Art Of Anarchy: “No Surrender” – Intervista a Bumblefoot

“The Madness” degli Art Of Anarchy riesce a riscuotere nuovamenti pareri favorevoli per la band capitanata da Ron “Bumblefoot” Thal che, nonostante le avversità continua coi suoi fidi compagni e con un nuovo cantante a proporre un nuovo album fresco e su livelli altissimi. In soli due anni il vulcanico Ron ne ha fatte di cose ed è un piacere sentire parlare al telefono questo stimatissimo chitarrista nonchè simpaticissimo interlocutore: di seguito il resoconto della chiacchierata fiume…

Ciao Ron e benvenuto su Metallus.it! Come stai?

Buongiorno e grazie mille (in perfetto italiano)! Sto benissimo e sono eccitato per l’uscita del nuovo album!

Cosa è successo agli Art Of Anarchy fra la pubblicazione del primo lavoro e questo “The Madness”?

Wow, sono successe un sacco di cose… Vediamo di ripercorrerle insieme. Il primo CD è uscito a giugno 2015 e sapevamo già che il cantante che faceva parte della formazione era una scelta estemporanea, che non sarebbe proseguita (il compianto Scott Weiland), così già ai tempi ci guardavamo intorno per scegliere un cantante che avesse proseguito il lavoro: abbiamo buttato giù una lista dei papabili e il primo che abbiamo chiamato, quello che ci sembrava più consono alla nostra musica, ha detto sì (Scott Stapp). Due mesi dopo l’uscita dell’album d’esordio eravamo già con Scott a provare: sai, all’inizio sembra difficile provare con un nuovo membro ma jam dopo jam è venuto tutto fuori in maniera naturale e ci siamo resi conto che era la scelta giusta, e ce ne siamo resi conto anche passando tempo insieme, andando a cena tutti insieme e passando due settimane insieme, cominciando già a scrivere nuovi brani proprio come una band, cinque, per la precisione, fra le quali “Changed Man”, “The Madness” e “No Surrender”, che è stata la prima. Alla fine di questo sono stato in tour per due mesi in Francia mentre John Moyer era in giro coi Disturbed e per qualche solo show, sono tornato in studio per sistemare le tracce in studio, insieme a Jon e Vince (Votta, rispettivamente chitarra e batteria): a febbraio 2016 abbiamo lavorato sulle tracce vocali e sui testi, per trasformare le canzoni facendogli assumere la forma definitiva che potete ascoltare, cambiando i cori, le parti vocali e logicamente cercando il miglior risultato possibile, sviluppando il sound. Son tornato in tour col progetto Metal Allegiance, insieme a Mike Portnoy, Alex Skolnick, Mark Menghi e tanti altri che di sicuro tutti conoscete: dopo questa esperienza sono tornato a casa perchè ci siamo occupati del video di “The Madness”, dei vari servizi fotografici e di tutta la parte promozionale; in maggio Scott è tornato in tour e io sono stato in giro fra Tailandia, Filippine e nei dintorni. Siamo tornati e in luglio ho partecipato a un music camp dove ho potuto condividere la mia esperienza di musicista a Corfù: abbiamo continuato a lavorare e ad ottobre il nostro primo show con la nuova formazione; di seguito sono stato nel Regno Unito e in Bahrein. Finalmente a gennaio 2017 (praticamente abbiamo aspettato un allineamento giusto dei pianeti…) siamo tornati stabilmente a casa e siamo riusciti a finire le ultime tre canzoni che avrebbero poi fatto parte del nuovo CD, suonando anche in uno show su Comedy Central. Siamo riusciti a finire il mixing finale dell’album, da perfezionisti devo dire, perchè trovavamo sempre qualcosa che secondo noi poteva rendere meglio: alla fine “The Madness” è stato consegnato all’etichetta il 14 gennaio e siamo riusciti a farcela! Nel frattempo ho partecipato a varie iniziative live, anche in acustico, sono tornato in Tailandia per un grandissimo festival di motociclisti, veramente stupendo. Alla fine eccoci qua! Probabilmente mi sono dimenticato qualcosa ma, come avrai potuto capire, è stato un periodo abbastanza intenso! Ah, sì, stamattina ho mangiato due uova bollite uno yogurt greco coi mirtilli… Vedi che mi ero dimenticato qualcosa? Non potevo tralasciare questa informazione!

Perfetto, oserei dire. Volevo chiederti di presentare il vostro nuovo CD, “The Madness”, partendo dalla scelta del titolo e dirmi qual è stata l’evoluzione rispetto al primo lavoro.

Il titolo, innanzitutto: deriva dalle esperienze di Scott (Stapp) degli ultimi dieci anni, un sacco di storie da raccontare. Anche nella title-track si parla di tutte queste esperienze: c’è un sacco di gente che passa attraverso queste cose, molti cantanti forse per maggiore sensibilità, e a volte purtroppo ci rimangono, arrivando a un risultato finale che ahimè sappiamo qual è. Gente che ti manipola, gente che ti ama e che ti vuole aiutare: il problema fondamentale è che spesso qualcuno non si vuole fare aiutare, lungo un percorso autodistruttivo. Fortunatamente alcuni di loro si rendono conto dell’amore che hanno intorno da parte di persone importanti e riescono man mano ad uscirne: la famiglia di Scott è stata importantissima da questo punto di vista, riuscendo a fargli riprendere la giusta via, mostrandogli cosa stava perdendo, cercando di fare rinascere in lui una grande forza e alla fine lui ci è riuscito. E’ stato molto bravo. Ora è pulito ed è un uomo diverso, ha la lucidità di guardare il passato, esorcizzandolo attraverso i testi che sono usciti fuori: è sopravvissuto alla pazzia.

Si può sentire che “The Madness” è più omogeneo per tutta la sua durata, forse anche per il fatto di essere stato composta da una band effettiva al 100%. Mi piacerebbe parlare con te di alcuni brani, partendo da “Echo Of A Scream”, la traccia d’apertura, più pesante rispetto al materiale del passato: perchè mettere questa canzone all’inizio?

Mi fa piacere sapere che arriva il messaggio di “The Madness” come un CD più “da band” rispetto all’esordio. Per quanto riguarda “Echo Of A Scream”: pensavamo fosse la maniera migliore per dare una bella mazzata, per cominciare col piglio giusto. Musicalmente è stata una delle prime canzoni che abbiamo scritto insieme a John Moyer, unitamente a Logan Mader (Once Human, precedentemente Machine Head): siamo molto fieri delle parti chitarristiche e del risultato in generale venuto fuori, collaborando anche con Zac Maloy, che ci ha dato parecchie idee per le linee vocali. Deve essere una canzone che ti aiuta ad affrontare la giornata dall’inizio, a nostro parere! Parla delle circostanze, degli eventi che ti fanno sentire vuoto, solo il bozzolo di ciò che sei stato in passato, come l’eco di un urlo (di qui il titolo): parla dei rimpianti e del fatto di ripromettere a te stesso che non ritornerai ad essere ciò che sei stato in passato e che ti ha reso peggiore. David Draiman, dei Disturbed, è riuscito a darci uno spunto per il ritornello: come vedi è stata una grande collaborazione globale.

Il primo singolo, “The Madness”, è una hit radiofonica potenziale esplosiva! Come è il feedback del pubblico rispetto a voi e come pensi che verrà accolto questo CD?

Intanto grazie per i complimenti, davvero. Il singolo ha raggiunto la 24a posizione nelle rock chart americane e sono rimasto sorpreso quando lo ho sentito per radio mentre stavo guidando: ho cominciato a saltellare in macchina, impazzito come uno scolaretto. Spero e penso che piacerà a molti, questo nuovo album, così come gli Art Of Anarchy: se alla gente non piace qualcosa, specie in anni come questi, non tarda di certo a fartelo sapere… Il responso è positivo, sono veramente sorpreso e tutto ciò non può che farci piacere: speriamo che tutto ciò continui anche per l’album!

“No Surrender” è una canzone che mi ha molto impressionato, sinceramente: è diretta ed emozionale, perciò vorrei chiederti come è nata.

Insieme a “The Madness” è stata la prima coppia di canzoni che abbiamo composto tutti e cinque: Scott potrebbe raccontarti la storia della canzone meglio di me ma proverò comunque a fare del mio meglio… Dunque, Scott era strafatto ed è cascato dal balcone di un hotel, atterrando di schiena a terra. Ha guardato il cielo e si è reso conto che era il momento di rialzarsi, non solo in maniera fisica ma anche moralmente: se sei completamente a terra non deve esserci niente che ti deve far arrendere, devi solo rialzarti e continuare a combattere con lo spirito giusto e non gettare la spugna, non farti ditruggere da niente e nessuno.

Ci sono anche canzoni come “Won’t Let You Down”e “Changed Man”, più melodiche e “sentimentali”: preferisci questa dimensione o quella più pesante, più aggressiva, quando suoni?

Mmmhhh… Mi piacciono entrambe e penso che siano due facce complementari della stessa realà, una sorta di Yin e Yang che non possono esistere separatamente ma si realizzano singolarmente solo nell’unità con l’altro elemento. Pensa che il ritornello di “Won’t Let You Down” lo ho scritto quando avevo 18 anni ed è ritornato alla luce dopo tutto questo tempo: non avevo mai trovato la situazione giusta per suonarlo ma è venuto fuori all’improvviso, in maniera naturale, è piaciuto subito e ci abbiamo lavorato sopra. Evidentemente, dopo 30 anni, era arrivato il momento giusto! Ma sinceramente ti dico che mi è capitato già con altre canzoni, magari di scrivere un riff o una linea che utilizzo dopo otto o dieci anni: a volte mi manca un accordo per completarle, mi sveglio alle quattro di notte e penso “Mi bemolle” e vado a finire dopo “un po’ ” di tempo quell’idea che mi ronzava in testa da anni… “Changed Man” è una ballad molto intima, dedicata alle donne che ci stanno di fianco. Adoro entrambe queste canzoni, veramente.

Le ultime due canzoni di “The Madness” sono più particolari: sto parlando di “Dancing With The Devil” e “Afterburn” e vorrei sapere da te qualcosa di più riguardo questi due brani.

“Afterburn” suonava come qualcosa dei vecchi Metallica all’inizio ed è cambiata parecchio nel tempo, armonizzando le diverse melodie, mantenendo un suono metal ma con un respiro più ampio ed attuale attraverso un sacco di lavoro: il ritornello con quelle note alte all’inizio era diversissimo, ogni volta  che lo registravamo le note sullo spartito della voce erano sempre più in alto… Ricorda cose del primo album, secondo me, ed è una canzone molto energica: l’assolo di John, per esempio.  “Dancing With The Devil” è un brano che è nato di getto, pensato attorno all’assolo in fade-out di John.

Programmi per il tour?

Beh, in aprile avremo gli show in America e al momento stiamo trattando per l’Europa e per l’Italia: io spero davvero di tornare presto da voi. Ci piacerebbe suonare ovunque ma non dpende sempre solo da noi: si devono trovare le condizioni giuste, logicamente.

Ok Ron! Grazie mille di tutto. E’ stato un piacere parlare con te. Puoi salutare i lettori di Metallus.it e i vostri fan!

Just one thing: GRAZIE MILLE and thank You so much! Spero di vedervi presto e di stringervi la mano personalmente, il prima possibile! Vi amo e mi mancate.

 

 

 

 

 

 

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