M'Era Luna Festival 2007: Live Report - Day I

M’Era Luna Festival 2007: Live Report – Day I

My Dying Bride | Tool | Suicide Commando | And One | M'Era Luna Festival |

  • Data del concerto: 11 agosto 2007
  • Città: Hildesheim (D)
  • Locale: Drispenstedt

Una meravigliosa esperienza, ricca e mutevole. La particolarità che rende unico l’evento è l’alternanza delle band, dei vari generi musicali, delle scenografie e le atmosfere che cambiano anche radicalmente durante un solo giorno sullo stesso palco, sotto il sole, la pioggia, al tramonto e col calar della notte. Una bellissima magia musicale e di spettacolo che riesce ad appagare tutti gli spiriti “oscuri”. Perché M’Era Luna non è solo musica, è una vera espressione della cultura gotica. I concerti sono solo una delle varie attrattive insieme a stand di ogni tipo (abbigliamento, oggettistica, gastronomia) e hangar trasformati in discoteche per offrire un party interminabile a chi partecipa alla due giorni di Hildesheim. A questo aggiungiamo un’organizzazione impeccabile, competente e cortese che ha reso il nostro soggiorno quanto di più piacevole ci potessimo aspettare. Ma andiamo con ordine e analizziamo i vari concerti. Quasi quaranta band si sono alternate nei due palchi allestiti all’interno dell’aeroporto, il principale (Main Stage) e l’Hangar, più piccolo, ma che ha comunque ospitato blasonate realtà della scena dark e affini.

Raggiungiamo il Main Stage poco dopo mezzogiorno, mentre sul palco si esibiscono i Jesus On Exstasy. Il five-piece tedesco gioca in casa e nonostante l’ora presta può contare sul supporto di una interessante porzione di pubblico, benché il loro pop rock abbia ben poco di entusiasmante. Le song eseguite sembrano la fiera dell’ovvietà e il decantato industrial/goth di cui si dicono forieri, si limita a scimmiottare il Manson più spento.

Discreta la performance successiva, quella degli svedesi Necro Facility, giovane duo che si muove sulla falsariga degli Skinny Puppy. La loro proposta consiste in un industrial piuttosto pesante e dai ritmi sincopati, a tratti eccessivamente violento ma comunque dal buon impatto, tanto che tra gli astanti iniziano le prime danze. Un pizzico di presenza scenica in più non guasterebbe , ma i due ragazzi mostrano di saperci fare. Certo, i felponi e i pantaloni larghi da MC stonano un po’con le regole silenziose del festival, ma che vogliano farci?

La sensualità porta i tacchi a spillo, lo sanno bene le Client. La band inglese, incentrata sulle figure della vocalist Sarah Blackwood e della tastierista Kate Holmes, sale sul Main Stage accompagnata dalle note della song omonima, che subito infiamma gli animi di buona parte dei convenuti. La musica delle Client ha le sue radici nella darkwave di stampo classico, ma non mancano alcuni riferimenti alla scena elettronica più recente, che rendono i brani proposti oggi assai orecchiabili ma altrettanto oscuri, ideali per la voce vagamente androgina di Sarah. La scaletta alterna episodi di alcuni anni fa alle produzioni dell’ultima ora, tra cui vengono eseguiti, oltre alla già citata ‘Client’ anche ‘Drive’, ‘Radio’, ‘Pornography’ e la conclusiva ‘It’s Not Over’. Da segnalare infine la presenza di Robert Gorl dei D.A.F. alla batteria, session di lusso che accompagnerà (beato lui!) queste energiche fanciulle nel corso della tournee.

E tocca ora agli americani Assemblage 23. La one-man band rappresentata dal vocalist e compositore Tom Shear unisce il synth/pop a ritmiche post-punk aggressive e graffianti, i brani scelti per il M’era Luna esplorano in toto la discografia del musicista statunitense, che propone al pubblico di Hildesheim una set-list che parte con ‘Binary’, l’ultimo singolo pubblicato dalla band, insieme a, tra le altre, ‘Madman’s Dream’, ‘Disappoint’ e ‘Decades’. La line-up è completata dal vivo da due tastieristi, Daniel Meyer degli Haujobb e Dr. T (non lasciatevi ingannare dal nome, è una bellissima ragazza!), live performer per i Faderhead. La show è decisamente energico e gradevole, sebbene Tom non sempre appaia all’altezza.

Primo appuntamento “di lusso” della giornata sono i Covenant, act fondato agli inizi degli anni ’90 e dedito a un rock elettronico sulla scia dei Depeche Mode. I membri della band fanno il loro ingresso sul palco sfoggiando degli eleganti completi bianchi molto anni ’20 e subito Eskil Simonsson afferra il microfono per cimentarsi sulle note di ‘Like Tears In Rain’, seguita da ‘Bullet’, ‘Ritual Noise’, ‘Invisible & Silent’ e ‘We Stand Alone’. A sorpresa, troviamo ancora il pacioso Daniel Meyer alle tastiere e alle percussioni, pronto a rendere l’impatto live dei Covenant ancora più corposo. Lo show è seguito con grande interesse dagli astanti, catturati dell’interpretativa voce di un Eskil davvero in forma smagliante.

Ci spostiamo momentaneamente nell’Hangar per seguire lo show dei goth rockers inglesi Nosferatu, ensamble nato sul finire degli anni ottanta e dedito ai risvolti più classici della darkwave. Un rock venato di elettronica, deciso e oscuro quanto basta ma dai ritornelli esplosivi è ciò che da vent’anni propongono questi musicisti d’Oltremanica, che in occasione dell’uscita di una raccolta antologica, approntano il set su di un best of dal vivo. Peccato però che la grinta mostrata oggi sia davvero poca, quello stare amabilmente impalati sul palco piace davvero poco ai vampiri di Hildesheim. Lo stesso Damien DeVille, forte comunque di una tonalità profonda e sensuale, appare poco convinto nell’affrontare la performance.

Lasciamo dunque i Nosferatu al loro destino e torniamo al Main Stage per osservare da lontano (una pausa ogni tanto ci vuole!) l’ultima parte dello show dei nipponici Dir En Grey. Il Japan rock si sa, non fa certo della facilità di ascolto la sua bandiera e questi musicisti dagli occhi a mandorla lo sanno bene. Quello dei Dir En Grey è una sorta di rock alternativo d’impatto ma dannatamente nervoso che mischia agli stacchi melodici delle furiose impennate metalliche addirittura di stampo death, con un vocalist, Kyo, versatile e capace di passare dagli acuti a un profondo growl. Bravi e molto particolari, ma forse un po’ troppo caciaroni.

Lo spettacolo offerto dagli Schandmaul sarà a giudizio di chi scrive uno dei più particolari e divertenti dell’intera giornata. I medieval rockers, che si divertono a mischiare agli strumenti tipici i suoni della cornamusa e del violino, offrono delle song scanzonate e d’impatto, con refrain di presa e innesti dal sapore folk azzeccatissimi. I nostri vantano una presenza scenica di prim’ordine e in terra di Germania sembrano poter contare su di un seguito numeroso e affezionato. Il vocalist Thomas Lindner non fa mai mancare l’interazione con il pubblico e si cimenterà in improbabili gag (da applauso quando aspira l’elio di un palloncino e parla con la vocina da cartone animato!) apprezzate dai convenuti e un po’ meno da noi, purtroppo non avvezzi all’idioma tedesco. Ma poco male, a livello musicale lo spettacolo offerto è di altissimo livello, l’ensemble sembra divertirsi per primo e le note di ‘Herren Der Winde’, ‘Leb!’, ‘Feuertanz’, ‘Die Tur In Mir’, ‘Vogelfrei’ e tante altre canzoni, si susseguono senza un attimo di noia. ‘Dein Antlitz’, la song scelta per l’encore, saluta un pubblico coinvolto e partecipe.

Torniamo nell’Hangar per seguire lo show dei britannici My Dying Bride. Il doom metal è forse un po’ fuori contesto nell’ambito di un festival incentrato sulla scena gotica, ma l’act di Aaron Stainthorpe mostra comunque una buona attitudine live. Certo non si può dire che il set sia particolarmente vario ma il sound dilatato e malinconico degli inglesi fa il suo effetto, come se una cappa di oscurità fosse scesa all’improvviso sulla cittadina tedesca. Il set tributa in buona parte l’ultimo album ‘A Line Of Deathless Kings’ senza rinunciare ad alcune canzoni del passato. Aaron assume le sembianze di un oscuro predicatore dalla voce profonda e sofferente e per tutta la durata dello spettacolo sfoggia doti interpretative venate di teatralità. Naturalmente, e chi è qui per loro lo sa bene, uno show del genere esclude troppe dinamiche e interazioni con gli astanti.

Puntualissimi. L’intro accompagna l’entrata della band e una volta presi i rispettivi posti ecco che partono trionfanti gli And One, una tra le più famose formazioni synth-pop tedesche, interpreti moderni delle sonorità elettroniche anni ottanta, attesi e acclamati. Steve Naghavi, il cantante front-man e mente, stupisce il pubblico con il primo pezzo che è a sorpresa una cover dei Depeche Mode, ‘Fools’, e, nonostante la tenuta formale, in abito classico bianco, spezza ed anima la folla con tenacia e dinamicità. E’ con questa canzone che dichiara aperto ufficialmente il M’era Luna Festival! Da lì in poi un susseguirsi di vecchi e nuovi successi, cover di gruppi che hanno segnato la storia della musica, 75 minuti di esplosiva carica, applausi, ballo ed emozioni che hanno saputo accendere la folla pezzo dopo pezzo. La canzone ‘Techno Man’ è stata eseguita insieme a Cris Ruiz, synth-programmer, altro pilastro fondamentale della band, che poi ha preso il controllo del microfono per tutta la durata del brano. Intanto la luce del giorno lasciava la parte del protagonista alle luci del palco, che con il buio e i loro giochi hanno arricchito ulteriormente l’atmosfera. E con ‘So Klingt Liebe’ Steve ha annunciato, secondo lui, la fine del festival… intanto le masse cominciavano già a posizionarsi in vista del prossimo spettacolo: i Tool!

L’ultimo concerto che si terrà nel palco secondario è quello dei belgi Suicide Commando, electro/industrial act guidato dall’eclettico Johan Van Roy. Il look dell’ensemble può facilmente far cadere in errore l’osservatore. A prescindere dalle uniformi militari e da un atteggiamento apparentemente tacciabile di collegamenti con realtà politiche estreme, Van Roy è un pacifista, è una persona che, sfottendo senza tabù chi un tempo ha incarnato il concetto di male, denuncia le disgrazie del mondo con la rabbia di una musica intransigente, violenta, eppure ricca di fascino e soprattutto ipnotica. L’Hangar è pieno zeppo e quasi tutti ballano trasportati dall’incredibile energia del performer belga, che sul palco non sta fermo un attimo e vive letteralmente le sue composizioni. Uno spettacolo che combina la musica agli elementi visivi, quelli dei Suicide Commando. Durante l’esecuzione di ‘Bind Torture Kill’ e della terrorizzante ‘One Nation Under God’ (una cruda denuncia contro tutte le guerre) vengono proiettati i video delle suddette canzoni, dal contenuto forte e sconcertante, un “sincero fuck you”, per dirla come Johan, a tutti coloro che vorrebbero chiudere gli occhi e fare finta che non sia successo nulla. Spazio anche a ‘Conspiracy With The Devil’, ‘Raise Your God’, ‘Massaker’, ‘Come On And Hate Me’, ‘Fuck You Bitch’ e per concludere ‘Hellraiser’, che pone termine a una delle performance migliori della due giorni.

Tool: rock’n'roll o music-business? I californiani sono forse fuori contesto nell’ambito del M’Era Luna, ma la curiosità e l’interesse sono palpabili ovunque. Tuttavia, l’impressione che quello che andremo a seguire non sarà uno show troppo diverso da quelli visti di recente in Italia, è altrettanto forte. Impressione confermata dalle prime comunicazioni di servizio: divieto per i fotografi di entrare nella pit antistante il palco e divieto per il pubblico di utilizzare flash. I trasgressori saranno puniti con il sequestro delle proprie apparecchiature. E uno. Ma guarda, il nome dei Tool non compare nemmeno sul manifesto ufficiale del festival…Dobbiamo stare a spiegarvi il perché? E due. Toh, guarda, ci sono dei gadget dei Tool in quello stand! Come resistere alla febbre da souvenir e non fiondarsi su quell’elegante perizoma in tessuto sintetico con stampigliato il logo della band per la modica cifra di 22 euro? E tre! Il resto è la replica di un film: Keenan saltella sul palco per lo più di lato o di spalle, gli altri invece se ne stanno nascosti nell’ombra in fondo allo stage, mentre su un megaschermo vengono proiettate immagini di natura psichedelica. Saremo pure ipercritici, ma nel nostro piccolo continuiamo a pensare che il rock’n'roll, soprattutto dal vivo, sia un’altra cosa. Ah già, c’è anche la musica e su questo versante per fortuna tutto è perfetto. Forse nessuno come i californiani riesce a creare una simile armonia, l’esecuzione è priva di ogni minima sbavatura e quasi non si colgono differenze con le versioni in studio. D’altronde questi quattro musicisti sono tra i pochi a potersi vantare di essere stati benedetti dalla mano dell’arte, di avere un gusto del bello superiore a chiunque altro e non è poco. ‘Jambi’, ‘Stinkfist’, ’46 & 2′, ‘Schism’ , ‘Rosetta Stoned’, ‘Flood’, ‘Lateralus’ e ‘Vicarious’ si susseguono all’insegna della ricerca estetica e del perfezionismo più totale. Da questo punto di vista Tool – Resto Del Mondo 4-0.

Ma la festa non è ancora finita. A mezzanotte precisa, quando i Tool terminano il loro spettacolo, l’Hangar viene trasformato in una discoteca che terrà impegnati i vampiri di Hildesheim in danze e party fino a mattina. Anche noi ci lasciamo coinvolgere da questa atmosfera di festa e ci uniamo all’orda oscura ricordandoci però di tornare in albergo prima che il gallo canti. Domani infatti, ci aspetta un’altra giornata di musica.

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