Adramelch: “Opus” – Intervista a Vittorio Ballerio, Sigfrido Percich, Fabio Troiani e SarMax

Quasi tutti i membri degli ormai sciolti (sigh!) Adramelch (con la sola esclusione del chitarrista Gianluca Corona) ci danno la possibilità di proporvi quest’intervista approfondita che chiarisce molti aspetti legati all’ultima opera della band Opus nonchè sulle ragioni che decretano la fine della storia della band milanese che nel corso dei decenni ci ha deliziato con poche ma eccellenti produzioni.

Ogni vostra nuova release risulta una sorpresa per i vostri fan e per gli ascoltatori in genere. Dopo la svolta di “Lights From Oblivion” ecco che con “Opus” cambiate ancora le carte in tavola e aggiungete un tocco rock e più diretto al progressive conosciuto nel precedente CD. Questa vostra continua evoluzione è voluta o casuale?

Vittorio Ballerio (voce): Entrambe le cose e nessuna delle due… la composizione dei nostri brani non ha mai seguito un criterio pre-organizzato. Si è sempre trattato di quello che sgorgava spontaneamente.
Quello che invece veniva deciso più “a tavolino” era l’arrangiamento, che non è poca cosa naturalmente, visto che impatta anche sulla struttura del brano e quindi ne determina tra le altre cose la durata nonché la complessità. Ma l’ossatura (le linee melodiche e l’armonia / la progressione degli accordi) quella no…
Diciamo che la sfida questa volta era mantenere lo spirito Adramelch, che a me piace definire come caratterizzato da epicità e malinconia, semplificando le strutture e rinunciando agli orpelli inutili. E mi sembra che l’obiettivo sia stato centrato!

Come vi siete suddivisi la composizione di “Opus” sia per quanto riguarda i testi che la musica?

Vittorio: La musica è da sempre composta esclusivamente da Gianluca. E’ il suo songwriting a rendere (all’interno di una costante evoluzione) così marcatamente personale la nostra produzione. Noi tutti poi si contribuiva all’arrangiamento sebbene il maggior contributo in questo senso sia senz’altro stato quello di Fabio.
Ai testi invece questa volta hanno collaborato in 4: Mau (il nostro ex- bassista) per “Trodden Doll”, composto quando lui faceva ancora parte della band, Fabio per “Fate”, Sig e Sarmax che hanno fatto il grosso del lavoro, spartendosi gli altri nove.

Quali sono le tematiche principali dei testi di “Opus”?

Sigfrido Percich (batteria): Premetto che sui testi è stato fatto un lavoro meticoloso analogamente a quanto fatto per la musica. La stesura è durata a lungo, sono stati visti e rivisti contenuti, parole e metrica.
I testi rappresentano gli Adramelch di oggi, con il loro vissuto. Credo che pur essendo stati scritti da quattro persone diverse mostrino una certa omogeneità, uno spirito comune. Ognuno si è mosso autonomamente, si è raccontato, senza cercare il concept a tutti i costi. Poi abbiamo lavorato insieme per limare le metriche e le rime.
La musica di Gianluca è una fonte di ispirazione potente. I miei testi riflettono la malinconia di fondo del disco, una certa cupezza derivante dalla consapevolezza che tutto prima o poi finisce, che il dolore e l’ignoto governano le nostre esistenze, che molte delle risposte che cerchiamo non verranno più. I pezzi epici mi hanno ispirato testi epici: “As The Shadows Fall” è uno dei miei preferiti, parla dell’ineluttabilità di un destino governato dal senso del dovere e dalla pietas. La versione originale del pezzo conteneva una parte cantata aggiuntiva nella quale avevo inserito delle considerazioni sul senso di questo ciclo infinito e doloroso di nascite e morti; poi questa parte è stata tagliata e col senno di poi posso dire che è meglio così, perché il testo, nella sua semplicità, ne ha guadagnato e risulta molto più evocativo. “Northern Lights” era il titolo provvisorio che Vittorio aveva scelto per il brano, evocato dalla melodia e dall’atmosfera (quando pensava di potersi occupare lui del testo), e siccome mi piaceva parecchio, l’ho inserito nel testo, una metafora su quanto sia fioca e surreale la luce che ci illumina il cammino e nella quale ci illudiamo di vedere come se fossimo in pieno sole.
SarMax (basso): Nascite e morti anche come metafore di un percorso artistico che sia un motivo di orgoglio per chi lo abbia creato, portato avanti e, allo stesso tempo, una soddisfazione per chi ne usufruisca. Questo il senso di due canzoni come “Pride” e “Long Live The Son” per esempio.
Fabio Troiani (chitarra): Credo invece che per il testo di “Fate” si possa parlare solo di morte! Senza nessuna “luce in fondo al tunnel” viene descritto lo sgomento di fronte agli eventi più tragici e inaspettati della vita, quei momenti in cui puoi solo chiederti “Perché?”, cercando disperatamente un senso che non potrai comprendere.

A questo punto vi chiederei di chiarirci il significato dell’artwork di copertina e dirci anche chi è l’autore.

Vittorio: l’autore è Andrea Boyer, un artista amico di Gianluca che parte dalla fotografia di volta in volta elaborata con tecniche diverse, per arrivare a questi risultati estremamente “pittorici” ed evocativi.
Il significato di un’opera d’arte è un argomento in cui francamente non mi addentrerei: sarebbe senza dubbio molto interessante e magari anche sorprendente confrontarsi su questo tema ma ho l’impressione che ci porterebbe un po’ fuori strada e richiederebbe molto spazio…
Mi limiterò quindi a dirti che dopo molto cercare e analizzare le proposte più diverse senza esclude praticamente nulla, siamo riusciti a convergere sulle opere di Andrea che abbiamo unanimemente considerato adeguate alla causa. Sono immagini oniriche ed evocative che troviamo molto in sintonia con la musica contenuta in “Opus”, inoltre l’uovo (intero /rotto) è di per se motivo allegorico, è la vita! Vita di cui la Musica gode, a prescindere dall’esistenza in vita del gruppo che l’ha composta prodotta suonata…
La musica gode di Vita propria e “Irae Melanox” questo lo ha dimostrato in maniera esemplare: a dispetto della nostra assenza e del nostro oggettivo disinteresse, si è fatto strada da sé, è diventato quel pezzo “cult” che sappiamo e – non ultimo- ha concesso a noi Adramelch questa seconda vita, assai più lunga, divertente e ricca (di emozioni e soddisfazioni) della prima.

Siete soddisfatti della registrazione del CD? Come avete lavorato agli Lo Studio di Milano di Guido Block?

Vittorio: Davvero bene Leonardo! È stata la scelta che ha fatto la differenza. Abbiamo lavorato sempre in studi di buon livello e l’Elfo presso cui abbiamo registrato “Lights From Oblivion”, dal punto di vista delle dimensioni delle sale di ripresa e della strumentazione a disposizione resta a mio parere, forse il migliore. Quello che come dicevo, questa volta ha fatto la differenza, è la presenza di Guido Block. Per la prima volta abbiamo finalmente deciso di affidarci a un produttore esterno e questo ci ha consentito di realizzare un prodotto di altissimo livello. Guido è, oltre che un amico (ci conosciamo da quasi trent’anni) un grandissimo professionista della musica: bassista e cantante di enorme esperienza, ha tra l’altro contribuito anche con la sua voce a diversi brani del CD.
L’orecchio e il cervello esterni al gruppo erano proprio quello che ci serviva. Lo sapevamo da tempo, ma finalmente lo abbiamo anche messo in pratica!

Nel CD compare alla voce come ospite Simona Aileen Pala (Thought Machine, Holy Shire) la cui prova, soprattutto in “Northern Lights”, è davvero super. Come commentate questa collaborazione?

Vittorio: Non vorrei ripetermi ma… è totalmente super! Simona è amica del gruppo da molti anni e ho pensato che dall’incontro delle nostre voci sarebbe potuto nascere qualcosa di davvero speciale.
Simona ha una voce bellissima e potente. Un’estensione impressionante e una duttilità davvero rara (dal Growl alla lirica) oltre ad essere una bella persona. Detto per inciso sono convinto che con una voce cosi meriterebbe molto più di quello che oggi è, in tutti i sensi. Per me, per noi, è stata una ottima esperienza, le siamo molto grati per averci regalato questa possibilità.

Un pezzo davvero fuori dagli schemi è anche lo strumentale “Ostinato”; per caso c’è un po’ d’ispirazione Rush in questo brano? Come lo descrivereste?

Vittorio: Laugh Out Loudly! Siamo stati un gruppo abbastanza strano: composto da persone con gusti e sensibilità molto diverse e i Rush sono forse l’unico gruppo amato da tutti i componenti della band… e “Ostinato” è uscito così fortemente marchiato dalla nostra passione che per lungo tempo (fino a quando abbiamo dovuto mettere i titoli nella grafica del CD) il suo titolo, da me proposto, è rimasto Strush! (contrazione di “Strumentale a la Rush”) Io lo trovo davvero bellissimo e confesso che godevo immensamente a suonarlo quando, in assenza di Sarmax, suonavo la parte di basso!

Riascoltando il CD sono sempre più dell’idea che un pezzo come “Black Mirror” inquadri correttamente gli Adramelch del 2015; sound sofisticato ed elegante senza dimenticare la melodia. Siete d’accordo?

Vittorio: senz’altro Leonardo! “Black Mirror” e “Pride”, sono secondo me i più rappresentativi del CD, nonché del nostro stato ad oggi, tempo della nostra dissoluzione…

Gianluca (chitarra) e Vittorio (voce) voi siete nella band da sempre; come avete vissuto le varie fasi della storia degli Adramelch e che ricordo avete di ognuna delle vostre prime tre release?

Vittorio: Hai davvero deciso di fare un numero monografico su di noi?
Scherzi a parte, come potrai capire le cose da dire, su un periodo di tempo che copre quasi tre decenni, durante i quali son passato dal liceo alla soglia dei cinquant’anni, con quattro figli all’attivo, il più grande dei quali oggi ha superato l’età che avevo io quando uscì “Irae Melanox”… non è facilissimo!
farò del mio meglio per non uccidere di noia i tuoi lettori:
1987: Irae Melanox: dire “approccio pioneristico” oggi rende poco l’idea per chi in quegli anni non si è cimentato con studi di incisione ed etichette… erano davvero gli albori e le registrazioni, soprattutto notturne di IM, nonché gli scazzi di poco successivi che hanno portato alla rottura sono… epici! Ma IM con il suo essere del tutto fuori dagli schemi, è il disco che ci ha aperto gran parte delle strade che ci siamo ritrovati “in dono” molto tempo dopo!
2003-2005: rispettivamente reunion e pubblicazione di “Broken History”. Gianluca mi chiama e mi ricorda che i brani che avrebbero dovuto comporre io seguito di IM, giacciono dal 1989 nel suo cassetto, in attesa della nostra attenzione. Mancano i testi e poi si puo procedere. È in quel momento che scatta in me la scintilla della tematica fulcro di BH: le Crociate ma viste dal punto di vista delle vittime e non dei sanguinari Crociati… il tutto poi si svolge molto rapidamente: nel 2004 facciamo un concerto di come-back al HOA e per la prima volta abbiamo la reale percezione di quale sia il seguito di cui godiamo, (almeno in Germania… come ben sai l’Italia è tutta un’altra storia). Nel 2005 con la fomazione che vede Fabio, Mau e Sig, registriamo “Broken History”, enorme soddisfazione per il risultato ottenuto e per i riconoscimenti tributati dalla stampa internazionale.
2012: “Lights from Oblivion”
La lavorazione di Lights è stata lunghissima, in ogni sua fase e i / anni di distanza da BH lo testimoniano fin troppo chiaramente.
Musicalmente è un’evoluzione: suoni meno metal, melodie molto aperte e uno spirito progressive che si fa strada in maniera abbastanza prepotente, accanto ad inedite aperture melodiche.
2015: “Opus” e conclusione della parabola terrestre degli Adramelch!
Il Progressive c’è e si sente tanto. Ma i richiami allo spirito delle origini sono moltissimi e quindi questo che sarà la nostra tombstone risulta essere un connubio perfetto di futuro con radici che affondano nel passato remoto.
Last but not least l’ingresso delle tastiere! Con Gualtiero (amico mio e della band dai tempi della reunion) abbiamo in effetti ulteriormente accresciuto certe atmosfere e potenziato refrain… è stata una scommessa tutt’altro che facile: avrebbe potuto cambiare il DNA del nostro suono, renderci meno riconoscibili… ma non è andata così, anzi. Dal nostro punto di vista, scommessa vinta!
Arrivare in fondo a questo CD non è stato affatto facile. tempo a disposizione sempre meno per tutti (tra lavoro e vita privata) e anche la consapevolezza che si sarebbe trattato dell’epitaffio… ma la soddisfazione per il risultato ripaga ampiamente.

Come state operando per promuovere “Opus” dal punto di vista live?

Vittorio: Nothing at all caro Leonardo… gli Adramelch sono defunti. Non faremo più concerti, abbiamo definitivamente chiuso.
Anche per questo alla pre-sale di “Opus”, presentazione ufficiale fatta al Keep It True lo scorso 25 Aprile, abbiamo fatto una comparsata sul palco per salutare e ringraziare i fan fedeli da tutto il mondo che ci seguono da decenni. quella è stata l’ultima volta degli Adramelch sul palco!

A quanto pare quindi “Opus” è la vostra ultima opera; per quale motivo avete annunciato questa tristissima notizia a fronte di una release che dimostra quanto gli Adramelch siano ancora in grado di dare al mondo della musica?

Vittorio: Leonardo, mettiamola così: avremmo potuto dare l’addio alle scene con un laconico comunicato stampa e invece ci siamo industriati (e non puoi immaginare quanto…) per dare l’addio nel migliore dei modi: con il miglior prodotto in assoluto della nostra lunga e travagliata esistenza! Se la guardi in questo modo, diventa un gesto assai apprezzabile, non trovi anche tu?
Gianluca che è l’autore di tutte le musiche sente di aver prosciugato la fonte creativa: quello che andrà (verosimilmente) componendo da qui in poi sarà in altra direzione… più acustico / melodico… non più Adramelch. Questa LA ragione base.
In compenso noi singoli stiamo procedendo:
Sig è il nuovo batterista dei Moon of Steel, Sarmax è tornato a suonare con un batterista amico di vecchia data, per il momento in duo, Fabio ed io invece da mesi lavoriamo ad un progetto di musica hard/prog, che potrebbe chiamarsi Caravaggio. I brani quasi pronti sono parecchi e sarebbe tempo di trovare gli altri componenti per mettere in piedi il progetto…
Un caro saluto a te e un grazie speciale a te e Metallus per le bellissime rece e l’interesse nei nostri confronti.

leonardo.cammi

view all posts

Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login