Eldritch: Back From The Abyss - Intervista a Eugene Simone

Eldritch: Back From The Abyss – Intervista a Eugene Simone

Eldritch

I seminali Eldritch tornano sul mercato discografico e lo fanno col botto! ‘Portrait Of The Abyss Within’ è un signor album che contiene alcune tra le migliori idee mai partorite dal gruppo toscano. Un loquace e gentile Eugene Simone risponde alle nostre domande con una dovizia di particolari fuori dal comune

Eugene, partiamo dalla fine: come avete affrontato l’abbandono del membro storico Martin Kyhn e qual è la situazione della line up al momento?

La dipartita di Martin è stata un po’ come un fulmine a ciel sereno visto che l’entrata in studio era alle porte. A dire il vero già da tempo Martin aveva manifestato l’intenzione di abbandonare la band a causa di problemi personali comunque non legati al rapporto con noi, da sempre ottimo. Non pensavamo però che sarebbe avvenuto in tempi così brevi. Ciò non toglie che, soprattutto a livello umano, la cosa si sia fatta sentire visto che suonavamo insieme da 14 anni.Dopo la breve parentesi di Lisa Oliviero degli Icycore, che ci ha dato un grosso aiuto per le registrazioni, il posto al basso è stato preso da uno “sconosciuto” ventiduenne che si chiama John Crystal. Lo abbiamo scoperto per caso vedendolo suonare con una prog band locale chiamata Inorganica e siamo rimasti subito colpiti. Dopo un provino abbiamo capito subito che era lui la persona perfetta per sostituire Martin. In un paio di mesi infatti ha imparato tutto il repertorio arricchendolo di arrangiamenti proprio come era nello stile di Martin. Abbiamo già fatto un paio di showcase in cui è stato davvero all’altezza. Per il resto sono sempre presenti Dave Simeone alla batteria e Rob “Peck” Proietti alla chitarra ritmica…e ovviamente Terence! La novità assoluta sta nel fatto che in formazione non c’è più un tastierista. Dopo l’abbandono di Sean, ci siamo chiesti se non era il caso di concretizzare un’idea che avevamo in mente da tempo…continuare senza tastiere! L’unico tastierista con cui avrei accettato di lavorare era Oleg. Sì, perché nonostante alcune divergenze in passato ci abbiano allontanati, la stima e l’amicizia nei suoi confronti sono rimaste immutate. Abbiamo trascorso grandi momenti insieme e lo ritengo tuttora l’unico che realmente sa come inserire le tastiere in un contesto musicale come il nostro. Ci incontrammo per parlarne e la cosa sembrava interessare ad entrambi inizialmente. Quando però analizzammo a fondo la cosa decidemmo di comune accordo che non sarebbe stato possibile far conciliare i nostri impegni con i suoi. A noi serviva una certa priorità che non era giusto pretendere dal momento che lui era già molto impegnato con i Vision Divine (e credo sempre con i Death SS) ed era giusto che si dedicasse solo a loro. Sarebbe stata una cosa forzata che a lungo andare avrebbe rischiato di creare casini. E poi ripeto, l’idea di base era comunque quella di cambiare ancora una volta il sound senza l’impiego delle tastiere e così alla fine è stato. Avevo già in mente di arrangiare le due chitarre in modo totalmente nuovo per noi e il risultato è stato secondo le nostre aspettative. L’idea convinse subito Limb, per cui il tutto è proseguito in questa direzione.

Avete in previsione un tour di supporto a ‘Portrait Of The Abyss Within’ ed in generale quali sono i vs. piani per i prossimi mesi?

Faremo alcune date estive in Italia fra cui dei festival al sud come headliner. In autunno è previsto un tour all’estero anche se ancora non sappiamo se come guest o come headliner. L’obbiettivo, visto che abbiamo 5 dischi alle spalle è quello di suonare headliner ma se ci sarà l’opportunità di supportare una grande band ben venga. Si vocifera anche un tour italiano in compagnia di altre ottime band ma al momento ancora nulla è confermato. Per il resto è iniziata la promozione televisiva con il passaggio del videoclip di ‘Lonesome Existence’ nei canali specializzati come Rock TV. La nostra etichetta (la LMP) a fine anno ristamperà i nostri primi tre dischi con tanto di inediti e bonus track. Per il prossimo anno è prevista l’uscita di un DVD live e a seguire un nuovo album.

Come mai avete intrapreso un leggero passo indietro dopo la svolta decisa di ‘Reverse’?

‘Reverse’ ha rappresentato volutamente un disco in cui è stato estremizzato il lato più moderno e aggressivo di noi. Le nostre influenze in quel momento erano tutte legate a sonorità più violente e pesanti e il nostro stato d’animo non era dei più sereni per tante vicende sia interne alla band che personali di alcuni di noi. L’inversione di rotta non c’entra niente col fatto che (come purtroppo ho letto più volte) alcuni membri della band come Oleg e Adriano non facessero più parte di noi. Probabilmente la svolta sarebbe avvenuta anche con loro sempre presenti poiché già in ‘El Niño’ se ne notano alcune tracce. Sean e Dave non avrebbero avuto difficoltà a suonare parti alla ‘Seeds Of Rage’ e c’è un demo a testimoniarlo, ma hanno accettato questa nuova sfida pur sapendo che sarebbero andati incontro a critiche e paragoni fastidiosi. ‘POTAW’ rappresenta una sorta di rinascita per noi. Dopo tante vicissitudini interne negative io e Terence avevamo deciso di riprendere in mano la situazione prima che questa ci sfuggisse definitivamente. E credo che ci siamo riusciti. Avevamo in mente di dare libero sfogo a quello che ci veniva da dentro e durante l’estate scorsa ho iniziato a scrivere tutte le parti musicali dei nuovi pezzi. Un paio di mesi dopo Terence aveva già inserito le linee vocali e i testi. Come tu sai gli Eldritch non hanno mai fatto dischi tutti uguali per cui chi adesso si aspetta un ‘Reverse 2′ rimarrà deluso, come chi nel 2001 si aspettava un ‘El Niño 2′. Quello che è venuto fuori è un disco che si differenzia dagli altri in tutto. Più melodico del precedente, con un impatto molto aggressivo e qualche novità nella scelta di alcuni suoni di chitarra e nelle melodie in genere, più scure e malinconiche. Poi è chiaro che il nostro marchio lo senti, voglio dire, è normale che qualcosa delle melodie dei vecchi album riemerga. Lo so che della formazione originaria siamo rimasti in due ma è anche vero che, nonostante non ami molto dirlo, questi due sono quelli che gli Eldritch li hanno creati e portati avanti…

A posteriori come giudichi singolarmente i vs. precedenti lavori?

‘Seeds of Rage’ è stato il coronamento di tantissime fatiche ma avrebbe meritato un sound migliore. La produzione è infatti l’unico aspetto che lo ha reso non perfettamente in linea con quello che volevamo ottenere. A dire il vero la cosa è stata amplificata in negativo da una masterizzazione non ottimale e il suono è risultato assai piatto e con le chitarre ritmiche quasi inesistenti. Con ‘Headquake’ le cose sono andate decisamente meglio. Credo che in molti pezzi sia emerso un certo passo avanti anche a livello compositivo. E poi è stato il disco che ci ha aperto definitivamente le porte in Europa sul piano live, ricordo che nel 1997 abbiamo fatto un grande tour di supporto agli Angra. ‘El Niño’ presenta brani più diretti e per la prima volta l’assenza di cambi di metronomo all’interno di ogni singolo pezzo per cui, anche grazie ad una produzione decisamente superiore alle precedenti, il risultato è stato più di impatto. Direi che con ‘El Niño’ si è raggiunta la maturità completa. Purtroppo come ti ho detto da li in poi molte cose sono cambiate all’interno della band e con il passare dei mesi abbiamo sentito l’esigenza di dare una svolta al nostro sound, concretizzatasi poi con la registrazione di ‘Reverse’. Di questo disco andiamo orgogliosi come per gli altri nonostante la direzione, in un certo senso, ci rendiamo conto sia stata un po’ estrema. In ogni caso pezzi come ‘Leftovers And Crumbs’ e ‘Soul Shrinkage’ non sono poi così lontani dalle cose precedenti. Chi non ha avuto pregiudizi, dopo un attento ascolto, ha capito che il nostro era tutto tranne un tentativo di commercializzazione…come molti hanno erroneamente affermato.

Come siete giunti al deal con la LMP dopo mesi durante i quali non si sapeva più niente di voi?

Come credo saprai, con la LMP di Limb Schnoor avevamo lavorato alla grande per i primi tre dischi anche se allora era soltanto un’agenzia di management. Proprio durante la stesura dei pezzi di ‘POTAW’ i contatti con la Inside Out, con la quale avevamo già chiarito i dissidi passati, si stavano facendo sempre più insistenti. Alla fine però il forte interessamento della LMP, diventata nel frattempo una fra le più importanti etichette europee in campo metal, era riuscita a convincerci di più. Limb ci era parso subito entusiasta dell’idea di un nostro ritorno al passato dicendoci che stava ricevendo quotidianamente lettere di richiesta su di noi, su che fine avevamo fatto. Ci spiegò che stava già pianificando tutto per il nostro ritorno sulle scene e da li non ci sono più state esitazioni a scegliere lui come discografico. Dopo una parziale pre-produzione, è nato ‘Portrait Of The Abyss Within’.

Che ricordi hai dei gruppi coi quali avete diviso il palco in passato?

Splendidi! Con gli Angra suonammo già nel ’95 a Milano ma era la prima data in assoluto che facevamo dopo l’uscita del primo disco di fronte ad un pubblico serio ed esigente e ricordo che eravamo tesi come corde di violino. Per questa ragione non riuscimmo a entrare molto in contatto con loro. La cosa fu ben diversa quando ci presentammo a Besançon in Francia in occasione della prima data del tour europeo del ’97, dove ci accolsero a braccia aperte. Da lì in poi instaurammo subito un rapporto di amicizia e collaborazione, culminato con alcune jam session come quella indimenticabile insieme anche ai Vanden Plas al Bataclan di Parigi dove eseguimmo tutti insieme ‘Wasted Years’ degli Iron Maiden. Grazie a loro suonammo ogni sera davanti a un sacco di gente, in locali bellissimi. Credo che dobbiamo molto a loro. Con i Threshold e i Pain of Salvation il tour fu molto diverso. Suonammo in piccoli club di fronte a un pubblico sicuramente inferiore a quello che ci aspettavamo, anche a causa di una promozione discutibile. Preciso che eravamo in tourbus con i Pain of Salvation per cui fu con loro che stabilimmo un legame più forte. Ricordo che il primo giorno se ne stavano abbastanza in disparte, sicuramente per timidezza. Ma appena si accorsero che eravamo molto alla mano si lasciarono andare e con il tempo nacque una vera e propria amicizia. Le serate spesso finivano davanti alla Playstation a giocare al ‘Colin McRae’…peccato che a causa di una quantità innumerevole di birre consumate finivamo un po’ tutti fuoristrada tra le risate….Ho comunque dei bei ricordi anche dei Threshold, molto gentili e disponibili, contrariamente a quanto si sente in giro sulle band inglesi.

Vi piace qualche band in particolare o rimanete ancorati alle vs. preferenze di sempre?

Le nostre principali influenze sono un po’ le stesse di sempre. Non abbiamo mai nascosto però la nostra stima verso nuove band improntate su un sound diverso da quello metal. Crediamo sia molto interessante e creativo fondere stili differenti tra loro. E’ sempre stata una delle nostre caratteristiche principali.

Purtroppo il promo in mio possesso non è provvisto dei testi: cosa mi puoi dire al riguardo? C’è qualche tipo di connessione tra i vari pezzi?

I testi sono stati scritti interamente da Terence e sono collegati l’uno con l’altro dallo stesso filo conduttore. Nelle parole si celano infatti situazioni negative di vita reale vissute realmente da Terence che lo hanno cambiato profondamente e ne hanno mutato l’atteggiamento nei confronti della vita in genere. E’ una cosa alla quale lui teneva molto e io sono stato d’accordo con questa sua idea perché ritengo che un artista debba esprimere i propri sentimenti attraverso la sua forma d’arte che nel nostro caso è la musica. Tra l’altro è presente all’interno del booklet una sorta di breve spiegazione di ogni singolo testo, in cui emergono i significati di alcuni passaggi.

Siete stati uno dei primi gruppi a far parte del roster Inside Out; come si concluse il vs. rapporto con una delle case discografiche ora riconosciute tra le più valide, qualitativamente e quantitativamente parlando, in ambito rock/metal?

Purtroppo il rapporto con la Inside Out non si concluse benissimo. Anche se tengo a precisare che col tempo le cose sono state chiarite. La verità è che dopo l’uscita di Adriano dalla band era nostra intenzione proseguire con altre date e con la partecipazione a dei festival, avendo trovato un sostituto di assoluto valore come Matteo Amoroso (ora con i Vision Divine). La Inside Out invece insisteva per farci produrre subito un nuovo album e a noi la cosa sembrava prematura. Inoltre avevamo il timore che alcune nuove idee non sarebbero andate a genio all’etichetta così come in parte era avvenuto già per ‘El Niño’. Fu così che un po’ frettolosamente decidemmo di cercarci un’altra etichetta. Loro presero malissimo la cosa perché eravamo uno dei loro gruppi di punta. Alla luce di quanto avvenuto in seguito credo che quella fu un’ingenuità. D’altronde però a volte è anche giusto seguire un po’ l’istinto. E, in quel momento sentivamo il bisogno di muoverci in altre maniere.

Trovo che alcune vs. peculiarità sin da ‘Seeds Of Rage’ siano distintive: mi riferisco in particolare all’interazione tra potente lavoro di chitarra e linee vocali melodiche. Come vi cataloghereste?

Sicuramente non esattamente prog metal come invece sempre avviene. Ritengo che questa definizione sia assai riduttiva visto che tra l’altro con questa etichetta si definiscono normalmente band molto diverse da noi. Noi siamo senza dubbio più metal che prog metal e di stampo diverso da quello classic- epic che va per la maggiore in Europa. Ci sentiamo in un certo senso legati maggiormente alla scena metal americana più tecnica di alcuni anni fa. Non abbiamo mai nascosto infatti la nostra passione per band come Fates Warning, Queensrÿche e Dream Theater tra quelle più “morbide” e Annihilator, Metallica, Watchtower e Coroner (gli unici europei) tra quelle più aggressive.Siamo riusciti a fondere questi stili in modo originale differenziandoci dal 90% di tutte le altre band e questo credo ci abbia resi unici. La differenza l’ha fatta e la sta facendo comunque la voce di Terence che ha un timbro unico e una versatilità incredibile.

Siete sempre stati una band sottovalutata rispetto ad altre di cui non faremo i nomi in questa sede nonostante siate dei prime mover della scena italiana: sei d’accordo o siete soddisfatti del vostro status?

Purtroppo ormai è diventato un luogo comune dire che siamo sottovalutati e sfortunati e che meritavamo di più. Non so dirti se meritavamo di più o se è andata come doveva andare. Non siamo noi della band a doverci giudicare. Sicuramente il nostro genere non propriamente commerciale, un po’ di sfortuna e qualche lungo silenzio di troppo in qualche modo col tempo hanno frenato parzialmente la corsa verso l’olimpo delle band italiane più pompate. Almeno questo è quello che emerge dalle interviste (visto che in molti mi hanno fatto questa domanda) e dagli articoli in cui, parlando delle band italiane più rappresentative all’estero, non veniamo neanche nominati. Anche se per la verità questo avviene solo in Italia visto che all’estero siamo considerati fra le migliori tre o quattro band italiane di sempre. Per il resto, ricordo che anche noi abbiamo fatto e con ogni probabilità faremo tour europei, anche noi abbiamo suonato (due volte) al Gods Of Metal e a qualche altro importante festival estivo, anche noi abbiamo contratti con label importanti e facciamo dischi distribuiti alla grande in tutto il mondo…! E’ brutto doverlo fare sempre presente e da ora in poi lasceremo che a parlare sia soltanto la nostra musica. La considerazione dei nostri fans comunque non ci è mai mancata per fortuna. E questa è la cosa che a noi più interessa nonostante qualcuno di loro abbia mosso delle critiche nel recente passato.

Volete aggiungere qualcosa di interessante che non è stato trattato in quest’intervista o in sede di recensione?

Vorrei ringraziare i fans per l’affetto e la stima che ci stanno dimostrando nonostante il lungo silenzio che ha preceduto l’uscita di ‘POTAW’. Le prevendite infatti, grazie anche a un super lavoro promozionale della LMP, hanno superato di gran lunga le attese e i primi commenti sono tutti molto positivi. Inoltre ringrazio te per la bella recensione e tutto lo staff di Metallus e per lo spazio che sempre ci dedicate!

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