Gods of Metal 2012: Day 1 - Manowar

Gods of Metal 2012: Day 1 – Manowar

Cannibal Corpse | Children Of Bodom | Manowar | Arthemis | Amon Amarth | Holyhell | Clairvoyants | Gods Of Metal | Adrenaline Mob | Unisonic |

  • Data del concerto: 21 giugno 2012
  • Città: Rho (MI)
  • Locale: Arena Fiere Milano

I Clairvoyants hanno l’onore di aprire le danze per il Gods Of Metal targato 2012. Il gruppo di Como decide di dedicare i pochi minuti a disposizione della mattinata per presentare i brani più significativi del secondo ed ultimo album intitolato “The Shape Of Things To Come” più un solo pezzo dal debutto. La band sembra allo stesso tempo emozionata e ansiosa di far bene sul palco e dopo alcune incertezze (soprattutto problemi tecnici) mette a segno una buona prova creando un wall of sound convincente con la coppia di chitarristi Marco e Luca che supportano bene la linea vocale del frontman Gabriele Bernasconi.

Lo show del gruppo si apre e si chiude fra i pochi ma convinti applausi di una sparuta truppa di ragazzi nel pit (che indossavano quasi tutti magliette dei Manowar) e una fila scarsa di spettatori addossati alla barriera di ferro da cui inizia la restante area concerti.

Sono le 11,30 quando gli Arthemis iniziano il loro show sotto un sole cocente di fronte a poche centinaia di persone che seguiranno comunque rapite la mezzora a disposizione della band italiana. La prima osservazione che possiamo proporre è che la formazione si è preparata al meglio per questo evento e sebbene l’emozione sia palpabile sul palco la resa dei musicisti è ottimale. In secondo luogo la band ha dalla sua anche il fatto di usufruire di suoni più che buoni; tutti gli strumenti, dal basso di Damian alla chitarra di Andrea, si ascoltano con un livello di nitidezza che non ti aspetteresti, considerando che gli Arthemis sono solo la seconda band della giornata.
Dopo l’esecuzione della scatenata ‘Scars On Scars’ Fabio annuncia l’uscita del nuovo CD “We Fight” che farà la parte del leone nel prosequio dello show; infatti da questo nuovo lavoro verranno eseguite ‘Empire’, ‘Still Awake’ e la title-track ‘We Fight’, brani potenti e dal tiro immediato, un bel mix fra speed e power con un risultato solido e ottimo a livello di resa live.

Colpisce un po’ assistere al concerto degli HolyHell alle 12,30… il sound power-gothic dei nostri, unito all’immagine tutta in scuro dei musicisti stona totalmente con l’atmosfera infuocata dal sole che domina. Gli statunitensi eseguono sei brani spaziando fra il loro primo omonimo album e ‘Darkness Visible – The Warning’, EP che fa da apripista al secondo full length di prossima uscita.
Anche gli HolyHell godono di una resa sonora decisamente adeguata e convincente che permette di gustare le melodie profonde create e cesellate con arte dal tastierista Francisco Palomo intorno alla linea vocale di Maria Breon.
Lo show inizia con l’epica e potente ‘Holy Water’, song caratterizzata da un uso ampio di tastiere e da melodie suadenti ben interpretate da Maria, che si presenta sul palco indossando una corta minigonna rigorosamente nera così come nerissimi sono i suoi stupendi capelli.
Colpisce positivamente anche l’esecuzione dell’opener del primo album della band, ossia ‘Wings Of Light’, cavalcata di buon metal che permette anche alla linea ritmica di farsi notare grazie alla precisione del super drummer John Macaluso e del protagonista (in questo brano) bassista Jay Rigney. L’ottimo show degli HolyHell si chiude con la cover riuscita del classico di Ronnie James Dio ‘Holy Diver’.

Mentre la temperatura raggiunge il suo apice distruttivo sulla colata di cemento dell’area concerti salgono sul palco i death metaller Cannibal Corpse, che relegando a poche parole i convenevoli, sparano sul pubblico song distruttive che danno il colpo di grazia anche a chi è riuscito a resistere alla calura fino a quel momento.
La band di Buffalo inizia alla grande e già con la seconda song proposta, la cadenzata ‘Scourge Of Iron’, alcuni coraggiosi tentano un timido pogo che si spegnerà automaticamente per l’eccessivo caldo.
La prova del frontman George ‘Corpsegrinder’ Fisher è una conferma in positivo… nonostante il singer non brilli certo per l’intrattenimento del pubblico il suo headbanging spacca-collo riesce a convincere alcuni coraggiosi fra i fan ad imitarlo. La chiusura del concerto, grazie ai classici ‘Hammer Smashed Face’ e ‘Stripped, Raped And Strangled’, rinnova il concetto di death metal brutale. Distruttivi e convincenti per i fan del genere.

Dopo tanti anni di attesa rivediamo sul palco, insieme e nella stessa band, due icone del power melodico come Michael Kiske e Kay Hansen. L’album sfornato dalla neo band Unisonic ovviamente viene proposto quasi per intero ma non mancano due estratti dalla discografia Helloween che mandano in visibilio gli astanti richiamando anche gran parte delle persone che stavano cercando refrigerio dalla calura in tutte le aree all’ombra; parliamo ovviamente di due classici del calibro di ‘March Of Time’ e ‘I Want Out’, presentati con una certa sufficienza da Michael (…quasi si trattasse di una scocciatura dovuta) ma eseguiti da grandi professionisti.
I suoni, ancora una volta più che buoni tranne per i problemi iniziali ci fanno gustare il bel mix creato ad arte di hard rock e power presente in brani come ‘Unisonic’, ‘Over The Rainbow’ e nel cadenzatone ‘King For A Day’.
Forse gli Unisonic non sono all’altezza dei vecchi Helloween ma il loro concerto diverte ed è il primo ad abbinarsi con successo all’assolato pomeriggio.

Sono le 16.15 e il caldo è diventato ufficialmente insopportabile ma, come si dice di solito, “The Show Must Go On” e quindi, con un pubblico sempre più in aumento, è il turno degli Adrenaline Mob. Il gruppo statunitense, conosciuto principalmente per la presenza di Mike Portnoy, noto ex-batterista dei Dream Theatre, seguito da Russel Allen, cantante dei Simphony X, creano uno splendido show d’impatto con un groove carichissimo e una setlist intensa di canzoni forti che trascinano il pubblico, anche i pochi che non conoscevano prima d’ora la fama dei due musicisti. Grazie anche alla bravura del chitarrista Mike Orlando e del bassista John Moyer, Gli Adrenaline Mob si confermano una delle band più d’impatto di questa prima giornata di Gods Of Metal: dalla tecnica di alto livello alla carica trasmessa al pubblico.

Oltre all’epica e mastodontica prova dei Manowar, gli spettatori del Gods Of Metal del giorno 21 giugno 2012 si ricorderanno senz’altro lo show degli Amon Amarth. La band svedese convince sin dalle prime battute del concerto con un approccio muscolare, alternando brani cadenzati e possenti a tracce speed eseguite con violenza e precisione. Il contorno scenografico comincia ad esser più regale proprio con il quintetto svedese che sfoggia un enorme telo alle spalle del drummer Fredrik Andersson raffigurante la copertina dell’ultimo album realizzato, “Surtur Rising”. Da ‘Victorious March’ a ‘The Fate Of Norns’, da ‘Victory Or Death’ a ‘Destroyer Of The Universe’ il gruppo scandinavo non sbaglia un colpo mentre si avvicinano le mazzate finali con gli stra-epici bis ‘Twilight Of The Thunder God’ e ‘Guardians Of Asgaard’. La band è apparsa quanto mai in forma, soprattutto il singer Johan Hegg, che ha intrattenuto i presenti anche con alcune parole in italiano e li ha fatti cantare divertendo tutti quando, di fronte all’incertezza di alcuni astanti circa le parole del ritornello di una song ha esclamato: “si tratta solo di death metal, non ha senso cantare le esatte parole”… insomma… l’importante è urlare!

La canicola che ha dominato per il tutto il giorno comincia a calmarsi e a far respirare gli astanti proprio con il concerto dei Children Of Bodom. Compaiono un po’ di nubi e il pubblico del pit comincia a respirare mentre il sole imperversa ancora (ma con meno furore) sul resto dei convenuti.
Alexi Lahio e compagni cominciano il loro concerto con il piede schiacciato sull’acceleratore sparando brani quali ‘Warheart’, ‘Hate Me!’ e ‘Silent Night, Bodom Night’, creando subito le buone prospettive per un concerto metal con i fiocchi. Sul palco il gruppo ha dalla sua parte anche una discreta scenografia che prevede anche una macchina (o meglio metà macchina) i cui fari si accendono nei momenti più caldi delle song. Alexi saltella da un lato all’altro del palco con la sua bianchissima sei corde e infiamma a dovere i suoi fan, grazie anche a una bella prova al microfono.
Nel frattempo l’area pit e il resto dello spazio concerti comincia più rapidamente a riempirsi (come era ovvio aspettarsi visto che arrivano a quest’ora i tanti lavoratori che non han potuto partecipare in precedenza) e i presenti sembrano proprio gradire lo spettacolo dei Children Of Bodom che suonano per più di un’ora concludendo in modo grandioso con una scatenata ‘Are You Dead Yet?’

Dopo un’ora di attesa dalla conclusione del set dei Children Of Bodom ecco che alle 22,00 la ben nota intro trionfale annuncia… “from the United States of America all Hail MANOWAR!”
I quattro kings of metal escono sul palco con le note dell’onnipresente apri-concerti ‘Manowar’ e fin dalle prime battute è evidente come il nuovo corso live del gruppo preveda un sound secco e diretto, privo di fronzoli e orchestrazioni; batteria e basso sono sparati a mille mentre la chitarra di Logan si ritaglia i suoi spazi soprattutto su assoli e nei riff più evidenti.
Eric Adams al contrario è sempre presente e domina incontrastato regalando agli astanti una prova monumentale.
I Manowar non perdono tempo e per circa quarantacinque minuti sparano una dietro l’altro diversi classici fra cui ‘Gates Of Valhalla’ (non intera), ‘Kill With Power’, ‘Kings Of Metal’ (sui cui TUTTI i presenti nel pit hanno iniziato a saltellare), ‘Metal Warriors’, ‘Brothers Of Metal’ e infine una devastante versione di ‘Call To Arms’.
Nel frattempo i tantissimi fan presenti cantano a squarciagola tutti gli anthem dei Manowar che si prendono una pausa solo con ‘The Gods Made Heavy Metal’, quando come di consueto Joey chiama dal pubblico un chitarrista che accompagnerà il gruppo nell’esecuzione del brano.
Risponde all’appello Stefano, un ventiduenne di Brescia che sicuramente si ricorderà per sempre questo concerto. Dopo una gag con DeMaio con cui beve una lattina di birra “in stile Manowar”, il buon Stefano ottiene una chitarra firmata da tutti i membri della band che diventerà sua se saprà farsi valere.
Il sipario su questa parentesi si chiude con la fine dell’esecuzione di ‘The Gods Made Heavy Metal’, quando il ragazzo bresciano convince DeMaio e il pubblico e viene accompagnato a lato del palco da Eric Adams insieme alla sua nuovissima chitarra.
E’ quindi il turno della produzione più recente dei kings e così i quattro newyorkesi sparano sul pubblico la cadenzata ‘Sons Of Odin’, la terremotante ‘Hand Of Doom’ (grande Donnie Hamzik in questo brano) e l’epica cavalcata di ‘Kings Of Kings’.
Come da copione arriva il momento degli assoli e prima è il turno di Donnie che intrattiene il pubblico con un breve ma vivo assolo di batteria in cui la potenza regna sovrana; è poi il turno di mister Joey DeMaio che con il suo piccolo bass delizia il pubblico con ‘Sting Of The Bumblebee’, seguita da uno dei suoi ben noti assoli di basso dal volume esagerato.
Ovviamente non manca il discorso del leader dei Manowar che addirittura si autocita riprendendo in parte quanto proclamato nelle prime discese di fine anni ‘80 in terra italiana. In questo caso Joey dimostra di aver imparato parecchio la nostra lingua e non si limita al discorso di rito… chiede anche un momento di silenzio per il padre scomparso e per Scott Columbus, batterista storico della band venuto meno nel 2011.
Nessun gruppo sa infiammare i cuori dei fan come i Manowar e l’apoteosi finale è una dimostrazione più che evidente; ‘Hail And Kill’, ‘Warriors Of The World United’, ‘Thunder In The Sky’ e la velocissima ‘Power’ vengono cantate da tutti i presenti, rapiti dal sound immortale di una band che sa sempre toccare le giuste corde emozionali.
La fine del concerto è mastodontica con Eric Adams che dopo quasi due ore canta benissimo il ‘Nessun Dorma’ di Puccini e chiude con gli acuti lancinanti della roboante ‘Black Wind, Fire And Steel’.
Joey DeMaio ha promesso che la band tornerà in Italia presto e forse il fatto che i kings of metal non abbiano eseguito nessun pezzo del nuovo capolavoro intitolato “The Lord Of Steel” ci rassicura in merito.
Di certo tutti i presenti a questo bellissimo evento non mancheranno alla prossima calata in terra italica della band heavy metal più rappresentativa di tutti i tempi.

Testo: Leonardo Cammi, eccetto Adrenaline Mob di Marcella Fava

Foto: Marcella Fava

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2 Commenti

  1. grandi manowar grinta potenza carisma

  2. Scott

    SEI UN GRANDISSIMO LEOOOOO!!!QUOTO AL 1000×1000 OGNI SINGOLA PAROLA SPESA PER I KINGS OF METAL!!!PURA EMOZIONE!!!

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