We Love Vintage: Report

We Love Vintage: Report

Stereokimono | Alex Carpani | Prophexy | Arti E Mestieri | Altare Thotemico | Accordo dei Contrari | Aldo Tagliapietra | Mappe Nootiche |

  • Città: Bologna
  • Locale: United Sport

Dopo una campagna promozionale svolta in modo molto professionale, la prima edizione della tre giorni dedicata al vintage arriva finalmente alla sua resa dei conti. Fin dalla sua apertura, We Love Vintage è stata oggetto di un vero e proprio assalto pacifico da parte degli appassionati, arrivando a toccare i 600 ingressi solo nella giornata di venerdì 22. La zona antistante l’ingresso del festival è dedicata al punto di ristoro (il prezzo politico dei 5 euro di ingresso comprende anche una consumazione) con annesso dj set a tema, e a una prima serie di espositori (fra cui spicca la vendita di abiti cyber – psichedelici!). I locali al chiuso ospitano un vasto assortimento di abiti, accessori e reliquie vintage (poster, cartoline, libri e riviste), una mostra fotografica dedicata ai musicisti in scena e uno stand di vendita di vinili e CD di importazione: un autentico Eden per gli occhi, un pianto per il portafoglio di uomini e donne. Infine, il prato retrostante ospita altri espositori, un bar e l’ampio palco su cui, in tutte e tre le serate, si sono alternati alcuni fra i nomi più di spicco del progressive italiano e internazionale. Si comincia venerdì sera con Paolo Schianchi, un chitarrista emiliano capace di un rapporto tanto forte con il suo strumento da arrivare al limite della simbiosi. E’ ammaliante starlo a guardare mentre esegue brani strumentali prima su una chitarra a doppio manico, poi su Octopus, una creatura fatta di strumenti ed effetti a pedale da suonare a piedi scalzi, per poi passare ad un omaggio a Robert Johnson con una chitarra adeguata per il blues. La devozione espressa e l’interazione con lo strumento sono così profonde da far perdere la cognizione del tempo a chi ascolta, e forse anche a chi suona. Alex Carpani rappresenta la città di Bologna per la giornata in corso; la sua esibizione si divide in due parti, nelle quali presenta con la consueta classe una serie di estratti dai due album finora pubblicati, ”Waterline” prima e “The Sanctuary” poi. La serata si conclude in grande stile con la all star band CCLR, formata da Gigi Cavalli Cocchi alla batteria, Bernardo Lanzetti alla voce e Cristiano Roversi alle tastiere. Il gruppo d’eccezione ha da poco pubblicato una prima release, accolta con favore dalla stampa di settore (anche la rivista inglese “Classic Rock presents: prog” esprime un giudizio favorevole). Per l’occasione, oltre a riproporre un pezzo tratto degli Acqua Fragile datato 1973, sale sul palco un ospite d’eccezione, che risponde al nome di Aldo Tagliapietra. Il fondatore de Le Orme esegue quattro suoi brani, tra i quali spiccano “Figure di cartone” e “Felona”, per poi unirsi a Lanzetti nel finale. Di Lanzetti va ricordata, oltre a un’estensione vocale e a una pulizia canora impressionanti, il suo ottimo modo di tenere il palco, alternando la professionalità di un artista scafato allo spirito da comico di Zelig.

la seconda giornata di We Love Vintage è all’insegna delle contaminazioni fra progressive e jazz rock, per quanto rimanga sempre difficile catalogare in un genere unico quanto proposto dalle band in questione. Si comincia con gli Ego, un trio strumentale proveniente da Varese la cui originalità emerge già a partire dai titoli dei brani (“Il cielo di piombo”, “Misteri di Milano”, ispirata ai polizieschi anni ’70, o “Rivoluzione estetica”), non sempre semplici da seguire ma indubbiamente molto abili a livello tecnico, riuscendo anche a suonare due strumenti contemporaneamente in certi momenti. Gli  Altare Thotemico, oltre ad essere in rappresentanza di Bologna, sono tra i fondatori di Arte Nativa (insieme a Prophexy ed Accordo dei Contrari), e quindi tra i promotori del festival. Questo non gli impedisce di prodursi in un’esibizione come al solito imprevedibile, fitta di citazioni auliche (un brano è dedicato a Schopenauer), di motti di spirito e esplorazioni sonore sempre nuove, su cui troneggia maestosa la voce di Gianni Venturi. Manca un minuto all’apertura dell’esibizione degli Arti E Mestieri quando inizia a cadere una pioggia fitta e sottile, bastarda al punto giusto. La band, capitanata come al solito dal possente Furio Chirico, non batte comunque ciglio e diletta i presenti con una lunga esibizione prevalentemente  strumentale, nella quale si inseriscono due ospiti di eccezione, il violinista David Cross e il sassofonista Mel Collins. Come già avvenuto lo scorso anno al Verona Prog Fest, l’insieme è un complesso intreccio di proprie produzioni e lunghi divertimenti musicali, che culminano nell’esecuzione di “Exile” dei King Crimson.

L’ultima giornata di We Love Vintage, oltre a una nutrita partecipazione da parte degli appassionati (spuntano anche alcune ragazze e signore vestite da pin up), vede la presenza di un altro illustre ospite straniero, ovvero Richard Sinclair. Sulla scia di quanto avvenuto due mesi e mezzo prima a Forlì, l’ex membro dei Camel si intrattiene a lungo sul palco prima con i Prophexy (con i quali esegue fra l’altro “In The Land Of Grey And Pink”), poi con gli Accordo dei Contrari, e anche se la somma delle esibizioni è ben lontana dalle tre ore dello scorso aprile, molti sono i punti in comune a cominciare dai brani eseguiti e dallo spirito e dall’affiatamento fra questo padre fondatore del progressive e le due band bolognesi. Il pubblico presente aveva già avuto modo di approfondire la conoscenza di altri tre gruppi italiani, nell’ordine i Mappe Nootiche, band strumentale caratterizzata dalla presenza di percussioni e sintetizzatori, autrice di un genere particolarmente ostico da digerire, in bilico fra ambient e progressive,  in uscita con il nuovo album “Cieli Sotterranei”, i veneti Astralia, anche loro da poco sul mercato con l’album “Osmosis”, e i bolognesi Stereokimono, trio strumentale che per l’occasione si presenta con  due ospiti importanti, un gruppo molto interessante e per nulla banale, attivo già dal 1995. Per i Prophexy infine, We Love Vintage è una tappa importante, in quanto è il primo concerto che la band tiene con il nuovo cantante, Luca Fattori, che nell’arco di pochissimo tempo è riuscito ad adattarsi bene alle sonorità del resto del gruppo, aggiungendo importanti schizzi di colore ad una tavolozza che riserva ancora un’infinità di sorprese.

In sintesi un ottimo festival, che neppure il maltempo è riuscito a turbare, di cui si attende a breve una seconda edizione.

Altro...

Lascia un commento

Login with Facebook:
Login