Opeth + Pain Of Salvation

Opeth + Pain Of Salvation

  • Data del concerto: 24 novembre 2011
  • Città: Milano
  • Locale: Alcatraz

Che noia! Alzi la mano chi non ha sbadigliato almeno una volta al concerto dell’Alcatraz di giovedì scorso!

Certo il locale milanese (pieno come le grandi occasioni meriterebbero) aveva una navata centrale a ridosso del palco che si è rivelata assolutamente entusiasta dall’inizio alla fine della setlist dei due gruppi svedesi in cartellone però è indubbio che la svolta stilistica perpetrata negli ultimi mesi da Opeth e Pain Of Salvation abbia influito eccome sulla buona riuscita della serata.

Alle 19.45 (orario assurdo per l’inizio di un concerto che prevede in programma solo due artisti) la band di Eskilstuna attacca “Softly She Cries” e subito un velo di malinconia ci permea i sensi. Questa sensazione emerge a causa di due fattori: il primo dato dalla conoscenza/apprezzamento personale della band autrice dei controversi “Road Salt” dal lontano 1999 che ci porta a considerare i Pain Of Salvation attuali come totalmente snaturati e fuori contesto. L’altro deriva dall’essere già a conoscenza dell’instabilità della line-up, che dopo il tour perderà due pedine fondamentali come Johan Hallgren e Fredrik Hermansson, lasciando ufficialmente (dato che ufficiosamente questa cosa era risaputa) le redini del gruppo totalmente in mano al fondatore Daniel Gildenlöw (anche oggi performer di livello superiore) e al batterista francese Léo Margarit (una delle poche sorprese piacevoli della serata). In realtà i nostri hanno sciorinato tre quarti d’ora di ottimo livello (sugli scudi “To The Shoreline” e “Linoleum”) con ottime parti vocali e buon gusto ritmico ma sono le canzoni a non convincere proprio perché incomparabili al songbook passato…speriamo in un’ulteriore virata stilistica del buon Daniel nell’immediato futuro.

Quando gli Opeth iniziano il loro concerto con la splendida “The Devil’s Orchard” (insieme a “Slither”, “A Fair Judgement” e “Folklore” il punto più alto del concerto) c’è di che sfregarsi le mani perché gli svedesi sembrano decisamente in palla e orgogliosi del nuovo corso intrapreso col recente “Heritage”; purtroppo man mano che i minuti passano questa nuova veste risulta monocorde e ripetitiva (nonostante una buona prova strumentale di tutti i musicisti) facendo partire in automatico qualche mugugno tra il pubblico. Certo la band di Stoccolma non è mai stata maestra dell’intrattenimento ma se ripensiamo ai tour di “Deliverance” o “Ghost Reveries” c’è di che ritornare per l’ennesima volta malinconici; non riusciamo a capire alcune scelte di questo “set delle occasioni perse” come l’assolo di batteria all’interno di “Porcelain Heart”, la totale assenza di pezzi tirati (quasi a rinnegare quanto fatto fino a “Watershed”), l’annichilente set acustico a metà concerto.

Il concerto che si chiude alle 23:00 va purtroppo anche segnalato per i suoni poco nitidi che hanno caratterizzato la scaletta di entrambe le band che comunque, vista l’affluenza registrata nel locale milanese, sembrano essere state premiate per questo revival settantiano a livello di pubblico; noi purtroppo ci allontaniamo con una certa delusione mista a malinconia…o forse avevamo già usato questo termine?

Reporto fotografico: Marcella Fava

5 Commenti

  1. Immaginavo…ho visto cinque volte gli Opeth dal vivo e in effetti non hanno mai brillato per la capacità di intrattenere il pubblico. Diciamo che i fan della band sanno benissimo cosa aspettarsi da loro ;)

  2. LS

    Io alzo la mano.
    Concerto bellissimo. Pain Of Salvation perfetti come sempre. Poi ovvio, se uno li preferiva ai tempi di Remedy Lane allora ci stà che il nuovo materiale risulti ostico. Opeth semplicemente eccezzionali, nessuno sbadiglio, anzi. Stesso discorso fatto per i PoS: é chiaro che se il materiale più recente tratto da Heritage non piace era inutile presentarsi al concerto. Si sapeva da prima cosa avrebbero suonato. Insomma, se uno conosce e segue queste 2 band era pienamente coscente del tipo di show al quale avrebbe assistito. Per non parlare dei suoni: qui davvero non concordo per nulla. Per i PoS risultavano impastate solo le tastiere, e solo a tratti. Per gli Opeth nulla da eccepire: suoni nitidi e perfettamente bilanciati. Infatti é la prima volta, dopo 12 concerti di altrettante band, che sono uscito dall’Alcatraz senza mal di testa o timpani lesionati!

    In parole povere: che a qualcuno il concerto non sia piaciuto ci stà eccome, per carità. Però questa recensione mi pare decisamente eccessiva e con critiche prive di fondamento o effettivi riscontri oggettivi (io non ho sentito nessun mugugno, solo tanti, tantissimi e sinceri applausi). E chiudo dicendo che forse in passato gli Opeth erano un filo freddini sul palco, ma dire che oggi, e in particolare nel concerto in questione, non siano stati anche ottimi intrattenitori é assolutamente falso. L’ironia di Mikael potrà anche non piacere, ma sempre intrattenimento rimane.
    Tutto questo, ovviamente, rigorosamente IMHO ;)

    • Accolgo il tuo commento con piacere pur non sottoscrivendolo.

      Solo una cosa: se vai a vedere le mie recensioni degli album noterai che invece mi sono piaciuti…soprattutto “Heritage” (mentre i PoS li preferivo decisamente fino a “Scarsick”); quindi la mia presenza al concerto era giustificata e voluta.
      Non ho citato l’ironia di Mikael che è sempre stata così ma proprio la resa dei pezzi e, fidati, i mugugni ci sono stati! Ti assicuro che mi costa molto criticare due delle mie band preferite di sempre (andai addirittura in Svezia ad un concerto dei PoS)

      Ciao

      • Ale

        Io c’ero e penso di aver assistito ad uno dei concerto fantastico.
        Conoscevo già bene gli Opeth in quanto era al quinto loro concerto. L’unica differenza rispetto agli show precedenti è stata la mancanza del growl; per il resto penso che si possa parlare di una tecnica mostruosa nel riproporre canzoni fantastiche (e qui sta la differenza rispetto a gruppi come i Dream Theater), di una scaletta equamente divisa tra pezzi elettrici e un intermezzo acustico da brividi. Per quanto riguarda il suono, è la seconda volta che vedo gli Opeth all’Alcatraz e, secondo me, per la seconda volta hanno avuto un suono perfetto (altri gruppi come Machine Head e Lacuna Coil all’Alcatraz avevano un suono orrendo).

        Per quanto riguarda invece i PoS, per me si sono rivelati una sorpresa. Ho ascoltato quasi tutti i loro album, pur non essendo un fan accanito e non avendoli mai visti live; il concerto mi è piaciuto moltissimo, sia per tecnica strumentale sia per intensità.

        Ciao

      • LS

        Capisco benissimo la tua posizione a riguardo e ho letto le tue recensioni prima di commentare. Infatti, come dicevo prima, il fatto che a tanti il concerto abbia lasciato l’amaro in bocca, ci può stare. Solo che, e qui te lo chiedo per pura curiosità mia, non capisco i mugugni…davvero…Per me la resa dei pezzi é stata fenomenale, dai brani nuovi ( I Feel The Dark e Folklore su tutte ) ai pezzi storici ( Face Of Melinda e Credence da brividi). Dove esattamente ti é parso che il concerto mancasse di intensità o passione? Riguardo i PoS posso capire più facilmente: anche io li seguo da tanto tempo e questa era la 12esima volta che li vedevo dal vivo, la prima dopo Scarsick. E da questo puoi capire che anche io sono tra quelli che un pò rimpiangono i PoS di One dei primi 5 dischi, o 6 che dir si voglia. Però anche la loro performance mi ha lasciato a bocca aperta, per compattezza e voglia di dare il massimo.
        Sarò sincero, il mio commento “sfogo” nasce dal fatto che ho sentito troppe persone lamentarsi dell’assenza di growlin’ vocals, delle distorsioni troppo blande ecc ecc…il punto sul quale volevo focalizzare il discorso é che si sapeva, da mesi. La mia non voleva essere una critica alla tua recensione in toto ma solo su qualche punto che non mi ha trovato daccordo :)

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