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Azarath: “In Extremis” – Intervista a Inferno

In attesa di un nuovo studio album dei Behemoth, per alcuni membri della band polacca è tempo di dedicarsi ai progetti paralleli. Mentre Nergal si diletta con le sonorità country/blues dei Me And That Man, il drummer Inferno rispolvera gli inossidabili Azarath, una band legata a doppia mandata a un concetto di estremo decisamente tradizionale. Il batterista e leader della band presenta il nuovo album “In Extremis”.

Per prima cosa grazie dell’intervista e complimenti per il nuovo album. Abbiamo dovuto aspettare sei anni prima di poter ascoltare “In Extremis”, è accaduto qualcosa di particolare o hai preferito smaltire gli impegni con i Behemoth?

Grazie, siamo tutti orgogliosi di questo album. La promozione di “The Satanist” e il tour dei Behemoth non sono stati l’unico motivo. Gli Azarath sono una band assolutamente indipendente e a noi piace lavorare nei tempi giusti e senza avere pressioni da parte di etichette o altro. Semplicemente abbiamo pubblicato “In Extremis” quando tutto era pronto al 100%. Lo abbiamo posto all’attenzioe di alcune label e abbiamo trovato un buon contratto con Agonia Records, che si occupa della promozione e della distribuzione dell’album esattamente come faremmo noi.

Come descriveresti “In Extremis” ai nostri lettori? Cosa è cambiato e cosa è rimasto simile a “Blasphemers’ Maledictions”?

E’ un album molto diverso, suona davvero più “brutale”, però credo che siamo stati in grado di mantenere quel tocco di atmosfera che si avvertiva sul disco precedente. “In Extremis” è più spontaneo e potente. La musica riflette in modo naturale ciò che siamo noi in questo momento, come persone e come band.

Io trovo che “In Extremis” sia molto oscuro e sinistro, ma anche tecnico e con numerosi elementi che di certo piaceranno a ogni fan del metal estremo. Ci sono parti black, death e thrash. E’ per questo motivo che avete scelto un titolo simile? Una sorta di tributo al metal estremo?

Si riferisce alla musica così come si riferisce alla morte, come suggerisce il titolo. La morte è l’argomento principale, la troviamo nei testi ed è rappresentata nel disegno in copertina. Parlando di musica noi siamo tradizionalisti e grandi fan del death e del black metal, puoi anche sentire delle parti thrash nelle chitarre che ad esempio nella canzone “Into The Nameless Night” suonano un po’ come un tributo a Jeff Hannemann. Il nostro background però è principalmente death metal.

Quando hai cominciato a lavorare sui nuovi pezzi e quando li hai completati con il resto della line-up? Sei il solo compositore o ogni membro degli Azarath ha partecipato alla stesura dell’album?

Abbiamo iniziato a lavorare alle nuove canzoni nel 2013 e ne abbiamo completato la maggior parte nel 2015. All’inizio del 2016 abbiamo terminato l’ultima canzone e a Marzo sono cominciate le registrazioni. E’ da anni che io e Bart lavoriamo insieme e componiamo i pezzi partendo con i riff di chitarra. Quando tutti i riff e le strutture dei pezzi sono pronti, iniziamo a provare le parti di batteria. Quando tutto è completato e ben preparato, presentiamo la nostra musica agli altri ragazzi per gli ultimi arrangiamenti.

Di che cosa parlate nel nuovo disco? Seguite un concept oppure ogni pezzo tratta un argomento specifico?

La morte è la tematica principale e fonte di ispirazione in ogni aspetto dell’album.

Nemmeno questa volta avete tralasciato alcune parti atmosferiche, ma il disco suona potente, d’impatto e senza compromessi. Sei d’accordo?

Trovo che le melodia e le parti di atmosfera fossero più presenti sul disco precedente. Dal mio punto di vista “In Extremis” è dannatamente brutale.

E quali pezzi credi che siano i più rappresentativi dello spirito dell’album?

Tutti. Tutte le canzoni sono parimente rappresentative, “In Extremis” deve essere ascoltato come un album completo.

Ho notato però che ci sono delle canzoni come “The Slain God” e “Sign Of Apophis” che hanno un feeling più lento, oscuro, epico direi. Sei d’accordo?

No, penso di no, dal mio punto di vista “Sign Of Apophis” è probabilmente il pezzo più estremo dell’album, mentre “The Slain God” è soltanto più pesante e più lenta delle altre canzoni.

Siete stati confermati di recente per l’Inferno Festival. Cosa dovranno aspettarsi i vostri fans? Volete ricordarci le vostre pagine social e i vostri contatti per maggiori informazioni?

Potete seguire la pagina Facebook del gruppo all’indirizzo https://www.facebook.com/AzarathBand/ oppure contattarci alla nostra mail: azarathofficial@gmail.com. All’Inferno Festival non dovrete aspettarvi altro che il caos, puro death metal.

Vuoi descrivere i vari formati in cui sarà disponibile “In Extremis”?

Oltre alla versione normale su Cd l’album è disponibile in Cd digipak con booklet di trentasei pagine limitato a cento copie, gatefold Lp rosso con booklet di venti pagine limitato a 150 copie, lo stesso ma bianco limitato a 250 copie, poi abbiamo anche il picture e lo standard nero.

In questo periodo Nergal è stato protagonista del progetto Me And That Man, dedicandosi a uno stile totalmente diverso da quanto proposto dai Behemoth. Hai ascoltato l’album? Cosa ne pensi?

Sto ancora aspettando la mia copia ma ho avuto modo di ascoltare alcune canzoni, non è la mia borsa del tè ma i pezzi sono buoni. La produzione è grandiosa, i brani sono accattivanti e ben fatti.

A proposito di Behemoth: “The Satanist” è al momento la vostra vetta, ma sono certo che il nuovo album potrebbe essere davvero sorprendente. Puoi darci qualche anticipazione?

Sì, ci sono tredici canzoni già pronte e mi piacciono davvero tutte quante. Sulla musica non posso sbilanciarmi perchè siamo dei perfezionisti e prima che saremo soddisfatti cambierà ancora almeno dieci volte. Al momento posso dire che suona tutto molto compatto ed epico.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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