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Blind Guardian: “Live Beyond The Spheres” – Intervista a Marcus Siepen

Ci siamo. La calata italiana dei Blind Guardian è praticamente alle porte, con i Bardi pronti ad incendiare di passione i fan italiani che si presenteranno al Battlefield. Sarà la giornata di “Imaginations From The Other Side”, che sarà eseguito per intero. Una giornata unica. Per l’occasione, e anche in vista dell’uscita del nuovo live album, abbiamo raggiunto telefonicamente Marcus Siepen che ci ha raccontato il futuro prossimo delle band. Compresa la tempistica di “arrivo” del tanto atteso e desiderato “album sinfonico” dei Bardi di Krefeld.

Ciao Marcus, prima di tutto grazie della disponibilità e per il tempo che ci dedicate. Iniziamo subito: non troppo tempo fa avete registrato la canzone “Children Of The Smith” per il videogame “Dwarves”, e non è stata la vostra prima esperienza di questo tipo. Com’è stato lavorare ancora per una canzone finita in un videogame?

Questa volta il processo creativo è stato leggermente diverso perché quando sono venuti a proporci il progetto nello studio di registrazione abbiamo potuto vedere una prima versione del gioco per capire di che cosa si trattava. Ci hanno chiesto se eravamo interessati e la nostra risposta è stata positiva. Il solo problema era che non avevamo del tempo per comporre una canzone vera e propria per la canzone visto che eravamo impegnati con i tour. Quindi abbiamo suggerito che fossero loro a proporci una canzone già ultimata. Così è andata. Non è proprio una canzone dei Blind Guardian, ma è andata così. Io ho registrato tutte le tracce di chitarre ed alcune orchestrazioni originali sono state leggermente cambiate. È una collaborazione tra noi e tutto il team dietro “Dwarves”. Ci siamo divertiti e poi essendo fan dei videogiochi in generale è stato davvero interessante.


Proprio per questa canzone registrata per “Dwarves” avete ancora una volta collaborato con Markus Heitz. A questo punto la domanda scatta immediata: stiamo da tempo aspettando da tempo il vostro “album sinfonico”, ha che punto dei lavori siete e quanto tempo ci sarà ancora da aspettare?

Un anno. La musica è praticamente pronta da diverso tempo. Quello che purtroppo manca ormai da due anni a questa parte sono le voci che Hansi dovrà registrare. L’idea di base era quella di registrare le voci nelle pause dei tour degli ultimi due anni, ma abbiamo scelto di non seguire questa strada. Ti spiego il perché di questo ritardo. I tour per Hansi sono davvero impegnativi per la sua voce, e quando sei in giro per minimo 3 mesi senza una pausa, la voce ne risente. Non è la cosa più consigliata andare a registrare un album con la voce stressata in questa maniera. Abbiamo quindi deciso che finiremo di registrare le voci entro la fine dell’anno e poi passare al processo di mixing e mastering. Quindi l’uscita la possiamo prevedere per il 2018.

E allora parliamo del successore di “Beyond The Red Mirror”, che risale al 2015. Quanto ci sarà da aspettare per il nuovo album? Ci sono idee a riguardo?

Ancora non ti posso dare una data precisa, ma abbiamo iniziato a lavorarci sopra. Certo, per noi i tour sono piuttosto faticosi e quindi non lavoriamo sulle nuove canzoni anche perché suonando vecchio materiale il rischio di “riprendere” certe sonorità ci può stare. Noi come artisti cerchiamo sempre di andare avanti e trovare una prospettiva diversa per la nostra musica. Non ci vogliamo ripetere, vogliamo materiale fresco. Come ti ho detto prima è ancora troppo per dire quando uscirà e che direzione prenderà, ma ci sono 2 canzone più o meno finite anche se non sono state nemmeno registrate. Quando finirà tutto il processo? Quello di scrittura dura più o meno un anno e mezzo e poi 6 mesi circa per registrare e preparare l’album al meglio per la distribuzione sui mercati. Poi ci sono 2 anni di tour con tutto quello che già ti ho detto prima. Quindi ci piacerebbe mantenere questa routine anche per le nostre prossime uscite. Forse per il nuovo album se ne parlerà nel 2019, ma non ti posso garantire niente perché ci sono tante variabili che devono essere prese in considerazione.


Parliamo ora del vostro nuovo ed imminente live album (uscirà il 7 luglio tramite Nuclear Blast) “Live Beyond The Speheres”. Ci siamo quasi, sta per uscire e siamo davvero curiosi di sapere come sarà. Ci puoi raccontare qualcosa di più a riguardo di questa vostra nuova uscita?

È davvero passato tanto tempo dal nostro precedente live album che risale addirittura al 2003. Sentivamo però che il momento era giusto per raccontare un nostro nuovo capitolo live. Non siamo una band che registra live ad ogni tour, non ragioniamo in questa maniera. Sentiamo il bisogno di raccontare qualcosa. Tra il precedente e quello che sta per uscire ci sono stati diversi album da studio e c’è stato l’ingresso nella band di Frederick (Ehmke, batteria Nda.). Volevamo sfruttare l’occasione dell’ultimo tour mondiale e per questo abbiamo registrato quasi ogni nostra esibizione. Avevamo un sacco di materiale da scegliere, ma abbiamo puntato sulla prima parte del tour, quello che ha toccato l’Europa nel 2015. Questo per via della strumentazione e del materiale che utilizzavamo sul palco che era sempre lo stesso, così come erano gli stessi i settaggi di ogni sera. Abbiamo ascoltato tutti gli spettacoli e scelto cosa mettere nell’album. E’ stato difficile perché abbiamo dovuto scegliere tra tante ottime versioni. Abbiamo cercato di mettere nell’album un nostro show per intero con almeno 18 canzoni. Certo, nel disco ce ne saranno 22, e questo perché abbiamo scelto di mettere qualche canzone che a volte veniva “sfilata” dalla setlist per far spazio ad altre nostre canzoni. La cosa fondamentale era quella di lasciare intatta l’atmosfera del live, e credo che siamo riusciti appieno nel nostro intento.

Domani suonerete al “Battlefield Metal Festival”, dove suonerete per intero il capolavoro “Imaginations From The Other Side”. Come mai questa scelta?

Perché volevamo farlo e perché ci piaceva l’idea di riproporre quanto già fatto negli Stati Uniti tempo fa. C’è anche una sorta di anniversario per “Imaginations…” , uscito poco più di 20 anni fa e ci sembrava il caso di festeggiarlo anche in questa occasione. Quando al tempo di questa scelta annunciammo ufficialmente questo progetto, la risposta dei fan e degli addetti ai lavori fu incredibile. I fan impazzirono e da ogni parte del mondo ci chiesero di fare uno spettacolo simile. Ecco perché abbiamo intenzione di riproporre “Imaginations…” anche domani a Milano.

Facciamo un salto indietro nel tempo ed andiamo al 2015. Milano, maggio. Ricordo uno show unico: 19 canzoni, 2 ore e mezzo di spettacolo e una setlist davvero intensa. Dove trovate l’energia per affrontare concerti e tour di questo tipo?

Per “sopravvivere” a concerti e tour di questo tipo cerchiamo di mantenere una vita sana in tour. Cerchiamo di rimanere in forma quando siamo a casa. C’è chi fa palestra io invece vado spesso in bicicletta e vado in giro per ore. Poi c’è anche da considerare l’energia che ti arriva dal pubblico: una scarica di adrenalina unica che non fa altro che darti una carica immensa quando sei sul palco. Ma la cosa più importante viene da noi, perché siamo felici di suonare dal vivo è una cosa che amiamo fare dal più profondo del cuore. Mi ricordo quando ero ancora un ragazzino ed un fan dei tanti gruppi che andavo a vedere, uno show di 70 minuti mi lasciava perplesso. Quindi penso che se sei un headliner in un tour devi almeno suonare 90 o 100 minuti. Dopo per i festival la questione cambia leggermente, ma quando ha tempo a disposizione devi sfruttarlo e suonare tutte le canzoni possibili.

Parliamo della vostra carriera, che per lungo tempo è stata collegata e legata alla mitologia di Tolkien. Canzoni ispirate da capolavori come “Il Signore Degli Anelli” ed il “Silmarillion”. Cosa vi hanno lasciato quelle canzoni nella vostra esperienza di uomini e musicisti? Quanto è importante secondo voi per i fan legare canzoni ad una grande storia? E poi…ci sarà la possibilità di risentire certi temi o ispirazioni nelle vostre prossima canzoni?

C’è sempre una speranza, perché trovare ispirazioni in quei libri è davvero semplice, per così dire. Ma come immaginerai non vogliamo essere legati e non siamo legati da tempo all’immagine della “band che suona Tolkien”. Abbiamo tratto ispirazione dalle sue opere sin dal primo disco ed abbiamo basato un intero disco sulla sua opera (“Nightfall in Middle-Earth”, Nda.). C’è sempre una speranza, ma non vogliamo forzarci e vogliamo cercare di fare tutto nella maniera più naturale possibile. E poi è compito di Hansi scrivere i testi e non si sa mai come andrà a finire.


E allora visto che siamo in ballo, balliamo. Proviamo un piccolo gioco, Markus. Ti citerò 3 grandi romanzi europei. Prova ad immaginare un ipotetico album dei Blind Guardian: “1984” di George Orwell, “Don Chisciotte” di Miguel De Cervantes e “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco. Come vi approccereste a questi grandi classici?

Holy Shit (tradotto perdeva totalmente la sua forza di sorpresa dirompente Nda.)! Dal punto di vista dei testi io non saprei come fare visto che non ho mai nella mia carriera scritto qualcosa per la band. Sarebbe un lavoro per Hansi, così come lo è sempre stato nei Blind Guardian. Se dovessi scrivere i testi però io personalmente mi approccerei così come mi avvicino alla scrittura di nuova musica: leggerei il libro se non lo conosco ed userei l’immaginazione per sviluppare quello che succede nel libro per trasferirlo in una canzone ed in un disco completo. Cercherei di analizzare e dividere la storia in parti per poi svilupparla con più attenzione, quello sì. Non sarebbe male anche dedicare una canzone ad un personaggio cercando di approfondirlo e svilupparlo a dovere. È però sicuramente una sfida.

Siete attivi da circa 30 anni, avete una enormità di fan che vi seguono dappertutto, un successo consolidato e siete una vera e propria icona heavy metal. Raccontateci il vostro segreto.

Credo che l’unica cosa che ci permette tutto questo è l’amore che mettiamo in quello che facciamo, nel nostro lavoro quotidiano. Sin dal primo giorno abbiamo suonato la musica che volevamo suonare e che ci emozionava. Non abbiamo seguito trend, perché non ci interessava e non ci interessa. Abbiamo cercato un nostro stile, abbiamo sempre cercato di evolverci aggiungendo nuovi “ingredienti” nella nostra musica senza perdere il legame forte con il nostro passato o con i nostri fan. Ma il segreto è quello di amare quello che facciamo. Se non ci metti il cuore e segui la moda del momento, il pubblico se ne accorge perché si rende conto.

Quanto è cambiato il music business ricordando i primi giorni di vita della band?

Ovviamene tantissimo. La prima cosa che mi viene in mente è stata la rivoluzione che ha portato internet nella musica. Un cambiamento positivo da una parte e dall’altra negativo, come in tutte le cose. Il lato negativo lo vedi quotidianamente nel download illegale del materiale, colpisce noi, colpisce i Metallica e Lady GaGa. Colpisce tutti. E’ cambiata anche quella che possiamo chiamare “attitudine” delle persone che si approcciano alla musica tramite la rete. Ti posso raccontare la mia esperienza da ragazzo, quando andavo per negozi di dischi ogni giorno della mia gioventù per ascoltare le nuove uscite. E quando tornavi a casa con un disco lo consumavi per settimane, dalla copertina ai ringraziamenti della band. Oggi sembra che la musica sia qualcosa di “consumo”, un prodotto che ascolti mentre fai altro. Intendiamoci, ha tantissimi aspetti positivi questa rivoluzione, come per esempio la diffusione della tua musica in giro per il mondo. Fare promozione degli show è molto più facile e tanti altri aspetti che hanno migliorato l’attività dei musicisti. Altra cosa cambiata che abbiamo notato è l’atteggiamento delle etichette discografiche. Rispetto ai nostri inizi le etichette ora non aspettano la crescita di una band o di un artista. Come giovane band o artista devi centrare subito l’obbiettivo al primo disco, perché non c’è più quel tipo di supporto. Ma la cosa positiva è che nonostante tutto la scena è in salute ed i fan rispondono sempre con passione ai concerti. Un vero fan però si rende conto che se scarichi un album rischi di “uccidere” artisticamente una band. Il rischio è quello di non avere più band professioniste e di non riuscire ad affrontare i costi di registrazione.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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