Blues Pills: “Blues Pills” – Intervista a Elin Larsson

Musica di altri tempi. Questa è la definizione che potremmo utilizzare per descrivere la proposta dei Blues Pills, neonata realtà musicale svedese fresca di contratto con la possente Nuclear Blast e pronta a presentare il loro rock/soul oltre le mura casalinghe. In occasione dell’imminente uscita del debut album, abbiamo avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con la biondissima e sorridentissima Elin Larsson, frontleader del combo di Örebro, che in questa esaustiva ed esclusiva intervista ci porta a conoscere la storia della band e l’interesse per un genere musicale dato ormai per disperso.

Fotografia a cura di Stefan Heilemann / Heilemania.de

Ciao Elin e benvenuta. Iniziamo subito la nostra chiacchierata: tu sei la cantante dei Blues Pills, una giovane realtà musicale nata nel 2011. Per chi ancora non conoscesse la band, ti andrebbe di accennarci una breve biografia?

Okay. Abbiamo formato la band nel 2011, proveniamo dall’America, Svezia e Francia anche se attualmente abitiamo tutti qui in Svezia e semplicemente suoniamo un po’ di musica rock-blues.

Possiamo dire che la band sia molto multietnica. Come vi siete incontrati e come è nata la decisione di intraprendere un percorso musicale insieme?

La band prima del mio ingresso non esisteva, solo con la mia aggiunta abbiamo deciso di crearla, quando mi sono trasferita negli States, dove successivamente ho incontrato Zakk e Corey. Siamo diventati amici e abbiamo iniziato ad improvvisare alcuni brani; infine, abbiamo iniziato a scrivere la nostra musica, all’epoca eravamo solo noi tre per cui non eravamo proprio nel mood di dire “Hey, formiamo una band”. Poco tempo più tardi, abbiamo conosciuto Dorian e lo abbiamo incluso nel gruppo, dato che eravamo solamente in tre e avevamo bisogno di un chitarrista. Dopo aver sperimentato un po’ di improvvisazione con la band al completo, abbiamo intrapreso un tour, vista anche l’alchimia che si era venuta a creare tra tutti noi e in seguito, i ragazzi si sono trasferiti in Svezia (ridacchia, ndr).

Quali caratteristiche dei rispettivi Paesi e quali influenze avete portato all’interno del vostro sound?

Ognuno di noi ha gusti musicali differenti ma allo stesso tempo ci sono elementi comuni, anche se devo dire che c’è stato un album dei Fleetwood Mac, chiamato “Then Play On” del 1969, che ci ha influenzati particolarmente nel periodo in cui abbiamo iniziato a scrivere le nostre prime canzoni. È un disco che ci ha influenzati e che ci ha spinti a creare qualcosa di vagamente simile a quel tipo di proposta musicale, non voglio dire che all’epoca volevamo copiare quel genere musicale, volevamo creare qualcosa che fosse stimolante, che potesse ispirarci. Io, così come Corey e Zakk, ho ascoltato parecchio una band svedese chiamata November, una band degli anni 60 e 70, una gran band a parer mio, mentre a Dorian piaceva moltissimo Rory Gallagher, credo anche i ZZ Top (sorride, ndr) e abbiamo fatto una sorta di mix. Quando ero più giovane, mi piaceva moltissimo anche Aretha Franklin e mi piace tuttora! Credo che tutti noi abbiamo messo un po’ di questi nostri gusti personali nel nostro sound e abbiamo cercato di adattarli alle nostre melodie, alle nostre tonalità, di mettervi dentro le nostre emozioni. Grazie a queste premesse, sono nati i Blues Pills!

Voi tutti siete ragazzi molto giovani e la vostra proposta musicale è fortemente radicata negli anni ’70. Da dove deriva questa scelta di ispirarvi a quegli anni, a quel tipo di musica?

Personalmente non la considero un’idea, una scelta. Il tutto è nato proprio grazie al nostro modo di scrivere i testi e la musica che chiaramente si rifà alla musica degli anni ’60, inizio anni ’70 ed è la musica con la quale siamo cresciuti. Non è nato come si suole fare partendo dall’idea di creare una band, noi ci siamo limitati ad improvvisare dei brani e da qui è nato il nostro sound.

In molti hanno paragonato la tua voce a quella della grandissima Janis Joplin, una delle artiste più amate in assoluto nel panorama musicale. Cosa ci puoi dire del tuo background musicale, della tua educazione musicale?

Essere paragonata alla grandissima Janis Joplin per me è un complimento enorme e come dicevi tu, è un’artista eccezionale, è una santa, anche se trovo quasi fittizio ed irreale essere paragonata a lei, perché parliamo di Janis Joplin, lei era ed è Janis Joplin! Quando avevo 16 anni, ho frequentato una scuola di musica e prima di essere ammessa a questa scuola, mi sono affidata ad una vocal coach. Questo succedeva quando avevo 14 anni e ho preso lezioni per due anni. Come ti accennavo prima, ascoltavo musica soul, un sacco di musica soul, blues, rock e anche durante i miei studi, ho scoperto molti altri generi musicali, che mi hanno aiutata a scoprire la mia voce, una voce potente.

Prima dicevo appunto che siete una realtà molto giovane e proprio per il tipo di musica che proponete, avete ottenuto un accordo discografico con  una delle maggiori etichette discografiche, la Nuclear Blast. Come è nata la vostra collaborazione?

È nato tutto dopo aver mandato alla casa discografica un nostro video live. A dire il vero c’è un aneddoto interessante dietro a questa storia, è piuttosto buffo perché la registrazione è stata effettuata durante il nostro quarto show in Portogallo, ad un evento chiamato Milhões de Festa… sì, credo si chiamasse così! Qualcuno registrò la performance e noi la mostrammo alla Nuclear Blast, allegando un brevissimo messaggio, era qualcosa del tipo “Salve, noi siamo i Blues Pills e nel caso foste interessati a valutarci, per favore inviateci un’email”… e l’etichetta lo fece sul serio! In quello stesso anno, inoltre, incontrammo i ragazzi della compagnia ad un nostro stesso concerto e firmammo un accordo discografico, il che è stata cosa buona e giusta! (ride, ndr).

Per lanciarvi e proporvi nel panorama musicale, la vostra etichetta ha pubblicato due EP, “Devil Man” e “Live at Rockpalast” e questa decisione ha fatto un po’ storcere il naso al pubblico. Perché avete deciso di rilasciare due EP prima di buttarvi a pieno nella pubblicazione del vostro debut album?

Sì, me lo sto chiedendo anche io in effetti (ride, ndr). Il primo Ep fu registrato da noi con l’aiuto di qualche nostro amico, poiché non avevamo a disposizione nessun budget e lo abbiamo registrato con degli strumenti rotti, non avevamo molto a disposizione perché in quel periodo c’era in ballo il trasferimento in Svezia. Quando abbiamo firmato per la Nuclear Blast, ci è stata concessa l’opportunità di lavorare con questo produttore, Don Alsterberg, e abbiamo registrato in un vero studio disponendo comunque di un po’ di denaro. Questa è stata la ragione principale e avevamo pensato di rilasciare gli Ep durante quel lungo periodo di attesa proprio perché il processo stava richiedendo più tempo del previsto e volevamo presentare l’album nel miglior modo possibile.

Leggendo in un primo momento la tracklist, si nota l’inserimento di alcuni brani che avevamo già imparato a conoscere con i due EP. A cosa è dovuta la decisione di inserirli in questo primo full length?

La decisione è scaturita, è stata presa principalmente da un gruppo di persone che si occupano del business, le quali ci hanno suggerito di includere i pezzi da te elencati perché a detta loro, “un debut album deve possedere le canzoni migliori”, quindi includendole ci è parso di fare la decisione più adatta, per dare un senso all’album stesso. Come ti dicevo prima, le due precedenti releases sono state registrate da noi stessi, fatte persino di fretta e, nonostante tutto, sono molto soddisfatta del risultato finale ed è una cosa grandiosa per i nostri fans, in quanto involontariamente hanno preso parte alla band quando noi ancora ci consideravamo una “demo band”. Eravamo abituati a fare tutto per conto nostro e il loro supporto in qualche modo ci ha aiutati a crescere (a questo punto dell’intervista la bella svedese si impappina cercando di spiegare il concetto in inglese, ndr). Ad ogni modo, se ai nostri fans non piacerà la versione riarrangiata dei pezzi che erano già stati presentati precedentemente, possono sempre accaparrarsi la copia degli EP e riascoltare il vecchio materiale (ride, ndr).

L’album trasmette veramente una ottima resa live. Cosa ci puoi dire del processo di registrazione e del lavoro con Don?

La registrazione è analogica e il processo è stato curato da Don Alsterberg nel suo studio di registrazione a Gotheburg. Abbiamo registrato prima il basso e la batteria, poi le chitarre. Il tutto è stato registrato in analogico per dare appunto quella resa dal vivo e il che lo rende molto figo. Una registrazione simile non potrebbe essere resa tale se registrata, ad esempio, su un nastro, perché risulterebbe più “caldo”. Mi reputo fortunata ad aver collaborato con Don, perché è un ottimo produttore e personalmente lo trovo un piccolo genio, eheheh. Il lavoro fatto con Don è stato interessante, è molto simile a me, è di mentalità aperta, gli piace spaziare, non apprezza i limiti e le etichette, credo che questa sia una qualità piacevole quando si tratta di musica… e al contrario di molti altri personaggi, lui non è il tipico produttore che ti dice come devi cantare, come devi fare certe cose, anzi, mi ha guidata e mi ha aiutata. A volte mi son ritrovata a scrivere dei testi in studio di registrazione insieme a Zakk e insieme abbiamo persino scritto 24 pagine di testi fino a che non abbiamo fatto tutto correttamente, il che era una cosa nuova per me in quanto ero ancora inesperta in questo campo. Tornando a parlare di Don, quando lavori con lui, lo capisci da subito che lui è nel mood giusto, da il 200% di se ed è come se ora fosse parte integrante della band. Un quinto membro. Ci ha spinti ad essere quello che siamo e ci ha spinti ad essere migliori in tutto.

Cosa ci puoi dire, invece, del songwriting?

Molti brani parlano della vita e cose così, ehehe. La vita e la morte, alcuni pezzi trattano l’amore, ad esempio “High Class Woman” parla di quella gente sfortunata che non ha avuto niente nella vita, è un album piuttosto variegato. I testi sono sempre una parte importante, Zakk e io siamo gli unici responsabili della stesura del materiale scritto e collaboriamo spesso insieme. Capita a volte che io mi ritrovi in difficoltà con alcuni termini e cerco di venirne fuori durante il processo, la situazione è diversa per ogni pezzo trattato.

Questo è un aneddoto curioso che riguarda l’artwork dell’album: è vero che stavate cercando qualcosa che richiamasse gli anni ’60 e che siete incappati in questo dipinto che è stato, appunto, realizzato in quel periodo?

Sì è vero. L’artwork dell’album è stato realizzato da Marijke Koger-Dunham e stavamo cercando ad un’opera che si rifacesse al nostro stile e casualmente siamo incappati in alcuni dei suoi dipinti. Un giorno Zakk, il nostro bassista, ha avuto la geniale idea di provare a contattarla, così ha scritto un’email. Questa artista ha realizzato opere per i Beatles,  ha dipinto persino delle chitarre, ha realizzato la copertina di “Fireplace” di George Harrison, è una grande artista! Nel messaggio che le inviammo, le parlammo del nostro debut album, della nostra proposta musicale, di chi siamo noi e siamo effettivamente rimasti sorpresi quando ci siamo ritrovati una sua risposta qualche tempo più tardi ma ancor di più eravamo rimasti sorpresi riguardo al fatto che avesse accettato di collaborare con noi. Ci ha proposto di scegliere tra alcuni dei suoi vecchi dipinti e vecchi schizzi e tra la vasta gamma che ci propose, abbiamo poi scelto quella che è la copertina attuale del disco.

Qualche mese fa avevate reso note le date del tour europeo ed alcune di queste, tra cui quella italiana, sono state cancellate per alcuni problemi personali. Ci sarà modo di potervi rivedere nel Bel Paese e in giro per l’Europa? So che giusto ieri avete partecipato all’Hellfest!

A dire il vero avremo modo di esibirci a Roma e stiamo pianificando anche un possibile tour Europeo subito dopo l’estate, in compagnia di un’altra band ma al momento non posso dirti più di questo, mi spiace, anche se non mi dispiacerebbe avere qualche altra data in Italia e in Grecia, perché non siamo mai stati là. Ad ogni modo, avremo la possibilità di suonare a questo festival a Roma e spero, speriamo di poter avere qualche data in più per l’autunno.

Ora vorrei farti una domanda in chiave un po’ curiosa. Se avessi la possibilità di consigliare qualche brano ad una persona estranea alla vostra musica, per darle modo di farsi un’idea su cosa andrà ad ascoltare, quali brani consiglieresti e perché?

Ow, questa è difficile: suggerirei “High Class Woman” perché ha un sacco di elementi blues, groovy e psichedelici e lo potete sentire anche nelle parti di chitarre suonate da Dorian, che è riuscito a mettere in mostra le sue abilità. È veramente un brano groovy e piacevole, un gran pezzo, per cui sceglierei in primis questo e in secondo luogo, “Little Sun”, perché è una delle mie canzoni preferite, composta da me e Zakk, in collaborazione con alcuni amici. Sceglierei anche questa, eheh.

Perché, secondo te, la gente dovrebbe ascoltare la vostra musica? Forniscici almeno 3 motivi, io non faccio testo perché personalmente credo che siate meravigliosi e siate riusciti a far rivivere un tipo di musica che in pochi ascoltavano e che in molti davano già per “morta”…

Anche questa non è male, eheh. In primis, personalmente credo che se vi piace la musica dal vivo, la musica onesta, fatta col cuore, dovreste darci un ascolto, non c’è nulla di finto in quello che facciamo. Se inoltre amate anche la musica rock degli anni ’60 e ’70, la nostra proposta fa al caso vostro… e il terzo motivo… ehehe, se vi piacciono le voci femminili e le abilità tecniche dei musicisti, dovreste darci un ascolto ai Blues Pills. So che forse non vi sembreranno buone ragioni per ascoltarci ma non riesco a pensarne ad altre. Ehehe.

Ok Elin, direi che il nostro tempo è ahimè terminato. Ti ringrazio per la tua disponibilità e per esserti prestata a questa chiacchierata con noi. Vorresti condividere qualcosa con i fans italiani e con i lettori di Metallus.it?

Sì! Spero di poter visitare l’Italia molto presto e vi invito a presenziare al nostro show a Roma e grazie a te Ary per aver accettato di fare questa intervista!

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