Barb Wire Dolls: “Surreal” – Intervista ad Isis Queen

Una delle più interessanti eredità lasciateci dal compianto Lemmy Kilmister è senza dubbio la Motörhead Music, un’etichetta nata con l’obiettivo di mantenere alto il buon nome del caro, vecchio rock’n’roll. I Barb Wire Dolls sono il primo prodotto discografico di questa nuova label, e a colpi di spettacoli sul Sunset Strip sono riusciti a farsi un nome e a riportare in auge il potere deflagrande della musica punk, tanto cara agli anni ’70. Vedremo la band in azione in Italia per tre date nel mese di Ottobre.
Ne abbiamo parlato con Isis Queen, la carismatica frontwoman della band, che non ci ha delusi in quanto a carica esplosiva e sconfinata fiducia nella forza sovversiva del punk rock.

Ciao Isis, innanzitutto grazie per l’intervista!
Partiamo con il vostro nuovo album, “Desperate”, che avete pubblicato lo scorso Agosto e avete avuto modo di presentare addirittura al Wacken Open Air. Quali feedback avete ricevuto in questa prestigiosa circostanza?

Grazie mille a te! Suonare al Wacken è stato fantastico, un sogno diventato realtà. Avere la possibilità di presentare il nostro album lì è stato davvero meraviglioso, c’era un pubblico incredibile ed è stato emozionante restituire alla gente il potere del rock’n’roll.

“Desperate” è stato prodotto da Motörhead Music. Come è avvenuto l’approccio con Lemmy e con la label?

Lemmy ci ha donato una nuova speranza. Per molti anni ci siamo esibiti in maniera indipendente, parlando direttamente con i booking agents per distribuire la nostra musica. Poi è arrivato Lemmy e ha voluto lavorare con noi. Lo abbiamo incontrato per la prima volta sul Sunset Strip, la prima sera in cui siamo arrivati, e da allora abbiamo continuato a mandargli dei nostri demo. Poi è venuto a vederci live al Whisky a Go Go, dove suonavamo tutti i lunedì, e ci ha chiesto di entrare a far parte del roster della Motörhead Music, l’etichetta che aveva fondato, e di diventare la prima band ad esserne prodotta. Naturalmente ne siamo stati felicissimi. I Motörhead non seguivano alcuna regola, esattamente come noi, e abbiamo sempre apprezzato ciò che loro significavano: un rock’n’roll che fosse coinvolgente e innovativo.

Avete cominciato in Grecia e vi siete poi trasferiti a Los Angeles. Credi che LA sia ancora il luogo giusto in cui raggiungere il sogno e l’obiettivo di ogni musicista?

Non so cosa ne pensino le altre band, ma per noi ha funzionato. Certo, perchè funzioni devi anche metterci del tuo. Quando siamo arrivati sul Sunset Strip, beh, non c’era molto, in realtà. Di certo il punk rock non era più un genere di interesse fin dagli anni ’80, quando è stato praticamente bandito per la sua carica violenta. Noi ce l’abbiamo messa tutta, andavamo di bar in bar a farci pubblicità, abbiamo invitato gruppi da altre parti della California per suonare con noi e qualcosa ha cominciato ad accadere. Era una cosa nuova ed emozionante, non si trattava più di band hair metal come in passato, ma di un genere diverso e persone del tutto nuove hanno cominciato a venire sul Sunset Strip. Ma siamo stati noi a farlo accadere, abbiamo suonato in ogni venue possibile e siamo finiti per essere la house band del Whisky a Go Go. E’ stata la realizzazione di un sogno, ma ce l’abbiamo fatta. Questo dimostra che tutto è possibile.

Il vostro disco è un mix di punk, metal, hard rock e grunge, una miscela che vi rende appetibili per un vasto pubblico. E’ chiaro, però, che le vostre radici sono nel punk. A 30 anni di distanza da band come i Ramones o i Sex Pistols, cosa significa il punk per voi?

Vuol dire ribellione, nessun compromesso, nessuna regola. E’ qualcosa con un significato, quel significato che ognuno di noi ha dentro di sè, ma che è bloccato dalle situazioni insignificanti della vita di tutti i giorni. Punk rock significa mettere in tavola qualcosa di nuovo e dire vaffanculo a tutto. Punk rock è un modo di pensare, vuol dire essere fedeli a se stessi e alla musica, vuol dire non arrendersi mai.


Come dicevo, “Desperate” incorpora varie influenze. Come vi relazionate con i fan del metal, del grunge e degli altri generi musicali?

Noi ci riteniamo dei lupi solitari e siamo contenti di non appartenere a nessun genere in particolare. E’ facile seguire delle mode o le scoperte di qualcun altro. Questa era anche la bellezza dei Motörhead, che univano metal, punk rock, hard rock, ma alla fine avevano un loro stile ben preciso, e quando una band cerca di copiare i Motörhead è molto facile accorgersene. Credo che Lemmy abbia visto questo in noi, la nostra novità, freschezza, vitalità, il nostro essere diversi. Le rivoluzioni arrivano sempre da persone che la pensano diversamente dagli altri.

Ad ottobre sarete in Italia per tre date, nell’ambito di un più ampio tour europeo. Sarà la vostra prima volta nel nostro paese? E che tipo di show dobbiamo aspettarci?

Non saranno i nostri primi concerti in Italia, abbiamo già suonato da voi due anni fa, per un mini tour che ha toccato Napoli, Milano e Bologna. Adoriamo gli italiani e il fatto di essere greci ci avvicina in qualche modo a voi, capiamo le lotte e i problemi legati alle questioni politiche, tra di noi c’è uun’energia comune. Le persone capiscono il senso della musica che suoniamo e le vibrazioni che ci sono anche fuori dal palco. Quello che vogliamo comunicare agli italiani è che c’è speranza, che la musica è potere, che c’è sempre una via d’uscita e un nuovo inizio.

Credo che molte delle band della scena punk/metal attuale manchino di una componente: il pericolo. Ma nei Barb Wire Dolls avverto questa “pericolosità”, questo valore aggiunto. Cosa ne pensi?

Non so cosa succede quando salgo sul palco, è come se tutto svanisse. Io, la band e il pubblico diventiamo una cosa sola, c’è un’energia che ci unisce e tutto arriva in maniera naturale. Non penso a cosa dico, a cosa faccio, a volte non sappiamo nemmeno quali canzoni suoneremo. Credo sia per questo che amiamo così tanto andare in tour, perchè tutto avviene spontaneamente: negli ultimi anni abbiamo suonato qualcosa come 700 show, siamo dipendenti da quell’energia che fonde il pubblico e la band. Non c’è niente di paragonabile a questo, non hai modo di pensare a nulla, nè al passato nè al futuro. Esiste solo il presente. Ed è un’esplosione di energia.

Grazie Isis, era la mia ultima domanda. Ti va di chiudere l’intervista con un invito ai vostri prossimi concerti in Italia?

Certo, non vediamo l’ora di venire da voi e suonare il più possibile per i nostri fratelli e sorelle italiani!

barb wire dolls

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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