Lacuna Coil: Anteprima di "Shallow Life" - Intervista

Lacuna Coil: Anteprima di “Shallow Life” – Intervista

Lacuna Coil

Innanzitutto perché questo titolo, “Shallow Life”?

“La riflessione nasce circa un anno fa in un momento in cui, dopo il tour di “Karmacode” eravamo tornati a casa e ci stavamo rilassando. In quel periodo tra l’altro c’è stato un avvenimento mediatico-musicale che ci ha colpiti particolarmente, ovvero la morte di Luciano Pavarotti. Chiaro, pur rispettandone il valore artistico non eravamo suoi grandi fan, ma di sicuro riconoscevamo in lui l’importanza della figura iconica di un artista che sembrava esistere da sempre,che aveva un posto ben definito da anni nella scena musicale.

Da qui quasi automatico realizzare che anche per noi erano passati già più di dieci anni dalla nascita dei Lacuna Coil, con tutti i dubbi e le domande conseguenti, ovvero: “vogliamo continuare, vogliamo riprendere la trafila nuovo disco- nuovo tour – mesi di lavoro, energie o cosa?”.

Ne è nata anche una riflessione più generale sulla vita, sul fatto che ne viviamo una troppo materiale, superficiale, che siamo attratti da tutto quello che è brillante, luccicante. La gente è sempre più coinvolta dall’apparire, dal desiderare il “quarto d’ora” di celebrità a scapito del personale, degli affetti, delle cose più semplici che poi sono quelle che invece più contano. Ovviamente la risposta a questo momento di “crisi” se così si può chiamare, è in questo disco che consideriamo una specie di rinascita…di voglia di rimetterci in ballo.”

Di cosa parlano i testi? C’è un filo conduttore?

“Non è un reale concept album ,sono tutte canzoni compiute in sé stesse. Però sono testi più diretti, meno poetico/astratti rispetto ad altri album. Nel passato avevamo scritto brani come “Heaven’s A Lie” nei quali si capiva molto bene il messaggio, ma altri molto più concettuali, legati più alle atmosfere…in questo lavoro invece abbiamo preferito orientarci verso esperienze di vita reale, autobiografiche.”

Avete scelto un nuovo produttore, Don Gilmore, che ha lavorato per gruppi molto diversi, sicuramente più “mainstream”( Good Charlotte, PapaRoach, Avril Lavigne ) come mai questa scelta? E come è andata questa collaborazione?

“Guarda, ci siamo trovati benissimo sia a livello professionale che umano. Dobbiamo ringraziare Waldemar (Sorychta – produttore di tutti gli album precedenti – n.d.a.) che ci ha presi quando eravamo poco più che dei ragazzini che volevano fare musica ma non erano mai nemmeno stati in uno studio di registrazione e ci ha insegnato molti segreti del mestiere, ma avevamo necessità per questo disco di fare qualcosa di diverso. Avevamo bisogno, per le sonorità che avevamo in mente, di un produttore che non fosse solo prettamente metal e Don ha molta esperienza in altri campi musicali. Diciamo che volevamo imparare da un maestro diverso, fare un passo avanti e oltre rispetto a quello che avevamo fatto finora.”

In effetti il sound è un po’diverso, ho trovato per esempio le voci più mature, più calde…

“Sì, le voci sono state curate molto di più rispetto agli altri dischi: essendo un album più rock piuttosto che metal la voce è un po’ più “avanti”, si capisce bene quello che viene detto, c’è stata una notevole cura della pronuncia .

Quel che è bello è che anche la musica ha trovato un’ottima qualità e non è assolutamente in secondo piano: gli arrangiamenti di tutto l’album sono molto più definiti, meno ridondanti del passato quando in alcuni momenti abbiamo forse un poco abusato di un tappeto sonoro un po’ più pesante, gotico. Qui, invece si sente perfettamente il suono di ogni singolo strumento.”

Girano in anteprima foto del booklet che ritraggono Andrea e Cristina in versione gangster e pupa del gangster…che mi dite al proposito?

“Ahah, sì sono le foto che stanno girando…in realtà il booklet non è ancora completo..le foto nostre (degli altri, n.d.a.) invece saranno con dei look molto “da strada”…

Comunque è una rappresentazione scherzosa della “Shallow Life” di cui sopra…vogliamo rassicurare i nostri fans: non abbiamo cambiato look…”

Siete stati per anni icone di un certo gothic rock (Wikipedia vi cita come gothic metal), poi vi siete orientati maggiormente verso il metal, fino a sonorità new metal…c’è ora un genere al quale vi sentite più affini, o pensate che rinchiudervi in un genere sia ormai riduttivo?

“Secondo il mercato americano noi siamo rock laddove, in America, la definizione “rock” è più estesa rispetto a qui. Ecco forse rock ,metal rock è la definizione che più ci rispecchia in questo momento.”

Ecco, a proposito di “qui” come vedete la scena rock-metal italiana al momento (ahimè ho aperto il vaso di Pandora, n.d.a.)?

“Scena? Quale scena?? La sce(m)a piuttosto…(risate generali…n.d.a.).

Facili battute a parte la situazione non è bella, molti nostri amici sono musicisti e anche parlando con loro vediamo quanto ci sia la mancanza in Italia di una struttura che permetta alle band di essere prodotte da produttori validi, anche italiani, che peraltro ci sono ma che spesso non hanno il budget da investire, non hanno il supporto economico delle case discografiche che preferiscono a loro volta investire in realtà più “popolari”.

Di sicuro qui non c’è una visione del rock ancora abbastanza sviluppata, quindi c’è poca voglia/possibilità di investirci capitali.”

Pensate che l’Italia sia stata un po’avara con voi nel tributarvi il riconoscimento che vi spetta?

“Ma no dai, forse un tempo…Ora le cose sono molto cambiate, soprattutto sull’onda del successo che abbiamo avuto all’estero…Purtroppo come dicevamo prima è un po’avara con tutto questo tipo di musica…”

Prima del tour europeo sarete impegnati nel Music As A Weapon tour in america…di cosa si tratta?

“E’un festival itinerante al chiuso, di solito in palazzetti dello sport con due palchi attivi dal pomeriggio alla sera. E’ anche un po’ tipo “Tattoo Convention”, ovvero vi sono tre tatuatori nazionali che girano con noi mentre altri locali si aggiungono di volta in volta. Ci sono anche esibizioni di bmx, skate, sport estremi…un bell’evento…”

E’ confermata la vostra presenza al Rock In Idro?

“In realtà no, ma siamo avanti con le contrattazioni e pare proprio ci saremo.”

Voi siete insieme, con questa formazione, da più di 10 anni…qual è il segreto?

“I miliardi che guadagniamo!! (risata generale, n.d.a.) No, fuori dalla battuta, il segreto è semplice: ancora prima di suonare insieme come gruppo siamo sempre stati amici, ci siamo incontrati al Midnight di Milano dove si beveva insieme, ci si trovava per fare casino.

Ne abbiamo passate tante insieme, anche in periodi dove le cose andavano meno bene. E’ una cosa che ha avuto una grande importanza.

Per il punto cui siamo arrivati ora è molto importante a nostro parere cercare di rispettare e capire quelle che sono le esigenze di ognuno di noi.

Ovvio, capita anche a noi di litigare soprattutto in momenti di tensione, ma tutto nella normalità di una convivenza a volte molto forzata come quella su un tour bus o in una sala di registrazione, certo è che alla fine troviamo sempre il modo di rafforzare ancora di più il nostro legame.”

Voi avete lo stesso “giro” di amici da anni, pensi che questo appoggio a livello affettivo vi abbia aiutato nella vostra carriera e come?

“Sì, assolutamente, è bellissimo tornare a casa dopo mesi e andare negli stessi posti, trovare gli stessi amici che ti aspettano, che ci chiedono come stai, senza lasciarsi condizionare dal fatto che siamo “famosi” o meno…Siamo sicuri che se facessimo i panettieri sarebbero nostri amici lo stesso…”

Io vi conosco da anni e più di una volta mi avete detto che il vostro sogno era quello di poter vivere solo di musica…ora che ci siete riusciti quali sogni avete ancora?

“Beh sì, ora riusciamo a sopravvivere con la musica, anche se questo non ci da una sicurezza nel futuro…speriamo di riuscire a viverci un po’ meglio ecco, soprattutto mettendo da parte un po’ per quando non avremo più la forza fisica di stare su un palco.

Per quanto riguarda la band…beh il sogno è quello di poter continuare ancora a lungo, magari suonando come headliner su palchi sempre più grandi di fronte a un pubblico sempre più vasto…”

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