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DARK HORIZON |
| 07/01/2005 |
Sitting Bull - Defender |
Certosa Di Pavia (PV) |
Gruppi supporto - Bejelit
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E’ sempre interessante assistere allo show di band con tutte le carte in regola per diventare promesse nel nostro panorama musicale, e a questo interesse si aggiunge un pizzico di orgoglio quando le band in questione provengono dal florido vivaio della nostra penisola. E’ il caso dei Bejelit e dei Dark Horizon, novaresi i primi e piacentini i secondi, due eccellenti ensemble di metal classico le cui recenti uscite hanno suscitato un notevole entusiasmo presso gli addetti ai lavori.
Ad aprire le danze accolti dalla cornice fantasy/medievale del Sitting Bull – Defender, sono i Bejelit, forti dell’eccellente debut album ‘Hellgate’, platter di epic metal che pesca tanto dalla potenza del sound americano degli anni ’80, quanto dalla melodia e ricerca sonora del panorama europeo.
La performance che i Bejelit terranno al Sitting Bull – Defender, mostra una band in piena forma, capace ormai di affrontare il palco con disinvoltura, bilanciando la bontà delle singole esecuzioni con le capacità intrattenitorie. In questo senso si rivela ottimo il contributo del singer Fabio Privitera, dotato di vocals versatili (una sorta di Chris Boltendahl meets Bruce Dickinson) e vero istrione arringa folle. La risposta del pubblico è ottima, i presenti si lasciano coinvolgere dallo show e i nostri mostrano la capacità di creare una buona sinergia con l’audience.
Spazio ai classici della band, già elogiati in questa sede dopo la release dell’ottimo ‘Hellgate’, tra cui le epiche ‘The Haunter Of The Dark’ (dal refrain irresistibile!), ‘Death Chariot’, ‘Bejelith’ e ‘Bones And Evil’, oltre al mid tempo ‘Skull Knight Ride’, pezzo per certi versi debitore ai Manowar degli anni ’80. La dolcissima ballad ‘I Won’t Die Everyday’ (ottimo esempio di come risultare appetibili a tutti senza snaturare il proprio sound) è cantata con partecipazione dai presenti, e lascia poi spazio a ‘Breaking The Law’, brano dei Judas Priest (e unica cover della serata) rivisitato dai Bejelit con personalità. La band esegue inoltre l’inedito ‘Age Of Wars’, brano compatto ed anthemico, convincente preludio al successore di ‘Hellgate’.
Dopo alcuni minuti di pausa, calcano lo stage i piacentini Dark Horizon, che approfittano della data nel pub certosino per presentare il nuovo ed eccellente album ‘Dark Light’s Shades’, recentemente pubblicato dalla Northwind Records.
La maggior parte dei pezzi eseguiti dalla band saranno proprio tratti da ‘Dark Light’s Shades’, un album maturo e ricco di sfaccettature, ben più convincente rispetto all’esordio ‘Son Of Gods’, disco gradevole ma decisamente troppo ancorato ai canoni dello speed sinfonico. Tra i brani eseguiti citiamo ‘Painted In Blood’, ‘Dragon’s Rising’, ‘The Oath’, ‘The Glory’ e ‘The Weeping’ (ricordiamo che queste ultime tre vanno a formare una trilogia sul personaggio storico di Annibale il Cartaginese). I Dark Horizon (che recentemente hanno subito un sensibile cambio di formazione) appaiono molto sicuri di sé sul palco, vantando la buona performance del nuovo singer Roberto Quassolo, vocalist molto dotato (in alcuni momenti memore del Geoff Tate più soffuso e interpretativo) e del tastierista Alessandro Battini, i cui ricami sinfonici vanno ad arricchire il corpo sonoro dei singoli pezzi. I brani tratti da ‘Dark Light’s Shades’ stupiscono proprio per la loro ricchezza: il sound aggressivo e “chitarristico” del metal classico (notevole anche il lavoro svolto dall’axe man Daniele Mandelli) si stempra grazie agli inserti sinfonici di Alessandro e ad un notevole gusto nella ricerca melodica.
Nel set sono presenti anche alcuni pezzi tratti dal precedente ‘Son Of Gods’, (‘My Dark Lord’, ‘Power Of The Rune’ e ‘Crimson Sky’), che vengono riveduti dalla nuova formazione con un pizzico di personalità in più, risultando più appetibili rispetto alle versioni originarie. Alla band manca solo un minimo di confidenza in più verso l’audience ma la bontà del loro spettacolo è stata comunque evidente.
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| Andrea Sacchi |
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