Total Metal Festival 2012: Live Report del Festival

Total Metal Festival 2012: Live Report del Festival

Testament | Methedras | Sadist | Subliminal Fear | Dark Funeral | Golem | Kenos | Subliminal Crusher | Symbolyc | Your Tomorrow Alone | With All The Rage | Sleeping Shock | Reapter | Fake Mors | Scream Baby Scream |

  • Data del concerto: 31 luglio 2012
  • Città: Toritto (BA)
  • Locale: Parco Storico Lago Del Bosco

Il Total Metal Festival, quest’anno arrivato alla sua decima edizione, è una delle poche realtà del sud per headbangers incalliti e metallari in genere.Quest’anno, proprio in virtù di questo importante traguardo/anniversario, si è deciso di fare le cose in grande: quindici gruppi tra cui spiccano i nomi dei vetereni Sadist, dei blackster Dark Funeral e degli headliner Testament. Ma proseguiamo con ordine. La location scelta per quest’edizione è il parco storico “Lago del Bosco”, a Toritto, un paese ad una trentina scarsa di chilometri da Bari e quindi abbastanza facilmente raggiungibile da diverse parti del meridione.

L’apertura dei cancelli era prevista per le 13.00 ma, ovviamente siamo al meridione e qui i tempi sono lievemente più rilassati, la realtà dei fatti è che l’effettivo orario d’ingresso si avvicina più alle 14.00. Certo, un’oretta sotto il sole cocente (ci aggiriamo intorno ai 34°) non è una bella cosa, ma per fortuna era possibile trovare coni d’ombra sotto i vari alberi disseminati lungo il perimetro del parco. Avuto l’ok per entrare e sbrigate le formalità di rito, si entra nel vivo del festival e del parco (tra le altre cose prima struttura a ricostruire un villaggio medievale in Italia), dove, oltre la zona concerti, vengono messi a disposizione del pubblico una vasta gamma di stand e passatempo quali tiro con l’arco e soft air, per distrarsi un po’ tra un concerto e l’altro. Ovviamente distrazioni non essenziali, ma comunque che sono riuscite ad attirare la curiosità di qualcuno sin dalle prime ore del festival.

Dopo aver familiarizzato con l’ambiente, siamo ormai in tempo per iniziare ad assistere ai live (e qui gli orari vengono rispettati quasi al millesimo di secondo). Sono, infatti le 14.20 quando sale sul palco la prima compagine, ovvero i With All The Rage, un sestetto che propone un thrash/death molto godibile e abbastanza vario, purtroppo davanti ad un pubblico davvero esiguo. Cambiato il palco è subito il momento dei salernitani Your Tomorrow Alone, altro sestetto che propone un gothic/doom a due voci (pulita e growl). Decisamente meno veloci rispetto a quello che sarà il leitmotiv della giornata, ma non per questo meno godibili. Il gruppo successivo a salire sul palco del TMF 2012 sono gli Sleeping Shock, un gruppo giovane con una proposta musicale molto personale e moderna che, però, non riesce a convincere del tutto, forse anche a causa di suoni troppo approssimativi (ma siamo ad un festival, problemi tecnici ce ne saranno, eccome). Alle 15.50, davanti ad un’audience ancora non degna di questo nome, è il momento dei campani Symbolyc, band talentuosa che attinge a piene mani dalla scena death est europea. Si prosegue nella scaletta del festival con i Subliminal Fear, pugliesi che propongono un death melodico, forse non originalissimo, ma molto valido, forte di un impatto potente ma che non disdegna la melodia.

Nel frattempo il parco comincia a popolarsi, forse perché sono quasi le 16.30, orario in cui i Testament inizieranno il Meet & Greet, ed infatti si nota già una moltitudine di fan nei pressi della tenda adibita all’evento. La band americana non si fa attendere molto, mostrando una gentilezza ed una simpatia fuori dal comune per tutta la durata della session di autografi della durata di quasi un ora. Chuck Billy ride e stringe le mani a tutti i presenti che ricambiano manifestando tutto il loro calore nei confronti suoi e di tutto il gruppo. Quasi contemporaneamente all’inizio del Meet & Greet dei Testament, sul palco ci sono i Reapter, quintetto romano che propone un Thrash di chiara ispirazione anni ’80. Non appena il pubblico inizia ad accorgersi del gruppo on stage, la band parte con riff molto taglienti e assoli “a pioggia” (modello Mustaine, per intenderci). Molto vari e validi negli arrangiamenti coinvolgono e si fanno coinvolgere.

A questo punto il festival inizia ad entrare più o meno nel vivo ed arriva la prima vera sorpresa della giornata: i bergamaschi Fake Mors. Sembrava quasi che questi ragazzi stessero andando al mare per come si sono presentati sul palco, ma, come proverbio vuole, mai giudicare un libro dalla copertina! Velocissimi, molto tecnici e forti di una proposta innovativa e contaminata la band propone una death/thrash forte di ottime armonie a tre chitarre ed arrangiamenti, dove stacchi prog in dispari, cambi di tempo mirati e mai superflui più un muro sonoro non indifferente ed un cantato sorprendentemente in scream rendono la loro performance molto apprezzata da tutti. Dopo il consueto cambio palco, adesso è il momento dei Golem che si presentano in camicia bianca e pantaloncini neri. Ma (si era capito che oggi siamo in vena di proverbi) l’abito non fa il monaco ed il gruppo si presenta tostissimo e sicuro di sé. Sulla loro “No Remorse”, di cui l’orecchiabilissimo ritornello viene cantato all’unisono da tutti i componenti della band, c’è la smossa definitiva al, finora, sonnacchioso pubblico della manifestazione. Con il pubblico ormai definitivamente smosso, tocca al death tecnico e pesantissimo dei Kenos proseguire le danze. Il gruppo, parecchio gasato ma estremamente funzionale, fornisce un’ottima prova sia per quanto riguarda l’aspetto puramente tecnico che quello comunicativo. La gente apprezza particolarmente l’ottima prova dei cinque, che chiudono l’ultimo pezzo con un tributo ai Pantera, eseguendo il finale di “Domination”.

Non c’è tempo per rilassarsi, perché subito si riparte con un altro gruppo, i Subliminal Crusher , che iniziano la loro performance mandando l’inno di Mameli (scelta opinabile, ma tant’è…) e poi colpendo tutti con una mazzata violentissima, composta da un thrash feroce e lanciatissimo. Il posto, nel frattempo continua a riempirsi. E, infatti, quando sul palco salgono i Methedras, l’ arena” è ormai crepitante (anche se non stracolma). Il gruppo, comunque, fornisce una prestazione di livello, sicura e precisa. Una certezza nel panorama thrash/death italiano ed internazionale, potenti e molto tecnici. Il momento più toccante avviene verso la fine del loro set, quando dedicano una canzone sui bikers al loro (purtroppo deceduto) precedente batterista.Con il buio (ed il refrigerio serale) calato da poco (sono ormai le 20.50), calcano il palco del Total Metal Festival gli Scream Baby Scream, gruppo milanese di Horror Metal. I cinque “zombie” si presentano da subito in maniera molto pittoresca e scenografica. Sicuramente coinvolti, non riescono però a far smuovere più di tanto le teste dei presenti, abituate (fin ora) a ben altri livelli (tecnicamente parlando). Viene da chiedersi il perché di questa posizione così alta in scaletta.

Ma non c’è tempo per le domande perché, ormai, sul palco sono attesi i nostrani e apprezzatissimi dappertutto, Sadist. Il tempo di preparare il palco e subito si inizia con la loro formula particolarissima di progressive death metal. Da subito le chitarre e tastiere di Tommy Talamanca non lesinano riff che si incastrano perfettamente con la virtuosa e precisa sezione ritmica. Nel momento, però, in cui il mastodontico Trevor entra in scena, ecco che si presenta un “piccolo” problema tecnico: il microfono non si sente e, dunque, per tutto il primo pezzo, il cantante genovese rimane a boccheggiare davanti al microfono. Ma risolto questo inconveniente tecnico, si prosegue senza intoppi tra pezzi vecchi e nuovi (impressionante l’esecuzione di “One Thousand Memories”). La chiusura del, purtroppo, breve set (mezzora) della band genovese è affidata ad un pezzo storico tratto da “Above The Light”, ovvero “Sometimes They Come Back”, dove durante l’intermezzo di chitarra e basso all’unisono, si vede spuntare Trevor alle loro spalle e mentre li avvolge con la sua mole, idealmente era come se unisse tutto il gruppo in un abbraccio fraterno. Pubblico in adorazione e tutti molto contenti.

Tutti contenti almeno fino al blackout che colpisce il palco proprio mentre stavano per salirci i Dark Funeral. Dopo attimi di incertezza generale, si fa largo l’idea di un guasto tecnico anche nelle menti degli astanti, ma questo sembra non preoccupare nessuno. E dopo l’annuncio degli organizzatori di un effettivo guasto tecnico, i giovani (e meno giovani) metallari giunti in Puglia da un po’ tutte le parti del centro-sud, anzi, approfittano dell’occasione per rilassare corpo e orecchie. Passa, dunque, più o meno tranquillamente (ovviamente ad un certo punto qualcuno ha accennato qualche coro di protesta, ma quasi senza effetti) un’ora e, proprio mentre ci si domandava cosa sarebbe successo, le prime luci del palco iniziano a riprendere colore. E ci siamo. Adesso è il turno dei Dark Funeral e i blackster sembrano per niente turbati dall’ inconveniente tecnico (anche se sono stati costretti e tagliare la scaletta). Il concerto va come ci si aspettava: alle mazzate tiratissime in blast fanno da contraltare dei mid tempo cadenzati e pesantissimi e con questo (seppur ridotto) set la band svedese si assicura il consenso del rianimato pubblico che risponde entusiasta.

Ma, ormai, si va avanti perché è giunto il momento che tutti i metallari del sud Italia aspettavano. Il momento di una delle più importanti e influenti band thrash sul pianeta, ovvero i Testament. La band americana si presenta in formazione lievemente alterata (non c’è Bostaph dietro le pelli, ma il fortissimo Gene Hoglan) ma iper funzionale. E subito la band parte a razzo, snocciolando uno ad uno pezzi classici e nuovi. Non mancano, infatti, nel set, pezzi come “The New Order”, “The Preacher”, “Into The Pit”, “Practice What You Preach” e “Over The Wall” (dove si scatena un vero e proprio putiferio) inframezzati dalle più recenti “Native Blood” (ottima canzone del loro ultimo album) e “More Than Meets The Eye”, per esempio. Tutta la band è in gran forma e non sgarra neanche un colpo. Chuck Billy fornisce una prestazione mastodontica, supportato dalle chitarre precise e virtuose di Skolnick e Peterson (che, però, ha accusato problemi di ronza con la chitarra per, praticamente tutto il concerto) e dalla sezione ritmica possente formata dal già citato Hoglan e dal basso di Greg Christian. Tra i bis spunta, poi, anche “D.N.R.”, da “The Gathering” a gasare ancora di più il pubblico giunto a Toritto. In definitiva un concertone (anche se lievemente tagliato anch’esso per i precedenti problemi tecnici).

Il TMF finisce qui e si inizia ad uscire alla spicciolata da quest’ottimo festival che, anno dopo anno, riesce a crescere diventando sempre di più un ottimo punto di riferimento per la scena metal del sud Italia.

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1 Commento

  1. sudsud

    Ottimo festival massimo supporto
    9 x lavoro, impegno,passione,
    2 x sevizi wc, stand x cibo

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