Ataraxia: “Spasms” – Intervista alla band

Gli Ataraxia sono tornati di recente sul mercato discografico con l’ottimo “Spasms (Sous La Coupole Spleenétique Du Ciel)” (la recensione), un album che riporta la band alle sonorità disimpegnate e cabarettiste del celebre “Paris Spleen”. Metallus ha contattato i modenesi per sapere qualche particolare in più sul nuovo album e anche sul futuro del gruppo che, a sorpresa, anticipa alcuni particolari sull’imminente disco “Wind At Mount Elo”, che vedrà la luce tra poco più di un mese tramite Ark Records. Al solito non sappiamo cosa potremo aspettarci da una delle realtà più fantasiose e versatili della scena italiana.

“Spasms” arriva a tre anni di distanza da “Llyr”. Volete raccontarci la genesi del nuovo album, compreso il percorso di ricerca lirico che si è reso necessario? Il nuovo album riprende sonorità cabarettistiche e ironiche, come mai la scelta di reindirizzarsi a questo sound?

L’origine di “Spasms” è “Paris Spleen” stesso (il nostro primo album ispirato al cirque cabaret, ambientato nella seducente ed inquietante Parigi d’inizio novecento). Stavamo ancora registrando questo album che già facevano capolino i primi brani di “Spasms”, quindi lo consideriamo un continuum di quell’album. Anche la sua natura è diversa, più solenne, più oscura e forse tagliente nella prima parte, più onirica e suadente nella seconda. Nel primo i testi erano tutti di Baudelaire (tratti da Le Spleen de Paris), in “Spasms” sono nostri e di altri autori, solo uno è tratto da un poema del maudit francese, nostro mentore e musa ispiratrice quando ci lasciamo portare da questo vento sornione. In questo album Francesca si è data davvero da fare a livello lirico, molti degli scritti sono suoi, tratti da un libro di racconti scritto qualche tempo fa dal nome “Gamaglidì”.

Mi pare appunto che un approccio ironico e disincantato permanga durante l’ascolto, è così? Più in generale quali tematiche trattate nei testi?

Hai colto nel segno, l’approccio è quello. Si parla del freddo e di come fosse dura fare una vita da artisti quando non era comodo. Si parla anche di come sia triste diventare rigide statue di fumo grigio quando non si segue il proprio cuore e la propria ispirazione profonda. Si parla di offese, giudizi che vorrebbero “liquidare” come gas venefici o funghi velenosi. Si parla d’un viaggio onirico in un treno notturno per risvegliarci nella capitale francese che appare come una pasticceria a cielo aperto. Si parla di morte e teatro. “Morire è un’arte come qualsiasi altra e io l’ho imparata piuttosto bene”. Si parla di follia e benpensanti, di come un bevitore di quintessenze spesso valga di più di chi lo giudica. Infine si parla dell’ultima notte prima di una nuova consapevolezza (“Donc, Je Dois Etre Morte”), dei ricordi in un parco pieno di fontane dove molti bambini giocavano rumorosi e liberi e di come la luna piena, prima di essere imprigionata in una camicia di forza di garze-nuvola, ci abbia insegnato che è la qualità e quantità dei nostri desideri che determina il tempo…

“This Is No Country For Old Men”: un omaggio ai fratelli Cohen o qualcosa di più?

Non esattamente, il testo di questo brano è un verso tratto da un poema di William Butler Yeats che probabilmente ha ispirato anche il titolo del film dei Cohen. Il titolo della poesia è “Viaggiando verso Bisanzio” e parla del sacro fuoco del canto (inteso anche come ispirazione poetica) e della sensuale musica oltre che della forte ispirazione che proviene dal visitare antiche vestigia “ Per questo ho preso il mare e sono giunto alla sacra città di Bisanzio”.

“Gloomy Sunday” presenta un abrasivo testo in italiano, è legato ad episodi di vita vissuta o ad altro?

Sentivamo che questo brano prevalentemente, arrangiato per pianoforte e voce, fosse in sintonia con le corde di Francesca e lei stessa, nel giro di qualche minuto, ha avuto l’ispirazione per scrivere il testo in Italiano che nulla ha a che vedere con testi precedente proposti da altri autori. L’anima di questa composizione sembra nata dalla tregenda, ha un sapore d’opera Italiana d’altri tempi, la voce di Francesca, sporca di terra, è il giusto humus per queste note. Nei testi tutto è solitamente espresso in modo da trascendere le esperienze personali e divenire in qualche modo “esperienza” di chi lo fa suo, con le proprie sfumature, grazie al proprio vissuto…

Come mai la scelta di coverizzare “Alabama Song” dei Doors, riproposta per altro in una chiave davvero originale?

Ci piace Kurt Weill e il cabaret tedesco d’inizio secolo scorso. Sin dall’epoca di “Paris Spleen” (2006) abbiamo iniziato a pensare a come interpretare questo autore e tutto si è evoluto molto spontaneamente. Ci piaceva la vena ironica ed irriverente del testo ed abbiamo voluto accompagnarla con una musica che la rispecchiasse  con leggerezza. I Doors ripresero Kurt Weill in occasione di un album che aveva come copertina il mondo del circo e degli artisti di strada. Ogni qualvolta s’approccia qualcosa che sa di strada e di vita artistica spesa tra insicurezze e colori che nascondono altro, spesso Kurt Weill fa capolino. E’ stato uno dei grandi interpreti d’un epoca che aveva queste caratteristiche.

La principale qualità degli Ataraxia è l’attingere da un bacino espressivo pressoché illimitato, che ha visto il gruppo muoversi tra sonorità neofolk, medievali, cabaret. Quale sarà il prossimo passo?

 “Wind At Mount Elo”, l’album in uscita tra Maggio e Giugno (tra poco più d’un mese) per l‘italiana Ark Records. E’ un album che parla del vento, caldo, potente, radicale. Quando arriva il vento del cambiamento e si è al posto giusto nel momento giusto, ci si denuda di tutto in un respiro e ci s’innalza come un profumo che si stacca dalle cose. Nasce dal moto dei venti la musica… Sono due anni e mezzo della nostra intima vita, quella densa dentro a ciascuno di noi, è un album di sangue, nervi e fegato, è un album sceso agli inferi e ritornato su attaccato alla nostra carne. Inizio lucido di cambiamento. Nell’assoluta libertà del gesto che accade, quando accade, se accade.
Eravamo soliti realizzare un album all’anno, ne sono passati quattro da “Llyr” (cosa davvero insolita) solo perché quest’ultimo ha necessitato di due e mezzo per essere composto, arrangiato, registrato e prodotto.

E’ prevista promozione dal vivo per il nuovo album?

Stiamo programmando una serie di date che vedranno la presentazione sia di brani tratti da “Spasms” che da “Wind At Mount Elo”. Il tour avrà inizio a Berlino il 30 Maggio per poi proseguire a Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzen a Luglio, poi di nuovo in Germania a Deutzen ad inizio Settembre. Le atre date sono in via di programmazione. Aggiornamenti frequenti sul nostro sito www.ataraxia.net.

L’anno prossimo cadrà il trentesimo anniversario degli Ataraxia, avete già pianificato qualche evento particolare?

In realtà siamo insieme dal 1990 (cioè da quell’anno la formazione attuale si è unita ed ha realizzato il primo demo ufficiale) quindi c’è da aspettare ancora un po’… Poi solitamente realizziamo album e raccolte in modo del tutto istintivo, senza seguire anniversari o scadenze …. Probabilmente (se lo volgiamo considerare un venticinquennale) uscirà un nuovo album che abbiamo iniziato a registrare di recente, “ENA”, nuovamente ispirato a scenari fantasy medievali, con una veste più “sacrale” e rituale. Probabilmente uscirà anche la ristampa dell’album del 1997 “Historiae” (rimasterizzato con l’aggiunta di una versione di “Fila La Lana” di De Andrè).

Non ultimo, vi chiediamo di lasciare un messaggio ai lettori di Metallus.it.

Grazie della lettura e dell’ascolto. E grazie Andrea Sacchi!
Un pensiero per voi, oh lettori…

“Siamo come una sorgente, la musica sgorga copiosa e non abbiamo né occhi né giudizio per comprendere se quest’acqua viene bevuta, sprecata, assorbita dalla terra, inquinata o si disperde su asfalti che la respingono. Ognuno può fermarsi e bere, bere tanto, bere poco, bere una volta e non averne mai più bisogno, serbarne il ricordo, cercare altre sorgenti, non fermarsi neppure un istante o tenere in serbo il ricordo di una fonte lontana che una volta ci ha dissetato. Ognuno è libero. E la sorgente continua a sgorgare. Non ci si volta indietro a meditare sul passato poichè passato e futuro sono un tutt’uno. Abbiamo vissuto intensamente questi anni e non abbiamo alcun bisogno di guardare indietro. Ciò che è stato fa parte della nostra carne. Ogni passo è una chiazza di colore di un cielo che muta ad ogni ora del giorno. Ciò che deve ancora avvenire in realtà è già avvenuto. I semi sono stati gettati da tempo. Deve solo prendere forma e nascere. La musica è una forma di dono e donando si è rinnovati. Chi si sforza nuoce alla propria forza, alla propria dignità ed alla propria ricchezza. Sforzare la vita è sempre nefasto. Ascoltare la nostra musica è come non rispondere subito ad una domanda. Purtroppo sin da bambini siamo addestrati a rispondere immediatamente a tutte le sollecitazioni. Ce lo inculcano fin da subito, a casa, a scuola e poi nel lavoro. La musica è una zona franca . L’arte arriva dove vuole, quando vuole, è libera. E liberi si è di goderne appieno o di cercare altrove. Quello che facciamo non è né trascurato né febbrile, né rapido né stanco, accarezza la forma delle cose. Ascoltiamo il soffio.”

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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