Andead: With passionate heart…Andrea Rock e i suoi Andead – Intervista

A pochi giorni dall’uscita del secondo album dei suoi Andead, “With Passionate Heart”, Andrea Rock, frontman del gruppo e noto personaggio radiotelevisivo, ci parla della band, della sua musica e dei suoi numerosi progetti, presenti e futuri.

Come nasce il progetto Andead? Come mai questo nome così altisonante e particolare?

Il progetto Andead nasce dalla mia necessità, una volta compiuti 25 anni, di tornare alla musica che più mi rappresenta e che meglio ha accompagnato la mia vita: il punk rock. Il nome è un mash up del termine inglese “undead” e il mio nome…Andrea.

E’ da pochissimo che è uscito il secondo album degli Andead “With Passionate Heart” ed è passato anche poco tempo dal release party. Durante lo show che impatto avete avuto?

Personalmente non credo molto a termini quali “release party” o simili. Gli U2 fanno un release party! I gruppi emergenti suonano! Diciamo quindi che da poco abbiamo tenuto il primo show con la nuova scaletta…Purtroppo quella sera gli Against Me! (band che adoro!) suonavano al Bloom di Mezzago (MI) in un concerto sold out; la loro data ha influenzato l’affluenza alla nostra. Ma per noi non è stato un problema: davanti a 60 persone o a 2000, l’intensità del nostro show non cambia di una virgola.

Seguendo la classifica su iTunes ho visto che dopo poche ore dall’uscita dell’album eravate entrati top ten, vi aspettavate questo successo? Che riscontri state ottenendo?

Non abbiamo aspettative per quanto riguarda la vendita del disco. Per noi era importante farlo, inciderlo e proporlo al pubblico nella maniera più sincera possibile; anche se non arriverà nei negozi, abbiamo voluto curare l’artwork (“With Passionate Heart” è disponibile in forma fisica vinile + cd) per “premiare” coloro che ci vengono a vedere dal vivo. Il risultato su iTunes ci ha sorpreso positivamente; è stata una bella soddisfazione per noi che l’abbiamo prodotto, per Rude Records che lo ha pubblicato e per IndieBox che lavora sulla promozione del prodotto.

In un momento in cui la musica è veramente in crisi fa specie vedere che un gruppo di giovani si metta in gioco, cosa vi spinge a proseguire su questo terreno incerto?

Il punk rock nasce da una necessità; quello che vedi attorno a te non ti soddisfa e il linguaggio di questa musica diventa la tua arma per controbattere. Non facciamo troppi ragionamenti sul fatto che un disco venda o meno; amiamo questa musica e chi la supporta onestamente e senza preconcetti. Ci mettiamo in gioco ogni giorno con passione…anzi, è proprio questo il concetto che è alla base del nuovo album: vivi la musica (e la tua vita) con passione…

Nell’album sono riscontrabili diversi influssi musicali, cosa influenza/ispira di più nella composizione dei brani? Da cosa traete spunto per il songwriting?

Per i testi traggo equamente spunto dalle mie esperienze personali di vita e da quelle professionali: vivere all’interno del mondo della musica , permette di vedere luci e ombre di questa realtà. Inoltre sono un grande appassionato di fumetti; quando voglio evadere un po’ dalla realtà mi rifugio tra le pagine degli eroi Marvel…e a volte traduco in musica anche questo aspetto della mia vita (“Devilman”).

Il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album è “My Little Horror” di cui avete fatto video piuttosto controtendenza. Qual è il concept che sta dietro?

Il brano vuole fare un po’ da trade d’union con quello che era il disco precedente (“Hell’s Kitchen” Rude Records 2009); utilizzando come metafora il mondo dell’horror, il brano è un invito a godere delle piccole cose della vita. Il video è stato girato al Florida, famosa discoteca nel bresciano dedita alla musica techno e hardcore. Volevamo creare un forte stacco tra noi e il pubblico presente alla serata; per questo ci siamo truccati e vestiti eleganti. Un grazie particolare a Toc per il make up e a Martina Pastori per la regia.

Suonare in Italia è diventata ormai un’impresa, cosa potete dirci a riguardo? Come vedete la scena musicale italiana? Vale ancora la pena di tentare di produrre qualcosa di proprio?

Diciamo che in Italia è difficile portare la gente nei locali, perché ogni sera ci sono tanti eventi differenti; basta guardare quello che propone un utente medio su Facebook ogni settimana. Ma credo che se una band si sa adattare e non propone cachet pretenziosi, si possa suonare bene e con continuità. La scena musicale italiana è molto viva e sono sempre di più le band interessanti da andare a vedere; il problema sta spesso in chi organizza o chi pubblicizza gli eventi. Giornalisti e promoter si fanno spesso influenzare dalla “new sensation” del momento e si dimenticano di prendere in considerazione altre valide proposte. La musica originale deve essere pensata come un “dopolavoro”; non siamo più negli anni ’90 dove puoi pensare di vivere della tua arte. Ognuno di noi lavora ogni giorno e decide di investire parte di quello che guadagna nel progetto Andead.

Guardando la vostra bio si nota che avete aperto a numerose date importanti, che cosa si prova a calcare il placo con star internazionali? Qual è la band/artista con il quale vi siete emozionati di più a suonare?

Aprire live di band internazionali è molto stimolante, soprattutto se si vive questa esperienza come un momento di “apprendimento”; se si aprono concerti di gruppi internazionali solo per fare i fighi con gli amici, non ne vale assolutamente la pena. Abbiamo suonato con diverse band validissime e da ognuna di loro abbiamo imparato qualcosa. Personalmente mi sono emozionato tantissimo quando abbiamo calcato lo stesso palco dei Social Distortion al Rock In Idro 2009, quando abbiamo partecipato al Give It A Name dove headliner erano gli AFI e quando abbiamo preso parte al Loud and Proud Festival con Dropkick Murphy’s e Madball.

Andrea tu sei giovanissimo eppure vanti numerose esperienze in ambito radiofonico, da qualche tempo sei approdato in tv con la nascita di Virgin TV e in più segui numerosi tuoi progetti musicali, come riesci a coniugare tutte queste cose? Quanto il tuo lavoro ti aiuta e quanto ti penalizza nella carriera musicale?

Ho iniziato a collaborare con l’emittente Rock Tv a 20 anni; quella è stata la mia prima importante palestra. A Rock TV ho conosciuto Ringo con il quale è nata subito una bella amicizia; è stato lui a farmi conoscere il mondo della radio nazionale, portandomi con lui a Radio 105 e poi a Virgin Radio. Coniugo queste diverse realtà vivendo una lunga giornata, scandita da radio, tv , prove , serate e dj set. Il mio lavoro mi aiuta soprattutto nel mio lavoro di dj ; essere parte della famiglia Virgin Radio mi ha aiutato ad arrivare in tanti locali a proporre i mie set. Sul discorso artistico diciamo che le due realtà non s’incontrano frequentemente. Fin dai tempi di Rock TV si tendeva a non fare tropo sfoggio del mio status di musicista; avere a che fare con tanti professionisti mi serve però moltissimo per confrontarmi con loro e ricevere importanti consigli da chi ha più esperienza di me.

Cosa consiglieresti a chi volesse intraprendere una delle tue carriere?

Poche pretese, testa bassa, tanta dedizione, tanta gavetta. Prendere porte in faccia tempra moltissimo lo spirito e serve da cartina tornasole per capire se la tua passione per la musica è realmente sincera o se sei una persona che vuole solo farsi vedere.

In conclusione spiegaci che cosa ci aspetterà per quanto riguarda gli Andead e i tuoi progetti progetti futuri.

Gli Andead nei prossimi mesi cercheranno di suonare il più possibile in tutta Italia, sperando d’incontrare il favore dei fan della buona musica. Io sarò in giro quasi tutte le sere tra concerti di altri artisti, dj set, presentazioni e show con le mie band di tributo (a Social Distortion e Rancid), con le quali riesco a suonare anche nei locali più piccoli proponendo cachet molto contenuti.

 

 

 

 

 

 

 

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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