la pressione dietro la registrazione di questo album: è stato un compito arduo. Non mi piace, ad esempio, che nella mia città natale spesso la gente non mi veda come una persona, ma solo come un’artista, quasi immortale. Io non ci sono abituata e a volte penso a come i grandi musicisti abbiano potuto convivere con questo. Ad esempio Janis Joplin, che naturalmente è ad un livello completamente diverso dal mio, una donna che ha fatto così tanto per noi donne.
Il privilegio è che puoi fare quello che vuoi: viaggi, incontri persone meravigliose, giornalisti, band, musicisti, promoter, persone super interessanti. Vedi cose che ti danno un’immagine molto più ampia del mondo, puoi vedere le differenze sociali nei vari paesi e città, acquisisci una visione più estesa di ciò che ti circonda.

Sei nata in Svezia, hai vissuto negli Stati Uniti per un certo periodo e adesso sei tornata di nuovo in Svezia. Ma come è nata la tua passione per la musica?

Sì, sono nata in un paesino in Svezia, che è una nazione molto pacifica. Durante l’inverno non c’è molto da fare perchè fa freddissimo, per cui si suona tanto. Rispetto agli statunitensi, gli svedesi sono più riservati e timidi. Quando sono andata negli USA, ho trovato persone molto più sociali e ho imparato tanto da questa attitudine.
La mia passione per la musica è nata quando avevo 6 anni:  a scuola abbiamo fatto una lezione di musica africana e io ho cominciato a cantare. Cantare per me è qualcosa di spirituale, è come se il mio intero corpo si riempisse di qualcosa. Da piccola ero anche molto affascinata dalla voce delle persone, dai loro diversi toni. La voce di Aretha Franklin, ad esempio, mi ha molto colpita quando ero bambina, per via della sua potenza ed estensione. E così anche quella di Joe Cocker. Da ragazza ascoltavo anche le Spice Girls, ovviamente, ma anche loro avevano cinque voci diverse. Quando ero piccola, mia madre aveva un piccolo teatro e mio padre era un grande fan dei Beatles: la nostra casa era sempre piena di diversi stili e forme di espressione e si ascoltava di tutto dalla musica classica ai Nirvana ai Beatles e Janis Joplin. Credo che tutto sia cominciato dalla creatività dei miei genitori e dalla loro passione per la musica.

Siete stati in Italia molte volte e tornerete nel nostro paese ad Ottobre. Cosa puoi dirmi delle vostre esperienze live in Italia fino ad ora?

Credo che il pubblico italiano sia molto rispettoso: tutti applaudiscono e ballano durante le canzoni, ma quando parlo sono tutti in silenzio ad ascoltare.
Anche durante le sessioni di autografi, sono tutti molto rispettosi degli altri. Credo che questa sia una grande forza in una società.
Poi dell’Italia mi piace il cibo, le persone, il clima.
Ad ottobre saremo in tour con dei nostri compagni di label, i Kadavar: siamo stati in tour in Australia con loro 3 anni fa, per cui sarà come una riunione di famiglia. Sarà fantastico tornare qui.

Quali sono i futuri piani dei Blues Pills?

Avremo un nuovo membro con noi, Rickard Nygren, che suonerà l’organo e le tastiere. In realtà è in tour con noi da oltre un anno, è un nostro grande fan. Sarà una novità on stage.

Grazie mille Elin! Ti va di chiudere con un messaggio ai lettori di Metallus?

Certo, dovete venire a vederci ad Ottobre e dare un’occhiata al nostro album, che uscirà il 5 Agosto.
Godetevi la vita, passate una bella estate ed esplorate tanta nuova musica!

Online la recensione di “Lady In Gold

Blues Pills Official 05

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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