Asphyx: “Wardroid” – Intervista a Martin Van Drunen

Con alle spalle una carriera ormai quasi trentennale, gli Asphyx rappresentano una vera certezza nel panorama death metal internazionale. Abbiamo parlato con il vocalist Martin Van Drunen della nuova fatica di studio della band, “Incoming Death”, di come nasce una canzone degli Asphyx e dell’importanza dello spirito della tradizione in un gruppo che sembra vivere in maniera indipendente rispetto ai membri che si alternano al suo interno.
Dall’Olanda con furore.

 

Ciao Marrtin, innanzitutto grazie per il tuo tempo.
Parliamo del nuovo album degli Asphyx, “Incoming Death”. Come è andata senza Bob Bagchus, che era stato coinvolto in quasi tutti i dischi della band fino ad ora? Questa assenza ha influenzato in qualche modo la riuscita del disco?

Ciao e grazie a te! Passando alla domanda, la risposta è no. Stefan, il nostro nuovo batterista, ci è stato suggerito dallo stesso Bob ed è stato da subito molto contento e onorato di essere coinvolto nella band. E’ un ragazzo fantastico, ma la cosa migliore è che nel processo di scrittura e registrazione delle canzoni pensa esattamente come Bob. Quando Paul si presentava con un riff, lui è sempre stato capace di coglierne subito il tempo giusto.

Il nuovo album è ancora una volta un fantastico mix di old school death e doom metal. Credo che tu ti sia occupato dei test e degli arrangiamenti come sempre. Per quanto riguarda la musica, invece, è Paul ad avere le maggiori responsabilità o tutti i membri della band sono coinvolti in qualche modo?

I riff sono tutti di Paul, a parte la linea di basso di “Death: The Only Immortal”, che è stata scritta interamente da Alwin. Gli arrangiamenti, invece, sono curati da tutta la band, mentre i testi sono opera mia. Devo dire che ci confrontiamo, è sempre un processo collettivo: quando Paul ha una nuova idea, ce la invia subito e la valutiamo tutti insieme.

Avete lavorato di un nuovo con un team che si può dire ormai collaudato, composto da Dan Swano per il mixaggio dell’album e Axel Hermann per l’artwork di copertina. Non temete che, alla lunga, collaborare sempre con la stessa squadra possa portare ad un’eccessiva somiglianza tra gli album?

Dan e Axel sono ormai parte degli Asphyx, sanno esattamente cosa vuole la band e il tipo di sound che intende creare, per cui la comunicazione con loro è più veloce e il rapporto è davvero bello. Credo che in un gruppo la tradizione debba essere tenuta in considerazione. E poi, come si dice, squadra che vince non si cambia!

Hai lavorato con grandi musicisti come Paul Baaynes, Eric Daniels o Patrick Mameli. Quli sono le principali differenze che hai riscontrato tra loro e com’è collaborare con artisti di questo calibro?

E’ fantastico lavorare con persone di questa caratura è ispirazione, sono decisamente fortunato a poter collaborare con musicisti del genere. Lavorare con ognuno di loro è molto diverso, dato che ognuno ha le sue influenze. Ad esempio, Eric è più sullo stile heavy metal, new wave, Patrick è più tecnico, Paul ama il punk e band come AC/DC e Motörhead.

Oltre agli Asphyx, sei molto attivo con altre band come Grand Supreme Blood Court e,  fino a poco tempo fa, anche Hail Of Bullets. Dove trovi l’energia e l’ispirazione per tutti questi progetti?

Sono un metallaro e mi piace quello che faccio. Mi sento fortunato a poter lavorare con persone e musicisti fantastici , ci divertiamo sempre e questo è quello che voglio fare. Tante persone lo possono solo sognare, io invece sono un privilegiato perchè posso viverlo ogni giorno. Non potrei chiedere di più.

Di tutti questi progetti, gli Asphyx rappresentano quello con la storia più duratura, una band che sembra vivere con un proprio spirito, indipendentemente dall’alternarsi dei musicisti al suo interno. Cosa ne pensi?

Sono d’accordo con te sul fatto che sia un po’ strano. Circa un mese fa abbiamo suonato in Slovacchia con i Napalm Death e ci siamo fermati a riflettere sul fatto che non c’era un solo membro della formazione originale in nessuna delle due band, eppure entrambe sono ancora così popolari. Il punto è portare avanti lo spirito del gruppo. Le persone che entrano nella band devono capire cosa la band rappresenta, non puoi sbagliare seil tuo gruppo ha una storia e una tradizione. Si può dire che, negli Asphyx, i musicisti siano al servizio della band: quando Paul e Alwin sono entrati a farne parte, hanno capito subito qual era lo spirito degli Asphyx e questo è anche il segreto per creare album che abbiano successo.

Siete sulla scena da molto tempo, per cui non posso evitare di chiederti cosa ne pensate del panorama metal attuale. Credete che ci sia la stessa passione di quando voi avete cominciato? E cosa ne sarà del metal ora che alcune band storiche stanno cominciando a venire meno, c’è qualcuno che secondo te potrà raccoglierne l’eredità?

Quella dei Motörhead è stata una grande perdta, ma sai, purtroppo band come Judas Priest o Black Sabbath, beh, stanno invecchaindo. Tra le band che sono nate e cresciute negli ultimi anni, alcune mi piacciono e altre no, ma è parte del gioco. Credo che oggi come oggi ci sia troppo: in questo troppo, però, alcuni nuovi gruppi sono davvero molto bravi e hanno lo stesso entusiasmo che avvamo noi.

Molti musicisti che ho intervistato mi hanno confermato l’importanza che ha di questi tempi suonare live. Pensi anche tu che questo aspetto della musica sia oggi fondamentale, sia per quanto riguarda le band sia per il contatto con il pubblico?

Credo che il metal sia una musica che deve essere suonata live. Non mi è mai piaciuta l’idea del progetto di studio, io voglio stare sul palco e interagire con il pubblico, essere n contatto con la gente. Se non potessi più suonare live, lascerei tutto. Il motivo per cui si pubblicano gli album è che la gente li può comprare e ascoltare a casa, ma poi può sentire quelle stesse canzoni suonate dal vivo. Capisco che oggi, soprattutto per alcune grandi band del passo, la musica live paghi di più. Quando abbiamo cominciato noi, ci pagavano con qualche birra e una pizza. Noi però non lo facciamo per soldi, ma per permettere alla gente di ascoltarci.

Credi che in questo c’entri anche la crisi dell’industria discografica in questi ultimi anni, che ha spostato l’attenzione dal supporto fisico del disco a tipologie differenti di fruizione?

Sai, credo che bisogna essere al passo con i tempi. Se alle persone piacciono solo due canzoni di un disco e vogliono comprarle su iTunes e pagare 1 euro per ogni canzone, va bene! Almeno stanno comunque pagando per quella musica. La stessa cosa vale anche per Spotify, non vedo perchè vederli necessariamente come strumenti negativi. Certo, tutt’ora io preferisco i vinili!

Parlando di tour, quali sono i piani per la promozione dell’album?

Suonare quanto più possiamo. Stiamo ricevendo molte richieste e cercheremo di visitare quanti più stati potremo. Al momento la priorità sono i due release show del 6 e il 7 Ottobre, due occasioni speciali in cui presenteremo il nuovo album: non vedo l’ora, perchè saranno gli unici concerti in cui potremo concentrarci sull’ultimo lavoro. Durante tutte le altre date, naturalmente, la scaletta dovrà prevedere anche brani dei dischi precedenti.

Grazie mille, Martin. Ti va di chiudere l’intervista con un messaggio finale ai fan italiani?

Non sappiamo ancora quando, ma non vedo l’ora di tornare in Italia il prossimo anno, perchè il pubblico è fantastico e ci divertiamo sempre tanto! Spero che il nuovo album vi piacerà e che verrete a vederci, peerchè non vi deluderemo. Ciao Italia e grazie [in italiano, ndr]!

 

Asphyx

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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