The Cult + Gun: Live Report della data di Piazzola Sul Brenta

The Cult + Gun: Live Report della data di Piazzola Sul Brenta

The Cult | Gun |

  • Data del concerto: 13 luglio 2012
  • Città: Piazzola sul Brenta (PD)
  • Locale: Villa Contarini

Pronti, via! Sono le 20.30 e non si è nemmeno finito di parcheggiare che già echeggiano nell’aria le note di “14 Stations”, dall’inatteso (ed eccellente) ritorno degli scozzesi Gun. A metà tra pop e rock, cantato con la necessaria carica ruffiana dal frontman Giuliano Gizzi (di chiare origini italiane, come pure il fratello chitarrista Dante), il nuovo album trova ampio spazio in scaletta con la scanzonata “Lost And Found” e “Better Days”, prima di un tuffo nel passato con “Don’t Say It’s Over” da “Swagger”, ovvero quello che rimane l’album di maggior successo della band. Ancora, dal nuovo “Break The Silence”, arrivano la title track e la potente “Butcher Man”, prima di “Steal Your Fire”, recentemente ripresa da Lauren Harris. La band convince e diverte, look ed atteggiamento del frontman lo fanno sembrare un po’ un pesce fuor d’acqua ma amalgama ed impatto sono innegabili, e così è un grande piacere, prima della chiusura con “Shame On You”, riascoltare la cover di “Word Up” che aveva regalato ai Gun, ormai quasi vent’anni fa, il loro momento di notorietà. Ascoltarli live – per la prima volta in Italia, come ricorda Giuliano Gizzi tra lo scherzoso ed il malinconico, ripensando magari ai propri avi – ce li fa vedere sotto una luce diversa, molto convincenti, con una proposta musicale a metà, pur con le debite proporzioni, tra gli U2 degli esordi e il magnetismo degli Suede, il tutto condito con una forza d’urto che era difficile intuire da studio.

Dopo tre quarti d’ora con i Gun, passa più o meno altrettanto prima che scendano le luci e facciano il loro ingresso i Cult versione 2012. Accanto al compassato Billy Duffy trovano spazio la sezione ritmica composta da Chris Wyse e John Tempesta (pure lui di origini italiane) e il secondo chitarrista Mike Dimkich. E poi arriva il protagonista: occhiali neri, giacca nera con collo in pelliccia, ecco Ian Astbury!

Il concerto parte sull’onda dell’entusiasmo, anche perché il trittico iniziale è di quelli da togliere il fiato: “Lil’ Devil”, l’opener di “Choice Of Weapon” “Honey From A Knife” e “Rain” sparate subito, così, tanto per far capire con chi abbiamo a che fare. E con buona pace del riffing inconfondibile di Duffy, è e continua ad essere Astbury l’anima dei Cult, nella sua maestosità, con il suo ghigno, e soprattutto chi aveva dubbi o brutti ricordi sulla sua voce viene messo a tacere da una performance strepitosa. Ma a colpire è tutta la band, che ha un impatto sonoro di potenza, precisione ed atmosfera in perfetto equilibrio. La scaletta è costruita su pezzi del nuovo lavoro alternati ad estratti da “Love”, “Electric” e “Sonic Temple”, ad evidenziare gli evidenti legami con un passato definito da tre album seminali e musicalmente sottovalutati (come pure la stessa bandnel suo complesso), forse per la “colpa” di appartenere ad un’epoca dove contava più l’immagine che la sostanza. Ma per i Cult, e prova ne è la performance a Villa Contarini, si tratta più che mai di due elementi imprescindibili, la prima ad infondere un’aura sacrale e maledetta a quello che è hard rock di grande, grandissima qualità, con solide radici nel passato unite a sonorità e voce assolutamente personali. Questo è il motivo della solidità dello show, che contagia tutto il pubblico, giovani e meno giovani, e vive i suoi momenti di maggiore intensità nella spirituale “Embers” e nello strepitoso singolo “The Wolf” e, tra i classici, nell’andamento ipnotico di “Wild Flower”. E poco importa, alla fine, che Duffy si assenti nel bel mezzo di “For The Animals”, infastidito da qualche problema tecnico: torna dopo qualche minuto e con la sua creatività ed il suo stile sposa l’indimenticabile chorus della monumentale “She Sells Sanctuary”, probabilmente il pezzo più entusiasmante del lotto. Fra una canzone e l’altra, un Astbury in vena di battute non perde di vista il risultato di una performance musicale di costante intensità, motivo forse di una durata complessiva inferiore a quanto ci si attendesse vista e considerata la carriera della band.

C’è spazio, tra i bis, per “Life Is Greater Than Death” e “Spiritwalker”, prima che a chiudere il cerchio venga chiamata “Love Removal Machine”, da “Electric” così come il primo pezzo della serata, a significare che quella è la dimensione in cui i Cult si ritrovano maggiormente. E a giudicare dal risultato emozionante di oggi non possiamo che sperare che questa dimensione Astbury e Duffy continuino ad esplorarla ancora per molto tempo.

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1 Commento

  1. Roby

    …performace strepitosa? Sonic Temple? Io c’ero, e Astbury è stato in molti punti imbarazzante, tristemente spompato, e si scordava spesso i testi (in ‘Nirvana’ si è scordato pure la struttura della canzone). Risolleva le quotazioni quando intepreta i brani più recenti, che sono davvero fantastici e appassionati, ma onestamente, pur essendo uno dei miei eroi in assoluto, dovremmo dirgli che nel rispetto di chi paga il biglietto dovrebbe prepararsi meglio per i tour, visto che ha anche una certa età e un bel po’ di peso. Siamo arrivati al punto che non è più in grado di cantare pezzi di ‘Ceremony’ e di ‘Sonic Temple’, e questo è tutto dire. Si ripiglia un pochino con il passare dei minuti e prima dei bis, non voglio sapere cosa succede nel camerino…
    Ho nostalgia del concerto di Torino nel 2007, lì sì che era veramente in forma.
    Il resto della band PERFETTO, e una versione di ‘Phoenix’ da infarto!!!

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