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Accept: “The Rise Of Chaos” – Intervista a Wolf Hoffmann

Tornati ormai sulle scene da alcuni anni, gli Accept hanno sempre argomenti interessanti da proporre. Wolf Hoffmann è una persona dalle idee chiare, molto fiero (e non potrebbe essere altrimenti) dell’ultima fatica The Rise Of Chaos“(la recensione) e di quanto questo nuovo full length porta con sè.

Ciao Wolf, benvenuto su Metallus.it! Come stanno andando le cose con “The Rise Of Chaos”?

Ciao a te! Stanno andando molto bene! Sto leggendo molte recensioni, tutte con pareri favorevoli, e mi fa molto piacere che venga messo in evidenza soprattutto il fatto che “The Rise Of Chaos” contenga brani molto forti e molto diversi fra loro.

So che l’imminente futuro vi riserverà anche una data un po’ speciale, a Wacken (l’intervista è stata fatta prima del concerto del 3 agosto a Wacken, ndr).

Sì, esatto! Suoneremo giovedi sera per ben due ore, nell’ambito di “A Night To Remember”, una tradizione di Wacken, che è un festival dove io torno sempre molto volentieri. Il concerto sarà diviso in tre parti. Nella prima suoneremo alcuni pezzi recenti e alcuni da “The Rise Of Chaos”. Nella seconda verremo raggiunti sul palco da un’orchestra, e io eseguirò ccon loro la maggior parte dei brani del mio disco solista dell’anno scorso. Nella terza parte, il resto degli Accept salirà sul palco e suoneremo alcuni brani vecchi sempre insieme all’orchestra. Ci saranno anche molti contenuti multimediali, e in totale faremo circa tre ore di concerto (in realtà sono state due, ma va bene lo stesso, ndr).

Immagino che le prove per questo show saranno molto impegnative…

Per la verità non stiamo facendo nessuna prova…ci troveremo direttamente il giorno prima del concerto e proveremo tutto lì. Ti confesso che in effetti sono un po’ spaventato…è una mossa da pazzi fare un concerto del genere provando tutto l’ultimo giorno!

Bene Wolf, passiamo a parlare un po’ più in dettagli del nuovo album degli Accept. “The Rise Of Chaos” come titolo mi dà l’idea naturalmente di una sensaziione di fine incombente, come se si stesse descrivendo una sorta di fine del mondo.

Sai, in realtà non vedo tutto questo bisogno di cercare assolutamente tutti i significati nascosti nei testi dei brani e nel titolo dei nostri album. Voglio dire, è un disco heavy metal, non è un concept album, e credo che per quanto riguarda la sua forza, il 95% derivi dalla musica e solo il 5% dalle parole. Non c’è bisogno, per quanto riguarda voi giornalisti, di stare sempre lì a cercare il pelo nell’uovo. Certo, ci sono diversi messaggi nell’album che riguardano un futuro negativo, ma non c’è tutto questo bisogno di interpretare ogni singola parola dei nostri testi, e quantomeno il titolo dell’album. E’ solo del fottuto heavy metal, pieno di bei riff, è un album potente e forte, basta questo, no?

Certo, anzi scusami se la domanda ti è sembrata inopportuna.

Ma no, figurati! Anzi, ci sono molte cose interessanti nei testi di cui mi fa piacere parlare. Ad esempio, il brano “Kool Aid” si riferisce al suicidio di massa ad opera della setta religiosa dell Tempio del Popolo, quel fatto che avvenne negli anni ’70. Infatti, la bevanda con cui il reverendo Jones e i suoi seguaci si tolsero la vita era simile al Kool-Aid, da qui il titolo del brano. “Analogt Man” invece parla in modo più divertente di un tizio che non riesce a ar fronte a tutti i progressi della tecnologia…è una situazione in cui mi identifico un po’ a dire la verità! “Race To Extinction” invece si riferisce a quello che sta accadendo nella situazione politica internazionale, e negli Stati Uniti in particolare. Con l’elezione di Trump, il mondo sta diventando un posto sempre più pericoloso e pieno di conflitti, così “Race To Extinction” è un invito verso gli americani a non commettere stupidaggini.

Cambiando argomento, ti faccio un paio di domande che in questo periodo sto ponendo ai chitarristi con cui parlo. Conosci qualche giovane chitarrista emergente che ti sentiresti di proporre come musicista che ti è pisaciuto particolarmente?

Mmmmh, no, direi di no. Il migliore che mi viene in mente, ma non è un giovane emergente, è Joe Bonamassa. Secondo me è il nuovo Gary Moore.

Seconda domanda: cosa pensi del ritorno di Ritchie Blackmore all’hard rock?

Sono andato a uno dei concerti in Germania, mi pare fosse il primo. Non so…Blackmore è stato grande, come sempre, ma per quanto riguarda il resto della band…non mi piace criticare le persone che non conosco, non mi pare rispettoso, ma nessuno di loro mi ha colpito.

Ok Wolf, grazie mille per la disponibilità.

Grazie a te per l’opportunità! Vorrei dire ai fan italiani che ci vedremo molto presto! Sono sempre molto contento di tornare nel vostro bellissimo Paese, e vi aspetto tutti!

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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