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Arch Enemy: “A Fight I Must Win” – Intervista a Michael Amott

Intervistare un mostro sacro come Michael Amott è un piacere, specie se a parlare del nuovo album del suo gruppo Arch Enemy ci sono anche tutti gli altri membri che intervengono, seppur in maniera minima, ma stando sempre a dimostrare che questa band è diretta estensione del chitarrista ex-Carcass (come si capisce fra le righe durante il breve intervento di Jeff Loomis): “Will To Power” sarà prestissimo disponibile e quest’intervista svoltasi qualche settimana addietro non fa che aumentare le già grandi aspettative attorno a questo lavoro.

Ciao e bentornati in Italia! E’ un piacere avervi qui! Come state?

Ciao! Il piacere è tutto nostro! Stiamo decisamente bene e oggi è una bellissima giornata!

Il vostro nuovo album “Will To Power” sta per uscire e vorremmo sapere di più a riguardo, a partire ovviamente dal titolo e dalla copertina.

Il titolo è preso dal libro del filosofo Nietzsche “La Volontà di Potenza” (raccolta postuma) ed è stato scelto alla fine del lavoro, perché a grandi linee aveva parecchio a che fare con molti dei testi presenti in questo nuovo CD: già il titolo è roboante e si adatta alla musica, oltre al resto. Per quanto riguarda l’artwork abbiamo scelto di andare da Alex Reisfar, un pittore che abbiamo trovato e ci è piaciuto fin da subito: eravamo preoccupati per  la scadenza di presentazione del tutto, relativa al fatto che è un dipinto ad olio molto dettagliato e quindi richiedeva parecchio tempo realizzare il tutto ma dopo avergli mandato le canzoni, i testi ed il titolo dell’album, lui ha cominciato a lavorare dicendo che non ci sarebbe stato alcun problema e dando la sua interpretazione di questo “Will To Power” in toto. Pensiamo che  Alex abbia fatto un gran lavoro, diverso dal solito per gli Arch Enemy ma dannatamente favoloso, in grado di evocare strane atmosfere grazie al simbolismo (nemmeno noi siamo sicuri di tutto): sembra quasi che racconti l’album e sinceramente è un po’ un’idea che ci ha sempre accompagnato perché non ci piace parlare eccessivamente di cosa significa una cosa o l’altra in una canzone, ogni persona dà la propria interpretazione ed è la cosa più bella che la musica può veicolare. Significati diversi, emozioni diverse. Libertà.

La prima canzone dopo l’intro, “The Race”, è molto potente: è quasi come un manifesto per dire “Ok, siamo tornati e siamo più potenti di prima”, nonostante nell’album siano presenti tanti elementi di metal classico, seppur con varie influenze?

Decisamente! Hai scoperto il segreto… Scherzi a parte è proprio così: è la canzone più corta (intro ed intermezzo a parte) e completata proprio con quell’intento. Avevamo già finito molti pezzi quando è arrivata questa e stavamo ascoltando tutti i demo fatti per questo lavoro: è stato un approccio per creare “The Race”, guardando a ciò che avevamo fatto prima senza rimpianti ed è stato anche una scossa che ci ha fatto fare questo pezzo con influenze death, punk e con un’attitudine da calcio nelle parti basse. E’ una canzone diretta proprio come il titolo che porta.

Parliamo di “Blood In The Water”, con le sue melodie barocche di chitarra, lo stile vocale di Alissa che si è arricchito ulteriormente – specie in questa canzone -, e l’approccio compositivo di Jeff (Loomis, chitarra).

(Alissa) E’ la mia preferita del CD, sinceramente! Forse è per questo che è venuta così espressiva (ride). Michael ha scritto il testo ed appena mi ha fatto vedere l’idea mi è piaciuta da subito: ho fatto alcune registrazioni nello studio che ho a casa per vedere come veniva, per provare dinamiche che si incastrassero bene con quelle del brano ed alla fine non ho cambiato praticamente niente in sede di registrazione finale rispetto a questi demo. Mi piace più delle altre canzoni del CD (nonostante mi piacciano tutte): forse perché la sento più mia, nata così in casa…

(Michael) Penso che Alissa in “Blood In The Water” dia prova del suo completo range dinamico, dal sussurro al growl, in perfetta progressione. Ho scritto la maggior parte della canzone partendo dal riff iniziale (canticchia) e un’altra parte (canticchia anche questa) che stavano bene insieme e Daniel (Erlandsson, batteria) ha legato le due cose perché io non registro “tecnicamente” le mie parti  quindi lui ha messo tutto su demo aggiungendo il ritornello che ha composto lui (a questo punto il batterista alza le mani come se avesse vinto un incontro di boxe). E’ venuta fuori proprio bene e il testo sta proprio bene con la musica: parlo raramente dei teti che scrivo ma forse questa canzone è un po’ più politica, parlando di come sta andando il mondo adesso, delle altre ed alla fine il risultato a mio parere non è malvagio.

(Jeff) Da parte mia ho contribuito, come per tutto l’album, alla scrittura degli assoli. Trovo che “Will To Power” sia un ottimo lavoro e, sinceramente, anche questa è la mia canzone preferita se proprio te lo devo dire.

“The World Is Yours”, canzone molto organica che racchiude molti stili (sperimentale, per esempio, con quei momenti quasi trance dati dai synth), nonostante sia 100% Arch Enemy: cosa potete dirci a riguardo?

E’ la canzone più vecchia che compare sul CD perché è stata scritta ad ottobre 2014, non tanto dopo “War Eternal”: ne avevamo fatto un demo ma non ci abbiamo lavorato per tanto tempo.  Che dire? Non ho una formula per scrivere le canzoni e non so neanche tanto di musica dal punto di vista teorico: ho solo tante idee e riesco a renderle suono… Non ho un’educazione classica dal punto di vista musicale, sono molto istintivo e mi baso sul feeling che ho per scrivere: probabilmente nel cervello o nel cuore o nell’anima c’è un interruttore che fa scattare il “momento metal”. Penso che non si a nel cervello, però… Quando l’interruttore scatta, io scrivo e dopo si tratta di definire i dettagli con gli altri, di solito facendo jam session. Per me è un processo istintivo al 100% e che non si può spiegare: se mi mettessi lì con la volontà di scrivere un pezzo in una certa maniera sono sicuro che non ci riuscirei o che comunque verrebbe terribile. Quando viene l’idea prendo la chitarra e via: sono molto selettivo e spesso butto via idee che magari mi piacciono in futuro e viceversa registro cose che mi sembrano schifezze dopo un giorno…

“A Fight I Must Win”, il brano che chiude il CD, è quasi da colonna sonora e penso che molti gruppi la avrebbero messa magari a metà per spezzare il ritmo. Come è nata?

In effetti l’idea iniziale era metterla proprio lì dove hai detto tu ma dopo abbiamo voluto cambiare. Quando abbiamo fatto il mixing con Jens Bogren (At The Gates, Dimmu Borgir, Opeth), nostro collaboratore ed amico, io pensavo che questo sarebbe potuto essere un potenziale singolo ma lui invece ha voluto da subito  metterlo in fondo… Sono old school… Molto old school… Terribilmente ed estremamente old school (risate)… Se pensiamo al flow del disco ci sta che “A Fight I Must WIn” sia messa in chiusura perché è comunque un brano forte che ti fa venire voglia di rimettere su “Will To Power” dall’inizio: ecco, forse oggi la gente tende ad ascoltare poco gli album dall’inizio alla fine. Io lo faccio e non so poi perché, forse per questo motivo, quindi era quasi necessario creare un album che finisse  in maniera decisa ma melodica e malinconica, con l’orchestra che riesce a dare quel tocco in più… Direi che sia il finale di album degli Arch Enemy migliore mai fatto: molto cinematico, quasi come in un film in bianco e nero qualcuno che si allontana da un treno…

(Daniel) Anche le note che suona l’orchestra lasciano un senso di sospensione, come qualcosa che ti aspetti arrivi subito, quindi magari anche un invito a ricominciare l’ascolto da capo

Parliamo di “Reason To Believe”, pezzo un po’ atipico…

(Michael) Eh, sapevamo che la gente ne avrebbe parlato. Qualcuno la bollerà come una ballad, sicuramente, e chiederà se gli Arch Enemy sono impazziti… Penso che sarà positivo vedere cosa diranno i fan…

(Sharlee) Al momento nessuno la ha odiata…

(Michael) Beh, magari al decimo album avevamo diritto di fare una canzone un po’ diversa…

(Alissa) Vero, magari qualcuno dirà “Gli Arch Enemy si sono rammolliti”… OK, se non ti piace il brano non è un problema e da musicisti lo accettiamo ma usare questa canzone come “scusa” per bocciare un CD quando il resto invece è nel nostro stile mi sembra un po’ sciocco…

Ci vedremo presto dal vivo qui in Italia?

Sì, ad inizio 2018! CI piace venire da voi ed il pubblico ogni volta dimostra di apprezzare ma qui in Italia non siamo famosi come nel resto d’Europa, guardando cifre di vendita CD e biglietti live… Comunque per noi è sempre stupendo venire qui.

Ok, grazie mille e potete lasciare un messaggio ai vostri fan ed ai lettori di Metallus.it

Grazie mille ai fan ed a voi di Metallus.it! Spero che ascoltiate “Will To Power” e che vi piaccia! Grazie mille!

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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