Almanac: “Like A Machine” – Intervista a Victor Smolski

Victor Smolski è un musicista davvero instancabile: con “Rush Of Death”, pone la firma anche sul terzo disco dei suoi Almanac, un progetto che può ormai dirsi una band a tutti gli effetti.
Ne abbiamo parlato proprio con lui, mente della band e mastermind vulcanico, che ci ha raccontato anche di come, per lui, suonare la chitarra equivalga a guidare una macchina da corsa.

Ciao Victor e grazie per il tuo tempo! Parliamo di “Rush Of Death”, il nuovo album degli Almanac: come descriveresti il disco al tuo pubblico?

Ciao e grazie a te! Negli ultimi tre anni ci sono stati dei cambiamenti, il fatto di andare spesso in tour ci ha portato a dei cambi di lineup, perché per alcuni l’attività dal vivo non era compatibile con il lavoro di tutti i giorni. Cambiare la lineup, però, può anche rendere una band più forte e lo abbiamo notato durante il tour dell’ultimo anno: il nuovo gruppo si è trovato molto bene e con questo spirito era tempo di entrare in studio per registrare il nuovo album.
Durante la fase compositiva, ho ripensato al mio stile e a tutta la mia carriera, a quei riff che hanno caratterizzato soprattutto i primi due album dei Rage ad esempio, ma anche le orchestrazioni della Lingua Mortis Orchestra. Credo che “Rush Of Death” racchiuda tutta la mia storia: è più heavy dei lavori precedenti anche per via dei nuovi musicisti, la batteria ha un ruolo rilevante, il nuovo vocalist è molto forte e ho invitato anche due nuovi cantanti, Frank Beck dei Gamma Ray e Marcel Junker, una voce death metal, molto diversa dalle altre negli Almanac. Questo crea un mix molto variegato e unico. Inoltre, l’album è diviso in due parti, una con e una senza orchestra: la metà con l’orchestra è da intendersi come una Suite Lingua Mortis – parte 2.

Esatto, come accennavi, sono successe molto cose in questi anni tra il vostro precedente album “Kingslayer” e oggi: a proposito dei cambi di lineup di cui parlavi anche prima, com’è stato il processo di reclutamento dei nuovi membri?

Non c’è stato alcuno stress, ma i motivi sono stati vari e tutti avvenuti durante il tour di “Kingslayer” : ad esempio, David non poteva fermarsi in Germania, altri avevano problemi di schedule, oppure la batteria non rendeva al massimo dal vivo. Per me essere una band live è molto importante, è importante provare insieme, odio che tutto si riduca allo scambio di demo, credo che sia molto impersonale. Ho bisogno di sentire la musica, fare delle prove e dei cambi, non voglio che i musicisti suonino la mia musica e basta, voglio musicisti che camminino insieme a me, portino nuove idee e mi diano suggerimenti, musicisti da cui poter anche imparare. Non ho paura di provare anche cose nuove: nella mia band, voglio musicisti che suonano perché si divertono, non per i soldi o il business.

Torniamo a “Rush Of Death” e partiamo dall’artwork, molto diverso dai vostri lavori precedenti e che sembra unire riferimenti al passato e al futuro. Cosa ha ispirato la nascita del disco?

Esattamente, volevamo portare avanti la tematica storica come nei dischi precedenti. In questo caso, ho trovato interessante il tema dei gladiatori, che tutti vedono come guerrieri feroci, ma che in realtà spesso combattevano per passione; in “Soiled Existence”, racconto la storia di un gladiatore che lo faceva perché voleva, si godeva l’arena, amava essere una star, quasi un attore, e ha continuato a scendere in campo nonostante si fosse guadagnato la libertà molte volte. Poi saltiamo ai giorni nostri e, qui, ho notato che i piloti sono simili ai gladiatori: fanno la stessa cosa, combattono duramente, ad esempio come ha sempre fatto Niki Lauda, per cui ogni corsa era come una battaglia. Per 25 anni sono stato un pilota professionista e so come ci si sente, a volte è molto rischioso, ma più sei vicino alla morte, più ti senti vivo!
Nella cover volevamo mostrare questi due aspetti, la parte storica e l’arena, ma anche la mia storia come pilota: parti della creatura che vedi sono parti della mia macchina da corsa originale, e ci sono anche io nella mia macchina. L’autore dell’artwork è lo stesso che ha lavorato sui nostri precedenti album e ha rappresentato molto bene quest’unione di passato e presente.

Mi interessa molto questa tua passione per le corse: com’è nata?

L’ho sempre avuta, fin da quando vivevo in Bielorussia, all’inizio solo per divertimento. Ma in Germania ho frequentato una scuola di rally e sono diventato professionista. Da circa 25 anni e guido di tutto, dalla F4 ai rally, sono stato da Parigi al Messico. Negli ultimi due anni ho partecipato al campionato tedesco di rallycross e l’anno scorso sono arrivato secondo, ad un passo dalla vittoria. Ho molte coppe, non so se più coppe o CD! Ho avuto anche degli incidenti, ma adoro guidare. Per me è molto simile a suonare metal, la sensazione è esattamente la stessa di quando salgo sul palco!

“Rush Of Death” è più diretto, asciutto e heavy dei precedenti; cosa puoi dirmi del processo compositivo che hai seguito?

Come ti dicevo, ho pensato molto alla mia storia e ho tratto ispirazione anche dalle idee che avevo per il mio album solita: ho fatto degli esperimenti e ci sono stati dei momenti molto personali. D’altronde anche la stesura di Suite Lingua Mortis – Parte 1 ai tempi dei Rage era stata molto personale, nella mia città natale e con l’aiuto di vecchi amici e di mio padre. Registrare questa seconda parte ha risvegliato tanti ricordi ed emozioni. La parte non orchestrale non ha molte differenze rispetto alla prima, ha la stessa forza e aggressività, credo che il suono sia più heavy perché abbiamo suonato molto dal vivo e questo aggiunge forza alla performance. Ho passato circa 6 mesi in studio, è stata una produzione anche molto costosa per me, senza compromessi! Ma ho trovato un buon equilibrio tra tutti i brani: i miei fan sanno che ogni mio album ha qualcosa di diverso e credo che questo renda il mio sound interessante, non voglio ripetere sempre le stesse cose, suono esattamente ciò che voglio suonare in quel momento.

Molti sostengono che il terzo album di una band sia il più importante, perché rappresenta un primo, fondamentale momento di conferma: come la vedi?

Non sono molto d’accordo; nella vita ho composto moltissimi album, non li conto più, e ognuno di loro per me è come un figlio: ogni volta che registro, do il meglio di me! Alcuni possono essere più o meno di successo, e questo dipende da molti fattori, non sempre il successo dipende dalla qualità. Ad esempio, “Kingslayer” è stato pubblicato nel periodo di Natale, molto difficile per le uscite discografiche, e forse non è stata la scelta migliore. Ma per me il processo è lo stesso, dalle prime idee alla produzione finale, indipendentemente se l’album sia, il primo, il secondo, il terzo o il quarto. Speri sempre che al pubblico piaccia: conosco molte band con un grande album di debutto e che poi sono sparite e altre che hanno guadagnato il successo dopo cinque dischi. Il mio pubblico sa che spingo davvero molto in ogni momento, il successo o meno di un disco non cambia il mio modo di agire.

In questi anni hai speso anche molto tempo in tour. Secondo te, quanto è importante questo aspetto oggi per una band?

Molto importante, gli album non vendono molto per via dei download e dello streaming, per cui per una band è fondamentale andare in tour. Ma è molto difficile; quando ero giovane ero in tour per nove mesi all’anno, era divertente viaggiare per il mondo, ma oggi preferisco godermi ogni show, non voglio che diventi una routine. Non voglio spingere troppo sui tour, oggi preferisco avere tempo per la mia famiglia e per godermi la libertà.

Avete già annunciato delle date, quali saranno le attività promozionali per “Rush Of Death”?

Il nostro primo show, il giorno del mio compleanno, sarà molto speciale: è già sold out, ci saranno degli special guest e sicuramente ci divertiremo molto. A Marzo suoneremo con i Lordi per tutto il mese, poi ci saranno un paio di show da headliner e dei festival, sono certo che sarà una bellissima promozione [l’intervista si è svolta prima degli sviluppi legati alla diffusione del Covid-19, ndr].

Vi vedremo anche in Italia?

Lo spero, perché non suono da tanto in Italia e il pubblico italiano ha sempre una forza e un’energia incredibili! Spero che avremo modo di fare qualche data lì da voi; intanto grazie per il supporto e, se ne avrete modo, vi consiglio di comprare la versione di “Rush Of Death” CD+DVD: il DVD è ricco di contenuti speciali e video da alcuni nostri show dal vivo e festival, sono certo che vi piacerà!

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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