Un concerto iniziato molto presto e impegni di lavoro precedenti ci impediscono purtroppo di assistere all’esibizione degli UFO, di cui facciamo appena in tempo a sentire le ultime note di “Rock Bottom”, che ne chiude la performance. Dalle voci di chi era arrivato a Mantova prima di noi riusciamo comunque a sapere che la band ha suonato in modo impeccabile per poco più di un’ora, con una carrellata di successi che ha tenuto però fuori, forse per ragioni di orario, il più noto fra tutti, ovvero “Doctor Doctor” (le setlist delle date precedenti mostrano che questo brano viene suonato come bis insieme a “Shoot Shoot”, ma a Mantova non ci sono appunto stati bis).
Che cosa si può scrivere sui Judas Priest che ancora non sia stato scritto? Partiamo dalla fine allora, per dire che Rob Halford ha concluso salutando il pubblico con un “The Priest will be back”, segno beneaugurante per i fan accorsi in gran numero e da tante regioni per l’unica data italiana del 2012 delle due band. Quindi, salvo brutte sorprese dalle profezie Maya, dovremmo rivedere i Priest in azione. Per ora dobbiamo accontentarci (si fa per dire) di uno show mastodontico, che per molti aspetti ricorda quello di poco meno di un anno fa al Gods of Metal, ma che se possibile lo arricchisce di ulteriori elementi.
Per due ore e venti i Priest ci fanno tornare indietro nel tempo, non solo per il repertorio proposto, che attinge a pienissime mani dagli album prodotti negli anni ’80, ma anche per una tipologia di show abbastanza rétro, integrato da luci calde, laser sparati sulla folla, fumo e fuochi a profusione nei momenti clou, l’immancabile moto rombante per l’apparizione finale. Fra i tanti momenti emozionanti si distinguono l’ondata di calma che si sprigiona dalla cover di “Diamonds & Rust” di Joan Baez e un’introduzione di Rob Halford, che pur preferendo comunicare con il pubblico con i gesti più che con i lunghi discorsi, rievoca brevemente quale grande anno dal punto delle uscite discografiche sia stato il 1980, e durante i bis ricompare con una bandiera italiana a fargli da mantello. Straordinario anche l’apporto dato da Glenn Tipton e dal giovane Richie Faulkner alle chitarre, una sorta di coppia padre – figlio dal punto di vista musicale, che continua idealmente la storia, speriamo ancora lunga, di questo pilastro dell’heavy metal internazionale.
Setlist:
Battle Hymn (intro) War Pigs Rapid Fire Metal Gpds Heading Out To The Highway Judas Rising Starbreaker Victim Of Changes Never Satisfied Diamonds And Rust Dawn Of Creation Prophecy Night Crawler Turbo Lover Beyond The Realms Of Death The Sentinel Blood Red Skies The Green Manalishi Breaking The Law Painkiller The Hellion Electric Eye Hell Bent For Leather You’ve Got Another Thing Comin’ Livin’ After Midnight

























































io c’ero. sono andato con dei miei amici e il loro padre da roma a mantova solo per vederli e non so come descriverli. la cosa più fantastica della mia vita. noi siamo tutti di tredici-dodici anni e tutti ci dicono che è bello vedere dei dodicenni con questa passione unica per la musica. per me è stato vedere migliaia di persone alzarsi in piedi e cantare tutti insieme living, breaking the law, painkiller, beyond the realms of death e tutti i classici più favolosi. anche gli ufo erano grandiosi, ma non ai livelli dei judas.