Belphegor: “Conjuring The Dead” – Intervista a Helmuth

Ci sono alcune band che danno l’idea di non mollare mai, magari senza possedere il talento dei migliori, o la presa commerciale dei più amati dai fan, ma restando sempre concentrati sulla propria musica e sugli obiettivi da raggiungere. Sono tra questi sicuramente gli austriaci Belphegor, una band che insieme al proprio leader Helmuth ha saputo ritagliarsi il giusto spazio attraverso un duro lavoro e una crescita costante. Sentiamo cosa ha da dirci il nostro sul nuovo disco appena uscito nei negozi italiani.

Ciao Helmuth, è questo il primo disco registrato dal gruppo dopo che la band ha girato la boa dei vent’anni di attività. C’è qualcosa di particolare che ti ricordi di quei primi momenti con il gruppo? Com’era la scena ai tempi e cosa è radicalmente cambiato oggi?

All’epoca il nostro scopo era solo quello di creare il più esecrabile e brutale gruppo death metal sulla Terra, con un contenuto lirico blasfemo, offensivo e perverso fino al midollo. È stato un periodo veramente intenso, una sfida continuamente al limite e pieno di alti e bassi, ma d’altronde è così la vita stessa, o no? Abbiamo continuato, non importa quanto fosse difficile la situazione, e lo abbiamo fatto senza mai cercare alcun compromesso. La visione che avevamo in mente era quella di diventare migliori come band, imparare a suonare meglio i nostri strumenti per salire sempre ad un livello più alto e aggiungere comunque elementi nuovi per mantenere la proposta interessante e continuare a sentire il fuoco dell’Inferno bruciare dentro di noi. Tutti quegli anni di vero caos e di estremismo sempre spinto al massimo… è davvero incredibile che siamo ancora qui oggi a parlarne. Quando ci penso rimango ancora impressionato da tutte le cose che abbiamo fatto e dagli eventi da cui sono passato: i viaggi, i concerti, ho visto posti magici e bellissimi, incontrato artisti che mi hanno ispirato, tantissime grandissime persone della comunità metal… e altro ancora. È stato davvero eccitante… e siamo ancora qui, a ruggire come un carro armato della grande guerra, pronti a distruggere ogni cosa!

In questo senso il nuovo disco è un solido esempio di cosa sia la band oggi, bilanciato in modo peculiare tra death, black e thrash, Brutale, ma pur sempre percorso da oscure melodie.

Non avrei potuto dirlo meglio! È esattamente lo stesso modo con in cui lo vedo io! La musica troneggia sopra tutto, ed è per questo che ci sopravviverà per restare. Eterna. Sono dannatamente orgoglioso del nostro nuovo lavoro. E devo anche dire di avere avuto a disposizione un team favoloso per creare “Conjuring The Dead”.

Come avete sviluppato il lavoro su questo nuovo disco, cosa lo rende unico rispetto al passato.

Io non ho l’abitudine di comparare i dischi. Ogni volta che cominciamo un progetto la vedo come una sfida, un modo per accrescere l’intensità e portare le nostre composizioni ad un altro livello, sperimentando qualcosa, ma all’interno del nostro stile. Abbiamo cambiato studio di registrazione, produttori, provato come nuove… è eccitante e mantiene viva la passione. Alcune volte le cose hanno successo e altre no, ma personalmente sono soddisfatto per tutto quello che abbiamo inciso, specialmente per il nuovo disco. È stato un processo lungo, tutto ha avuto bisogno di più tempo di quello che avevamo programmato. Volevo un approccio più death metal su questo lp, più tagliente, crudo e, ovviamente, brutale. Tutto tipicamente Belphegor insomma. Non vedo l’ora di avere in mano la mia copia, quello è per me sempre un momento speciale, quello in cui vedo concretizzato tutto il duro lavoro, il sudore e il sacrificio. Capisci che ne vale la pena.

Personalmente mi sono piaciute soprattutto le canzoni con una forte spiritualità dark, come “Rex Tremenda Mahestatis”. Qual è la tua ispirazione dietro a brani così forti emozionalmente?

Ti ringrazio del complimento. Il titolo è tratto dall’ultima composizione di Amadeus Mozart, il “Requiem”. Come influenza sono affascinato molto dalla musica classica, ma ovviamente anche da tanti chitarristi metal come: Van Halen, Gary Moore, King, Hanneman, Tipton, Downing, Chuck Schuldiner, Azagthoth, Brunelle… tutti hanno avuto una grande influenza si di me. Il mio vero eroe è però Yngwie Malmsteen, soprattutto per la sua capacità di miscelare  virtuosismi negli assoli e il gusto classico. La sua intonazione e la velocità sono impressionanti. Ad ogni modo il “Requiem” di Mozart è un capolavoro di magniloquente intensità oscura. Lo ha scritto sul letto di morte, sapeva che sarebbe morto presto… la sifilide ha ucciso migliaia di persone in quegli anni. E la prendi facendo una delle cose migliori al mondo, il sesso!! Mozart arrivava dalla mia stessa città, Salisburgo. Egli dimostra quanto possa essere buono un artista quando si sente minacciato o addirittura comprendere che il tempo sta per finire. “Rex Tremenda Mahestatis” ha, nelle parti di chitarra, una chiara influenza di quella musica. Voglio dire, quando si tratta di entrare nell’atmosfera io non possiedo certo il talento di un genio come Mozart, ma questa maestosa e malevola traccia è esattamente ciò che mi ha ispirato ascoltare il “Requiem”. Forse oggi Mozart con una bella dose di steroidi suonerebbe simile!! Ha,Hah.Ha!!

Ho saputo che anche tu hai avuto parecchi problemi di salute negli ultimi anni (a causa di un’infezione presa in Sud America). Questo cambia la prospettiva, come dicevi, non solo nella vita di tutti i giorni, ma anche su come nasce la tua musica?

Si, assolutamente. Quello che è successo ha cambiato l’intera mia vita, il mio modo di pensare, il mio stile di vita. Voglio dire, sono stato praticamente morto per sei ore, sono sopravvissuto attaccato alle macchine: è stato un incubo. Ho combattuto più di un anno per poter tornare me stesso, per poter tornare a suonare la mia musica. Questo cambia la prospettiva sulla vita, ma hey, non sono certo diventato un cristiano credente. Al contrario.

Una delle cose che appaiono come novità sul nuovo disco è indubbiamente il lavoro come produttore di Erik Rutan nei suoi Studios in Florida. Cosa ci puoi raccontare a proposito? Ha influito in qualche modo sulla routine della band? Sul disco ci sono ad esempio più parti con chitarre acustiche e non mi pare che abbiate mai sperimentato qualcosa di simile prima d’ora.

È stata dura, con tutta una serie di ritardi, dovuti ai miei problemi di salute. Ci sono stati momenti in cui ho davvero pensato che non sarei mai riuscito a finire questo disco! Alla fine di tutta questa battaglia l’ho spuntato e sono sopravvissuto… e il disco suona esattamente come avrei voluto. Brutale, diretto, con un muro di suono tipicamente americano, ma sempre diabolico e pieno di magia come il metal di stampo europeo. Abbiamo voluto a tutti i costi Erik Rutan come produttore e per noi è stato un vero onore averlo nel nostro team di lavoro. È un ragazzo fantastico.

Avete anche avuto due ospiti di un certo spessore su disco: Attila dei Mayhen e Glen Benton dei Deicide. Mi vuoi dire come siete venuti in contatto e perché hai scelto queste collaborazioni?

Prima di tutto, non c’entra nulla il marketing. Avevo questo desiderio da molto tempo, è stato solo un modo per gratificare il mio ego! Haha!! Come ho detto è stato veramente bello per me, anche perché io ho preso molto dal loro modo di cantare. E volevo a tutti i costi avere loro due su un nostro disco, non altri due da qualsiasi altra band. La prima volta che l’ho chiesto ad Attila era il 2007, mentre registravamo “Bondage Goat Zombie”. All’epoca ci furono dei problemi accavallati e non se ne fece nulla: loro erano in tour, oppure noi, è stato impossibile mettersi d’accordo. Entrambe le band sono state una fonte d’ispirazione fondamentale per i Belphegor all’inizio, e ancora oggi li rispetto molto. È davvero un grande onore per me ospitare questi due musicisti e mettere un pizzico della loro magia dentro una mia opera. Li ringrazio ancora pubblicamente.

Credo che ancora una volta le liriche si siano concentrate su tematiche estreme. So però che la band non ama essere catalogata come “Satanic Black Metal”, ma che vi definite piuttosto vicini ad un’idea anti-cristiana e nichilista. Cosa ne pensi?

Prima di tutto io odio etichettare la mia musica. Il punto è che io da sempre dico che i Belphegor suonano e celebrano il death metal. Di sicuro abbiamo inglobato delle influenze accostabile al blakc metal: le atmosfere, l’attitudine estrema e morbosa, le melodie oscure… Non di meno io penso ai Belphegor come ad una Diabolical Death Troop. Se qualcuno decide di supportarci è comunque libero di definirci come più gli aggrada.

Ha sempre detto anche che la cosa più importante per te è la libertà, la libera e non repressa espressione di se stessi. Quali sono in questo caso i nemici che hai individuato nella tua esperienza di vita quotidiana.

Esatto, hai centrato il punto. I peggiori nemici sono potenzialmente tutti, che siano i ciechi e radicali seguaci di una credenza religiosa qualsiasi o gli egoisti dalla mente chiusa, spinti da una causa o l’altra a ridicolizzare, censurare, schiacciare e zittire chiunque con le proprie idee e la propria visione vita non sta in realtà facendo male a nessuno. Non sentitevi obbligati a piegarvi ai dettami della massa che vuole farvi vergognarvi di voi stessi, solo perché incapace di capire le vostre scelte personali.

I Belphegor sono anche noti per le loro straordinarie esibizioni al vivo. Avete suonato migliaia di concerti in ogni luogo della terra. Ci sarò, credo anche un tour dopo l’uscita del disco… avete in mente qualcosa di speciale per i vostri fan?

Che dire, qualcuno ci ama… e lo apprezziamo molto. Altri letteralmente ci odiano, altri si sentono offesi dai nostri show. E va tutto bene per me, d’altronde anche a me non piacciono un sacco di cose e i gusti sono differenti, ad ognuno il suo. Quest’anno abbiamo già suonatoin circa 20 festival, tra outdoor e indoor. Norvegia, Svezia, a Giacarta, in Frania e Germania… ci saranno poi Giappone, Cina e Sud Africa. Per me è sempre bellissimo marciare su nuovi territori, nuove sfide da combattere. Da metà settembre saremo ancora in Nord America e per la fine dell’anno in Sud America. Verremo anche in Italia (il 23 agosto all’Agglutination Festival), posto dove per me è sempre un grande piacere suonare. Vengo spesso da voi in vacanza, anche solo per qualche giorno e mi piace molto, adoro la vostra cucina!!

Vuoi dire ancora qualcosa a tutti i tuoi fans italiani?

Voglio ringraziare tutti i Belphegor Demons che ascoltano i nostri dischi, comprano il nostro merchandise e vengono ai nostri concerti. È grazie a loro se la band può andare avanti e marciare al massimo. I nostri concerti sono l’essenza della nostra militanza, sono più dei rituali che dei semplici concerti metal. Noi celebriamo la brutalità e il metal… comprate il nostro disco e onoratene l’orrore!!

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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