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Ayreon: “Journey To Forever” – Intervista ad Arjen Lucassen

In occasione dell’uscita del nuovo album “The Source”, abbiamo avuto modo di parlare con Arjen Lucassen, visionario ed eclettico mastermind del progetto Ayreon.
Tra ospiti illustri e scenari apocalittici, la musica e le storie dell’artista olandese non smettono di affascinare e conquistare ascoltatori vecchi e nuovi.

Ciao Arjen, innanzitutto grazie per il tuo tempo e benvenuto su Metallus.it
Partiamo con il nuovo album, “The Source”. Quali sono le tue sensazioni in merito?

Di solito questo è il momento in cui comincio a sentirmi insicuro. Quando finisco di lavorare ad un album sono molto entusiasta, convinto che le persone lo adoreranno, ma poi devo aspettare alcuni mesi per la stampa, la promozione e tutto il resto, e allora cominciano i dubbi. Ma a quel punto non si può più tornare indietro. Però abbiamo già dei brani su YouTube e i feedback sono davvero positivi: fino ad ora non ho dovuto cancellare nessun commento!
A parte gli scherzi, devo dire che mi sento piuttosto ottimista.

Vorrei partire dal titolo, “The Source”, e dalla storia che si nasconde dietro questo concept. Di cosa parla il disco?

“The Source” si riferisce a molte cose: l’acqua, ma anche l’origine dell’umanità, da dove veniamo. Per alcuni scienziati, la vita sulla terra arriva dalle stelle, ci sono alte probabilità che alcune tra le comete o i meteoriti esistenti contengano DNA, quindi è possibile che la nostra origine sia in un altro pianeta.
Ho trasformato la scienza in science fiction: nel disco, la vita umana ha avuto origine su un altro pianeta che si chiama “Alpha” e che, pur trovandosi in un’altra galassia, sta attraversando gli stessi problemi che abbiamo noi, come il riscaldamento globale.
Il presidente del pianeta cerca la soluzione al problema tramite un computrrer, che però rivela come il problema sia l’umanità stessa. Allora vengono spenti tutti i sistemi vitali, compresi quelli che si occupano di raffreddare i reattori nucleari, che quindi rischiano di esplodere. L’unica cosa che gli abitanti del pianeta possono fare per far sopravvivere la loro razza è proprio abbandonare il pianeta stesso, ma c’è una sola nave spaziale e qualcuno deve essere lasciato indietro.
Il disco parla di emozioni umane, ed è una cosa terribile: alcune persone devono lasciare indietro i loro compagni, solo perchè non sono abbastanza importanti per il viaggio. L’album parla di questo.

Anche l’artwork è molto interessante, mi piace molto che il colore dominante sia il verde, a differenza dei tuoi lavori precedenti, e poi trovo ci sia anche una connessione con film come ad esempio “Matrix”. Qual è stata la principale fonte di inspirazione per questa copertina?

Di solito scrivo la musica, poi i testi, e solo in un secondo momento comincio a cercare l’artwork dei miei dischi. Questa volta sono partito dalle immagini, perchè sapevo di voler scrivere un album sci-fi; così ho cominciato a guardare immagini su immagini di artisti che si ispirassero a questo genere e ho impiegato tre settimane per trovare quello giusto, che poi ho scelto. L’artwork mi ha ispirato davvero molto: ci ho visto una persona costretta a vivere sott’acqua. Infatti, tornando alla storia, i fuggiaschi trovano un nuovo pianeta su cui stabilirsi, ma è un pianeta acquatico e sono quindi cotretti ad imparare a vivere sott’acqua.

L’album presenta molti ospiti e credo che, tra tutti, il contributo di James LaBrie sia davvero importante; trovo un parallelismo con l’apporto fornito da Devin Townsend in “The Human Equation”. Com’è stato lavorare con James?

Sono molto vicino a James, fin da quando abbiamo lavorato insieme per la prima volta in “The Human Equation”. In quell’occasione, qualcuno aveva chiesto a James su una fanzine dei Dream Theater se gli avrebbe fatto piacere lavorare con gli Ayreon e lui aveva detto di sì! Così l’ho contattato per davvero.
Da allora siamo rimasti in contatto e siamo diventati amici: è una persona molto intensa, emozionale e seria.
E’ stato il primo che ho contattato per questo nuovo progetto e lui ha accettato subito.

Guardando la tracklist, ho notato la presenza di quattro “Cronache”. C’è qualche legame con i lati (A,B,C,D) di due vinili?

Assolutamente sì, ho concepito il disco sull’idea del vinile; mi paice che le persone ascoltino di nuovo i vinili, perchè è un tipo di ascolto che ti costringe a sederti e goderti la musica dall’inizio alla fine: non puoi saltare le tracce, andare avanti o cose del genere. Proprio in quest’ottica, mi sono assicurato di stare sotto i 22 minuti per ognuna delle quattro cronache.

Ci saranno anche delle edizioni speciali per l’album, tra cui una con quattro CD e un DVD. Quali saranno i contenuti extra che potremo trovare in queste versioni?

I CD bonus conterranno le versioni strumentali dei pezzi, che sono davvero interessanti e rivelano i vari strati della mia musica, di cui molti fan faticano ad accorgersi ascoltando anche le parti vocali.
Il DVD contiene molte cose fighe, quattro video, una versione mixata in 5.1 dell’intero album, poi interviste con alcuni degli artisti che hanno contribuito al disco e anche dei behind the scenes.

Il primo singolo estratto dall’album, “The Day That The World Breaks Down”, è anche il brano più lungo di tutto Il disco. Come mai questa scelta?

Volevo essere onesto con il pubblico e fargli vedere cosa avrebbe avuto comprando l’album.
La canzone rappresenta davvero il disco, con tutti i suoi vari stili. Abbiamo da poco pubblicato il lyric video di “Everybody Dies”, un brano particolarmente strano perchè è una canzone felice sulla fine del mondo. Se lo avessi scelto come primo estratto, molte persone ne sarebbero state confuse; invece “The Day That The World Breaks Down” è davvero perfetta, nel video si vede l’artwork sullo sfondo e le persone possono cominciare a familiarizzare con il pianeta “Alpha”e il pianeta Y. Ero un po’ preoccupato perchè il brano dura 13 minuti e credevo che nessuno avrebbe guardato il video dall’inizio alla fine! Invece devo dire che ha avuto davvero un ottimo successo.

Uno dei brani, “Bay Of Dreams”, mi ha particolarmente colpito per l’usco delle tastiere, che mi ricordano quasi la soundtrack di un film di John Carpenter. C’è una qualche connessione con il mondo cinematografico?

Non consciamente. Ma adoro John Carpenter, per cui sono certo di esserne stato ispirato a livello inconscio.

Hai annucniato tre show a Tilburg per il prossimo settembre e sono andati sold out in un giorno. Cosa puoi dirmi di questo successo e credi che porterai lo spettacolo anche in altri paesi?

Tramite Facebook ho potuto vedere che ci saranno persone da ogni parte del mondo, per cui credo che sia che si faccia in Olanda, Parigi o Londra, le persone ad assistere allo spettacolo sarebbero comunque le stesse! Non credo che avrebbe senso riproporlo in altri luoghi e poi non è nemmeno il mio obiettivo o ciò in cui sono bravo. A me piace fare lo scrittore e il produttore nella vita, la musica dal vivo non è proprio la mia specialità. E’ qualcosa che faccio essenzialmente per i fan.

Cosa possiamo aspettarci dallo show?

Sarà uno spettacolo di greatest hits e vorrei eseguire almeno due brani da ogni album.
Purtroppo non c’è molto tempo per eseguire pezzi da altri progetti, l’unico rappresentato sarà Star One.

Credo che i tuoi dischi siano i tipici album che devono essere ascoltati dall’inizio alla fine senza interruzioni. A tal proposito, cosa ne pensi del fenomeno della musica in streaming?

Credo sia fantastico che la musica in questo modo raggiunga più persone. La cosa triste è che gli artisti abbiano una percentuale insignificante per ogni streaming di un loro brano, il che vuol dire che un artista ottiene uno stipendio minimo se il suo brano viene ascoltato dieci milioni di volte. Credo che si debba fare qualcosa in proposito, ma lo streaming è il futuro e non capisco le case discografiche che si oppongono a strumenti come Spotify. E’ qualcosa che non si può arrestare e d’altronde io non sono mai stato favorevole a cercare di bloccare la tecnologia. Detto ciò, la mia musica ha anche un contorno fisico, un bellissimo artwork ad esempio, e il pubblico sa cosa troverà comprando un mio disco; quindi spero anche che le persone non smettano di godere di tutti questi aspetti. Per cui, beh, direi che la mia opinione è duplice.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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