Anewrage: “Clockwork Therapy” – Intervista alla band

Gli Anewrage sono una bella rivelazione, o forse sarebbe meglio definirla “conferma”, nel panorama musicale italiano. In occasione dell’uscita del secondo album di studio dal titolo “Life-Related Symptoms”, abbiamo avuto modo di porre qualche domanda alla band, alla scoperta di un universo che, tra varie ed  interessanti sfaccettature, sembra avere davvero molto da dire.

Ciao ragazzi, innanzitutto grazie per il vostro tempo e la vostra disponibilità.
Tra pochi giorni pubblicherete il vostro nuovo album “Life-Related Symptoms”, secondo disco della vostra carriera. Cosa rappresenta per voi questa release?

Ciao e grazie a voi per lo spazio concesso. Questo disco è per noi un momento di crescita ad evoluzione musicale; abbiamo finalmente portato alla luce dei lati che finora non abbiamo avuto modo di esprimere appieno e che hanno sempre fatto parte di noi. Questo è sicuramente un disco che ci ha dato modo di esplorare nuovi orizzonti.

Se doveste descrivere il vostro stile musicale utilizzando solo tre parole, quali sarebbero?

Il nostro stile riassunto in tre parole è: “Non Lo Sappiamo”. Si può anche descrivere con solo due parole: “Decidete Voi”. Questa è una domanda alla quale abbiamo sempre fatto fatica a rispondere e con questo disco non abbiamo che peggiorato la situazione! Ci piace lasciare a chi ci ascolta questa decisione.

Sono molto incuriosita dal titolo del disco, che fa di ogni brano un sintomo di qualcosa, di un aspetto della vita. Qual è il significato nascosto dietro la scelta di questo titolo per l’album?

Il significato del disco è nascosto in bella vista: con il titolo “Life-Related Symptoms” volevamo prendere una tematica infinita come l’esistenza umana dandone una chiave di lettura quasi clinica: la condizione umana, nel mondo odierno, è vista una sorta di malattia dagli innumerevoli sintomi, sia positivi che negativi. Non c’è cura e siamo tutti malati! Con questo non volevamo fare un saggio filosofico o aprire un discorso più grosso di noi ma soffermare la nostra attenzione su tematiche che ci stimolassero ad esprimerci al meglio.

“Life-Related Symptoms” è un disco che mi piace definire “variegato”: i brani sorprendono l’ascoltatore, alternando momenti hard rock e heavy a momenti più rilassati, onirici e psichedelici. Cosa potete dirmi sulla genesi dell’album?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo partire dal presupposto che ci piace scrivere musica che ci piace ascoltare; tutti noi abbiamo background diversi, accomunati da molti punti. Nella fase di scrittura ci sono sempre spunti di vari generi, a partire dal Rock e dal Metal per arrivare al pop e alla musica elettronica. Per questo disco non ci siamo soffermati sul fatto che siamo una rock band ma abbiamo istintivamente seguito ciò che ci emozionava di più.

È piuttosto chiara la presenza di elementi che collegano il vostro sound ad un alternative rock moderno di stampo britannico. Quali sono le influenze musicali che si riflettono in “Life-Related Symptoms”?

La scrittura di questo disco è avvenuta dopo un lungo periodo di ascolti veramente diversi. Il rock e il metal non ci bastavano più e ci siamo persi nella musica elettronica, nel pop moderno, nel soul e in tutto ciò che, a prescindere dal genere, ci comunicasse qualcosa. Ci siamo concentrati maggiormente a scrivere delle canzoni che ci piacessero piuttosto che solo riff da capogiro! A differenza dei lavori precedenti c’è stata una maggiore ricerca melodica e molto spesso siamo partiti dalle linee vocali e abbiamo costruito intorno un mondo inaspettato.

“Evolution Circle” è senza dubbio una delle mie tracce preferite: qui sprigionate tutto il vostro lato heavy metal. Com’è nato questo brano in particolare e perché l’avete scelto come apripista per l’intero album?

“Evolution Circle” è uno degli ultimi brani che abbiamo completato prima di entrare in studio ed è nato dalla necessità di avere un ulteriore brano uptempo. E’ stato scelto come primissimo singolo del disco perché pensavamo riassumesse abbastanza bene le varie sfaccettature dell’album, pur conservando la sua unicità come brano. Ci sembrava un buon modo di presentare l’album a chi non ci aveva mai ascoltato e allo stesso tempo ingolosire i nostri fan!

Questi ultimi anni stanno vedendo affermarsi sulla scena musicale italiana band che, come voi, puntano su un rock moderno e catchy, senza rinunciare però alla qualità (penso ad esempio a gruppi come Be The Wolf o Atlantic Tides): come spieghereste questo fenomeno, che dimostra come l’Italia non sia necessariamente solo power o symphonic metal?

Probabilmente anche in Italia si sente il bisogno di sentire qualcosa di nuovo. Senza nulla togliere al power o al symphonic metal, che in Italia rimangono comunque i generi più ascoltati, c’è la voglia di andare oltre e aprire le porte a musica differente. Nel 2017 non esiste un genere del tutto innovativo o una corrente particolarmente forte ma si preferisce entrare a contatto con realtà tanto diverse quanto valide. Il nostro sogno è vedere solo fan della musica in generale e non di un sottogenere in particolare.

In un contesto come quello italiano, suonare dal vivo è fondamentale per farsi conoscere, notare e crearsi una fanbase. Quale consiglio sentireste di dare alle giovani band italiane che, come voi, cercano di fare della musica il proprio mestiere?

Non fatelo! Ancora oggi ci chiediamo perché non siamo in qualche parco a vendere erba! Scherzi a parte, l’unico vero consiglio che possiamo dare è: fate quello che vi piace e non quello che pensate possa piacere. Per noi la band è un tempio sacro in cui esprimerci e vivere le nostre suggestioni; godetevi la vostra musica, siate sinceri e credeteci fino in fondo.

Avete da poco pubblicato il video di “Upside Down”: ci sono altri videoclip in vista per la promozione del disco?

Per il momento no. Abbiamo intenzione di pubblicarne un altro ma non nell’immediato futuro; abbiamo già scelto la canzone, abbiamo un’idea sul soggetto, ma non abbiamo ancora programmato nulla.

Dopo il release party a Milano, sarete in tour in Italia e poi a Giugno approderete in UK per sei date. Sarà la vostra prima esperienza all’estero come band? E cosa vi aspettate da questi concerti?

Le uniche date mai fatte all’estero sono state in Svizzera ma la consideriamo quasi come se fosse parte dell’Italia. Diciamo che è la prima volta che andiamo così lontano; in Inghilterra sono arrivati molti feedback positivi e sembra arrivato il momento di farci vedere e sentire di persona! Da queste date non sappiamo cosa aspettarci e il bello dell’esperienza è anche quest’incognita: Bagana Rock Agency sta facendo un ottimo lavoro con noi quest’anno e stiamo chiudendo molte date, a partire dal Tour italiano che comincia l’8 aprile con la data zero al Legend Club.

Grazie mille! Vi va di lasciare un messaggio finale ai lettori di Metallus.it?

Ringraziamo metallus.it per lo spazio concesso e ringraziamo voi, lettori, fan e chiunque ci stia supportando. Seguiteci su Facebook, youtube, spotify e quant’altro per ricevere aggiornamenti continui sulla band!

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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