Amorphis: “Heart Of The Giant” – Intervista a Jan Rechberger

Il momento d’oro degli Amorphis non sembra conoscere soste: dopo il successo di “Under The Red Cloud”, la band di Helsinki continua a raccogliere critiche positive e riconoscimenti di pubblico anche con il nuovo disco “Queen Of Time”.
Ne abbiamo parlato con il batterista Jan Rechberger, loquace e gentilissimo, seppur un po’ invidioso del sole dell’Italia in una, manco a dirlo, grigia giornata finlandese.

Ciao Jan, innanzitutto grazie per il tempo che ci stai dedicando.
Ho letto che il nuovo album degli Amorphis, “Queen Of Time”, affronta il tema dell’ascesa e della caduta della civiltà; possiamo considerarlo un concept che racconta una storia unitaria?

Non si tratta di un concept, ma ogni canzone racconta una storia: di certo Pekka Kainulainen, che ha scritto i testi, saprebbe dirti di più ma, metaforicamente parlando, il disco racconta di come ciò che è successo in passato possa ripetersi di nuovo.
Ognuno può leggere le lyrics dei brani e farsi un’idea personale, quest’album saprà raccontare 1000 storie diverse.

Adoro l’artwork del disco, con l’ape e il teschio che si intrecciano. Qual è il significato di queste immagini?

L’artwork è dello stesso artista che ha creato quello per il disco precedente: c’è il richiamo all’ape, titolo di uno dei brani, l’ape regina che, come nel testo, costruisce castelli nelle teste dei re, da cui il teschio. Il pezzo “The Bee” ha fornito l’ispirazione, ma in generale non volevamo veicolare significato particolare; per noi l’artwork serve a dare un’immagine al disco, qualcosa che si adatti all’atmosfera delle canozni, ma non ci sono tanti significati nascosti.

L’ape è un simbolo importante dell’album e “The Bee” è stata scelta come primo singolo di “Queen Of Time”. Come mai?

Si tratta della prima traccia dell’album ed è un pezzo diverso dai nostri singoli precedenti: è probabilmente il nostro brano più moderno, sia nel pattern ritmico che nella struttura; è molto potente ed emozionale, ma anche heavy, molto bella e con molti ospiti. Abbiamo pensato che l’atmosfera di “The Bee” rappresentasse molto bene il mood dell’intero disco.

 

A mio avviso “Under The Red Cloud” rappresenta uno dei vostri capolavori nella sua ricchezza di elementi, ma “Queen Of Time” è, se possibile, ancora più epico; eppure so che è stato scritto in un periodo di tempo relativamente breve: cosa puoi dirmi sul processo di creazione dell’album?

Eravamo essenzialmente in tour da 2 anni, è stata una follia! Tra una pausa e l’altra durante il tour ci siamo dedicati alla musica e dopo l’ultimo show in Finlandia ci siamo riposati per un giorno…e poi abbiamo cominciato a lavorare sul nuovo. É stato caotico, non abbiamo avuto tanto tempo per rilassarci, abbiamo composto i brani e abbiamo subito cominciato a provare e a mettere insieme i pezzi. La fase di pre- produzione è durata un paio di giorni, poi siamo volati a Stoccolma per iniziare le registrazioni. É stato un processo veloce ed intenso, ma anche molto efficace. É stato così folle che quasi non ricordo com’è andata! Ma alla fine sono stato felicissimo del risultato.

Avete lavorato ancora una volta con Jens Bogren: credi che questa collaborazione abbia reso più semplice esprimervi come band?

Assolutamente, quando abbiamo lavorato con lui per la prima volta per “Under The Red Cloud” non lo conoscevamo direttamente, anche se conoscevamo il sound dei dischi che aveva prodotto. Ma non sapevamo quanto fosse stakanovista ed esigente, per cui la prima sessione con lui è stata molto interessante. Però con il tempo siamo diventati amici e questa volta è stato molto più semplice, sapevamo come sarebbe stato e cosa aspettarci. Per me, per esempio, è stato davvero facile esprimere le mie idee e confrontarle con le sue. Lui offre davvero molti spunti e ogni volta è bello confrontarsi e scegliere tra le sue idee e le nostre, per avere il miglior risultato finale. Spero potremo collaborare ancora in futuro.

In “Queen Of Time” avete molti ospiti, come Chrigel Glanzmann (ELUVEITIE) e Anneke Van Giersbergen, nonchè un’orchestra e un coro. Quale effetto intendevate ottenere con tutti questi elementi e ospiti nell’economia dell’album?

Volevamo rendere il sound e l’atmosfera ancora più ricchi che in passato. Inserire i cori e l’orchestra è stata un’idea di Jens, dopo aver ascoltato i nostri demo; all’inizio eravamo un po’ scettici, era la prima volta per noi, non volevamo assomigliare ai Nightwish o simili, ma alla fine credo che tutti questi elementi supportino i brani nei punti giusti, quando c’è qualcosa che deve succedere, aggiungendo elementi di sorpresa ai pezzi. In questo modo, il sound dell’album risulta ancora più grandioso.

“Queen Of Time” ha una spiccata vena melodica, ma non per questo è più facile da assimilare rispetto ai vostri lavori precedenti, proprio per le sue molte sfaccettature. Come si colloca nell’evoluzione stilistica a cui gli Amorphis ci hanno abituati nel corso degli anni?

Abbiamo sempre avuto questa vena melodica, con un riff di chitarra o una linea di tastiera che accompagnavano i pezzi, soprattutto dopo “Eclipse” e l’entrata di Tomi Joutsen nella band. “Queen Of Time” è un’evoluzione naturale: vogliamo sempre andare avanti, non ci piace rimanere fermi nel passato, ma allo stesso tempo non vogliamo andare troppo oltre, denaturare il nostro sound. Ma ci piace portare elementi nuovi, in modo da non annoiare noi stessi o i fan. Quando creiamo nuova musica, non pensiamo troppo a cosa dovremmo fare o cosa abbiamo fatto, lasciamo che la musica parli per se stessa, ci interessa solo che il risultato sia buono. Circa 20 pezzi sono finiti nella spazzatura durante il processo di scelta dei brani migliori, siamo molto attenti a questo. Comunque è un processo molto naturale e progressivo.

Peensi che i vostri ultimi due dischi vi abbiamo avvicinati ad una più ampia fetta di pubblico?

Difficile dirlo, dipende da che tipo di pubblico parliamo, è comunque musica metal e non di certo mainstream. Di sicuro con “Under The Red Cloud” abbiamo avuto modo di essere in tour con band come i Nightwish e posso dire che il pubblico ai nostri show era più ampio. Speriamo sia lo stesso con “Queen Of Time”; ultimamente le cose vanno bene, ma si può sempre fare meglio.

Jan, tu sei uno dei membri fondatori di questa band. Dopo qualcosa come 13 album, quasi 30 anni di attività e intensi periodi di tour, dove trovi ancora l’ispirazione per produrre nuova musica?

É un’ottima domanda, che ci viene fatta spesso! A volte neppure noi sappiamo da dove arrivi l’ispirazione, ma siamo fan della musica, abbiamo sempre sognato di fare questo come professione e adesso per noi è realtà. Ho fatto sempre questo lavoro per tutta la vita, non so fare nient’altro! A volte è stancante e difficile, è vero, e a volte mi chiedo anch’io come faccio a trovare l’ispirazione. Però la scintilla è sempre lì, nei giorni giusti e nei momenti giusti riesci a trovare la motivazione e le cose succedono. Se pensi troppo ai tour e ai viaggi, finisci con l’impazzire; devi solo andare in aeroporto, senza fermarti a pensarci troppo. Ci piace ascoltare di tutto oltre al metal, musica classica o elettronica, e l’ispirazione è dovunque. É un processo infinito, credo non si fermerà fino al giorno della mia morte!

E a proposito di tour, tornerete preso in pista, a partire dagli USA, con Moonspell e Dark Tranquillity. Quando potremo vedervi dal vivo anche in Europa?

Cominceremo con i festival estivi in Finlandia, Germania e altri posti che ancora nemmeno so quali saranno! Poi andremo negli USA e poi credo torneremo in Finlandia e, forse, a Novembre e Dicembre ci sarà un tour europeo. Rimanete sintonizzati per nom perdervi nessuna data!

 

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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