Atlantic Tides: “Drunk & High” – Intervista alla band

Gli Atlantic Tides sono un gruppo nato a Milano ormai 6 anni fa e che approda al suo primo full length con l’omonimo album “Atlantic Tides”, dopo due EP e moltissime esibizioni dal vivo nel corso degli anni.
Abbiamo parlato con la band al completo, che ci ha raccontato i segreti di un disco di debutto all’insegna del rock più accattivante, da come nasce un brano tipo degli Atlantic Tides, fino ai piani futuri che guardano al successo in Italia e non solo.
Una piacevole chiacchierata, che ha riservato anche qualche consiglio finale per tutti i giovani e giovanissimi che si avvicinano per la prima volta al mondo dell’industria musicale.

Ciao ragazzi, innanzitutto grazie del vostro tempo!
So che gli Atlantic Tides si sono formati a Milano nel 2010. Vi va di presentarvi ai nostri lettori e dirmi qualcosa in più sull’origine della band?

Ciao e grazie a te! Sì, gli Atlantic Tides sono nati nell’ottobre 2010 dall’unione di due band che si erano sciolte. Venivamo tutti dal panoramo hardcore, chi più metalcore, chi più alternative. Abbiamo pensato di creare qualcosa di nuovo, che unisse gli interessi di tutti: inizialmente eravamo in cinque, ma poi un chitarrista ha lasciato il gruppo e siamo rimasti in quattro. In realtà, è stato proprio questo a permetterci di definire il nostro sound. Comunque, siamo Gabriele alla voce, Nicolò alla chitarra, Daniele alla batteria e Stefano al basso.

“Atlantic Tides” è il vostro full length di debutto. Se doveste presentare i vostri tratti distintivi al pubblico, come introdurreste la vostra musica?

Abbiamo sempre avuto difficoltà nel definire il nostro genere; alcuni lo hanno descritto come un rock moderno con influenze pop e siamo stati spesso paragonati agli Incubus, che per noi è un grande onore. Effettivamente, Gabriele ha forti influenze Incubus nella voce, perchè è un grande fan di questa band, ma musicialmente ci ispiriamo alle band rock alternative americane o inglesi, per lo più sconosciute al grande pubblico. Se dovessimo scegliere una definizione, diremmo che facciamo rock moderno melodico.

Ascoltando l’album, temevo di trovarmi di fronte ad una componente più spiccatamente indie, invece il vostro è un rock molto moderno e fatto di componenti eterogenee, come si può notare da subito con le prime due tracce, la più malinconica “Cara” e la spensierata “Drunk & High”. Quali sono le vostre principali influenze stilistiche?

Guardiamo di più all’estero, anche se nascoste nel disco ci sono molte influenze R’n’B, un genere che ascoltiamo molto e che stiamo cominciando ad inserire in alcune canzoni. Si tratta di piccole sfumature, che si ritrovano ad esempio in “In The Wings”“Lily Of The Valley”, in cui la voce di Gabriele crea melodie meno rock e un po’ più soul. Proviamo spesso ad amalgamare le diverse influenze che ci caratterizzano, un cammino che si è rivelato affascinante, ma molto difficile. Pensa che dopo aver scritto il nostro primo EP, lo abbiamo completamente cestinato. Adesso, prima di uscire allo scoperto, abbiamo passato circa un anno a suonare insieme e provare in saletta.

Come nasce un brano tipo degli Atlantic Tides?

Tutto nasce da un’idea melodica della chitarra, un riff, un’idea melodica della voce. Poi aggiungiamo la parte ritmica e, quando la struttura della canzone è già definita, ci cantiamo sopra delle melodie. Partiamo sempre dall’elemento musicale, jammando in saletta. Quest’ultimo disco lo abbiamo composto quasi tutto in saletta o in studio, tirando fuori i pezzi direttamente sul campo, suonando.
I testi sono opera di Nicolò, che li costruisce di solito partendo da una melodia.

Avete girato e pubblicato anche un video per la traccia “Dust”. Vi va di raccontarmi quest’esperienza?

Le riprese sono state molto dure, perchè tutto si è svolto in un giorno. Nel video è presente una forte componente teatrale, basata su una sceneggiatura che potesse rispecchiare il testo del brano e che si potesse realizzare in una sola location. Nel video suoniamo con uno sfondo di montagne, che poi in realtà sono dei rifiuti, riecheggiando le lyrics del brano. Il regista del video è stato Alberto Sansone e siamo davvero molto soddisfatti del risultato.

 

Una domanda per Gabriele: all’inizio del brano E.V.E la tua timbrica mi ha ricordato molto quella di Anthony Kiedis. Qual è stato il tuo percorso come vocalist e quali sono, secondo te, le doti fondamentali di un frontman di successo?

La carriera del vocalist è cominciata in tenera età: da piccolo suonavo il pianoforte e ho sempre studiato musica. Lo studio è importante, ma bisogna anche avere la passione. Tante volte ho pensato di mollare, perchè non mi sentivo abbastanza bravo, ma è in quei momenti che devi stringere i denti e andare avanti.
Un frontman di successo deve avere il carisma, deve riuscire a lasciarsi andare sul palco, perchè se canti vuol dire che hai qualcosa da comunicare.

La collaborazione con Scarlet vi porterà a pubblicare il disco anche in America: quali sono ora le vostre aspettative? I vostri compagni di label Be The Wolf, ad esempio, stanno avendo grande successo anche in Giappone…

Il percorso che cerchiamo di seguire è effettivamente similare, vorremmo espanderci e diventare più grandi possibile in Italia ma anche all’estero, che è uno dei vantaggi del cantare in inglese. Cominceremo con il tour in Italia e poi speriamo di organizzare qualcosa verso l’Europa.

Per come la vedo io, il genere che proponete è di sicuro impatto sul pubblico. So che vi siete esibiti molto dal vivo nel corso di questi anni: qual è il pubblico a cui vi rivolgete principalmente e quale, sulla base della vostra esperienza, è più ricettivo nei confronti della musica che proponete?

Aprendo a band diverse, nel corso del tempo abbiamo notato un cambio di pubblico. All’inizio abbiamo lavorato con gruppi che erano più popolari tra i teenager, diciamo fino ai 21-22 anni, per cui per un certo periodo abbiamo avuto una fanbase diversa da quella che abbiamo ora. E’ stato un periodo però molto bello e gratificante, perchè probabilmente i più ricettivi nei confronti della nostra muscia sono stati proprio loro. E’ più difficile conquistare le persone più mature, ma abbiamo sempre ricevuto pareri molto positivi soprattutto riguardo ai live, che poi è la parte che ci interessa di più.

Siete una giovane band che, con la pazienza e il lavoro, dopo due EP, è riuscita ad ottenere un contratto discografico. Se poteste dare un consiglio ai voi stessi di 6 anni fa, quando avete iniziato, cosa vi suggerireste?

Avendo avuto anche altre esperienze musicali prima degli Atlantic Tides e avendo commesso molti errori, questa volta abbiamo avuto la fortuna di evitare spese inutili, fidarci delle persone sbagliate, i tipici errori da prima band. Il consiglio che ci daremmo sarebbe quello di continuare a fare quello che abbiamo fatto spendendo meno soldi possibile. Purtroppo, anche se i soldi che si spendono all’inizio non sembrano molti, pesano parecchio e, soprattutto se si è giovani, possono rappresentare un ostacolo insormontabile. Inoltre, in questi anni siamo riusciti ad andare avanti senza cambiare formazione, a parte la perdita di un chitarrista, e abbiamo avuto la fortuna di avere una saletta e strumentazione nostre.
Dobbiamo ringraziare i nostri genitori che ci hanno aiutati e sostenuti: oltre a credere in se stessi, è importante anche avere il supporto della famiglia e degli amici più stretti. Il nostro produttore Francesco Altare ha creduto tantissimo nel progetto e ci ha aiutati a crescere come band e compositori, per cui potendo tornare indietro diremmo ai noi stessi del passato di rivolgersi a lui molto prima! Ci seguirà anche come fonico live, compatibilmente con i suoi nuovi impegni come chitarrista dei Mellowtoy. E poi dobbiamo ringraziare anche Bagana e Jack Rock Agency per il loro supporto.

Quali sono i piani futuri per la promozione dell’album? So che ci sarà un release party e poi sarete in giro per l’Italia con il New Seed Tour

Esatto, inizieremo il 28 ottobre con il release party al Magnolia, che è già una grande figata! Suoneremo con i Destrage, una grande band, e siamo molto emozionati. Partiremo poi per un tour che toccherà le principali città italiane e arriveremo fino a Bari: sarà impegnativo, ma non vediamo l’ora! Per adesso sono state annunciate ancora poche date, ma se ne aggiungeranno altre, all’incirca fino a febbraio dell’anno prossimo. Speriamo poi, per la primavera del 2017, di poterci spostare anche all’estero. Ci stiamo lavorando!

Grazie ancora per la vostra disponibilità! Volete chiudere con un messaggio ai lettori di Metallus.it?

Assolutamente. Siamo stati tutti metallari una volta, quindi seguiteci perchè siamo tutti fratelli!

atlantic-tides

Ilaria Marra

view all posts

Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login