Blind Guardian Twilight Orchestra: “Point Of No Return” – Intervista ad André Olbrich

I Blind Guardian hanno abituato i loro fan ad attese interminabili e nessuno si aspettava che “Legacy Of The Dark Lands”, l’album orchestrale di cui si parla ormai da anni, avrebbe davvero visto la luce.
E invece per la band di Krefeld è appena l’inizio, con una release che apre la porta ad infinite possibilità e sviluppi. Ne abbiamo parlato (realizzando un piccolo sogno personale) con André Olbrich, chitarrista e anima dei Blind Guardian, in una bellissima chiacchierata all’insegna delle buone notizie, della creatività e di tanta ispirazione.

Ciao André, innanzitutto grazie per il tuo tempo e la tua disponibilità, lasciami dire che al momento sono un po’ nervosa perché sono una grandissima fan dei Blind Guardian! Ma parliamo di “Legacy Of The Dark Lands”, che è finalmente realtà, dopo anni di idee e rimandi. Quando avete iniziato a pensare a questo progetto?

Non hai nessun motivo di essere nervosa, anzi sono davvero contento che ti piaccia la nostra musica!
Io ed Hansi abbiamo iniziato a pensare a questo progetto mentre stavamo scrivendo Nightfall, nel 1996. Avevamo deciso di scrivere un concept album ispirato a Tolkien e ho iniziato a pensare a qualcosa che potesse legare la musica al mondo fantasy. Volevo andare ancora più a fondo e sperimentare con la musica orchestrale, pensavo a qualcosa di simile ad una soundstrack. Ho scritto la prima canzone, l’ho passata ad Hansi e quando l’ho ascoltata con le parti vocali sono rimasto sconvolto. Il modo in cui utilizzava e giocava con la voce su quel brano era molto diverso da tutti i nostri pezzi precedenti, quindi ho capito da subito che avevo per le mani una cosa molto speciale. Ho parlato con Hansi, sarebbe stato un peccato fermarci ad una sola canzone di questo tipo, dovevamo scrivere un intero album. Lui è stato subito d’accordo ed è nata l’idea di questo progetto parallelo. Ho imparato molto sulla programmazione di suoni orchestrali, sono migliorato sempre più e pian piano, nel corso degli anni, abbiamo messo insieme sempre più pezzi di questo tipo.

Il progetto vede la partecipazione di uno scrittore, Markus Heitz: com’è nata questa collaborazione?

All’inizio pensavamo al mondo di Tolkien, ma alcuni anni dopo la pubblicazione di Nightfall è uscito il film de “Il Signore Degli Anelli” e all’improvviso tutti lo conoscevano. Allora non ci siamo più sentiti a nostro agio con questo argomento, perché ritenevamo che un album su questo tema sarebbe stato interpretato come una volontà di cavalcare l’onda del successo. Abbiamo iniziato a pensare ad un autore diverso e magari alla possibilità di avere una nostra storia. Hansi ha iniziato a cercare e alcuni anni dopo è arrivato con il libro “The Dwarves” di Markus Heitz e mi ha detto che secondo lui era il miglior autore della nuova generazione. L’abbiamo contattato e lui ha accettato subito perché, a quanto pare, ascoltava i Blind Guardian fin dall’adolescenza! L’abbiamo invitato nel nostro studio e gli abbiamo fatto ascoltare i demo orchestrali; è stato entusiasta e ci ha detto che aveva intenzione di scrivere un libro per noi. Naturalmente era esattamente quello che speravamo, perché così la storia si sarebbe adattata perfettamente alla musica: Hansi ha illustrato a Markus alcuni passaggi emotivi, momenti particolari che sarebbero dovuti succedere nella storia e a cui connettere i testi dei brani. Per esempio, se nella musica c’è una parte che richiama un campo di battaglia, potevamo farlo comparire anche nella storia e creare così una connessione perfetta. Ed è stato ciò che Markus ha fatto: a parte questo, aveva assoluta libertà di scrivere la storia nel suo stile e ha aggiunto moltissimi intrecci; è stata la combinazione di due mondi creativi, ci siamo influenzati a vicenda e abbiamo avuto una cooperazione fantastica, per non parlare del fatto che Markus è una persona meraviglisoa, ci siamo divertiti molto a lavorare con lui.

Ho fatto qualche ricerca e al momento “Die Dunklen Lande” è disponibile solo in tedesco. Pensi che sarà tradotto in altre lingue, a seguito dell’uscita del disco?

Sarà pubblicato in inglese a Novembre, è l’unica info che ho. Per il momento i suoi libri sono stati pubblicati solo in Germania, ma naturalmente ora ha l’opportunità di guadagnare dei nuovi fan, quindi questo sarà il suo primo libro tradotto in inglese.
[L’intervista si è tenuta prima dell’uscita dell’ebook in inglese, ndr]

Immagino che anche il processo di registrazione sia stato particolare e a dir poco maestoso: quali sono state le sfide e i lati positivi del lavorare con una vera orchestra?

La sfida principale è stata trascrivere i miei demo creati al computer in delle vere partiture orchestrali, perchè le composizioni originarie erano molto forti, avevano una certa magia e atmosfera, ma erano prodotte artificialmente: quando volevo ottenere l’effetto di 30 musicisti con strumenti a corda, utilizzavo un suono che ne simulasse la presenza. Ma nella realtà hai bisogno di 30 partiture per altrettanti musicisti e l’effetto finale è diverso. Hai bisogno di trovare modi per ottenere lo stesso approccio al suono e per fortuna abbiamo ricevuto il prezioso aiuto di Matthias Ulmer: se lavori con una vera orchestra, ogni singola nota per tutti i 130 musicisti deve essere perfetta.
Ho dovuto ricontrollare tutto, perchè volevo che le varie parti rivelassero comunque la magia di una composizione metal. Abbiamo fatto un grande lavoro, ora ritrovo lo spirito che volevo ottenere e il suono è migliorato enormemente passando dai sample a questa enorme opera per orchestra. Il risultato è quello che volevamo, ma è stato molto difficile arrivarci.
Inoltre, dopo aver scritto le parti, le abbiamo date al direttore d’orchestra della filarmonica di Praga e lui ha fatto delle correzioni, dato che conosce i suoi musicisti e i loro limiti. Alcune parti potevano essere troppo veloci o difficili per loro, per cui le ha sistemate in modo da titrare fuori il meglio dai suoi musicisti.
Come vedi ci sono stati moltissimi step tra i demo programmati al computer e la registrazione. E ogni passo ci ha portati un po’ più in là.

Quanto tempo avete impiegato per registrare le parti orchestrali?

Abbiamo diviso il processo in varie parti, perché è stato molto intenso e riuscivamo a registrare circa due pezzi durante ogni fase di attività dei Blind Guardian. Abbiamo iniziato a registrare a Praga nel 2007 e poi ogni due o tre anni registravamo un paio di brani, fino ad avere tutte le parti orchestrali terminate nel 2017. In definitiva, ci sono voluti dieci anni.
Ma naturalmente ciò è dovuto anche al fatto che siamo molto impegnati con i Blind Guardian: abbiamo sempre considerato questo progetto come parallelo, i Blind Guardian hanno sempre avuto la precedenza. Tra i nostri lunghi tour e produzioni, potevamo usare solo i mesi nel mezzo in cui avevamo tempo per scrivere nuovi canzoni e registrarle in maniera appropriata. E non dobbiamo dimenticare l’aspetto economico, servono molti soldi per una release di questo tipo, per cui è stato importante suddividere il processo in tutti questi anni: in questo modo è diventato un po’ più leggero per noi.

I vostri fan più fedeli riconosceranno anche delle voci familiari, le stesse degli attori che hanno partecipato a “Nightfall In The Middle Earth”…

Esatto, e la ragione è semplice. Hansi ha scritto i dialoghi e abbiamo iniziato a cercare nuove voci su internet, ma nella nostra testa le paragonavamo sempre a quelle di Nightfall e non riuscivamo a trovare nulla di meglio! Per cui alla fine abbiamo pensato che sarebbe stato meglio contattare quegli stessi attori, perché avevano fatto così bene in quell’album!
Beh, lavoravano ancora, erano a Londra e potevano anche metterci in contatto con le voci mancanti. Insomma, era tutto perfetto. Hansi è andato a Londra e ha registrato tutti i dialoghi con loro, anche più di quelli che si sentono sul disco: abbiamo più di 20 minuti di registrazione che saranno inseriti come CD bonus in una delle edizioni. È stato divertente creare questo audio book, è stata una cosa nuova per noi: adesso ascoltando l’album, con i dialoghi e il supporto del romanzo, puoi quasi vedere un film che scorre davanti ai tuoi occhi. Ogni fan avrà un’immagine diversa e personale, è come aprire qualcosa di visivo per te e la tua creatività. Possiamo dire di aver creato una musica visuale.

“Legacy Of The Dark Lands” è molto diverso dagli album dei Blind Guardian, anche se degli spunti erano visibili già in “Beyond The Red Mirror”. Come pensi che reagiranno i vostri fan a questa release?

Immagino tu ti riferisca ad Harvester Of Souls e At The Edge Of Time in Beyond The Red Mirror: abbiamo scritto quella canzone per l’album orchestrale, ma alla fine non aveva la stessa atmosfera del resto del materiale, per cui l’abbiamo esclusa. Però non potevo buttare via una canzone del genere e allora l’ho trascirtta in versione metal, ecco perché è in Beyond The Red Mirror . Al ritorno dal tour, abbiamo ascoltato tutto il materiale e ci siamo chiesti come mai l’avessimo esclusa, era perfetta!
E così l’abbiamo reinserita. In questo modo ora c’è una congiunzione tra il lavoro metal e quello orchestrale e le due composizioni si possono combinare. Sono simili, ma con elementi differenti: il disco orchestrale ha molto in comune con il nostro approccio metal ed è molto più heavy di una composizione classica. È a metà tra musica classica e metal e sono contento che ci sia questo collegamento e che i nostri fan lo possano cogliere, perché permette di immaginare come sarebbe stato l’album orchestrale se l’avessimo suonato interamente in chiave metal.

Sappiamo che i fan dei Blind Guardian sono molto pazienti e sanno cosa vuol dire aspettare di avere un nuovo album tra le mani. In un music business che funziona in cicli di circa due anni tra un disco e un altro, qual è la filosofia dietro il vostro prendervi il giusto tempo per lavorare ad una nuova release? E non temete che questo possa essere controproducente per la vostra carriera?

La nostra filosofia è questa: la cosa veramente importante è trovare idee nuove e creare qualcosa di nuovo rispetto al passato. Naturalmente ci sono strade più semplici, potremmo copiare Imaginations all’infinito e far uscire un album all’anno, dato il successo di quel disco, ma alla fine i fan si annoierebbero a morte e così anche noi.
Per noi la sfida è creare nuova musica che soprprenda i fan. Secondo me, la qualità vince e il tempo non conta. Se riusciamo a portare al nostro pubblico album di qualità e canzoni senza tempo, allora non abbiamo niente da temere. Se non avessi la libertà di realizzare nuove idee e avessi solo la pressione di soddisfare le aspettative, smetterei di fare musica. Lascerei tutto.
Ma i nostri fan apprezzano e comprendono quello che facciamo e come lo facciamo, e sono disponibili ad aspettare se li ricompensiamo con album di qualità. Ognuno ha il suo disco preferito, ovvio, ma vedo spesso, sulla base dei commenti che leggo, che comunque tutti i dischi compaiono nelle top 3 del nostro pubblico. Ogni top 3 è diversa dall’altra, durante i concerti ci vengono richiesti brani da ogni singolo disco, e questo è fantastico, mi permette di capire che stiamo facendo la cosa giusta. Il nostro obiettivo è riuscire a migliorare il nostro stile e la nostra musica e credo che questo album orchestrale sia un colore in più nel nostro arcobaleno; chi vorrà aprirsi a questo troverà un’esperienza nuova, perché non stiamo togliendo nulla, ma anzi stiamo aggiungendo qualcosa, un nuovo colore. E questo è positivo.
Posso dire che stiamo lavorando al nostro nuovo album metal e stiamo cercando dei nuovi modi per sorprendervi!

Ottima notizia! Posso chiederti quando esattamente ci sorprenderete con il nuovo materiale?

Prima di quanto pensi! Mentre Hansi era in studio a registrare le parti vocali, mi sono dedicato al songwriting e ho avuto ancora del tempo per scirvere mentro era impegnato con i Demons & Wizards . Direi che questa parte è completa all’80%: entreremo in studio all’inizio del 2020, ci prenderemo l’intero anno per la produzione e pubblicheremo il disco all’inizio del 2021. Questo è il piano. E anche il nuovo tour dovrebbe iniziare nel 2021.

Non so se sei al corrente di questa iniziativa, ma ho recentemente firmato una petizione online per un nuovo Blind Guardian Open Air. C’è qualche possibilità che diventi realtà?

Ne ho sentito parlare! C’è una possibilità, ma non ancora un piano preciso. Stiamo raccogliendo le idee per portare il progetto Twilight Orchestra sul palco. È il nostro obiettivo primario e, anche se difficile, c’è una piccola possibilità che si realizzi in un grande evento, magari un Blind Guardian festival della durata di due, tre giorni.
Siamo in un processo di raccolta delle idee, nulla è ancora deciso, di certo vogliamo fare un grande evento per il disco orchestrale, ma non posso dire dove e quando. Non aspettarti che sia troppo presto perché solo l’organizzazione porterà via un anno…per cui magari parliamo della fine del 2021.

Infatti “Legacy Of The Dark Lands” apre moltissime possibilità, come un’esperienza teatrale o addirittura un film. Avete già qualcosa in mente o è tutto ancora in divenire?

Beh, ci piace giocare con l’idea di creare un musical o uno spettacolo teatrale; sarebbe qualcosa di nuovo e sfidante per noi. Sarebbe interessante da fare e ora che abbiamo anche un autore nel nostro team…io e Hansi ci siamo incontrati proprio ieri e stiamo già facendo dei piani per il futuro! Di certo questo progetto non si chiuderà con questa release: abbiamo molte altri canzoni e moltissime idee.

Ora che l’album orchestrale di cui si parla da anni è realtà, cosa possiamo aspettarci dai Blind Guardian come band? Avete ancora sogni da relalizzare?

Sì, direi che siamo una band che ha più idee che tempo, siamo molto creativi e desiderosi di esplorare cose nuove. Vogliamo raggiungere ancora di più, ci sono molti parchi divertimenti da esplorare! Io ed Hansi siamo imprevedibili, spero faremo qualcosa di folle in futuro. Come ti dicevo, ci siamo incontrati ieri per una video intervista con Marks Heitz e non abbiamo resistito alla tentazione di fare nuovi piani.
Vedo un futuro brillante per i Blind Guardian, la band è in gran forma e abbiamo un’intesa come mai in passato, quindi la creatività ne trarrà certamente beneficio.

In fondo, “Time what is time…”

Mi sembrano delle parole perfette per chiudere la nostra chiacchierata! Beh, come sai non ci importa molto del tempo, ma alla fine raggiungiamo il risultato, e questo album orchestrale ne è la prova.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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