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Anathema: “The Optimist” – Intervista a Daniel Cavanagh

Il 2017 è di certo un anno d’oro per i fan degli Anathema. La band è di recente tornata in scena con “The Optimist” concept album accolto con calore dagli addetti ai lavori e indice di uno stato di forma invidiabile. Daniel Cavanagh invece è fresco dell’uscita del suo nuovo disco solista “Monochrome”, che ci presenta in questa intervista che precede l’atteso show all’Alcatraz di Milano.

Buonasera Daniel, innanzitutto grazie dell’intervista. Ti va di introdurre il tuo album solista, “Monochrome”? Come ne parleresti?

Direi semplicemente che si tratta di un album di ambient rock guidato dal piano in uno stile che ricorda molto “Weather Systems”.

Come mai l’idea di dedicarti a un disco completamente tuo?

Avevo avanzato diverse canzoni iniziate anni fa e poi più o meno riprese a seconda degli impegni con la band. Non credo che fossero esattamente adatte agli Anathema, se avessi voluto proporle con il gruppo avrei comunque dovuto andare incontro alle esigenze di tutti e non sarebbe stato facile. Mi sono preso tutto il tempo necessario, ho composto quando ho potuto, in tutta calma, ricorrendo spesso anche all’improvvisazione. Infatti l’ultima canzone, “Some Dreams Come True”, contiene delle parti del tutto improvvisate.

Il titolo “Monochrome” rimanda a un solo colore, eppure l’album sembra avere a che fare con parecchie emozioni e tematiche come la perdita, la morte, il dolore ma anche l’amore. Come mai hai scelto questo titolo?

Non c’è una ragione precisa, in realtà mi è venuto in mente all’improvviso e ho pensato che andasse bene, ma non c’è davvero nessun significato particolare o nascosto. La copertina mi raffigura in un acquerello in bianco e nero efficace e semplice, come in bianco e nero era anche la copertina del mio precedente disco “Memory And Meaning”. Non stavo davvero pensando a nulla di profondo, soltanto che fosse il titolo più adatto.

Il feeling che a mio parere più si avvicina al disco è “notturno”…

Assolutamente sì, è un album notturno. Io amo la notte, sono solito svegliarmi spesso e ammiro tutto ciò che ha a che fare con la notte. Le luci delle auto che passano, le luci delle case e dei palazzi, sono molto legato a questo tipo di atmosfere.

Di cosa parli esattamente nei testi? Non pare che tu stia seguendo un concept, c’è qualche argomento particolare come esperienze personali o emozioni che si provano ogni giorno?

No, direi che non ci sono cose simili e non è un concept a differenza di “The Optimist”. Parlo di persone specifiche soltanto nelle canzoni “Soho” e “The Exorcist” e poi c’è più spazio per l’improvvisazione, ad esempio “The Oceans Of Time” ha una genesi particolare, arriva del tutto dall’improvvisazione. Di conseguenza i testi sono arrivati dopo e non sono legati. Le canzoni hanno tutte una storia, i primi abbozzi risalgono al 2001 e il contenuto lirico ha subito molte variazioni nel corso del tempo, senza seguire un filo logico.

Ancora una volta hai collaborato con Anneke Van Giersbergen e Anna Phoebe. Vuoi parlarci del lavoro svolto insieme?

Ho lavorato con loro perchè sono semplicemente la migliore cantante e la migliore violinista che abbia conosciuto in vita mia. Solo loro avrebbero potuto fare parte di questo album, loro e nessun altro. Inoltre siamo amici da lungo tempo e la loro professionalità è incredibile. Anneke ha eseguito le sue parti da casa, mentre Anna è venuta con me in studio, hanno impiegato solo poche ore per darmi il loro contributo. E non avevo dubbi, hanno svolto il lavoro migliore possibile ed esattamente ciò a cui pensavo. Mi sento molto fortunato ad essere loro amico.

Mi hai detto che le tue nuove canzoni non sono esattamente adatte agli Anathema, eppure, perdonami la provocazione, a mio avviso “The Exorcist” sarebbe stata perfetta per il nuovo album della band, che ne pensi?

Beh, chi sta dietro agli Anathema? Voglio dire, scrivo le canzoni per il gruppo da venticinque anni, quindi è normale che tutto suoni in modo familiare. C’era una ragione particolare per fare qualcosa di diverso? Non credo, direi di no. Però è un canzone che stilisticamente si distanzia da ciò che faccio col gruppo, non sarebbe stata adatta. E’ un brano che trovo molto bello, guidato dal piano e dalla chitarra, dal mio modo di cantare, non sarei riuscito a concepirla in modo differente.

Pensi che sarebbe possibile proporre dal vivo le canzoni di “Monochrome”, magari in un nuovo tour che ti veda protagonista ancora insieme ad Anneke?

Questa sera eseguiremo probabilmente “The Exorcist” se sarò dell’umore giusto, ma un tour anche senza la band, non saprei. Anneke è molto impegnata, anche io lo sono con gli Anathema, inoltre un tour è davvero stancante e non ho più l’energia e l’entusiasmo di un tempo. Alcune date potrebbero essere possibili ma non se ne parlerà comunque prima di Febbraio dell’anno prossimo.

La canzone che preferisco di “Monochrome” è “The Flight Of The Raven Winged Hours”, ispirata a Poe se non vado errato. Qual è il significato di questo pezzo, in cui mi pare che tu abbia sperimentato e non poco?

Solo il titolo è ispirto a Poe, la canzone riguarda altro. Ti giro la domanda, tu cosa hai provato ascoltandolo?

Lo trovo un brano molto notturno e se permetti, un poco disturbante, in senso positivo ovviamente.

Esatto, entrambe le cose che hai detto sono corrette. Non solo è notturno, è il brano più vicino alla notte di tutto il disco, è l’unico in cui non ho voluto che vi fosse nemmeno un piccolo spazio per la luce. E’ oscurità totale. Risale al periodo di “Weather Systems”, stavo registrando una demo e quando l’ho riascoltata mi sono reso conto di come fosse inquietante. Ero in studio e ho fatto questa sovraincisione molto semplice tra la chitarra acustica e la mia voce in sottofondo, accidenti, era davvero spaventoso. E così com’è, nella versione finale che hai ascoltato non sarebbe stata adatta a “Weather Systems”, ma a ben vedere non lo sarebbe stata a un qualsiasi altro dei nostri dischi. La band non mi avrebbe mai permesso di lasciarla in quel modo, sarebbe cambiato tutto e non avrebbe avuto senso.

I synth hanno un feeling molto seventies, se ti dicessi che mi ricordano in parte una prog band italiana chiamata Goblin? Li conosci?

No purtroppo, sinceramente non sono un grande fan del progressive rock, anzi non lo sono affatto. Ho volutamente dato a quel solo di synth un’impronta anni ’70 in quel tipico stile wish you were here che ricorda i Pink Floyd, una band che per me ha significato molto. Non avrei mai potuto farlo con gli Anathema, La band, credimi, avrebbe cambiato ogni cosa e ho preferito lasciare tutto così come avevo in mente.

Parliamo ora del nuovo album della band, “The Optimist”, un titolo che sembra avere a che fare con un feeling positivo, è così?

Non saprei, ma vedi, alla fine titoli, canzoni e musica possono anche essere slegati. In prima battuta, ho pensato al titolo “The Optimist” pensando a un profugo siriano che ho conosciuto in Germania durante un concerto e con il quale ho mantenuto un rapporto di amicizia. Mi ha raccontato del suo viaggio, di ciò che era accaduto nella sua terra, di tutte le difficoltà che aveva dovuto affrontare, come trovarsi un lavoro, imparare il tedesco, fare del suo meglio per costruirsi una vita migliore. Quando abbiamo poi deciso di dare un titolo all’album, ho relazionato questa persona al protagonista del concept che a sua volta è ripreso da “A Fine Day To Exit”, parlando io e Vincent abbiamo deciso che un titolo come “The Optimist” era assolutamente perfetto e ad album completato abbiamo deciso di mantenerlo.

Quindi possiamo parlare di una continuità effettiva tra “A Fine Day To Exit” e “The Optimist”?

Sì, ma con una importante differenza. “A Fine Day To Exit” non era un concept, mentre “The Optimist” lo è, il tutto resta in qualche modo aperto a più chiavi di lettura, ognuno ha una sua idea di come si svolge la storia. E’ tutto molto lynchiano se vogliamo.

Avete scelto come singolo la canzone “Springfield”, un brano molto particolare per i vostri standard, con molto shoegaze nelle chitarre, ce ne vuoi parlare?

Sì, è vero, abbiamo deciso di utilizzare queste sonorità un po’ più orientate verso il post rock, ci sono alcune band di genere che adoro come i Sigur Ròs e i Mogwai. “The Optimist” è stato prodotto proprio da Tony Doogan, che lavora con i Mogwai, ci siamo ritrovati in studio con lui e mi sono detto, accidenti, io voglio suonare come i Mogwai, dacci quel suono! No beh, sto scherzando, non voglio permettermi di suonare in modo uguale ad altri, anche se sono una grande band e mi piacciono molto.

La canzone “Back To The Start” sembra suggerire circolarità. E’ come se alla fine del suo viaggio, il protagonista tornasse all’inizio della storia.

Certo è esatto, è la chiusura del cerchio o se preferisci è una porta che si chiude per non riaprirsi. Eppure abbiamo voluto che ognuno di noi, giunto al temine del racconto, potesse farsi una propria opinione sulla fine della storia. Tutto è aperto a chiavi di lettura differenti, è fumoso un po’ come in Twin Peaks. O come in Donnie Darko, è qualcosa che potrebbe non essere accaduto, oppure è accaduto in un altro universo. Io mi sono fatto un’idea arrivato al termine, così come Vincent, così come te e come ogni altro ascoltatore.

Ci vuoi dare qualche anticipazione sul concerto di questa sera?

Ci concentreremo sul meglio degli ultimi dieci-quindici anni e come dicevo prima, se me la sentirò suoneremo anche “The Exorcist”.

E qualche cosa in più dagli anni ’90 per accontentare i vostri fans di vecchia data? Ad esempio da “Alternative 4”?

Lo faremo presto. L’anno prossimo cadrà il ventennale dell’album e di certo faremo qualcosa di speciale. Chissà, forse potremmo anche suonarlo tutto dal vivo.

Bene Daniel, questa era la mia ultima domanda. Grazie della disponibilità e in bocca al lupo per il concerto di questa sera.

Crepi il lupo! Grazie amici, a presto!

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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