Hail Spirit Noir: “Oi Magoi” – Intervista a Theoharis

I greci Hail Spirit Noir tornano sul mercato discografico con “Oi Magoi”, ideale seguito dell’acclamato debut “Pneuma”. Un disco assolutamente libero e folle in cui il black metal delle origini trova una valvola di sfogo nei movimenti prog e psichedelici che contraddistinguono l’originalissimo gruppo ellenico. Metallus incontra l’eclettico Theoharis, pronto a rivelarci tutti i particolari di una release che si candida già tra le più interessanti dell’anno in corso.

Per prima cosa benvenuti e complimenti per il nuovo album. Come presentereste “Oi Magoi”? Apprendo dal vostro profilo Facebook che lo avete definito un album di psychoprog black con melodie “trip” ed estasi satiriaca. Esattamente cosa volete dire?

Grazie davvero per i complimenti. Beh, penso che quella frase sia proprio la più adatta a descriverlo. Volevamo evitare una delle solite etichette per il timore di essere incasellati come un qualcosa che non siamo e allora ce ne siamo inventati una di sana pianta. Ciò che vogliamo dire già nel titolo è che il disco viaggia sempre sul limite della follia, anzi, il più delle volte lo supera. La nostra intenzione era quella di far partire l’ascoltatore per un viaggio dove avrebbe sperimentato delle sensazioni estreme, sensazioni di gioia, sofferenza, libertà. Il tutto con un tocco di humor nero, naturalmente. Avrà senso tutto ciò? Beh, noi diciamo di ascoltare e poi ci direte.

Dal mio punto di vista “Oi Magoi” flirta in modo più vistoso con il lato progressive e psichedelico del gruppo, a volte sembrate proprio intenzionati a tributare le sonorità degli anni’70. E’ così? Cosa rispondereste se vi dicessi che definirei il disco come una sorta di “extreme metal” vs. The Doors?

Gli anni ’70 sono il punto di partenza di tutti noi, per cui è naturale che il nostro sound sia così. Però hai ragione, questa volta l’aspetto prog e psichedelico è dominante, ma solo perché abbiamo voluto mantenere il black metal soprattutto a livello di atmosfere. Praticamente è un vortice di follia dove invitiamo gli ascoltatori. Riguardo i Doors, apprezziamo la loro musica e l’impatto che hanno avuto, perché non c’era soltanto Jim Morrison, erano molto di più. Ma non è l’unica band da cui abbiamo tratto ispirazione, tutto il movimento prog rock degli anni’70 è stato fondamentale e altrettanto lo sono stati i vecchi e nuovi film horror, un genere che ci appassiona.

Un altro elemento che colpisce è la totale assenza di limiti compositivi. Ad esempio un brano come “The Mermaid” ha le sembianze di una vera e propria jam. E’ possibile?

Hai ragione ma “The Mermaid” non è esattamente una jam. Prima di cominciare a registrare proviamo sempre l’ossatura delle canzoni, alcune sono già quasi complete, altre no. Ma con “The Mermaid” abbiamo voluto prenderci la possibilità di sperimentare un po’ e dopo aver registrato le parti base della canzone, abbiamo aggiunto sopra molte altre cose. Questo l’ha resa più profonda e ha donato all’intero album più spontaneità. La jam è sempre un’ottima soluzione quando vuoi sperimentare nuove idee e capire quali possono funzionare e quali no.

Il titolo “Oi Magoi” lascia supporre il vostro consueto background lirico di carattere magico-lovecraftiano. Vogliamo parlarne più approfonditamente?

I testi dell’album riguardano soprattutto la psiche umana. C’è ancora l’influenza lovecraftiana che hai nominato, soprattutto su quelle canzoni che si presentano come delle piccole horror stories, come “Blood Guru” o “The Hunters”. Ma comunque c’è più di questo. Mentre su “Pneuma” esploravamo il Male sempre presente nelle azioni dell’uomo e della natura, su questo disco l’enfasi è sulla delusione umana, sulla sconfitta e il puro egoismo. Fin dai primi anni della nostra vita siamo indottrinati da numerose ideologie, siano esse religiose, sociali, politiche, chiamale come vuoi. E ci viene insegnato che ci sarà sempre tempo. Ed è proprio qui che l’uomo può realizzare quanto può essere deluso e fuorviato. Il Tempo è sempre contro di te. E’ l’unica cosa dalla quale cerchi costantemente di fuggire, se ci pensi. Come Satana nella tradizione cristiana, il Tempo ti tende tutti i possibili tranelli. Ti dicono che quando sei giovane hai il mondo in mano, ma quando non puoi più concederti il lusso del tempo a tuo favore, ecco che tutto cambia. A causa delle ideologie che ti sono state impiantate, ti trovi a perdere la possibilità di costruirti una vita in grande, realizzare i tuoi sogni e sfruttare tutte le tue potenzialità. Tutto perché sei legato a questi limiti mondani che ti scoraggiano dal lottare. Il titolo dell’album può essere tradotto come “I Maghi”. I maghi possono diventare tutto quello che vogliono: ricordi, demoni, il tempo stesso, tutto ciò che altera la realtà e ti confonde (proprio come fanno i maghi attuali, d’altronde). Vorrei infine sottolineare che dal punto di vista occulto, Satana è l’esatto opposto del Tempo.

Mi pare di capire che non manchino dunque numerosi riferimenti letterari. Quali autori annoverate tra le vostre maggiori fonti di influenza?

Hai già citato H.P. Lovecraft ma ci sono anche H.G. Wells e Edgar Allan Poe, i loro lavori mi emozionano sempre. Esistono poi autori come Clive Barker che sanno dipingere immagini che suscitano orrore e altri come il Conte De Lautréamont la cui unica opera “Les Chants De Maldoror” è un lavoro follemente riempito di odio verso tutto ciò che conosciamo. Molti filosofi hanno inoltre ampliato la mia visione del mondo. Ma non mi riferisco solo alla letteratura. Uomini come Richard Dawkins (biologo britannico noto per la teoria evolutiva basata sulla centralità del gene, nda) e Christopher Hitchens (giornalista inglese famoso per la ferma posizione anticlericale, nda) hanno divulgato eccellenti opere scientifiche e al di là delle opinioni personali, è sempre positivo avere la possibilità di sviluppare i propri orizzonti.

Essendo il vostro stile un melange di numerosi generi musicali, vorrei chiedervi quali band parte ed esterne alla scena metal, sono state importanti per gli Hail Spirit Noir.

Ci sono band come i Dodheimsgard che hanno infranto ogni limite con il magnifico “666 International”, gli ultimi lavori degli Abigor sono stati altrettanto importanti, così come gli Emperor e il controverso “Grand Declaration Of War” dei Mayhem, che io considero un capolavoro. In territori più avantgarde, i Virus sono una grande band. Ma non c’è solo il metal, il nostro amore per il prog rock anni ’70 è palese e giganti come King Crimson, Van Der Graaf Generator, Camel e Yes sono stati fondamentali. E se andiamo ancora più fuori dal rock e dal metal, Haris è un grande fan dell’album “Reflections” di Manos Hadjidakis (compositore e direttore d’orchestra greco, nda), mentre io impazzisco per una band chiamata Oingo Boingo (new wave band americana dove militò Danny Elfman, in seguito autore e collaboratore alle colonne sonore dei film di Tim Burton, nda).

La copertina dell’album è piuttosto simbolica. Cosa vuole significare l’uomo completamente coperto di tatuaggi tribali in una posa estatica?

E’ la continuazione della cover del primo album, che mostrava lo Spirito Nero in tutta la sua gloria ed aura malvagia. Questa volta abbiamo voluto mostrare come esso sia fortemente radicato nell’animo umano. E questo uomo in estasi, hai proprio detto bene, rappresenta la nostra vera natura quando siamo assolutamente liberi. Sfortunatamente sono momenti molto rari, quando permettiamo a noi stessi di essere ciò che vogliamo. E lodiamo lo Spirito Nero che ce lo permette, che ci spinge ad essere davvero liberi. La gente lo definisce come il Male. Noi la definiamo Natura Umana. Non mi piace per niente la parola “tribali”, suscita un senso di comunità e la gente può essere libera solo quando è sola. Però è davvero molto interessante ascoltare le opinioni altrui.

Ti andrebbe di portarci dentro l’album descrivendo ogni singolo episodio?

Cominciamo:

Blood Guru: un opener che da il benvenuto all’ascoltatore e gli presenta il lato melodico e psichedelico dell’album.

Demon For A Day: una canzone apparentemente orecchiabile con un delirio psichedelico tra le sue parti principali.

Satan Is Time: un’allucinazione lenta e oscura.

Satyriko Orgio (Satyr’s Orgy): il titolo è descrittivo, un gruppo di satiri danzano in estasi. Li puoi chiaramente sentire nella canzone.

The Mermaid: la colonna sonora della storia di una sirena assassina. La canzone più corale dell’album.

Hunters: la storia di una tribù di cannibali che mangiano gli uomini. Violenta e deliberatamente rozza. Il suono all’inizio è quello di un uomo morto che viene fatto bollire per dare da mangiare alla tribù.

Oi Magoi: l’album si chiude intenzionalmente con una traccia ritualistica. L’ascoltatore ha viaggiato attraverso sangue, Satana e filosofia. Adesso è tempo di rilassarsi un po’.

Cosa vi riserva il futuro? Avete già pianificato un tour? Per curiosità, quanto è difficile riprodurre dal vivo un sound tanto complesso?

Ci stiamo lavorando. A causa di vari problemi non abbiamo potuto promuovere il primo album con un tour, ma ora le cose cambieranno. Vogliamo proporre a tutti i costi “Oi Magoi” dal vivo. Dobbiamo assolutamente mettere in piedi uno spettacolo perché non basterà salire sul palco e suonare, ma avremo bisogno anche di teatralità per dare vita alla follia che scorre nella nostra musica.

Non ultimo, vuoi lasciare un messaggio al pubblico italiano?

Speriamo che l’album vi sia piaciuto. Grazie di tutto!

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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