Airbourne: “It’s Never Too Loud For Me” – Intervista a David Roads

Con il passare degli anni, gli austrailiani Airbourne stanno guadagnando un sempre maggior successo di pubblico, e non solo tra chi non può fare a meno di assimilarli ai connazionali AC/DC. Con “Breakin’ Outta Hell”, la band approda al suo quarto album di studio, ormai quasi 10 anni dopo il full length di debutto: ciò che è rimasto intatto, però, è la voglia di divertirsi e fare casino a suon di rock’n’roll. Ne abbiamo parlato con il chitarrista David Roads che, con il suo inconfondibile accento australiano, ci ha confermato come gli Airbourne siano molto più di una (per quanto bella) copia della storica band di Angus Young.

Ciao David, innanzitutto grazie del tuo tempo!
Parliamo del nuovo album degli Airbourne, “Breakin’ Outta Hell”. Come lo introdurresti ai vostri fan?

Ciao e grazie a te! Direi che l’album comprende un bel mucchio di canzoni in puro stile rock. Si tratta di 11 tracce che abbiamo registrato in Australia con Bob Marlette, che si è occupato della produzione, mentre Mike Fraser ha curato il mixaggio, quindi dal punto di vista sonoro non può che essere davvero fantastico.

Quest’album segue la linea dei precedenti nel proporre una formula fatta di caro, vecchio heavy metal, condito da una forte dose di voglia di divertirsi. Quali sono, se sono presenti, le principali differenze con i lavori precedenti?

L’album è senza dubbio grandioso e anche molto heavy; dal momento che abbiamo lavorato di nuovo con Bob Marlette, si sente la stessa energia di “Runnin’ Wild”, ma in generale direi che non ci siamo discostati dal nostro sound. Vogliamo che i nostri album rispecchino sempre lo stile degli Airbourne.

I brani parlano della celebrazione della vita, del rock, della volontà di essere giovani e lberi. Cosa puoi dirmi sui testi dell’album?

Joel, che ha scritto la gran parte dei testi, potrebbe rispondere a questa domanda molto meglio di me, ma ti faccio qualche esempio: “Breakin’ Outta hell” è una canzone che si adatta ad ogni contesto, parla di scappare dall’inferno quotidiano, come quando hai avuto una giornata di merda a lavoro e finisci in un bar a bere birra e a divertirti. Molti brani sono incentrati sulla fuga dalla vita di tutti i giorni e semplicemente sulla voglia di divertirsi e fare rock, godendosi la vita e la buona musica.

Si tratta del vostro primo album con Spinefarm Records. Il cambio di label ha influenzato in qualche modo il processo compisitivo?

Sì, questa volta abbiamo avuto più libertà nel processo di composizione. Non abbiamo avuto molta presisone addosso, ci hanno lasciato tutto il tempo necessario per lavorare alle demo dei brani, per cui ogni traccia ha ricevuto la giusta attenzione durante tutto il processo di produzione. Noi siamo soddisfatti al 100% del risultato e lo è anche l’etichetta. Siamo sulla stessa linea d’onda ed è una cosa fantastica.

So che forse sarai stufo di domande come questa, ma resta il fatto che in molti continuino a paragonarvi agli AC/DC, per il vostro sound e per il vostro essere una band australiana. Gli Airbourne, però, stanno guadagnando un proprio status, passo dopo passo. In qualche modo, sentite la pressione del dover dimostrare qualcosa ai vostri fan, di fronte ad un termine di paragone così importante?

Beh, come hai detto tu, sia noi che gli AC/DC siamo australiani, ma noi non vogliamo seguire le orme di nessuno, facciamo solo quello che ci piace e che vogliamo fare. Certo, molti dei nostri fan sono anche fan degli AC/DC, ma secondo noi il pubblico è felice se può venire a divertirsi ad un nostro show, ascoltando canzoni che funzionano e che spaccano tutto.

Sono molto curiosa circa la scena musicale australiana, della quale qui in Europa non siamo molto consapevoli. Qual è il background musicale in cui sei cresciuto?

In Australia c’è stata sempre una scena rock molto importante; c’è ancora, anche se non così rilevante come durante gli anni ’70 e ’80. Noi siamo cresciuti con gli AC/DC, i Rose Tattoo, i The Angels, Jimmy Barnes e altre band con un sound da “pub rock” grezzo, molto simile a quello degli AC/DC. Ci sono poi gruppi nati negli anni ’90, ma che hanno ancora molto successo, come ad esempio i The Screaming Jets. Siamo cresciuti con questi nomi, ma ovviamente anche ascoltando band dal resto del mondo. In Australia non abbiamo una popolazione vasta come ad esempio in Europa, non abbiamo festival imponenti come da voi, ed è questo il motivo per cui facciamo dei tour nella nostra terra, sì, ma siamo spesso on the road soprattutto all’estero.

Gli Airbourne sono partiti come band molto giovane, ma immagino che dopo oltre 10 anni di attività qualcosa sia cambiato nella vostra attitudine verso il lavoro di musicisti. Quali sono gli aspetti del business di cui siete più consapevoli ora rispetto al passato?

Dopo circa 12 anni insieme come band, abbiamo imparato molto dal punto di vista professionale: con l’esperienza, i nostri spettacoli sono diventati più maturi, più imponenti sotto il profilo scenico e direi che abbiamo sviluppato un nostro sound. Nonostante l’influenza degli AC/DC sia ancora presente, adesso quando qualcuno viene ad un nostro show per la prima volta è in grado di individuare un nostro stile distintivo.

Siete una band dalla forte connotazione live e i vostri spettacoli sono sempre super divertenti da vedere. Secondo molte band, oggi come mai in passato l’aspetto della musica live è ancora più importante per i musicisti e sono i tour che permettono alle band di sopravvivere. Cosa ne pensi? Sentite anche voi questa stessa necessità di suonare dal vivo?

Assolutamente sì. Con tutte le cose che oggi ci remano contro, penso ad esempio al download della musica, un musicista deve suonare dal vivo e, oltre a fare buoni dischi, deve essere in grado di esibirsi ad alti livelli, deve essere divertente da vedere.
Credo che fin dagli esordi gli Airbourne siano stati più una band live e ne siamo orgogliosi. Molte persone ci hanno conosciuti così e d’altronde, se fai schifo dal vivo, non avrai mai la possibilità di guadagnare nuovo pubblico.

E a proposito, sarete in Italia a Dicembre. Siete stati nel nostro paese altre volte, a supporto dei Volbeat e anche come headliner. Cosa puoi dirmi dei vostri spettacoli in Italia fino ad ora e cosa vi aspettate dal pubblico italiano in vista del vostro show di Dicembre?

Abbiamo sempre avuto delle belle esperienze in Italia, i fan ci supportano sempre, sono molto calorosi e, anche se non abbiamo un pubblico enorme, ci divertiamo molto, per cui è davvero un piacere venire a suonare in Italia. Sarebbe davvero bello potersi esibire in una grande venue per un numeroancora maggiore di fan italiani!

Grazie mille, David. Ti va di chiudere l’intervista con un messaggio ai lettori di Metallus?

Grazie davvero per il vostro supporto, speriamo di vedervi presto al nostro prossimo show in Italia, uniti dal rock e dall’heavy metal!

Airbourne_14 luglio 2016_Villafranca_Castello_ Anna Minguzzi-5

Ilaria Marra

view all posts

Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login