Annihilator: “My Revenge” – Intervista a Jeff Waters

Parlare con Jeff Waters è proprio un piacere. Incontrare una persona così appassionata del proprio lavoro e delle sue creazioni, può sembrare banale, ma non è cosa comune. “Suicide Society” segna sicuramente un bel cambio di passo in casa Annihilator, con il ritorno di Jeff Waters dietro al microfono, ma anche un sound più heavy nel senso classico che ricorda le produzioni di metà anni ’90 proprio con Waters alla voce. Ne abbiamo parlato proprio con lui, un fiume in piena…

Ciao Jeff, prima di tutto complimenti per il nuovo album degli Annihilator, a mio parere il migliore dai tempi di “Waking The Fury” e “Carnival Diabols”. Il sound sembra molto differente dalle tue ultime produzioni…

Sicuramente ci sono stati dei cambiamenti, le canzoni e le melodie sono senz’altro più catchy. Anche lo stile vocale è ovviamente differente. Come artista ovviamente sono sempre molto emozionato per un nuovo album. E’ difficile dire se sia il migliore da un po’ di tempo a questa parte. Sicuramente io sono molto contento del risultato, lo è stata anche l’etichetta discografica e ora vedremo che ne diranno i fan. Le prime reazioni comunque sono state molto buone.

La grande novità di “Suicide Society” è che sei tornato anche a cantare sull’intero album. Prima di tutto qual è il motivo di questa scelta e cos’è successo con Dave Padden?

Dave è stato il mio partner musicale per 12 anni. Dave ha lasciato definitivamente la band alla fine del 2014. Onestamente il mio pensiero era quello che ci saremo ritirati un giorno come band, con Dave ancora al microfono. Ma negli ultimi 3-4 anni era chiaro come lui non si divertisse più in tour, non vedeva l’ora di tornarsene a casa. Per un bel po’ di tempo abbiamo lasciato correre e non ne abbiamo parlato, ma alla fine è venuto da me. Fondamentalmente mi disse proprio questo, che non si divertiva più e che non era più così attratto dagli Annihilator. Ho cercato di capire se potessi fare qualcosa, se fosse un problema di soldi o qualsiasi altro fattore. Alla fine però mi disse che il problema fondamentale era che voleva starsene a casa, non voleva più stare in tour e che iniziava ad avere qualche problema alla voce, soprattutto nelle note più alte. E’ stato comunque tutto amichevole, perché lui ha capito che io avevo bisogno di una persona totalmente entusiasta in tour, lui come gli altri musicisti sul palco con me. E io voglio che tutti siano felici, me per primo: è la mia vita ed è quello che amo. Ora devo dire che le cose girano molto meglio. Ad esempio la scorsa settimana eravamo in Germania per girare i video di “Suicide Society” e di “Snap” e tutti erano super eccitati e gasati. Questo è quello che voglio.

Per quanto riguarda il fatto che io sia tornato a cantare, onestamente non è stata la prima scelta. Ho passato una settimana nel panico, ero quasi andato in depressione. Non sapevo cosa fare, questa è la mia vita e non sapere come poter andare avanti era un grosso problema. A quel punto mi sono piazzato su YouTube e ho guardato ogni singolo video di qualsiasi band che avesse partecipato a qualche Battle of the band o cose simili per una o due settimane. E onestamente non ho trovato nessuno. Dovevo scegliere tra ragazzi giovani che però fondamentalmente utilizzavano quasi tutti lo screaming o ottimi cantanti heavy, ma 40-50enni, con tutto quello che ne consegue sia per la forma fisica sia per eventuali problemi legati a famiglia, lavoro ecc. Ero in stato di shock. Per fartela in breve, non trovavo veramente nessuno che potesse integrarsi bene con la musica degli Annihilator. Come ben sai si parte dal thrash, ma c’è l’heavy, momenti più melodici, cose più punk. Alla fine mi sono rotto proprio le palle e ho detto: ok, fanculo, lo faccio io! (Ride). Negli anni ’90 avevo fatto la stessa scelta, su album come “King Of The Kill”, “Refresh The Demons” e “Remains”. Quegli album suonano da dio e li ritengo ottimi ma onestamente non mi è mai piaciuto il modo in cui usciva la mia voce. Non ne sono mai stato soddisfatto fondamentalmente. Questa volta, invece, probabilmente per la prima volta in assoluto sono rimasto soddisfatto. Ho concluso le registrazioni, ho ascoltato quanto fatto e ho detto: “Holy shit! Sono diventato un cantante” Ahahah. Quindi per la prima volta vado molto orgoglioso del mio cantato.

Considera inoltre che, tornando al discorso legato a Dave Padden, la situazione che ti dicevo degli ultimi 3-4 anni aveva in qualche modo influito anche sulle registrazioni dell’ultimo album con lui (“Feast”). I brani sono tutti buoni e potenti, però durante le registrazioni si vedeva come mancasse la passione. Non vedeva l’ora di concludere e buona la prima. Questo ha sicuramente influito anche sul risultato finale dell’album, cosa che questa volta non è successa. Nel mio caso, posso anche non avere una voce magnifica, ma sono veramente dentro la musica; è una questione di attitudine.

Parlando di questo cambio al microfono, canterai anche sul palco? E come cambierà la setlist e lo show?

Non cambierà molto, inizieremo le prove in poche settimane (l’intervista è stata registrata nel mese di giugno). I ragazzi nella band comunque mi aiuteranno con le backing vocals e le seconde voci. Ho un vasto catalogo da cui attingere per i live e sicuramente proporremo più di qualche brano in più dagli album in cui cantai io che probabilmente sostituiremo a scapito di alcuni brani degli album più recenti con Padden. Ci saranno ovviamente anche brani dell’ultimo album.

Oltre che per le tue vocals, “Suicide Society” mi ricorda molto i tuoi album degli anni ’90 anche per l’approccio musicale: thrash ma con molte influenze heavy classiche e soprattutto hard rock. 

Guarda c’è veramente di tutto. Prendi un brano come “My Revenge”. Per quella canzone mi sono ispirato molto ai Metallica di “Master Of Puppets”, a mio parere il loro migliore album. E’ potente e thrash ma a un certo punto inizia questo break melodico che a mio parere suona molto Guns N’ Roses. Però se prendi in considerazione brani come “Suicide Society” o “Snap”, a mio parere sono cose completamente nuove, penso di non aver mai scritto brani con quell’esatto tipo di sound. C’è molta varietà.

Sicuramente questa diversità di suoni e stili nell’album ha attirato molto l’attenzione degli addetti ai lavori. Ora siamo sotto UDR, la stessa etichetta dei Motorhead, e stiamo facendo un grande lavoro di promozione, una cosa che con gli Annihilator non mi capitava dai tempi di Never Neverland. Prima diciamo che era quasi una cosa in “famiglia”: gli Annihilator hanno sempre avuto il loro seguito, ma la promozione veniva fatta per diffondere la notizia del nuovo album alla nostra nicchia. Ora invece stiamo lavorando anche con quotidiani, programmi più mainstream e cose di questo tipo. Mi sono trovato anche di fronte a persone che assolutamente non sapevano chi fossero gli Annihilator; una mi ha chiesto: “è il primo album in cui canti?” (ride). In ogni caso, penso che sia un buon segnale, in generale. Stiamo ricevendo molta più attenzione, abbiamo girato due video e l’intenzione è di riuscire ad avere anche un singolo in radio, cosa che non succedeva dai tempi di “Set The World On Fire”. E’ divertente come a questo punto della mia carriera e degli Annihilator ci sia questo ritorno di interesse.

So che suonerete presto qui in Italia in ottobre quindi ti chiedo cosa possiamo aspettarci dallo show e quale sia il tuo rapporto con l’Italia e il pubblico italiano.

L’Italia è uno di quei Paesi che fu cruciale ad inizio della nostra carriera. Con John Bates incidemmo un demo, “Welcome To Your Death”. Ovviamente iniziammo a mandarlo in giro alle varie riviste e fanzine. L’Italia fu uno dei tre paesi con cui contatti frequenti con le fanzine, penso fosse l’1985. In Italia abbiamo sempre avuto una forte community. Non vediamo l’ora di suonare da voi, solitamente suoniamo a Milano ed il pubblico è sempre stato fantastico con noi. Abbiamo anche provato a muoverci in diverse città, ma dipende sempre dal promoter e dalla casa discografica.

E ora per finire una curiosità. Puoi spiegarmi la genesi della bonus track “Chicken And Corn”, presente alla fine di “Carnival Diablos”?

“Chicken And Corn”! Oh era il 2001 era appena entrato Joe Comeau. In realtà quel brano non nacque ai tempi degli Annihilator. Scrissi quella stupidaggine ispirato da una cosa che canticchiava mio figlio. Poi andai dal mio batterista e gli proposi questa cosa stupida e perdemmo un sacco di tempo a farla funzionare, più quanto non impiegammo per un normale brano. Alla fine era troppo divertente per non includerla nell’album. Carnival era un album molto serio e cupo e ci stava proprio una bella cazzata per ridere un po’ sul finale. Insomma, bisogna ridere e divertirsi, sempre e comunque.

Ok Jeff, questa era la mia ultima domanda. A questo punto se vuoi, puoi concludere l’intervista con un messaggio per i tuoi fan.

Certo! Spero di vedervi tutti in tour e spero che abbiate la possibilità di ascoltare il nuovo CD, compratelo ne vale la pena!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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