Primordial: “To The Nameless Death” – Intervista a Alan Averill

Buongiorno Alan, prima di tutto i nostri complimenti per il nuovo album! Vorresti presentare “To The Nameless Death” ai nostri lettori? Qualche novità rispetto al passato, dal tuo punto di vista?

“Grazie! “To The Nameless Death” vede la luce sul finire del 2007 ed esce per l’etichetta Metal Blade. E’ il nostro sesto album, registrato in soli tredici giorni e…direi di no, non ci sono grosse novità rispetto al passato perché è assolutamente privo di compromessi, proprio come ogni album dei Primordial. Nessuna cazzata di stampo modernista! E’ un disco onesto, un pugno dritto in faccia ma sincero, niente a che vedere con il metal fighetto e plastificato da mezza classifica che sta infestando la scena.”

Io trovo invece che “The Nameless Death” sia il vostro disco più maturo, senza dubbio il più “progressivo”, senza rinunciare alle atmosfere epiche e pagane che vi contraddistinguono…

“E’ possibile, per quanto mi riguarda è difficile dare un giudizio attendibile sull’album, proprio perché è una mia creatura e quando lo senti così vicino non è semplice ragionarci sopra senza lasciarsi condizionare. Pensando alle tue parole però mi viene da risponderti in modo affermativo, anche se avrei usato delle etichette differenti penso anch’io che sia l’album più completo e sfaccettato dei Primordial.”

Questa volta l’album possiede la natura di concept? Avete utilizzato delle fonti particolari per la stesura delle liriche?

“Il concept parla di battaglie perdute ma combattute con eroismo. Si riferisce a un’idea di “nazione” intesa come popolo unito sotto la stessa bandiera e dei sacrifici che la gente compie in nome della patria. Ci sono inoltre tematiche come la perdita della fede e la fede stessa, oltre alla consueta prospettiva storico/culturale. Non abbiamo utilizzato delle fonti particolari, l’ispirazione può arrivare da qualunque cosa: leggere un libro, viaggiare, incontrare gente, scambiare opinioni.”

In ogni caso ho notato che ci sono numerosi riferimenti all’Impero Romano, dico bene?

“Sì e no…Senza dubbio ci sono questi riferimenti, ma non parliamo esattamente della storia di Roma. Ad esempio la canzone “As Rome Burns” è una metafora. In quel pezzo descrivo la figura di Nerone che suona la lira e canta mentre Roma brucia per fare un paragone con la moderna società europea, dove le cose non vanno in modo molto differente e credo che capiate bene a cosa mi riferisco. Quando utilizzo un episodio storico, tendo sempre a trasportarlo in un contesto contemporaneo.”

Cosa puoi dirci sull’edizione limitata dell’album?

“La limited edition contiene il concerto completo che abbiamo tenuto nella cornice del Rock Hard Open Air in Germania, nel 2006. Tengo a precisare che non ci sono sovraincisioni né correzioni di sorta…è tutto ruvido e immediato! Un ottimo suond direi, perfetto per i live…pesantissimo e pieno d’energia!”

Alan, tu collabori anche con la band italiana Void Of Silence. Hai soggiornato nel nostro paese e trovato magari alcune ispirazioni per comporre “To The Nameless Death”?

“L’esperienza insieme ai Void Of Silence è stata ed è tuttora assolutamente magnifica. Stiamo lavorando con calma e concentrazione alla stesura di un nuovo album che probabilmente vedrà la luce nel corso del 2008. Certo, essere stato a Roma mi ha senza dubbio ispirato, proprio come ti dicevo prima.”

E della partecipazione sulla canzone “Rom 5:12” dei Marduk cosa puoi dirci?

“Nulla di più semplice. Ho lavorato insieme ai Marduk e siamo diventati amici. In seguito, quando Mortuus scrisse quel brano, disse che la mia voce sarebbe stata perfetta in alcune sue parti. E così, abbiamo registrato insieme.”

Nel 2006 i Primordial hanno suonato per la prima volta negli Stati Uniti. Siete soddisfatti di questa esperienza? Avete pianificato altre date per il pubblico americano?

“Hum, che dire…L’audience americana non è certo abituata al nostro sound, laggiù è per un pubblico abbastanza elitario…Pianificare concerti in America e suonare non è così semplice, nonostante la vastità del territorio non sempre la logistica ti viene incontro. Comunque sono fiducioso per il 2008, spero che la band possa tornare negli U.S.A., anche solo per alcune date.”

Progetti per il futuro?

“Suonare il più possibile! Date un’occhiata ai nostri siti e segnatevi tutte le date: http://www.myspace.com/fallentoruin e http://www.primordialweb.com.”

Ultimo, ma non per importanza, come si sentono i Primordial dopo aver superato il traguardo dei vent’anni di carriera?

“Ci sentiamo cinque persone molto diverse tra loro ma con un obbiettivo comune: fare una musica onesta, passionale, senza tempo. Nulla è cambiato in tutto questo tempo, siamo solo maturati. Per il resto, non siamo mai scesi a compromessi, non lo abbiamo mai fatto, non lo facciamo ora e non lo faremo mai.”

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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