Mountains Of Death: Live Report - Day 2

Mountains Of Death: Live Report – Day 2

Decapitated | Insane | Degrade | Amputated | Viscera Trail | Cremation | Embalming Theater | Perverse Dependence | Disentomb | Defeated Sanity | Abysmal Torment | To Violently Vomit | Fubar |

  • Data del concerto: 19 agosto 2011
  • Città: Muotathal - Svizzera

Secondo giorno di brutalità nel cantone di Schwyz, clima caldo e cielo sereno ci hanno permesso di gustare i gruppi nella migliore condizione possibile. Dopo un lauto pranzo fatto con i propri mezzi visti i prezzi non certo popolari della Svizzera e in particolare dei bancarelle dentro al festival (non parliamo del bere, si era obbligati a pagare una tessera di cinquanta franchi, forse uno degli aspetti meno convincenti di questo festival erano proprio i servizi al metallaro), mi accingo a partire fotocamera alla mano per l’esibizione di una delle numerose band rosso crociate presenti nel billing di quest’ anno. Da veri nazionalisti quali sono gli svizzeri danno molto supporto ai loro act, come è giusto che sia.

Parlo degli Embalming Theatre, anche se in precedenza si erano esibiti i Cremation ma che non ho potuto seguire per ovvie ragioni culinarie. Mezz’ora di pura follia gore grind, sembra di vedere sul palco dei degenti di un centro di igiene mentale viste anche le divise a camicione vestite dalla band sul palco. Demenza dei musicisti, demente la musica: “Headbowling”, “Someone Else In My Coffin”, “Baby In The Fridge”, “Bag with Head” alcune delle hit proposte dalla band. Bisogna anche ammettere che se la cavano pure bene in sede live, quindi onore al merito. Veramente spassosi, risatine sparse, ma anche tanto moshpit; quello che ci voleva per iniziare bene la giornata.

Dopo la mezzoretta di pazzia arrivano sul palco i francesi Insain, fautori di un più solido brutal death. Sicuramente più sobri della band precedente, metteono insieme una manciata di canzoni convincenti. Voce possente e profonda, adatta alla proposta, la quale si snoda tra passato e presente, tra band come Cannibal Corpse e un brutal più moderno alla Origin. Tecnici al minimo, con riff spesso essenziali nel loro incedere, forse ci si aspettava un qualcosa di più strumentalmente nel drumming, in generale nella capacità di coinvolgere la platea; tuttavia la sostanza c’era.

Quando mai vi può capitare di ascoltare un gruppo underground brutal proveniente dalla Russia? Evento raro, specialmente ad un festival. Tempo un quarto d’ora per il cambio sul palco e abbiamo ad intrattenerci i Perverse Dependence. Semplice e grezzo ultra guttural death metal, veloce, diretto e senza compromessi. Nulla di particolarmente elaborato, solo canzoni “straight in your face” per il quartetto. Anche qui a livello di drumming ci si sarebbe aspettato qualcosa di più preciso e sostanzioso, e l’orribile suono del rullante a “scatoletta di tonno vuota” non ha certo aiutato; in generale a livello di cura alcune pecche le troviamo anche in altri strumenti. Presi nel loro complesso fanno una discreta figura, ma ci si aspettava qualcosa di più devastante visto la già non originale proposta.

Dalla Russia all’Inghilterra, con i britannici Amputated. Queste sono alcune delle canzoni della loro setlist: “Anally Disembowelded”, “Dead Hungry”, “Repugnant Genital Deformity”, “Dripping Ovipositor”, “Cunt like a Sewer”, “Slampig”. Ci vanno giù duro con il loro brutal death nudo e crudo, caratterizzato da molti elementi slam e richiami grind. Un bel mix di groove e blast con il valore aggiunto di una voce ultra guttural che impressiona e un pig squeal tra i più performanti sentiti a questo festival. Anche loro sono riusciti nell’impresa di movimentare il pubblico ed iniziarlo al ballo della scimmia, quindi oserei dire: missione compiuta!

Ci spostiamo nell’emisfero australe con i Disentomb. Quartetto brutal proveniente da Brisbane, con all’attivo un cd uscito lo scorso anno (Sunken Chambers Of Nephilim, nda) che ha destato parecchio interesse nell’ambiente. Ed eccoli qui, in Svizzera, a deliziare i timpani degli extreme metallers europei. Alcune delle canzoni che hanno suonato per noi: “Cystic Secretions”, “Suspended On His Symbol Of Suffering”, “Inhaling A Vomitous Iniquity”. Molto più conivolgenti nei momenti groove/slam che non nei momenti veloci dove il blast a dominare, sono risultati un po’ freddi sul palco; bravi e pieni di odio certo, ma poche sono state le sensazioni trasmesse.

A seguire si ritorna in Europa con gli svedesi Degrade, al loro ultimo show prima del loro definitivo split. Band che si è creata un piccolo culto dell’underground, e non certo molto feconda di live, si presenta sul palco del MOD per l’addio, con le canzoni che li hanno resi celebri (a dire il vero non potrebbe essere altrimenti visto che hanno all’attivo un solo full lenght): “Lost Torso Found”, “Torso Extraction”, “Prenatal Butchery”, “Immaculate Murder Of The Innocent”. Certo tecnicamente non sono impressionanti, ma sono sicuramente riusciti a cogliere l’essenza dello slam. Brevi momenti in blast per poi aprire a momenti lenti e pieni di riff grooveggianti; Manne, vocalist, risulta essere il valore aggiunto: guttual solidissimo e pig squeal da manuale.

Manca un quarto d’ora alle otto: è il momento dei tedeschi Defeated Sanity, band fenomeno e culto dell’underground. In pochi anni sono riusciti a diventare un punto fermo del panorama estremo. Più tecnici della maggior parte delle band brutal death, sono riusciti ad inserire con discrezione, e senza scendere a compromessi, quelle finezze che a molti gruppi brutal sono estranee. Alcune delle song che ci hanno fatto sentire sono state: “Liquifying Cerebral Hemispheres “, “Engulfed in Excruciation” con la partecipazione dell’immenso Aj Magana (singer sul cd Chapters Of Repugnance) e Jens Staschel come co vocalist di Konny, “Hideously Disembodied”, “Unearthly” e “Frenzy” nuove song. Konny, ex singer degli sciolti Despondency, è migliorato moltissimo in sede live e il suo ultra guttural non ha perso un colpo, anche se il vero perno della band è Lille, un batterista mostruoso, un vero tritacarne, dotato di una buona dinamica e di un blast eccellente. Peccato che i quarantacinque minuti a loro disposizione siano finiti troppo in fretta.

Scende la sera e salgono sul palco i maltesi Abysmal Torment, sestetto dedito al brutal più moderno offerto dai gruppi fino ad ora. Con un po’ di core nelle vene, ma senza farsi coinvolgere troppo da questo filone, i ragazzi hanno dato vita ad uno show scellerato e coinvolgente. Quasi meglio dal vivo che non ascoltati su cd si potrebbe dire, forse perchè la dimensione live permette loro di trasmettere meglio la loro furia. Violenza è quella che scorre in canzoni come “Colony Of Maggots”, “Communion Of Ejaculation”, “Supreme Tyrant In Putrescence”, “Epoch Of Methodic Carnage”. Caratteristica che li distingue avere due cantanti che growleggiano e usuano un guttural niente male, pig squeals e tutto il vocabolario del vocalist brutallaro. Ottimo e puntuale il drummer, anche se il trigger usato per la doppia cassa era troppo eccessivo e il tutto suonava un po’ sterile. Chitarre che intessono da riff marziali a riff catchy, il tutto sorretto da una buona struttura, per la gioia dei presenti. Non ci si poteva aspettare di meglio.

Tutti i presenti li hanno aspettati con ansia, sto parlando dei To Violently Vomit e del loro primo concerto fuori dagli Stati Uniti. Sotto il moniker si nascondono di fatti una parte dei membri dei Disgorge, band leggenda in ambito brutal underground, nelle persone di Diego Sanchez, Aj Magana qui al posto di Matty Way, Ed Talorda. I quali ci propongono le cazoni dei Disgorge, una sorta di finta cover band, che però non ha nulla da invidiare agli originali, anche perchè i più rappresentativi sono stati proprio qui sul palco del MOD. Gli pseudo Disgorge ci hanno fatto danzare a suon di “Revelations XVIII”, “Exhuming The Disemboweled”, “Atonement”, “Womb Full Of Scabs”, “Demise Of The Trinity”, “Deranged Epidemic”, “Consume The Forsaken”. Delle vere proprie macchina da guerra, sia sul palco che con i propri strumenti. Impressionante la voce guttural tra il catacombale e il gorgheggio del wc, riff e cambi di tempo che seppure non sempre molto complicati riescono a trascinarti nel loro mondo pieno di crudeltà e sangue. Sicuramente le migliori cose della serata sono venute fuori da questa oretta, grazie alla riesumazione di vecchie e gloriose canzoni che Diego Sanchez & co hanno fatto rivivere.

Dopo una mezz’ora dovrebbero salire sul palco gli headliner della serata, cioè i Decapitated, ma sinceramente la stanchezza era talmente tanta che l’ascolto è stato più che approssimativo. Il quartetto polacco sembra il fantasma di quello che ci hanno fatto sentire in Winds Of Creation o in Nihiltiy. Ovviamente non si può dire che sia solo colpa loro, infatti tutti quelli che ascoltano brutal o death sanno che il destino non è stato loro molto amico. Precisi quanto basta, poichè i minimi errori ci posso stare sempre, professionali, però il tutto un po’ secco e senza mordente. A tratti sembrano perfino un’altra band, più core che death, come in “Pest” tratta dall’album uscito quest’anno. Per fortuna si riprendono suonando qualche vecchia song tra cui “Spheres Of Madness”, ma comincio ad incamminarmi verso la tenda per le fatiche della giornata e perchè nelle ore precedenti si è sentito di meglio. Mi perdonino Viscera Trail e Fubar, ma il sacco a pelo era un richiamo troppo forte.

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