Unwelcome: Intervista a Andrea & Maxim

Sarebbe facile con gli Unwelcome lasciarsi andare a panegirici infiniti sulla scorrettezza dell’industria discografica, sull’emarginazione dei gruppi italiani, sulla necessità di revisione di alcuni meccanismi. Quello che risponde alle Email è un gruppo evidentemente amareggiato e gonfio di rabbia per determinati trattamenti subiti, ma è anche un gruppo che ha l’occasione e le qualità di dimostrare forza e personalità. Rispondono Andrea (voce e chitarra) e Maxim (Batteria), cominciamo con il loro stato d’animo all’uscita del disco: “E’ stato davvero un “parto” difficile, come ben sai abbiamo attraversato immani disavventure discografiche e burocratiche. Se penso che sono trascorsi 16 mesi dalla registrazione del disco alla sua effettiva uscita capirai che è difficile spiegare effettivamente qual’è lo stato d’animo all’interno della band. Ci sentiamo determinati, propositivi e convinti dei nostri mezzi…ma anche incazzati e rancorosi! Ora è il momento di dimenticare le disavventure, di concentrarci su quello che abbiamo in mano e di covare le ceneri della vendetta! La vera felicita’ è stata raggiunta nel momento in cui siamo riusciti finalmente ad avere in mano il nostro disco…intendo proprio materialmente!”

Malgrado tutto, avete sicuramente acquisito una certa esperienza di come si muove la scena italiana e di come vanno le cose all’estero. Parlo di ritmi, tempi, competenze tecniche. Cosa sentite di dirci a riguardo?

“Sono anni che ripeto che ci sono grandi gruppi e musicisti preparati, inoltre continuano ad uscire dischi ottimi e competitivi. Eppure? Eppure si continua a NON combinare un cazzo, o meglio non si riescono ad avere risultati che siano pari alle potenzialità della scena. Puntualmente i prodotti italiani vengono perlopiù snobbati, mentre si continua a guardare all’estero con sguardo estasiato e compiacente. Inoltre, purtroppo, in Italia continuano ad esserci insostenibili carenze a livello legislativo. In molti paesi europei i musicisti ricevono finanziamenti, sussidi e simili, mentre in Italia, al contrario, bisogna cercare di districarsi tra burocrazia, tasse, imposte, ruberie, Enpals, Siae, ecc. Inoltre continuano a mancare le etichette discografiche, le indipendenti sono poco piu’ che “botteghe artigiane”, con scarsissimi mezzi e costrette a combattere contro la burocrazia e l’ostracismo del mercato. Le major, beh, cosa dire a chi continua a sfornare le Alexia, le Lollipop, i Mao? La cosa che più ci fa incazzare è che, a parità di possibilità, i gruppi italiani sarebbero in giro per il mondo a suonare e mietere consensi ed invece niente! Dobbiamo accontentarci di un pubblico di nicchia, di un mercato di nicchia e di un successo di nicchia.”

Siete soddisfatti di come la stampa vi ha trattato finora?

“Questa domanda la aspettavamo da parecchio tempo e si ricollega alla nostra risposta in merito alla situazione in Italia. Quella che sto per dare è una risposta in GENERALE e non riferita alla sola esperienza degli Unwelcome. A mio avviso purtroppo manca una stampa specializzata che sappia valorizzare i talenti nostrani imponendoli all’attenzione del grande pubblico. Pensa a quanto grande sia il potere della stampa inglese oppure americana, capaci di “inventare” ed “esportare” fenomeni commerciali di proporzioni planetarie (Qualche esempio? Il brit-pop, il grunge, il nu-metal, il big-beat…). Troppe volte all’interno dei magazine italiani troviamo la assurda ed irritante tendenza alla “ghettizzazione”. Quante volte ai gruppi italiani sono state riservate le “italian news” oppure gli “speciale Italia”?!?! Se la stampa la smettesse di considerare i dischi ed i gruppi italiani come facenti “categoria a sè”, beh, forse qualcosa cambierebbe! La stampa e’ importantissima per creare una consapevolezza ed un orgoglio assolutamente necessari ed anzi fondamentali. Perchè continuiamo a “farci del male”? In Europa, così come negli Stati Uniti, si cerca di aiutare e di favorire la musica autoctona e anche da noi c’è chi ci prova, ma nel modo sbagliato! Non serve a niente, anzi, è assolutamente deleterio continuare a parlare di musica e di “musica italiana”. Alcune delle nostre band non hanno nulla da invidiare a quelle inglesi, tedesche, americane, francesi, pakistane o rumene! Finchè il pubblico sarà abituato ed educato ad una musica italiana necessariamente succube ed ammalata di sudditanza psicologica verso quello che arriva dall’estero qui in Italia continuerà a succedere poco o niente.”

Torniamo col fuoco su di voi: cosa credete di rappresentare con gli Unwelcome a livello artistico/creativo? Comincia Maxim:

“Noi facciamo la nostra musica con passione e dedizione e non vogliamo avere la presunzione di rappresentare null’altro se non noi stessi. Abbiamo definito la nostra musica “space-core” con l’unico scopo di invitare ad avere una visione a 360° della musica senza stereotipi o etichette, l’unica cosa che speriamo di aver creato a livello artistico/creativo è una valvola di sfogo e di credibilità in questo mare di proposte simili, di gruppi cloni e di caricature.” Prosegue Andrea: “Domanda impegnativa. Non so cosa rispondere: principalmente con gli Unwelcome cerchiamo di fare musica per noi stessi. Suoniamo la musica che ci piace e cerchiamo di farlo nel migliore dei modi. Inoltre NON abbiamo mai avuto alcuna preclusione, forse è questo approccio che ci caratterizza. Non siamo un gruppo che suona la musica che va di moda, non abbiamo i dreadlocks, non abbiamo tute dell’Adidas nè chitarre Ibanez nè tendiamo a fare canzoni simili tra loro. Ci piace sperimentare, provare soluzioni diverse, insomma divertirci con la nostra musica. Io credo che ci sia una forte componente ironica all’interno di essa.”

Immagino che il futuro, almeno a livello teorico, vi veda suonare in lungo e in largo…

“Il nostro desiderio e’ di iniziare finalmente a suonare dal vivo per promuovere il disco, poi si vedrà. Intanto abbiamo chiuso un contratto di distribuzione con Copro / Pro-Sonic che ci permette di avere il disco disponibile anche in Inghilterra. Vogliamo suonare dappertutto in giro per l’Italia e magari anche oltremanica!”

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