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Alazka: “Everglow” – Intervista a Julian Englisch

Gli Alazka hanno recentemente pubblicato il loro album di debutto, dall’emblematico titolo “Phoenix”. Se la fenice risorge dalle sue ceneri, però, questa giovane band tedesca è appena all’inizio della sua vita discografica e ha tutte le carte in regola per ritagliarsi un meritato spazio nel panormama alternative europeo.
Pazienza, passione ed emozione sono i punti forti degli Alazka, come ci ha confermato il bassista nonchè membro fondatore della band, Julian Englisch.

Innanzitutto, grazie per il tuo tempo. Ti andrebbe di introdurre la band ai lettori di Metallus.it?

Certo, siamo gli ALAZKA, siamo un quintetto alternative rock e arriviamo dalla Germania!

I 5 componenti degli Alazka sono accomunati dallo stesso background muciale oppure avete gusti e radici differenti? E in questo caso, credi che ciò sia un valore aggiunto per la vostra musica?

Non credo che potremmo scrivere la nostra musica se tutti ascoltassimo le stesse cose. Ognuno di noi ha gusti diversi, dall’hip hop americano, fino al pop e all’heavy metal. Credo che questo ci permetta di avere una visione abbastanza oggettiva della musica che creiamo.

“Phoenix”, il vostro album di debutto, è stato pubblicato l’1 Settembre. Come descriveresti il processo creativo che ha portato alla nascita del disco?

Intenso! Abbiamo scritto l’intero album in tre mesi. Lo studio è stato prenotato piuttosto presto e quindi sapevamo di non avere troppo tempo a disposizione. Però qusta pressione ci ha aiutati a rimanere focalizzati. Il processo creativo non è stato molto diverso da quello di Values & Virtues, il nostro primo EP: Marvin e Dario hanno scritto le parti strumentali e io mi sono occupato dei testi. Solo che stavolta abbiamo fatto un ulteriore passo in avanti e abbiamo controllato tutto con il resto della band, per essere certi che ogni cosa funzionasse come avevamo pianificato.

Credo che il disco che sia un mix piuttosto bilanciato tra metalcore, passaggi particolarmente aggressivi e melodie. Come definiresti lo stile musicale che volete esprimere con “Phoenix”?

In realtà, il metalcore è il genere che meno mi viene in mente quando ascolto “Phoenix”, anche se c’è davvero un certo mix di generi nel disco. A volte è facile distinguerli, in altri casi si tratta di un piccolo dettaglio che si nota solo se si ascolta attentamente. In generale, cerchiamo di scrivere della musica emozionale e se un qualche stile o piccolo dettaglio ci può aiutare, allora lo utilizziamo per il bene del brano. Vogliamo anche che la nostra musica sia varia: ci sono le parti groovy, gli elementi funk, i riff di chitarra duri e puri e, come hai detto anche tu, dei passaggi aggressivi.

Ho trovato anche una vena malinconica che attraversa l’intero disco. E’ così? Quale stato emotivo ha ispirato la creazione dei brani?

Difficile dirlo. Di solito scriviamo la musica che ci viene in mente ma, come ho detto, vogliamo creare dei pezzi emozionali. Per questo motivo ci assicuriamo sempre che un determinato passaggio ci dia delle emozioni oppure no.
Ma non è che ci sediamo e decidiamo a tavolino di scrivere un brano particolarmente triste o felice, solo perchè ci sentiamo così in un dato momento.

Cosa raccontano i testi delle canzoni? Esiste una connessione tra di loro o ogni pezzo è una storia a sè stante?

I testi raccontano storie diverse, ma ciò non vuol dire che non siano connessi in qualche modo. I brani di “Phoenix” coprono temi differenti: la perdita, l’insicurezza, la malattia mentale, solo per citarne alcuni. Si tratta di cose con cui le persone devono convivere, perchè sono parte della vita. Ci sono momenti in cui vorremmo tornare indietro nel tempo, in cui ci domandiamo come poter andare avanti: il primo passo per superare le difficoltà è accettare questi momenti difficili come parte delle nostre vite, cose che non possiamo cambiare. Ogni cicatrice che la vita lascia su di noi è una storia che possiamo raccontare, e tutte queste storie ci rendono chi siamo. Senza di loro, non saremmo noi. Anche il titolo dell’album deriva da questo: senza attraversare le fiamme, la fenice non può rinascere. E’ questo che la rende speciale, non lo sarebbe se fosse semplicemente immortale.

E’ stato difficile raggiungere l’obiettivo di incidere il vostro primo full length e come siete arrivati a questo traguardo dopo cinque anni dalla nascita degli Alazka?

Non è stato facile, proprio per il poco tempo che avevamo a disposizione per scrivere i brani, ma è stato tutto molto naturale per noi.
Questo disco riflette l’evoluzione personale di ognuno di noi come individuo nel corso degli anni: se guardo indietro, sembra che la nostra musica sia cambiata con noi. Probabilmente è per questo motivo che la stesura di quest’album è stata così naturale.

In Italia, il metal non è certo il genere più popolare nel panorama musicale e spesso guardiamo alla Germania come una delle patrie della musica metal. Dal punto di vista di una giovane band che sta cercando di costruirsi un posto nel business, credete che essere un gruppo metal in Germania sia “più facile” che in altri stati europei?

Essere una band metal in Germania ha i suoi pro e contro. Ci sono molte giovani band e ciò spiega il gran numero di show locali e spettacoli underground. Questo rende piuttosto facile trovare un posto in cui esibirti per i tuoi primi concerti ed è anche molto motivante. Dall’altro lato, però, è difficile emergere tra tutte quelle band. La musica heavy ha di certo un grande mercato in Germania e siamo fortunati ad avere istituzioni come EMP e Impericon che hanno un ruolo fondamentale nel tenere vivi certi generi, ma non so se questo renda la vita più facile alle giovani band che cercano di farsi un nome.

Immagino che la musica sia il tuo sogno e, pian piano, stai riuscendo a realizzarlo, ma cosa avresti fatto nella vita se non fossi stato un musicista?

Ad essere onesto, non ne ho idea. Probabilmente avrei cercato un lavoro nel mondo della musica, ma non perdo tempo a pensare a ciò che sarebbe potuto succedere. Con questa band sto cercando di realizzare il mio sogno, e non è nel mio stile avere un piano B!

Avete girato un paio di video per “Phoenix”; cosa avete in serbo per la promozione dell’album?

Altri video! Adoriamo girare video per i nostri brani, perchè ci occupiamo noi stessi della produzione, assieme al nostri amico Pavel. Ognuno di noi ama tutti i pezzi di “Phoenix” e ci piacerebbe girare un video per ognuno di loro. Vediamo se funzionerà. Dall’altro lato, vogliamo suonare quanti più show possibili per mostrare al pubblico che i nostri nuovi pezzi funzionano dal vivo e sono le migliori tracce live che abbiamo mai scritto!

Parlando di tour e promozione, sarete in Italia con gli Imminence e gli Across The Atlantic per una data a Settembre. Cosa vi aspettate da questo spettacolo?

Abbiamo suonato per due date in Italia l’anno scorso e in entrambi i casi abbiamo incontrato la folla più scatenata che avessimo mai visto ad un nostro concerto. Amiamo i nostri fan italiani, perchè sono tra le persone più spontanee che incontriamo ai nostri show. Non vediamo l’ora di ritrovare quella stessa energia quando torneremo a Settembre!

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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