Katatonia: Live Report della data di Milano

Katatonia: Live Report della data di Milano

Katatonia | Swallow The Sun | Long Distance Calling |

  • Data del concerto: 24 marzo 2010
  • Città: Milano
  • Locale: Alcatraz

Serata all’insegna del metal più intimista e malinconico quella organizzata dalla Live all’Alcatraz, uno dei pochi locali milanesi a resistere dopo la chiusura di luoghi di ritrovo storici come Rolling Stone, Music Drome e altri…

Aprono la serata i coraggiosi Long Distance Calling davanti ad uno sparuto numero di astanti ma fieri di presentare la loro musica; coraggiosi perché i tedeschi (come già specificato in sede di recensione) si cimentano in un heavy rock interamente strumentale basato su dinamiche e saliscendi emozionali più che sulla mera tecnica (da menzionare “Black Paper Planes”, “Fire In The Mountain” e “I Know You, Stanley Milgram!”)…e sembrano far presa anche su chi non li conosceva prima. Complimenti davvero.

Si cambia nettamente registro con i finlandesi Swallow The Sun, band di supporto ai Katatonia e impegnata nel tour per la promozione dell’ultimo, ottimo album “New Moon”. La band propone un’intrigante commistione tra doom, death metal melodico e gothic, resa questa sera con professionalità e garbo attraverso una performance che esalta molto bene anche le parti più melodiche dei brani. Da “New Moon” viene estratta la maggior parte dei brani (i nostri cominciano infatti con “These Woods Breathe Evil”), ma non vengono risparmiate nemmeno le gemme del passato, tra cui spicca “The Morning Never Came”, a giudizio di chi scrive, climax dello show. Gran parte del pubblico mostra un notevole coinvolgimento, a dimostrazione che un certo numero di astanti è qui anche per loro. Aria dimessa e interazione ridotta al minimo (d’altronde non era lecito aspettarsi di più), i ragazzi di Jyvaskyla offrono comunque una prova più che positiva. In risalto la potente prestazione del vocalist Mikko Tokamaki, interprete di classe.

Dopo i finlandesi ed il loro show all’insegna del gothic doom più intransigente ecco partire una “Forsaken” che porta davanti al pubblico, ora decisamente più numeroso (parliamo sempre del palco secondario), gli headliner ormai alfieri incontrastati del cosiddetto “depressive metal”. Vorremmo giudicare lo show dei Katatonia partendo da un presupposto: per chi scrive la dimensione live non è l’ideale per convogliare le emozioni che il gruppo di Stoccolma è in grado di generare durante l’ascolto degli studio album. Entrano però a questo punto in gioco due fattori basilari per la buona riuscita di un concerto: l’innegabile valore delle composizioni presentate (che concentrano in pochi minuti scenari con un che di apocalittico latente) e l’indubbia capacità strumentale dei nostri con una particolare menzione per il batterista Daniel Liljekvist. Ne consegue che con il passare dei minuti il concerto riesce a prendere una forma ben delineata ed a rapire anche gli spettatori più scettici fino al tripudio finale; non scriveremmo con toni tanto entusiastici se non avessimo assistito a trascinanti picchi rappresentati da “Consternation” (peccato per il volume azzerato durante il solo di Anders Nyström), “Wealth”, “The Longest Year” (nuovo singolo), “Idle Blood” (semplice ma magnetica), e “Ghost Of The Sun”. Come sapevamo, a fine 2009 i fratelli Norrman avevano lasciato la band per motivi familiari ma per non annullare il tour i Katatonia li hanno prontamente sostituiti con l’ottimo Per Eriksson (Bloodbath) ed il più mediocre bassista Niklas Sandin; diciamo che lo show non ha risentito di questo cambio in corsa anche se indubbiamente si nota subito come il nucleo della band sia formato dal mastodontico Renkse (sempre nascosto dai suoi capelli a confermare un’attitudine timida e assorta), Nyström e Liljekvist. Promossi senza remore!

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